roggia

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rivers.

how can’t you like rivers? they are very interesting in photography, because of their coulors and the water consistency, in fact i love them. in these photo i show some river, the first is near my town (in fact i live in the northen part of italy in an area called “lomellina” known for these little rivers called “roggie”) the second instead is taken in montenegro, and the last in the famous city of mostar and the bridge was the one that ws destroyed in the balcany war.

sogno 307

sognato di trovarmi nella città di Berlino, in compagnia di alcuni vecchi amici. Percorrevamo a gran velocità una roggia, su un mezzo che sapevo essere il loro sistema di metropolitana acquatica. Un po’ intimorita dalla modalità di trasporto, mi lasciavo tuttavia incantare dal paesaggio intorno: abitazioni, che pensavo di pescatori, galleggiavano sull'acqua e la loro forma, lontana dallo stile europeo, mi induceva a pensare fossero appartenenti a comunità di immigrati.

Poco dopo ci sedevamo nel sottopassaggio della metropolitano, dove avvertivo un tanfo disgustoso, e quando chiedevo ai miei amici il perché di quella scelta mi rispondevano: “Pensano tutti che Berlino sia una bella città, finché non si accorgono che viste due, tre cose, poi non rimane nulla, tanto vale stare qua”.

Ricordo, infine, con vaghezza che mi sarei dovuta trasferire su un'abitazione che sovrastava un promontorio, “come la casa Belvedere, di Cagliari”, pensavo: “da qui vedrò moltissime cose, chissà che non si possa costruire un piano sopra”, finché pensavo “no, non si può costruire niente, è troppo rischioso, da quell'impalcatura cadranno e moriranno gli operai, ”.

La Storia, i Ponti e ...





Ora è  sparito! 



 Ma i ricordi restano…
“Era una specie di checkpoint per i ragazzi di Solbiello quando, attraverso i prati, si recavano a Gorla Maggiore. Era presidiato dai maschi di una numerosa famiglia di Gorla che abitava l'ex mulino Ponti, dismesso come molino da quando i Ponti proprietari del Cotonificio di Solbiate avevano costruito il canale Fuster* impoverendo la roggia molinare che prendeva l'acqua più a nord. I Ponti acquistarono il molino nel 1857, nel 1879 chiedono al consorzio che governava l'uso dell'acqua dell'Olona l'utilizzo di una nuova roggia molinara ( canale Fuster ) e nel 1881 chiudono la roggia che alimentava il molino. L'edificio verrà demolito 100 anni dopo.

Il 9 maggio 1881 il vecchio ponte in legno che serviva per il passaggio dei carri agricoli fu spazzato via dalla piena dell'Olona e sostituito, dai Ponti, con la passerella pedonale in cemento e ferro che conoscevamo e che si vede in foto e nel bosco.
I carri agricoli, anche quelli che da Solbiello si recavano ai molini San Vitale che si trovavano sotto la chiesa di san Vitale a Gorla, non potevano più passare.
 
I proprietari dei prati, tra cui c'era la fabbriceria della chiesa di Gorla, pretendevano la ricostruzione del ponte delle stesse misure. Si finì in tribunale a Milano. La sentenza stabilì che il ponte doveva essere ricostruito con le stesse misure precedenti e la spesa doveva essere sostenuta in parte uguali dai contendenti ma, poichè la chiesa e i singoli proprietari dei prati non avevano i soldi, il ponte resto’ come l'avevano voluto i Ponti e come l'abbiamo visto noi” Guido e Sandra Colombo.


“Lo ricordo bene quel ponte, segnava il confine da non oltrepassare per un bambino di Solbiello che trascorreva la da sua infanzia giocando in quel mondo che sembrava tanto grande che si chiamava Valle.Non c’erano videogiochi, la televisione trasmetteva solo alla sera, c’era il pallone, l’Oratorio e per noi che abitavamo vicino: la Valle.
 
In quella Valle si giocava con quello che le stagioni producevano: Si creavano arco e frecce con i rami giovani del lauro in primavera, si mangiavano i pistilli dolci dei fiori di robinia a inizio estate, si tirava di fionda, si imparava ad accendere i fuochi con le sterpaglie d’autunno, fumando qualche canna vuota di chissà quale pianta, si scendeva con un pezzo di plastica sotto il sedere da un pendio coperto di ghiaccio o neve.
 
