rilancio

Agropoli, mercoledì 11 giugno il seminario sul tema «Opportunità di finanziamento per il rilancio dell’artigianato»

E’ in programma domani, mercoledì 11 giugno 2014, alle ore 18.00, nell’Aula Consiliare del Comune di Agropoli, il seminario dal tema «Opportunità di finanziamento per il rilancio dell’artigianato», incontro tecnico per la partecipazione all’avviso per la selezione di progetti da ammettere al finanziamento del fondo rotativo per lo sviluppo delle PMI – Misura “Artigianato” P.O. FESR Campania…

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Afragola (NA) – Tav Afragola, accordo Acen-Comune per rilancio stazione (22.10.13)

- Afragola (Napoli) - Il Comune di Afragola e l’associazione costruttori di Napoli stringono un patto per rilanciare la costruzione della…

Rilanciare l'economia

Rilanciare l’economia. Lo si vagheggia da anni. L’intento è condivisibile, ma, come far ripartire questa nostra economia che è bloccata, arenata, peggio della Costa Concordia sugli scogli?

Non sono un esperto in materia economica e dunque chiunque ne sappia di più è ben più che autorizzato a smentirmi, voglio fare un ragionamento a partire da una considerazione di carattere pratico.

SITUAZIONE STIPENDI

Lo stipendio di ingresso per un diplomato, in Italia, si attesta sugli 800€. Lo stipendio di ingresso per un laureato si attesta sui 1000€ [1].

SITUAZIONE COSTO DELLA VITA

Ora, quanto costa vivere per contro proprio in Italia? Possiamo ipotizzare un costo della vita essenziale di [2]

Tabella 1. Costi essenziali mensili
COSTI MENSILI (€)


410 Alloggio
180 Cibo
55 Servizi
110 Trasporto
55 Assicurazione
55 Abbigliamento


Totale: 865

Quindi, con lo stipendio di ingresso si ha un avanzo (o disavanzo) netto di:

Tabella 2. Avanzi mensili
AVANZI E DISAVANZI MENSILI


-65€ Neodiplomati
135€ Neolaureati

L’avanzo coincide con tutto ciò che è oltre l’indispensabile per vivere. Intrattenimento, sport, vacanze, ristoranti, giornali, riviste, acquistare un computer nuovo…

ANALISI

L’analisi è impietosa. Un neo-diplomato che voglia vivere autonomamente lontano dalla propria famiglia non ha i mezzi per farlo. Poco da aggiungere.

Un laureato può vivere da solo fuori casa, ma il budget mensile è così ridotto che, per esempio, l’acquisto di un’automobile nuova, a rate, è improponibile. È così ridotto, anzi, che una serata fuori, con una spesa di 20-30€, intacca il 18% del budget mensile, quando in un mese ci sono in tutto 30 giorni e 30 serate in cui si può uscire (altro che ristoranti pieni).

Ciò che conta ai fini della qualità della vita è l’avanzo netto a fine mese. Questo infatti determina la nostra solidità economica, la capacità di affrontare nuove spese, magari impreviste, di concederci acquisti e di uscire la sera vivendo una vita dignitosa.

Semplicemente vergognoso lo stipendio offerto ai neodiplomati.

TASSE

E ora veniamo a una delle origini di questi problemi. La tassazione media sul lavoro in Italia è del 42.3% [3]. Significa che il datore di lavoro ha pagato 1386€ per lo stipendio da 800€ e 1733€ per lo stipendio da 1000€.

Un sacco di soldi in più di quanto arriva in tasca. Siamo una delle nazioni con il costo delle tasse sul lavoro più alto d’Europa.

Come andrebbero le cose se avessimo una tassazione coerente con la media dell’eurozona, 37,7%? In un sistema di tassazione coerente il neodiplomato percepirebbe mensilmente:

  • 863.5€ (neanche a farlo apposta, proprio la cifra che serve per vivere in autonomia dai propri genitori),
  • mentre un neolaureato percepirebbe mensilmente: 1079€.

In particolare con un stipendio da 1079€ si avrebbe un avanzo netto di 214€.

214€ in tasca sono il 58% in più dei 135€ in tasca di oggi, con il sistema di tassazione attuale!

CONCLUSIONI

Riassumendo il ragionamento, una diminuzione delle tasse sul lavoro del 4.6%, allineando l’Italia alla media UE, metterebbe in mano ai neolaurati italiani il 58% in più di avanzo mensile: quella cifra che, tolti i costi necessari per vivere, resta in tasca a fine mese, e consentirebbe ai neodiplomati di vivere una vita lontano dai proprio genitori, se lo desiderano.

