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L’art de la reliure, comment coudre un livre.

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Il collettivo beffardo di Libri finti clandestini.

Così si presentano sul loro sito:

Libri Finti Clandestini è un esperimento nell’ambito del riciclo. Lo scopo del collettivo è quello di realizzare veri e propri libri (sketchbook, taccuini, diari di viaggio, “libri oggetto”…) usando solamente “carta trovata in giro”, carta che la gente considera spazzatura: scarti di tipografie, prove di stampa e carte di avviamento, sacchetti della spesa, poster, buste, sacchetti del pane, carta da parati… 

La carta usata proviene infatti da laboratori di stampa, festivals, case di amici, fabbriche abbandonate in giro per l’Europa, università di arte, biblioteche… 

La carta “trovata in giro” viene assemblata e rilegata a mano secondo un metodo non professionale, ossia in modo diverso da come procederebbe un rilegatore professionista. 

Pazienza esclusa, l’intero processo è a spesa zero, ed è a impatto zero sull’ambiente. Libri Finti Clandestini è un esperimento nell’ambito della decrescita.  Il risultato finale è un vero e proprio libro, pronto per essere scritto, disegnato o per assumere qualsiasi altro significato il possessore voglia dargli. 

Nota Bene: Libri Finti Clandestini è un collettivo beffardo *, perchè vende alla gente la loro stessa spazzatura.

Ne parlano anche su Frizzi Frizzi.

una giornata di fuga e spazi per me stessa. dopo tanto tempo ho approfittato di qualche ora di vuoto per andarmi a rifugiare in una delle mie biblioteche preferite. piccola, dalle sedie gialle e comode e le finestre medievali con i draghi fuori alle lanterne. ero sola, c’era un gran silenzio e dopo tre ore di romanzi russi mi sono alzata per stiracchiarmi e fare un giro tra gli scaffali. c’erano così tanti titoli e file che scorrevano a perdita d’occhio, ho passato un dito su ogni copertina e rilegatura in cuoio. all’ora di pranzo un messaggio scherzoso: “attenta sulla via del ritorno” e ho trovato occhi verdi già in tenuta da lavoro ad aspettarmi con quel sorriso da delinquente. che non sai mai se stia per intavolare il discorso più serio del mondo oppure se ne esca fuori con una grossa risata. mi ha messa di buonumore in quel suo modo strano, così incomprensibile e spaventoso. sì, perchè io ho paura di lui, tanta. siamo vicini e a distanza nello stesso momento, troppo simili e troppo diversi per capire ancora che passi mettere uno dopo l’altro. io voglio proteggermi e lui questo lo capisce, ma non mi lascia sola. è una delle cose più belle, potersi affidare a qualcuno. dopo non sono andata dritta a casa, ho preferito un pacchetto di patatine in cima allo scivolo del parco. mi ha sorpresa la pioggia, quella lieve e impalpabile che neanche tocchi sulla pelle. sapeva di buono, di pulito. le foglie si muovevano e mi tenevano compagnia, sono state la mia sveglia quando dopo ore mi sono accorta del sole che scottava una guancia. un giorno mio, tempo per me. ne avevo talmente bisogno che mi tremavano i polsi senza saperlo.

Ieri sera ero a Valvasone (PN), dove ogni anno ha luogo una rievocazione storica in costume a tema medievale. A questa manifestazione prende parte lo Scriptorium Foroiuliense (Scuola Italiana Amanuensi di Ragogna, UD) che, con un piccolo percorso dimostrativo, illustra la fabbricazione della carta filigranata a partire dal cuore del cotone (un mastro cartaio di Fabriano mi ha fatto provare l’intero umidiccio processo, per poi regalarmi i due fogli che si vedono sullo fondo della foto), la composizione degli inchiostri ferrogallici e scrittura con piume d’oca e pennini metallici (l’amanuense scriveva i nomi dei partecipanti, io ho chiesto questa locuzione latina di  Publio Virgilio Marone), seguita dal disegno e la colorazione delle miniature ed infine dalla rilegatura, il tutto con riproduzioni fedeli di strumenti d’epoca medievale.

