ruanda

1. Una Mente Maravillosa (2001)

Película que ganó cuatro Oscar; un de ellos a la mejor película. Para John Nash, su punto fuerte fue que esta obra sirvió para llamar la atención sobre la esquizofrenia en todo el mundo. (Título original: A Beautiful Mind)

2. Gorilas en la Niebla (1988)

Sigourney Weaver interpreta a Dian Fossey, una zoóloga y etologa que estudió a los gorilas en las montañas Virunga (Ruanda) y trabajó en su protección y conservación. (Título original: Gorillas in the Mist)

3. La Duda de Darwin (2009)

Una obra que relata la lucha interior que vivió el naturalista Charles Darwin a la hora de publicar “El Origen de las Especies“, un trabajo que negaba la creación del universo por parte de Dios; un conflicto entre su vocación científica y el amor que sentía por su esposa, muy religiosa. (Título original: Creation)

4. La Teoría del Todo (2014)

Eddie Redmayne (Oscar al mejor actor por su papel en esta película) interpreta al famoso físico teórico, autor de Breve historia del tiempo, Stephen Hawking. La Teoría del Todo repasa los inicios de Hawkin en la Universidad, su tésis, su enfermedad y sus éxitos en materia de divulgación. (Título original: Theory of Everything)

5. Descifrando Enigma (2014)

Benedict Cumberbatch (The Hobbit, Sherlock…) da vida al matemático criptoanalista y pionero de la informática, Alan Turing. Gracias a su mente privilegiada, Turing ayudó a los aliados a ganar la Segunda Guerra Mundial, si bien, la película termina sobre una nota amarga, fiel a la realidad. (Título original: The Imitation Game)

A me continuamente viene in mente quello che è successo in Ruanda nel 1994.
Perchè si è arrivati in tre mesi a uccidere, sostanzialmente a colpi di machete, un milione di persone?
In tre mesi.
In Ruanda nel 1994.
Perchè già da tempo era stato sdoganato un linguaggio.
Perchè gli Hutu definivano i Tutsi scarafaggi.
Allora tu non riesci a uccidere un milione di persone, ma un milione di scarafaggi sì.
Questo può fare il linguaggio.
—  Ascanio Celestini sulla violenza del linguaggio
Gatto ruandese con calzini a strisce

Io e il gatto ruandese non andiamo molto d'accordo: troppo nero, troppo lamentoso e troppi brandelli di topo in giro per casa. Il gatto ruandese mi segue ovunque, anche quando infilo camicie e pantaloni dentro un secchio pieno d'acqua, vado nel patio e mescolo il tutto con una manciata di Toss, detersivo gentile. Lavo e strizzo e stritolo e strizzolo, e le mollette?!

- Niente mollette, Tina. Lascia tutto sul filo, tanto non vola via nulla.

Toss detersivo gentile lancia dei piccoli rutti dal secchio, come il tram della regina Margherita. Entro in casa, raccolgo brandelli di topo, accendo lampadine elettriche che non si accendono, controllo la posta, ascolto la Bbc, e dopo un'ora esco di nuovo: mi infilo nel secchio pieno d'acqua e l'acqua non c'è più. Neanche i panni, liquefatti dal Toss, detersivo gentile.

Il gatto ruandese corre via indossando un paio di calzini a strisce colorate. Si lamenta e mi chiede mille franchi ruandesi. “Per farne cosa, chat? È più di un dollaro! Un dollaro e sessanta, per la precisione”.

“Sì Tina”, piagnucola quello, “ma ne ho bisogno per portare la mia donzella in vacanza a Zanzibar, l'isola delle spezie”. “Che ne sai tu delle spezie? Sei un gatto della Regione dei grandi laghi, non hai nulla a che vedere con il Sultano di Zanzibar. Hai letto forse un capitolo della Lonely Planet?”. “Macché Planet, Tina. Gironzolavo nella tua stanza in cerca di un posto dove nascondere il topo, quando mi sono imbattuto nella tua valigia e sono stato colpito dal profumo intenso che emanava: chilly, coriender, red curry, cumin, clove, cinamon, safron, cardamon, black pepper e yellow curry. Ne ho vista di gente andare e venire da questo paese”, continua il gatto, “ma mai nessuno aveva una valigia così profumata!”.

“Lo dici solo per compiacermi, chat! Tieni i mille franchi ruandesi e porta pure la tua donzella a Zanzibar. Ricordo di aver letto da qualche parte che lì i bambini si  gonfiano come delle vele, e scivolano sulla spiaggia con una noce di cocco in mano… Do you want a coconut, mango, pineapple?”.

“Mango, pineapple e coconut? Avrò bisogno di altri mille franchi ruandesi Tina, un dollaro non è abbastanza per comprare un ananas…”. “Chat, sparisci e porta via i brandelli di topo con te!”. Il gatto si allontana con il bottino. 

- A proposito, chat…

- Sì?

- Quei calzini sono i miei.

Un wangui a Kigali

Sono finalmente arrivata a Kigali, per scoprire se i ristoranti della città sono provvisti o meno di wangui. Durante il mio girovogare sopra e sotto l'equatore finora non ho visto wangui: c'erano sì delle giraffe e degli alberi enormi, le strade dissestate, ho visto dei bambini gonfiarsi come delle vele, a Zanzibar, e scivolare sulla spiaggia con una noce di cocco in mano. Do you want a coconut, mango, pineapple? Ma niente wangui.

Ho visto tantissime persone correre per le strade di Nairobi: c'è un'ora in cui tutti cominciano letteralmente a correre per tornare a casa prima che scompaia la luce del sole, a Nairobi, e corrono molto più di quei tizi che che escono dal tram numero diciannove e si infilano velocemente nella metropolitana Policlinico, e che mi fermo sempre a guardare dal terrazzino della regina Margherita con il mio amico C. Ma niente wangui.

Ho visto delle strade in terra rossa che sembrano un immenso campo da tennis, e altre strade piene di buche, come una meringa un po’ schiacciata. E poi negozietti e botteghe che vendono il carbone, ma niente wangui.

E poi ho capito: non ci sono wangui intorno all'equatore.

Ma in compenso gli uccelletti hanno un repertorio musicale decisamente originale e sofisticato. Adesso, per esempio: ero qui che scrivevo allegramente in un patio di Kigali quando all'improvviso sento una melodia che si avvicina, e aumenta, e alla melodia se ne uniscono altre, altri suoni, altri fischiettii. Sette, per la precisione.

- Himalot, stanno forse arrivando tutti e sette i nani?

- Ma che dici Tina, è solo una specie di cardellino col becco ricurvo e le ali rosse…

Ecco, adesso io mi auguro che nessuno di voi mi scriva che “non ci sono cardellini in Ruanda!”, perché io non so come si chiama questo uccelletto col becco ricurvo e le ali rosse del Ruanda, un paese dove a volte - adesso, per esempio - a volte bisogna accendere il fuoco con il carbone per prepararsi un caffè.

E la corrente c'è un'ora sì, cinque ore no. E gli uccelletti cantano come i sette nani. E non ci sono wangui. E la mattina vai in cucina a controllare il carbone, e non il caffè.