L’Italia ha quindi bisogno di diminuire le tasse sul lavoro, e di fare cassa eventualmente, con le tasse sul patrimonio, ma non di certo mettendo le mani nelle buste paghe, già misere, degli italiani.

Solo così si possono ri-lanciare i consumi interni e far ripartire l’economia.

Perché con una riduzione delle tasse sul lavoro di soli 4 punti percentuali, gli italiani che prendono 1000€ al mese avrebbero, tolte le spese per vivere, il doppio di soldi in tasca.

FONTI

[1] http://www.datagiovani.it/newsite/datagiovani-salario-ingresso-under30/
[2] http://www.justlanded.com/italiano/Italia/Guida-Italia/Denaro/Costo-della-Vita
[3] http://www.lastampa.it/2014/01/04/economia/tasse-sul-lavoro-sopra-la-media-europea-phYtFZzJt72skZs7L9GgrJ/pagina.html

Come rilanciare il mercato immobiliare?

Sei proposte per il rilancio del mattone. Secondo il Consiglio Nazionale del Notariato “ il patrimonio immobiliare residenziale italiano ammonta a 6.355 miliardi di euro, pari a 4,2 volte il PIL e 3 volte il debito pubblico nazionale . Una significativa porzione della ricchezza e del reddito nazionale che può essere un motore importante per la crescita economica del Paese – spiega Maurizio D’Errico, Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato – per questo il Notariato vuole contribuire al rilancio del mercato immobiliare attraverso riforme che possano da una parte aiutare i cittadini a comprare casa e dall’altra le imprese-costruttrici a far ripartire la propria attività limitando l’invenduto.”.

Ecco le sei proposte del Consiglio Nazionale del Notariato per favorire l’incontro tra domanda e offerta immobiliare in un mercato ingessato da un’enorme massa di invenduto, a fronte della carenza di liquidità e della difficoltà d’accesso al credito:

1) Rent to buy – Introdurre nel nostro ordinamento la disciplina del “rent to buy” o affitto con riscatto. Consentirebbe di introdurre una tutela civilistica sia nei confronti dell’acquirente che del venditore fin dalla fase di godimento, rispetto al rischio di reciproco inadempimento degli obblighi relativi al futuro trasferimento di proprietà e una tutela tributaria che prevede incentivi anche sul piano fiscale, recuperando i tributi versati durante la fase di locazione.

2) attribuzione al venditore, nel contratto di vendita a rate con riserva di proprietà, della facoltà di cedere a una banca il credito relativo al pagamento delle rate. A sua volta la banca potrà cedere il credito con un’operazione di cartolarizzazione.

3) riduzione del carico fiscale dell’ipoteca a garanzia di dilazioni di pagamento del prezzo delle compravendite.

4) riduzione del peso fiscale sui canoni d’affitto degli immobili destinati alla vendita ma rimasti invenduti e temporaneamente dati in affitto, onde consentire alle imprese di costruttrici di far fronte alle spese di gestione.

5) esenzione delle imposte indirette e dagli oneri di urbanizzazione delle dismissioni dei beni immobiliari pubblici.

6) risolvere il problema relativo alla tassazione di registro proporzionale per il contratto preliminare, che non può eccedere quanto sarà dovuto al momento della vendita.

Leggi l’articolo completo -> Come rilanciare il mercato immobiliare?
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L’Europa non è pronta per una politica di rilancio keynesiano

Austerità – La controversia attorno al lavoro degli economisti americani Rogoff e Rheinhardt (vedi correlati) che stabilisce un nesso fra il livello dell’indebitamento pubblico e la crescita, costituisce l’ultimo episodio della crociata che chiede un cambiamento di rotta nella Zona euro.

In questo modo, chi chiede una maggiore crescita, maggiore solidarietà e minore austerità pensa di aver trovato un supporto “accademico” irrefutabile per giustificare le proprie tesi.

Ora, una simile lettura accorda al lavoro di Rogoff e Rheinhardt un’importanza esagerata. Se è corretto dubitare della validità scientifica di qualsiasi formula o valore matematico che pretende di guidare il comportamento dell’economia, la stessa circospezione deve prevalere nel convalidare la tesi contraria, ossia che il livello di indebitamento non influisce sulla crescita.

