Tosi, il moderato che non modera i fascisti

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Viene spacciato come la “colomba” della Lega ma Verona, sotto il sindaco leghista Tosi, è diventato il laboratorio della fascisteria. Il dossier degli antifascisti

di Ercole Olmi

Gli acuti commentatori politici lo contrappongono, nella veste di “colomba”, ai “falchi” Borghezio e Salvini. Si parla del sindaco di Verona, Tosi. Ecco il corposo dossier integrale sulle gesta del neofascismo veronese che, tra le varie risultanze, smentisce la canzone ufficiale dei notisti “normali”. Popoff l’aveva anticipato alla vigilia dell’assemblea del 25 ottobre con la quale le realtà antifasciste e antirazziste scaligere hanno iniziato un percorso che arriverà fino al 25 aprile a scandire una mobilitazione comunque permanente.

I compilatori del dossier partono proprio da quattro foto di Tosi da qui per raccontare gli accadimenti a Verona e dintorni degli ultimi tredici anni. Eletto nel 2007 e riconfermatoa furor di popolo nel 2012, Tosi sembra proprio il trait- d’union tra la politica istituzionale ed il variegato e vasto mondo dell’estremismo di destra.
«Verona è un laboratorio politico strategico e di vitale importanza per sperimentare sempre nuove forme di politiche razziste, xenofobe e discriminatorie. Grazie anche e soprattutto ai saldissimi legami tra le istituzioni locali (e non solo) ed i gruppi neofascisti. Come da tradizione (vedi dossier “Allarmi son fascisti” e “Veronesi tuti mati”, che terminano con l’anno 2001)», scrivono gli antifascisti scaligeri.

Questo lavoro di inchiesta e documentazione è diventato, a questo punto, imprescindibile. L’unico quotidiano di informazione locale (L’Arena) è legato a doppio filo al sindaco Tosi ed alla sua squadra di uomini, e quindi poco si presta a raccontarne le gesta in maniera deontologicamente corretta. Proprio per via della “cappa mediatica” che L’Arena ha contribuito a costruire in questi anni, solo in rarissimi casi qualcuna delle notizie contenute in questo dossier è venuta alla ribalta delle cronache nazionali; e certo l’immagine di Flavio Tosi che esce da questo dossier stride pesantemente con l’immagine che lui si è costruito nel resto del paese grazie ad una distratta (o complice, ndr) informazione mainstream».

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