Se una notte d'inverno un viaggiatore - Calvino

Ebbene sì, si torna al mio amato Calvino (di cui mi mancano altri due libri da leggere, che gioia). Un libro che mette al centro della sua storia il Lettore, del quale non si sa nulla fuorché una vaga descrizione del carattere, adattabile, bene o male, a chiunque legga questo romanzo. Calvino non si limita a narrare le vicende del Lettore in terza persona, ma si rivolge a questo personaggio dandogli del tu, in modo da coinvolgere maggiormente il pubblico. 
Ciò che accade al protagonista è una vicenda abbastanza comune (portata all’esasperazione, ovviamente): a chi non è mai capitato di cominciare a leggere un romanzo avvincente e per qualche motivo essere costretti ad interromperne la lettura? Così si dà inizio a Se una notte d’inverno un viaggiatore, dove il Lettore compra appunto questo libro, ma, cominciato a leggerlo, scopre che la rilegatura del libro è sbagliata. Dopo pagina trentadue l’impaginazione torna a pagina diciassette, così fino alla fine del volume. Cerca quindi di entrare in possesso di una copia non difettosa, ma gli viene detto che la storia non è dell’autore Calvino, bensì di un altro autore. Comincia così la lunga ricerca di dieci romanzi che per casualità comincia e mai finisce, spaziando di genere in genere. 
Ora. Io, come già detto svariate volte, non sopporto questo autore, poiché tramite il suo stile traspare fin troppo il suo ego smisurato. Fino a due terzi di libro non fa altro che adulare il lettore dicendo cose come “con le tue grandi doti di attento lettore, noti…”, che non sono altro che frasi per farsi piacere al pubblico. Inoltre si incarna nell’autore perfetto Silas Flannery, autore internazionale di best-sellers che tutti cercano di corrompere o imitare per i propri fini. 
Nonostante ciò, devo per forza ammettere che buona parte delle digressioni dell’autore riguardo la linea sottile che si frappone tra falso e vero sono davvero interessanti e stimolanti (si vede che anche lui, ogni tanto, qualcosa di buono lo tira fuori). Inoltre, come si può leggere nella prefazione, Calvino con questi dieci romanzi interrotti cerca di dissimulare il suo solito stile, addentrandosi in generi di cui non ha mai trattato nei suoi libri, per sperimentazione o per proprio diletto. Ho trovati affascinante come un autore, per quanto si impegni, rimanga comunque nel suo solito stile sintattico (che nel caso di Calvino sono frasi lunghe e molte volte con poche virgole ed un lessico forbito), ma allo stesso tempo riesca ad allontanarsi tanto dalla tipologia di racconto che gli riesce meglio. Inoltre trovo la sperimentazione utilissima per chiunque, con questo libro si possono analizzare ben dieci tipologie diverse, e per noi lettori diciamo che è abbastanza comodo e pratico.
Questo libro mi ha piacevolmente stupito (verso la fine), ma devo aggiungere un piccolissimo dettaglio: ecco… Anche quest’autore molto stimato ha una mente perversa, come chiunque. Soprattutto da metà libro in poi il romanzo è ricco di erotismo. Ma d’altronde è molto più intrigante della fortunata trilogia 50 Sfumature.

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Presentazione di Luciano Radi, circa 200 incisioni, tre carte ripiegate, rilegatura in tutta pelle pregiata con copertina a sbalzo, borchie di metallo sul retro e piatto con immagine del grifo a sbalzo, dorso con nervature e impressioni in oro zecchino. 

Custodia in tela con specchiature di carta a mano con una stampa.

l'angolo del polemico


Dylan DogMater Morbi”,
edizione BaoPublishing.

Da dove cominciare? Sono qua che mi bevo una tazza di camomilla nell’attesa di farmi salire il sonno, sbadigliare e sperare che mi si stappi un orecchio mestamente occluso che mi rintrona il cervello da ore.
Chiuso il preambolo, ho letto Mater Morbi della osannata coppia Recchioni&Carnevale, e, che dire..Sono abbastanza delusa. Ok, non avevo chissà quale hype a mille, ho aspettato più di un anno per comprarmelo, precisamente attendendo questi giorni del 25% di sconti della Bao.
Evidentemente a volte il mio istinto qualcosa ci piglia, perché comunque mi hanno dovuto convincere per dieci minuti prima che mi decidessi a comprarlo a 12 euro e 75 centesimi. Non che me ne penta totalmente, diciamolo, è una bella edizione: copertina mozzafiato, rilegatura pregiata, sketches finali di Carnevale che commuovono. Bello il comparto grafico.
Per quel che invece concerne la storia - per me - Recchioni non c’ha preso. Siamo d’accordo che anche sfornare storie alternative al classico andamento episodico di Dylan Dog sia un buon metodo per ravvivare la pubblicazione, per cui un plot più introspettivo su Dylan mi può anche piacere, si pensi per esempio a Il lungo addio (n°74 dell’indagatore dell’incubo). Tuttavia alla fine di Mater Morbi mi veniva da scrollare le spalle e chiedermi.. Ma c’era davvero bisogno di ripubblicare questo numero in una bella confezioncina di buon gusto? Capisco con Il sorriso dell’oscura signora, che ho amato e apprezzato, ma non percepisco assolutamente niente in questo albo che meriti un posto privilegiato non solo nel mio cuore, ma anche nella mia libreria.