Mentre politici e accademici polemizzano su queste tematiche, i mercati si preoccuperanno di rimettere in riga chi vorrà imporre le proprie ideologie verso e contro tutti.
In effetti, è sbagliato e intellettualmente disonesto confrontare la relazione crescita/debito di paesi che hanno storicamente mantenuto la loro sovranità monetaria con quella dei paesi dell’UEM (Unione economica e monetaria) che invece l’hanno persa.
Ad esempio, l’accesso ai mercati, che è una delle chiavi della crescita, è maggiormente circoscritta in seno a una UEM privata di meccanismi di trasferimenti automatici.

E’ incontestabile che l’UE/UEM non ha un’architettura istituzionale adeguata e nemmeno strumenti capaci di condurre una politica economica che influenzi la crescita in modo significativo.
In questo contesto il dibattito sul livello del debito è marginale e distoglie l’attenzione dalle priorità.
L’UE/UEM dispone solo di derisorie risorse proprie e per quanto riguarda i mezzi d’intervento deve appoggiarsi a una struttura basata interamente sul buon volere degli Stati membri.
Fino a quando non si sarà rimediato a questa situazione, i richiami a un cambiamento di rotta della politica europea saranno ipocriti e l’Europa servirà da capro espiatorio ideale per giustificare presso l’opinione pubblica le insufficienza dei governi nazionali.

Solo un significativo bilancio autonomo dell’UE/UEM, finanziato tramite risorse proprie, può sostenere l’attuazione di una politica economica europea che non tenga conto di concetti quali “il giusto ritorno” a profitto dell’interesse generale.
Dotata di una significativa autonomia finanziaria, l’UE/UEM potrebbe sopportare il carico di un debito mutualizzato, aumentando le proprie risorse.
In parallelo, la Banca centrale europea potrebbe finalmente giocare il suo ruolo di banca centrale. Potrebbe operare in interfaccia con l’UE/UEM (e non con i paesi membri) come la Federal Reserve negli Stati Uniti e come sono in diversi a chiedere.
Senza intralciare la sua indipendenza, la sua legittimità democratica potrebbe essere assicurata attraverso una responsabilizzazione di fronte agli organi appropriati dell’UE.

Attuare queste riforme richiede una profonda revisione dei Trattati, il che prenderà tempo. E’ comunque essenziale che un accordo politico intervenga rapidamente per definire gli obiettivi e le tappe della loro messa in opera.
Su richiesta del Consiglio europeo, il presidente Van Rompuy presenterà un piano simile il prossimo giugno. La sua adozione deve costituire l’elemento decisivo per fronteggiare i problemi dell’impiego, della crescita e altre sfide sociali, se non si vorrà abbandonare l’iniziativa alle forze nazionaliste e populiste.
La vittoria democratica di una sola di queste fazioni in uno Stato membro dell’Unione europea potrebbe paralizzare l’intera azione dell’UEM e annunciare la sua disintegrazione.

(Atlantico.fr)

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Rischio Calcolato

News da Coral Riff! Ripartire dalla cultura

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Ripartire dalla cultura

Ripartire dalla cultura

APPELLO

I promotori e i firmatari del presente appello chiedono a chi si candida a governare l’Italia impegni programmatici per il rilancio della cultura intesa come promozione della produzione creativa e della fruizione culturale, tutela e valorizzazione del patrimonio, sostegno all’istruzione, all’educazione permanente, alla ricerca scientifica, centralità della conoscenza, valorizzazione delle capacità e delle competenze.
La crisi economica e la conseguente riduzione dei finanziamenti stanno mettendo a dura prova l’esistenza di molte istituzioni culturali, con gravi conseguenze sui servizi resi ai cittadini, sulle condizioni di lavoro e sul futuro di molti giovani specificamente preparati ma senza possibilità di riconoscimento professionale. Questa situazione congiunturale è aggravata dalla crisi di consenso che colpisce la cultura, che una parte notevole della classe dirigente – pur dichiarando il contrario – di fatto considera un orpello inattuale, non elemento essenziale di una coscienza civica fondata sui valori della partecipazione informata, dell’approfondimento, del pensiero critico.
Noi rifiutiamo l’idea che la cultura sia un costo improduttivo da tagliare in nome di un malinteso concetto di risparmio. Al contrario, crediamo fermamente che il futuro dell’Italia dipenda dalla centralità accordata all’investimento culturale, da concretizzare attraverso strategie di ampio respiro accompagnate da interventi di modernizzazione e semplificazione burocratica. La nostra identità nazionale si fonda indissolubilmente su un’eredità culturale unica al mondo, che non appartiene a un passato da celebrare ma è un elemento essenziale per vivere il presente e preparare un futuro di prosperità economica e sociale, fondato sulla capacità di produrre nuova conoscenza e innovazione più che sullo sfruttamento del turismo culturale.
Ripartire dalla cultura significa creare le condizioni per una reale sussidiarietà fra stato e autonomie locali, fra settore pubblico e terzo settore, fra investimento pubblico e intervento privato. Guardare al futuro significa credere nel valore pubblico della cultura, nella sua capacità di produrre senso e comprensione del presente per l’avvio di un radicale disegno di modernizzazione del nostro Paese.
Per queste ragioni chiediamo che l’azione del Governo e del Parlamento nella prossima legislatura, quale che sia la maggioranza decisa dagli elettori, si orienti all’attuazione delle seguenti priorità.

