sciacallaggio

Tra sciacallaggio mediatico e cultura del pensionato che coordina i lavori

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Rimango sempre affascinato da quella categoria di italiani - ché altrove raramente succede - che trova interesse e piacere a soprassedere i fatti di cronaca nazionale. Sarei curioso di capire le motivazioni che spingono un cinquantenne romano o una coppia di ragazzi ad impiegare il loro tempo nel raggiungere una destinazione già sopraffollata di giornalisti per scattare foto ricordo di una tragedia, dove peraltro mancano ancora persone all’appello.

Non certo il racconto o la documentazione di un avvenimento. Nè solo la smania di protagonismo. Mi ricordano il vecchio Paolini, indiscusso protagonista dei servizi di Fede, che spingeva per apparire in un angolo della tv a lanciare il suo appello. Ecco, almeno quel personaggio, profeta del condom, aveva un messaggio da condividere. Queste persone da condividere hanno solo la loro mediocrità.

YEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE gli One Direction hanno annunciato le date italiane!!!!

Vado subito a comprare 20 biglietti e a rivenderli alle ragazzine dicendogli che sono dei biglietti specialissimi grazie ai quali possono pure bombare Harry Styles così ce faccio i soldi veri

L’hastag #terremoto viene usato per aumentare la visibilità su twitter del noto sito di offerte “groupalia”; analizziamo la tattica di marketing lasciando l’etica a parte:

Il tweet è stato fatto in un momento in cui le persone sono particolarmente sensibili all’argomento terremoto dunque di conseguenza la loro promozione è molto impattante quanto errata. Se in mezzo a “top tweet” mi trovo enti che vogliono aiutare l’Emilia, raccolte fondi, descrizioni della tragedia, pensieri di chi vive il dolore ecc mi vedo sbucare: “fuggi dal terremoto e vai in vacanza” recepisco il messaggio con “rabbia” specialmente perchè è palese il linguaggio promozionale. é stato a mio avviso un enorme fail da parte di un azienda così importante nel web, sbagliando atteggiamento e tempistiche, ed ancora più sgradevoli le scuse che sono state fatte successivamente.

Si dice: “non importa che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante è che se ne parli” ; a mio parere non è sempre così.

PS: Groupalia al momento è nelle tendenze.

Mi ha fatto leggermente schifo vedere che ieri alla Feltrinelli sono stati esposti (e molto probabilmente lo sono oggi e lo saranno anche nei prossimi giorni fino a quando tutti ci dimenticheremo di lei) alcuni libri e DVD che parlano della Thatcher. Non erano passate neanche 12 ore dalla sua morte e già volete guadagnare qualcosa su di lei? Ma complimenti, sciacalli. Pace all’anima sua ma queste cose mi fanno schifo.

Criminologi da salotto, quei soliti noti sulla cronaca nera

Chi ha ucciso il piccolo Loris? Chi è Veronica Panarello? Ogni sera, in tv, c’è chi fa cronaca e chi fa sciacallaggio. C’è chi si accontenta di brandelli di verità e chi si butta sul cadavere di Loris, come un avvoltoio, come un vampiro. Succede sempre così, quando un’indagine brancola nel buio, quando si accumulano indizi ma non ci sono prove.

Una compagnia di giro che negli anni ha affinato i meccanismi passa da un salotto all’altro: finge di interessarsi al caso ma pensa soprattutto alla propria visibilità, alla propria affermazione personale. Sedicenti criminologi, esperti di costume, psicoqualcosa, giornalisti di pronto impiego, magistrati, tecnici della spossatezza, conduttori nella pienezza del declino congetturano la scena del crimine, insinuano ferocie di cui non sanno niente, cercano di dare un nome all’inconoscibile, litigano fra di loro, stordiscono il pubblico, oppressi da una tenebra gelida che trascinano da ipotesi in ipotesi, da psiche in psiche.

Uno che è sempre in tv a interpretare il ruolo del santo cinico dichiara ai giornali: «L’autorità inquirente cerca una ricostruzione dei fatti in maniera precipitosa sotto la spinta dei media». Ma se è lui che ogni giorno è in tv a spingere gli inquirenti!

Avvoltoi, vampiri, ipocriti, sempre bisognosi di una falsa causa che nobiliti i loro interessi, sempre alla ricerca di parole che si offrano come la guarigione del male, facendo finta di ignorare che il male è in noi. Anche in noi che li guardiamo, in noi che facciamo lievitare gli ascolti. Ha ragione Annalena Benini: «Vogliamo il nome dell’orrore, che ci consenta la rabbia e poi la catarsi. Ma questo nome non ci rassicura perché è scritto addosso all’umanità. Imperfetta, a volte malata e feroce, capace di sopraffare i più indifesi, anche quando sono i suoi figli».

Così, spettatori indulgenti, ascoltiamo inebetiti la compagnia di giro che oggi si esibisce su Loris come ieri si è esibita su Yara, su Samuele, su Chiara…

di Aldo Grasso

ZAPPING DEGLI ORRORI

Accendo la TV: idiozia, terrorismo psicologico, messaggi fuorvianti, sessualizzazione di tutto, abissi di volgarità e pressapochismo, bruttezza, ignoranza, disinformazione, idolatria, sciacallaggio, indecenza, inimmaginabile stupidità.

Chi ha ucciso il piccolo Loris? Chi è Veronica Panarello? Ogni sera, in tv, c’è chi fa cronaca e chi fa sciacallaggio. C’è chi si accontenta di brandelli di verità e chi si butta sul cadavere di Loris, come un avvoltoio, come un vampiro. Succede sempre così, quando un’indagine brancola nel buio, quando si accumulano indizi ma non ci sono prove. Una compagnia di giro che negli anni ha affinato i meccanismi passa da un salotto all’altro: finge di interessarsi al caso ma pensa soprattutto alla propria visibilità, alla propria affermazione personale. Sedicenti criminologi, esperti di costume, psicoqualcosa, giornalisti di pronto impiego, magistrati, tecnici della spossatezza, conduttori nella pienezza del declino congetturano la scena del crimine, insinuano ferocie di cui non sanno niente, cercano di dare un nome all’inconoscibile, litigano fra di loro, stordiscono il pubblico, oppressi da una tenebra gelida che trascinano da ipotesi in ipotesi, da psiche in psiche.