Partiamo da un dettaglio fondamentale, la signora Mater: una “gnoccona” in tenuta sadomaso che sembra uscita da un gioco di ruolo live sui vampiri. Mi è piaciuta? Per niente, e non mi riferisco ai disegni o alle sue curve. Sembra un agglomerato tra eroine Marvel e personaggi folkloristici dei manga e a mio parere stona con il comparto narrativo dell’opera di Dylan Dog. Le coprotagoniste di solito sono per lo più belle ragazze (aka cliché) che assumono valore dalla storia stessa in cui sono inserite, rimanendo elementi chiave in quanto ci ricordano sempre il punto debole di Dylan e, nel contempo, facendo da tramite tra gli eventi.
In questo caso la signora Mater acquisisce sapore unicamente grazie al fatto che sappiamo che essa è la malattia in persona (ebbene si). L’ultima cosa che avrei pensato vedendola all’inizio era che fosse la personificazione di tutti i malanni, così incazzosa e in salute. Il punto debole di questa Mater è che rimane assolutamente un cliché e cerca però di essere il focus della storia, l’elemento cardine, antagonista e coprotagonista al contempo; ma, diciamocelo, non riesce assolutamente a reggere il ruolo. Anzitutto l’aspetto estetico mi sembra totalmente illogico, perché darle questa tenuta da mistress quando, in una scena descrittiva in cui Dylan cita i concetti di “dolore e morte”, si vede esattamente un’altra tipa vestita come la Mater che se la spassa in giochini sadomaso e che rappresenterebbe il dolore? Che mi significa allora dare alla Mater Morbi un aspetto che - di fatto - non rende assolutamente la sua caratterizzazione di emblema del male più odiato dall’umanità? Alla fine dell’albo si percepisce infatti il riscontro fallimentare di questo personaggio, come lo stesso Recchioni ammette, dato che la Mater Morbi non lascia nulla al lettore se non l’idea di una “gnoccona sadomaso”. E caratterialmente è insipida, c’è poco da fare: arrogante, sadica, maligna ma altrettanto sola e triste e bisognosa di un uomo che la conforti (wut? la malattia in persona, giusto?).
Insomma, qualcosa nella caratterizzazione di questa coprotagonista non ha funzionato nel verso giusto, tanto che sul finale inizia pure a stufarmi e la scena di sesso (che si sapeva che sarebbe arrivata) è riuscita ad essere ancora meno sentita delle solite tresche di Dylan.

Il messaggio di fondo della storia non è niente che mi entusiasmi, la polemica sull’eutanasia sa tanto di presa di posizione al di fuori della storia di Dylan Dog, mentre la rappresentazione della malattia e il suo approfondimento dal punto di vista iconografico non sono al massimo delle possibilità. A dire il vero, per essere un albo che parla dei malati, della sofferenza del corpo, della perdità di dignità, delle pene e di tutto il resto, è fin troppo leggero (e dire che è un tema che mi spaventa sentitamente già da sé). Graficamente l’ambiente è reso benissimo, belli i rimandi a Silent Hill, ciononostante manca totalmente dello spessore angosciante e della disperazione necessari per catapultarti nel terrore della malattia.
Che dire, de gustibus, in fondo io di Recchioni ho letto solo John Doe fino a non ricordo che numero e lì quello che ha cercato di fare in Dylan Dog sembrava funzionare molto di più. Questa creazione di personaggi “esemplari” lì funzionava e la varietà delle storie era talmente illimitata che si poteva spaziare anche in generi e ambienti dal sapore ogni volta differente.
Dylan Dog invece ha una sua luce, una sua atmosfera, un gusto tutto suo che non può essere in alcun modo distorto; al massimo enfatizzato in alcuni aspetti o addirittura esagerato in altri, ma se lo alteri in modo da lasciarlo quasi insapore, allora per me hai toppato.

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