I promotori e i firmatari del presente appello chiedono di accogliere nei programmi elettorali queste priorità e di sottoscrivere i dieci obiettivi seguenti, che dovranno caratterizzare il lavoro del prossimo Parlamento e l’azione del prossimo Governo. Il nostro sostegno, durante e dopo la campagna elettorale, dipenderà dall’adesione ad essi e dalla loro realizzazione.

  1. Riportare i finanziamenti per le attività e per gli istituti culturali, per il sistema dell’educazione e della ricerca ai livelli della media comunitaria in rapporto al PIL.
  2. Dare vita a una strategia nazionale per la lettura che valorizzi il ruolo della produzione editoriale di qualità, della scuola, delle biblioteche, delle librerie indipendenti, sviluppando azioni specifiche per ridurre il divario fra nord e sud d’Italia.
  3. Incrementare i processi di valutazione della qualità della ricerca e della didattica in ogni ordine scolastico, riconoscendo il merito e sanzionando l’incompetenza, l’inefficienza e le pratiche clientelari.
  4. Promuovere sgravi fiscali per le assunzioni di giovani laureati in ambito culturale e creare un sistema di accreditamento e di qualificazione professionale che eviti l’immissione nei ruoli di personale non in possesso di specifici requisiti di competenza. Salvaguardare la competenza scientifica nei diversi ambiti di intervento, garantendo organici adeguati allo svolgimento delle attività delle istituzioni culturali, come nei paesi europei più avanzati.
  5. Promuovere la creazione di istituzioni culturali permanenti anche nelle aree del paese che ne sono prive – in particolare nelle regioni meridionali, dove permane un grave svantaggio di opportunità – attraverso programmi strutturali di finanziamento che mettano pienamente a frutto le risorse comunitarie; incentivare formule innovative per la loro gestione attraverso il sostegno all’imprenditoria giovanile.
  6. Realizzare la cooperazione, favorire il coordinamento funzionale e la progettualità integrata fra livelli istituzionali che hanno giurisdizione sui beni culturali, riportando le attività culturali fra le funzioni fondamentali dei Comuni e inserendo fra le funzioni proprie delle Province la competenza sulle reti culturali di area vasta.
  7. Ripensare le funzioni del MiBAC individuando quelle realmente “nazionali”, cioè indispensabili al funzionamento del complesso sistema della produzione, della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, per concentrare su di esse le risorse disponibili. Riorganizzare e snellire la struttura burocratica del ministero, rafforzando le funzioni di indirizzo scientifico-metodologico e gli organi di tutela e conservazione, garantendone l’efficienza, l’efficacia e una più razionale distribuzione territoriale.
  8. Inserire la digitalizzazione del patrimonio culturale fra gli obiettivi dell’agenda digitale italiana e promuovere la diffusione del patrimonio culturale in rete e l’accesso libero dei risultati della ricerca finanziata con risorse pubbliche.
  9. Riconoscere l’insegnamento delle discipline artistiche e musicali tra le materie curriculari dell’insegnamento scolastico nelle primarie e secondarie e sviluppare un sistema nazionale di orchestre e cori giovanili e infantili.
  10. Prevedere una fiscalità di vantaggio, compreso forme di tax credit, per l’investimento privato e per l’attività del volontariato organizzato e del settore non profit a sostegno della cultura, con norme di particolare favore per il sostegno al funzionamento ordinario degli istituti culturali. Sostenere la fruizione culturale attraverso la detraibilità delle spese per alcuni consumi (acquisto di libri, visite a musei e partecipazione a concerti, corsi di avviamento alla pratica artistica); uniformare l’aliquota IVA sui libri elettronici a quella per l’editoria libraria (4%); prevedere forme di tutela e di sostegno per le librerie indipendenti.

