residenza

Residenza Mancin

Set a 3-minute walk from the beachfront, Residenza Mancin offers self-catering apartments in Caorle. Portogruaro is a 30-minute drive from the property. Each apartment is equipped with a TV and a kitchenette with refrigerator. The private bathroom comes with a shower and bidet. San Donà di Piave …

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Waiting for Serata fonico vocale #L.G.S.A.S

*Rileggo l'articolo dello scrittore Fred Ulhman:


Kurt Schwitters, il Dada che si credeva un bassotto
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Schwitters era grande, grosso e largo di spalle. Aveva una bella testa che ricordava quella dell’attore tedesco Gerhardt Hauptmann. I suoi calzini erano talmente pieni di buchi che era difficile sapere se li portasse o meno. Portava grosse scarpe che sembravano troppo grandi persino per lui, e la sua andatura mi faceva pensare a quella di un contadino che porta una cesta pesante. Diceva di essere fuggito dalla Norvegia portando con sé una coppia di topolini bianchi, troppo preziosi per essere lasciati in mani tedesche. Un giorno si fermò davanti a un granaio per raccogliere qualche chicco di grano per sé e per i suoi topolini. All’improvviso le pistole di un gruppo di norvegesi che sorvegliavano un cavo elettrico che attraversava la costruzione gli furono puntate contro, e solo la presenza dei suoi topolini lo salvò da una morte imminente. I norvegesi ritennero che era poco probabile che una spia tedesca potesse andare in giro con dei topolini in tasca, e così lo lasciarono fuggire in Inghilterra, dove i suoi topolini e lui furono messi in quarantena. La prima volta che lo incontrai, alloggiava in una mansarda del nostro campo. I suoi collages, appesi ai muri, erano fatti con pacchetti di sigarette, alghe, conchiglie, pezzi di tappo, di cordicella, di fil di ferro, di vetro e di chiodi. Qua e là si ergevano alcune statue; erano fatte di porridge, il materiale più effimero conosciuto dall’umanità, che esalava un debole ma nauseante odore e aveva il colore del formaggio: di bleu danese ben fatto o di roquefort. Sul pavimento c’erano piatti, pane raffermo, formaggio e altri resti di cibo e, tra di essi, dei grossi pezzi di legno, in gran parte gambe di tavoli o di sedie rubati nelle nostre case, che usava nella costruzione di una grotta attorno a una piccola finestra. C’erano anche un letto, un tavolo, e forse anche una sedia, in questa stanza di cinque metri per due. Lo spazio restante era occupato da quadri di ogni sorta, eseguiti sul linoleum del pavimento, in mancanza di ogni altro materiale. Per questo scopo, Schwitters aveva sempre con sé un coltello affilato e, spesso, l’ho visto tagliare con cura un bel riquadro di linoleum nella casa di qualche disgraziata isolana. Una sera stavo andando a trovarlo - come facevo spesso perché in quel periodo dipingeva il mio ritratto -, quando sentii dei latrati feroci che venivano dalla zona in cui alloggiava, cosa che mi sorprese, dal momento che cani e donne erano vietati nel nostro campo. Quando entrai vidi una scena straordinaria. Al pianterreno, un uomo d’affari viennese di una certa età abbaiava verso la cima delle scale, dove era appollaiato Schwitters, che a sua volta abbaiava con tutte le forze. L’uomo d'affari aveva un latrato profondo come quello di un bulldog inglese, mentre Schwitters preferiva quello di un bassotto tedesco. Bau-bau!, abbaiava il bulldog. Bau-bau-bau!, rispondeva il bassotto. Bau-bau-bau-bau!, abbaiava l’uomo d’affari. Bau-bau-bau-bau-bau!, rispondeva Schwitters con furore. Il confronto proseguì un bel po’ in un crescendo spaventoso, fino a quando i due uomini non se ne stancarono. L’uomo d’affari andò a mettersi a letto come è normale per gli uomini d’affari, ma Schwitters, essendo - mi arrischio a suggerirlo - piuttosto incerto del limite dove finiva il regno umano e cominciava quello animale, si ritirò in una cuccia che aveva approntato per lui e per il bassotto che era in lui. Aveva messo sul suo tavolo alcune coperte, vi aveva spostato sotto il suo materasso, e muovendosi a quattro zampe entrò nella cuccia per dormire, ciò che rappresentava comunque uno sforzo considerevole, grande e grosso com’era. Lo vidi spesso nella sua cuccia e non mancava mai di addormentarsi senza mormorare dolcemente un ultimo bau-bau-bau. Era il più meraviglioso dei narratori. Abbelliva le sue storie con la massima cura. La sua voce era dolce e, nella sua bocca, la lingua tedesca, che può sembrare rude e gutturale, diventava ricca e melodiosa. Quando fece la sua prima serata Dada era piuttosto inquieto sul modo in cui sarebbe stata accolta. Temeva una ripetizione delle scene brucianti degli inizi degli anni Venti, ma, con sua grande sorpresa, tutti i numeri furono accolti da applausi frenetici. Il povero Schwitters aveva dimenticato fino a che punto era cambiato il mondo dopo il 1917, tutti ora conducevano una vita surrealista. Dopotutto, cosa poteva esserci di più dada di duemila «stranieri nemici» che pregavano per la vittoria del «nostro grazioso re Giorgio VI e della nostra graziosa regina Elisabetta?». Ricordo un certo numero delle sue storie, per esempio quella dell’enorme pietra nera che una volta aveva trovato nell'Hannover dopo una giornata di pioggia. Al sole la pietra riluceva e scintillava come un meraviglioso diamante nero. La portò all’Accademia delle Belle Arti, la mise su un fornello, poi la dimenticò completamente. Uscì un momento e, mentre tornava verso l’Accademia, vide passare a gran velocità dei carri di pompieri. Nubi di fumo nero uscivano dalle finestre, il direttore camminava avanti e indietro con il pugno teso e gridava: «Das Schwein! Das Schwein! Se prendo il porco che ha messo del catrame sul fornello!». (…) C'era anche una poesia che recitava continuamente. Era intitolata Leise (Dolcemente). Cominciava a recitarla sussurrando «dolcemente, dolcemente». Un po’ alla volta aumentava il volume del suono, «dolcemente» diventava sempre più forte fino a raggiungere una formidabile intensità e a esplodere in un grido selvaggio. In quel preciso momento, egli afferrava una tazza o un piattino e la scagliava al suolo mandandola in mille pezzi. Questa «poesia» aveva sempre un grande successo. Molti anni prima l’aveva recitata per un tempo interminabile tra i tavolini del Deux Magots alla presenza di Tzara e Breton… fino a che non intervenne il proprietario del caffè. (…) È morto in miseria nel 1947. Negli ultimi tempi cercava di vendere i suoi collages a una sterlina l'uno. Appena morto, i mercanti d’arte cominciarono ad acquistare anche i più piccoli frammenti delle sue opere su cui potevano mettere le mani e ogni tanto una voce mi chiede al telefono: “Nessun Schwitters da vendere?”. I suoi collages, mi hanno detto, valgono ora dalle tre alle quattrocento sterline e il loro prezzo continua a salire; diventano sempre più dada ogni giorno che passa. Mi chiedo cosa ne avrebbe detto il povero Schwitters. Bau-bau-bau, suppongo.