Quel mondo selvaggio e fantastico era segnato per noi bambini da confini naturali: a sud il Cotonificio Tobler, a nord il ponte del Candiani (demolito in questi giorni vicino alla sede di Calipolis) e ad est proprio il ponte verso Gorla Maggiore.
Nessuno ci diceva di non andare oltre quel territorio di circa 2 km., che a noi sembrava enorme e sperduto, che diventava oltre questi punti inesplorato, difficile e il nostro primordiale buonsenso imponeva di non superare.
 
Come quindi non ricordare il selciato in ciottoli, le ringhiere in ferro lavorato e gradevole, il traballare insicuro se nel mezzo ti muovevi con forza, o se passavi di corsa con passo pesante, ma tutto ha un inizio e una fine e anche il vecchio ponte è arrivato al suo capolinea.
 
Lo ricorderò passando nelle mie corse a piedi quando supererò la nuova struttura, forte, bella, moderna e fiera della sua sicurezza, ed appoggiata su quel bel ricordo, instabile nella sua struttura, ma solido nella sua essenzialità e nella storia scritta in quel punto che non dimenticherò”. Bellina Piernatale




Non è possibile comprendere la storia del paesaggio senza conoscere quella dell'uomo che l'ha modellato, ma non è nemmeno possibile capire la storia dell'uomo senza ricostruire l'ambiente in cui ha mosso i suoi passi. Il paesaggio della Valle Olona, e quello italiano in generale, è sempre un paesaggio antropico. Ovunque l'uomo con la sua presenza fin dalle epoche più antiche ha modellato l'ambiente in cui si trovava e contemporaneamente è stato influenzato in modo determinante da esso, scegliendo dove abitare e dove impiantare le proprie attività sulla base delle risorse naturali, delle opportunità e dei pericoli che presentava la natura attorno a lui.

“È stato giustamente affermato che l'uomo è il più importante fattore morfogenetico degli ultimi millenni. Dalla "rivoluzione” neolitica in poi, da quando cioè l'uomo è diventato agricoltore ed allevatore, egli è divenuto capace di intervenire efficacemente sull'ambiente, di modellarlo perché produca quanto gli serve per la sua sopravvivenza, di creare nuove risorse che gli hanno permesso di diventare un abitante stabile del territorio, e non solo un cacciatore nomade che si sposta periodicamente alla ricerca di nuove aree di caccia da sfruttare.
Ancor più dall'epoca romana in poi l'uomo è diventato capace di progettare il paesaggio, di
suddividerlo, organizzarlo, di superare ostacoli, di intervenire sul corso dei fiumi, di portare acqua lì dove mancava. Al tempo stesso il suo impatto sull'ambiente è divenuto molto più imponente, e le tracce del suo intervento sono divenute profonde, fino a segnare il paesaggio in modo irreversibile“. Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della regione Emilia-Romagna e il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna



QUINDI PERCHE’ NON SI E’ PENSATO DI RECUPERARE  LE RINGHIERE LAVORATE ?




COSI’ DA NON  DIMENTICARE UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA STORIA?


E’ LA STORIA CHE FA COMPRENDERE IL PRESENTE,  se la si dimentica poi nascono progetti come quello dei VASCONI



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P.S.  ”…Il canale Fuster*, già riportato nelle mappe del Cessato Catasto  Lombardo-Veneto,  venne  realizzato  per  impiegare  la  forza  motrice  del  fiume  per  il funzionamento dei macchinari. In tempi attuali, la derivazione non viene più utilizzata per finalità produttive anche se in territorio di Solbiate è in fase di studio la realizzazione di una piccola centrale per la produzione di energia.Allo stato attuale, soprattutto in condizioni di magra del fiume, il canale Fuster riceve maggiori portate rispetto all’Olona stesso; tali apporti vengono nuovamente immessi nel Fiume a valle di Gorla Maggiore, in territorio di Solbiate…“



Fonte: http://www.comune.gorlamaggiore.va.it/i-servizi/piano-di-governo-del-territorio/relazione-norme-geologiche-aprile2014.pdf 

- Foto di Colombo Guido e Aldo Moroni