Tratto da: http://www.ripartiredallacultura.it/appello-2/

IL SISTEMA PAESE: L’IDEA DELLA BORGHESIA ITALIANA PER IL RILANCIO ECONOMICO

Da qualche anno a questa parte si sente usare nei più disparati contesti, dai testi universitari di glottodidattica agli articoli di giornale sull’economia, ai discorsi di premier e politici italiani ma in particolar modo quando si parla di imprese italiane all’estero, questa curiosa espressione: “il sistema paese”.

Questa dicitura pare riferirsi ad un, in parte realizzato e in parte auspicato, agire coordinato, “a sistema”, di tutti gli attori economici e sociali italiani, al fine di fare grande il paese sullo scenario mondiale. Quindi un coordinamento tra imprese, banche, istituzioni, esercito, istituti di cultura, privati, emigranti e figli di emigranti uniti coralmente nella loro italianità.

Le parole sono importanti, le parole creano la realtà, come insegna la linguistica generale nell’ipotesi Sapir-Whorf, il linguaggio è una teoria del mondo, nell’esprimere un qualcosa di concreto o reale la sua denotazione linguistica gli dà una colorazione, una sfumatura sempre differente a seconda dei termini utilizzati.

Un’espressione come questa non è in alcun modo neutra ma mostra dei precisi intenti e un determinato abito mentale della classe dominante italiana. Questa dicitura ben esemplifica l’atteggiamento con cui la borghesia della penisola si approccia al nuovo mondo globalizzato e con cui vorrebbe condurre il paese ad agire sullo scenario mondiale, facendo una sintesi tra i due modelli di maggior successo della storia italiana dell’ultimo secolo: la mafia e il fascismo.

Quando al giorno d’oggi si parla di sistema non può non venire in mente la dicitura ‘O SISTEMA, titolo del documentario autoprodotto da Oliva e Scanni nel 2006 ed espressione comunemente usata dai napoletani per riferirsi alla malavita locale al posto dell’istituzionale camorra.

Quando invece si parla di unità corale di intenti tra privati, aziende e Stato al fine di fare grande il paese a livello economico, geopolitico e culturale nella competizione internazioneale, non si può non pensare al corporativismo fascista che proponeva l’unione tra padroni e lavoratori di ogni settore dell’economia al fine di far funzionare al meglio il comparto produttivo, sorvolando completamente sul conflitto tra le due classi di chi detiene la proprietà dei mezzi di produzione e chi possiede solo la propria forza lavoro.

Con una visione di tal fatta ciò che viene proposto è il solito modello massonico-mafioso di consorteria tanto amato dalla borghesia italiana (ma anche internazionale) che sempre vediamo affacciarsi appena guardiamo oltre la cortina della retorica liberista, per cui la tanto decantata autoregolazione del libero mercato è in realtà sempre minata dall’azione di gruppi di interesse, dal favoreggiamento di persone legate da appartenenza comune o amicizia, sia a livello di aziende sia nell’interazione tra aziende e stati nazionali. Se non bastasse il recente SCANDALO DELL’EXPO, la VICENDA DI CRONACA DI QUESTI GIORNI in cui vediamo protagonisti il ministro Lupi, l’imprenditore fiorentino Perotti e il neolaureato Marco Lupi, rampollo del ministro, ben esemplifica cosa intenda la borghesia italiana per “sistema paese”: utilizzare il paese per fare i propri interessi, dentro e fuori i confini nazionali.

Questa proposta è basata sul tacito presupposto che il buon andamento economico di una nazione si rifletta sulle condizioni di vita di tutta la popolazione, mentre guardandosi intorno nel panorama mondiale ci si accorge immediatatmente che la grandezza del PIL di uno stato non va in alcun modo di pari passo col benessere dei suoi cittadini, basta chiedere ai LAVORATORI DEI FAST FOOD americani in lotta per l’aumento dei loro infimi salari o ai milioni di LAVORATORI CINESI che fanno la fame pur producendo merci per tutto il mondo. Esempio paradigmatico è la vicenda del Cile post colpo di Stato del ’73, in cui la dittatura di Pinochet ha portato avanti politiche economiche fortemente neoliberiste, per cui a fronte degli ottimi livelli di crescita economica troviamo una diffusa miseria tra gli strati più bassi della popolazione.