[Fred Uhlman]

| | 13.09 | | from BOLOGNA to MONTEFIORE CONCA

#DIVERTISSEMENT_morire è un dato di fatto

 é  residenza artistica per_ 4 danzatrici, 2 grafici analogici, un litografo e un burattinaio, un ombrista e un light designer.

é   E V E N T O che inaugura la stagione 2013/2014 di Maison Ventidue,

è  esperienza del viaggio,  dell’ incontro, dello stare

in collaborazione con Atelier della Luna  presso la Rocca Malatestiana di Montefiore Conca

INFOePRENOTAZIONI_ lamaison22@gmail.com / 3493749303 • 3891872729 • 

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“They missed the point. There’s no such thing as silence. What they thought was silence, because they didn’t know how to listen, was full of accidental sounds. You could hear the wind stirring outside during the first movement. During the second, raindrops began pattering the roof, and during the third the people themselves made all kinds of interesting sounds as they talked or walked out.”

[John Cage]

*waiting for Serata fonico vocale #L.G.S.A.S

Watch on sguardimora.tumblr.com

Waiting for#Canelupo Nudo (gli altri)

*Listening # Einstürzende Neubauten, Faustmusik.

TRACKLIST
Trische
Monolog (Faust)
Besetzt (Margarethen)
Bürokratie (Mephisto)
Burleske (Mephisto)
Walpurgisnachtfestchen (Busho)
Das Orchestrion
Still Am Abend
Letztes Bild (Mephisto)

SCRITTO e COMPOSTO
Blixa Bargeld, Mark Chung, FM Einheit, Alexander Hacke, N.U. Unruh.

Recorded @ the Hans-Otto-Theater, Potsdam between Oct-94 and Jun-95 by Boris Wilsdorf & Thomas Stern.

Il dramma “Faust-Mein Brustkorb: Mein Helm” di Werner Schwab con Thomas Thieme as Faust, Blixa Bargeld as Mephisto, Günter Rüger as Busho, Gabriele Völsch as Margarethen and music by Neubauten.

hello? is anyone out there?

So per certo che sia a destra che a sinistra ho due vicini.. però giuro che non ho mai sentito un rumore, a parte quello dello scarico.. Secondo voi sono io che faccio troppo casino, sono loro che sono silenziosi oppure le pareti sono spesse e non si sente niente? Perchè io faccio un casino della madonna a tutte le ore D: provateci voi a vivere in 9 metri quadri.