Se da una parte l’idea di sistema paese si configura come una visione eticamente squallida, dall’altra è soprattutto una narrazione volta a creare nelle classi subalterne un’idea di matrice corporativa necessaria a per far seguire a tutta la popolazione la volontà delle classi dominanti.

Questo genere di narrazioni vanno avversate in ogni modo contrapponendo una diversa visione del mondo in cui sia centrale lo scontro tra gli interessi delle diverse classi. Ora più che mai, in un periodo di attacco alle condizioni di vita dei lavoartori è urgente costruire una contronarrazione che ricostruisca tra di loro una coscienza di classe i cui interessi e bisogni siano nettamente disgiunti da quelli di chi possiede i mezzi di produzione.

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L’Europa non è pronta per una politica di rilancio keynesiano

Austerità – La controversia attorno al lavoro degli economisti americani Rogoff e Rheinhardt (vedi correlati) che stabilisce un nesso fra il livello dell’indebitamento pubblico e la crescita, costituisce l’ultimo episodio della crociata che chiede un cambiamento di rotta nella Zona euro.

In questo modo, chi chiede una maggiore crescita, maggiore solidarietà e minore austerità pensa di aver trovato un supporto “accademico” irrefutabile per giustificare le proprie tesi.

Ora, una simile lettura accorda al lavoro di Rogoff e Rheinhardt un’importanza esagerata. Se è corretto dubitare della validità scientifica di qualsiasi formula o valore matematico che pretende di guidare il comportamento dell’economia, la stessa circospezione deve prevalere nel convalidare la tesi contraria, ossia che il livello di indebitamento non influisce sulla crescita.

Mentre politici e accademici polemizzano su queste tematiche, i mercati si preoccuperanno di rimettere in riga chi vorrà imporre le proprie ideologie verso e contro tutti.
In effetti, è sbagliato e intellettualmente disonesto confrontare la relazione crescita/debito di paesi che hanno storicamente mantenuto la loro sovranità monetaria con quella dei paesi dell’UEM (Unione economica e monetaria) che invece l’hanno persa.
Ad esempio, l’accesso ai mercati, che è una delle chiavi della crescita, è maggiormente circoscritta in seno a una UEM privata di meccanismi di trasferimenti automatici.

E’ incontestabile che l’UE/UEM non ha un’architettura istituzionale adeguata e nemmeno strumenti capaci di condurre una politica economica che influenzi la crescita in modo significativo.
In questo contesto il dibattito sul livello del debito è marginale e distoglie l’attenzione dalle priorità.
L’UE/UEM dispone solo di derisorie risorse proprie e per quanto riguarda i mezzi d’intervento deve appoggiarsi a una struttura basata interamente sul buon volere degli Stati membri.
Fino a quando non si sarà rimediato a questa situazione, i richiami a un cambiamento di rotta della politica europea saranno ipocriti e l’Europa servirà da capro espiatorio ideale per giustificare presso l’opinione pubblica le insufficienza dei governi nazionali.

Solo un significativo bilancio autonomo dell’UE/UEM, finanziato tramite risorse proprie, può sostenere l’attuazione di una politica economica europea che non tenga conto di concetti quali “il giusto ritorno” a profitto dell’interesse generale.
Dotata di una significativa autonomia finanziaria, l’UE/UEM potrebbe sopportare il carico di un debito mutualizzato, aumentando le proprie risorse.
In parallelo, la Banca centrale europea potrebbe finalmente giocare il suo ruolo di banca centrale. Potrebbe operare in interfaccia con l’UE/UEM (e non con i paesi membri) come la Federal Reserve negli Stati Uniti e come sono in diversi a chiedere.
Senza intralciare la sua indipendenza, la sua legittimità democratica potrebbe essere assicurata attraverso una responsabilizzazione di fronte agli organi appropriati dell’UE.

Attuare queste riforme richiede una profonda revisione dei Trattati, il che prenderà tempo. E’ comunque essenziale che un accordo politico intervenga rapidamente per definire gli obiettivi e le tappe della loro messa in opera.
Su richiesta del Consiglio europeo, il presidente Van Rompuy presenterà un piano simile il prossimo giugno. La sua adozione deve costituire l’elemento decisivo per fronteggiare i problemi dell’impiego, della crescita e altre sfide sociali, se non si vorrà abbandonare l’iniziativa alle forze nazionaliste e populiste.
La vittoria democratica di una sola di queste fazioni in uno Stato membro dell’Unione europea potrebbe paralizzare l’intera azione dell’UEM e annunciare la sua disintegrazione.

(Atlantico.fr)

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Il Calcio è servito

Milano 14 Marzo - Se dovessi puntare un punto sul PC Milan per ripristinare e far ripartire la nuova era RossoNera sceglierei sicuramente il campionato 1987/88, quando sulla panchina del Milan arrivò lo sconosciuto Arrigo Sacchi. Arrigo Sacchi quell’anno si tolse lo sfizio di battere 2 volte il Milan a domicilio in Coppa Italia ed eliminarlo dalla stessa competizione. Arrigo Sacchi ereditò un Milan che, dopo la trionfante entrata in società di Silvio Berlusconi, salvato da un fallimento sicuro e due retrocessioni in serie B, veniva da una stagione travagliata dove era stato esonerato il Barone Nils Liedholm, sostituito da Fabio Capello. Si era qualificato per la Coppa UEFA dopo lo spareggio di Torino con la Sampdoria

per 1-0, per il Milan goal di Massaro. Sacchi portò una nuova mentalità, spazzò via tutto il vecchio, portò avanti un nuovo progetto, con l’inserimento di Gullit, Van Basten e Ancelotti e buttò le basi per aprire l’era Milan e un nuovo ciclo di grandi vittorie. Il nuovo Milan avrebbe bisogno di qualcosa del genere, bisogna solo decidere se fare una rivoluzione moderata e a quel punto vedrei benissimo Vincenzo Montella, allenatore giovane ma con già un buon bagaglio di esperienza alle spalle, avendo allenato già Roma e Fiorentina come grandi e una provinciale, il Catania, conseguendo in tutte e tre le esperienze buoni risultati. Se poi si vuole attuare una rivoluzione radicale, ecco che le mie preferenze cadono su Maurizio Sarri, che come Sacchi è uno quasi sconosciuto, grande lavoratore, amante del gioco d’attacco fatto di pressing, velocità e organizzazione tattica. Tutti e due impersonano il Lavoro, l’organizzazione e la disciplina tattica. Più comunicativo il primo, più riservato il secondo, uomo di campo e da platea il primo, più uomo di campo il secondo, ma non disdegna la battutina, sempre prodigo di consigli. Montella lo vedo più un tipo alla Capello, Sarri molto più vicino all’allenatore operaio come il primo Sacchi o come Zeman. Fatto stà che il Milan deve azzerare il passato e tracciare una nuova linea di condotta, seguirla tutti insieme, società, staff tecnico, calciatori, tifosi e giornalisti e dare il tempo necessario al nuovo allenatore di plasmare il nuovo gruppo. Solo così il Milan tornerà a primeggiare, in Italia, in Europa e nel Mondo. .

Gaetano Tolomeo

 

Dirty Bomb: riprende il beta testing, ecco le classi personaggio

Awesome Geek Blog and News - In Technology We Trust, Information We Provide

Gli sviluppatori britannici di Splash Damage tornano a rivolgersi agli appassionati di sparatutto per annunciare il rilancio del progetto di Dirty Bomb con l’apertura di una nuova fase di beta testing.

Accompagnato da una nuova infornata di immagini e di scene di gioco sui protagonisti e sulle classi personaggio di questo MMOFPS nato da una costola del progetto naufragato di Brink, l’annuncio della nuova beta a porte chiuse di Dirty Bomb servir a dare agli autori britannici gli strumenti per correggere gli elementi principali dell’impianto di gameplay, delle modalit multiplayer e del negozio interno per le microtransazioni facoltative prima del raggiungimento della versione finale.…

—> continue? Click here to read more » Leggi l’articolo completo updt: 2015-03-27T12:12:02+00:00 da lucatarik

Dirty Bomb: riprende il beta testing, ecco le classi personaggio



from http://feedproxy.google.com/~r/lucatarik-ict-tech-news/~3/Fx7Tf8uj038/
March 27, 2015 at 07:15AM

Rilancio questo appello di Alice Montagna
“Se qualcuno trovasse buttato da qualche parte uno zaino di pelle scura abbastanza grande pieno di quaderni e cartellette può contattarmi per cortesia? Stasera alle 8.30 mi hanno spaccato il vetro dell’auto in pieno centro nel tempo di salire in casa per cambiarmi. Poco mi frega di tablet, telefono e cavolate varie, gli appunti di quello che sto studiando però mi servono e l’agenda con tutti gli appuntamenti, numeri e riferimenti è un dramma per il lavoro. E intanto mi chiedo: ma è possibile che in questa città si possa spaccare un vetro alle 8,30 di sera in zona mercato coperto, con tutta la gente che gira per i locali del centro passando inosservati ?!.O la gente se ne frega ?!..Ma in che posto viviamo ?!…”

#Discussioni Postato su Vigevano.city http://ift.tt/OQYApO

Nuovo Post pubblicato su Milano Post Quotidiano ONLINE di Informazione e Cultura #AumentoPostiLavoroInLombardia, #Expo, #FabrizioSala, #RilancioEconomiaLombarda

Nuovo Post pubblicato su http://www.milanopost.info/2015/03/13/sala-expo-rilancera-leconomia-lombarda/

Sala: “Expo rilancerà l’economia lombarda”

Milano 13 Marzo - “Expo 2015 ha fornito un contributo non secondario nel sostenere il mercato del lavoro in Lombardia”. Così l’assessore alla Casa, Housing sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle imprese di Regione Lombardia Fabrizio Sala, nel commentare i dati pubblicati dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza sul saldo tra entrate e uscite nel mondo del lavoro al primo trimestre 2015.

In base a quanto emerso, in Lombardia nel primo trimestre 2015 ci sono più nuovi posti di lavoro che in tutta Italia: con 45.380 ingressi nel mondo del lavoro, in crescita del 13,1 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e 36.080 uscite, la Lombardia registra un saldo occupazionale di +9.290 unità, superiore al dato italiano che si ferma a +8.380.

 ”Spesso - ha commentato Fabrizio Sala - ci sentiamo chiedere nei dibattiti a cosa serva questo Expo. La risposta è anche in questi numeri e sono contento che un Ente come la Camera di Commercio di Monza, che peraltro ha sempre creduto in questo evento, riconosca il ruolo avuto dall’Esposizione universale. Forse noi italiani dovremmo imparare più spesso a guardare il lato positivo delle cose che facciamo, invece che focalizzarci sulle criticità”.

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Anacleto Camarda

"Albergo diffuso nel Centro Storico, un'opportunità di rilancio della Città e dell'Aeroporto", incontro dibattito con Miele e Polverini

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Parte la sfida di Forza Italia sabato 28,  per la riconquista di Milano

Milano 27 Marzo - Sabato 28 marzo alle ore 10.00 Forza Italia organizza una manifestazione presso l’Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli in Piazza Duca D’Aosta, per lanciare ufficialmente la sua sfida per la riconquista di Milano nel 2016 e liberarla dalla morsa della sinistra. Ora che Pisapia, a un anno dalle elezioni, ha definitivamente abbandonato la città rinunciando alla sua ricandidatura e ammettendo così il suo clamoroso fallimento, è il momento di mettere in campo un progetto di rilancio della città che possa coinvolgere il maggior numero di forze e tutti coloro che non si rassegnano al declino imposto dal sindaco. L’obiettivo è convincere i milanesi che Milano merita molto di più dei disastri di questa giunta  Da queste premesse parte la campagna di Forza Italia per riprendersi Milano, È il momento di ricordare ai milanesi che Forza Italia è sempre stata al loro fianco per dire no ad un’amministrazione che ha saputo solo tartassarli con aumenti di tasse e imposte e una valanga di multe atte solo a ingrassare le casse del Comune. Forza Italia intende Investire  e rilanciare  tutto il lavoro che è stato svolto in questi anni e lavorare sui contenuti e su proposte concrete.

Con questa ottica Forza Italia aspetta i simpatizzanti sabato 28 presso Palazzo Pirelli. La scelta della location, sede della Regione Lombardia, non è casuale. Perché il “modello Lombardia” e la sua esperienza di buon governo del territorio sarà anche al centro del dibattito e rappresenterà il faro nella sfida per la riconquista di Milano. La Lombardia modello per il futuro: su questo tema si confronteranno  sabato molti esponenti del partito. Insieme al Coordinatore Regionale Mariastella Gelmini, interverranno assessori e consiglieri regionali di Forza Italia che racconteranno la loro esperienza di governo del territorio all’interno di una coalizione di centrodestra che sta lavorando compatta e con ottimi risultati.

Milano Post