priolo

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The Priolo (or Azores Bullfinch) is the second-rarest bird in Europe, and I had the extraordinary privilege of seeing a couple of them in the wild when I was on São Miguel last month. This is for the wonderful people at the Centro Ambiental do Priolo, who are doing fantastic conservation work to recover the native laurel forests and protect the remaining birds.

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Scuola superiore e Normale di Pisa, accordo tra eccellenze (VIDEO)

I due istituti di formazione di Catania e Pisa hanno firmato un accordo che prevede scambi tra studenti e docenti…

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Helping the Bullfinch may be a great way to do something positive in 2013

http://www.indiegogo.com/PreserveAzoresBullfinch

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cartolina del venerdì #27 (cime)

Giorni fa ho fatto una cosa di cui mi vergogno molto.
Acconsentendo alla richiesta dell’ospite, sono andato all’I.B..
Pochi danni fisici (una lieve scottatura e qualche graffio), ma è l’anima ciò che mi duole: crema e acqua ossigenata servono a poco. Perdono & Pietà.

Oggi ho cambiato pacchetto turistico. Devo aver risententito delle cronache estive (ILVAILVA) e dei due mesi passati a Bagnoli (ITALSIDER/ILVA), altrimenti forse mi risparmiavo il giretto lungo il triangolo.

Augusta-Priolo-Melilli.

Per capire quale termine - e che termine - accompagna la figura geometrica anteriormente citata è sufficiente cercare su internet. Oppure si possono consultare le pagine 121, 122 e 123 di questa pubblicazione.
L’immaginazione, posta dinnanzi a cifre e tabelle, diventa tremendamente inutile.

Si nascondeva a Priolo, arrestato un trafficante ritenuto vicino al clan Nardo

Priolo G. (SR) – Scovato ed arrestato nella tarda mattinata di ieri, a seguito di articolate indagini di polizia giudiziaria e ad attenti servizi di appostamento, da parte degli agenti del Commissariato di P.S. di Priolo Gargallo, in collaborazione il Commissariato di Lentini e la Squadra Mobile della Questura di Siracusa, Alfio Anello 51 anni. L’uomo, destinatario di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte dall’Appello di Catania, è stato riconosciuto colpevole di far parte integrante di un’associazione criminale dedita al traffico di stupefacenti, ritenuta vicina al famigerato clan Nardo. Secondo quanto accertato, Anelo avrebbe svolto l’attività illegale dal 2000 al 2003 nei territori di Lentini e Carlentini. La sua latitanza ha avuto termine quando i poliziotti ne hanno accertato la presenza all’interno di un appartamento sito al centro di Priolo Gargallo, dove probabilmente avrebbe trascorso una lunga latitanza. Intorno alle 11.00 di ieri mattina infatti , dopo aver fatto irruzione all’interno dell’abitazione lo hanno sorpreso intento a farsi la barba. L’azione fulminea condotta dagli investigatori non ha dato ad Anello il tempo per tentare alcuna reazione e dopo le incombenze di rito, è stato tratto in arresto e condotto nel carcere di Augusta, dove dovrà espiare tredici danni di reclusione e due di libertà vigilata.

Che i Brandimarte non fossero “stinchi di Santi” lo si è compreso da tempo, così come si sa oramai che la famiglia sia cresciuta nel contesto criminale all’ombra dei Piromalli-Molè.

Basterebbe citare l’operazione “Puerto Liberado” per comprenderlo. L’operazione che, condotta dalla Guardia di Finanza, portò ad arresti eccellenti ed a capitanare il gruppo criminale erano proprio i fratelli Brandimarte, Giuseppe e Alfonso, entrambi ex dipendenti di una societàdi gestione della banchina merci del porto.

Poi l’omicidio di Michele Brandimarte, avvenuto a Vittoria il 14 dicembre scorso (2014, ndr).

Ma ancora prima la faida che vedrebbe coinvolti proprio i Brandimarte contro i Priolo, assolti in primo grado con il processo d’appello iniziato da poche settimane (LEGGI L’ARTICOLO).

Per gli inquirenti, gli imputati (Antonio Brandimarte, 52 anni, Vincenzo Brandimarte, 30 anni, Davide Gentile, 26 anni, Giuseppe Forgione, 26 anni, Giovanni Priolo, 59 anni, tutti di Gioia Tauro e Giuseppe Brandimarte, 44 anni, di Rizziconi) sarebbero stati i responsabili dei fatti di sangue che tra il 2011 e il 2013 hanno interessato Gioia Tauro.

La scia di sangue sarebbe scaturita – secondo l’accusa – dall’omicidio di Vincenzo Priolo, freddato a colpi di pistola sulla Statale 111 nel luglio del 2011 da Vincenzo Perri.

Arcangelo Furfaro

Ecco che, a tentare di fare luce sui fatti dell’omicidio di Michele Brandimarte e sulla faida, intervengono le dichiarazioni (agli atti del Processo d’appello proprio per la faida Brandimarte-Priolo) del collaboratore di giustizia Arcangelo Furfaro (gioiese finito in carcere perchéaccusato di essere collegato al clan Molè).

Arcangelo Furfaro inizia a parlare con il sostituto Procuratore di Reggio Calabria, Roberto Di Palma (parte delle dichiarazioni tratte da “Cronache del Garantista”, articoli del 18 e 25 febbraio).

OMICIDIO MICHELE BRANDIMARTE

La confessione di Domenico Italiano (reo confesso killer) che avrebbe ucciso Michele Brandimarte a Vittoria il 14 dicembre del 2014 non convincerebbe totalmente gli inquirenti. Rimane, poi, la domanda su cosa ci facessero a Vittoria vittima, omicida e fratello dell’omicida (oltre ad una presunta, vedremo, quarta persona).

Come più volte abbiamo scritto, si profilerebbe sempre più un “affare di droga” nella Provincia Iblea con l’interessamento della “potente” famiglia Brandimarte, proprio nel traffico di droga (leggasi appunto l’operazione “Puerto Liberado”).

Andiamo alle dichiarazioni di Arcangelo Furfaro.

“E quest’ultimo omicidio che c’èstato in Sicilia?”. Chiede Di Palma a Furfaro, durante le sue dichiarazioni sullo scontro con i Priolo. “Lei ha saputo qualcosa?”

Dottore in Sicilia le cose sono andate piùo meno come sono state dette, almeno per quello…Per come mi ha detto Alfonso (Brandimarte, fratello della vittima), mi ha detto che questo ragazzo qua, mi sfugge il nome (Domenico Italiano), questo poi si è accusato dell’omicidio. Lui stesso, erano andati lui e ed il fratello a casa di Michele e li ha pregati…loro due hanno pregato Michele di andare con loro la’in Sicilia.

Che praticamente era andato per aggiustargli questa cosa che lui lì avesse torto e a questo punto sembra che Michele l’ha trattato male, dandogli alcuni schiaffi…questo ragazzo non se li è tenuti per la cattiva figura che avrebbe fatto lì e gli ha sparato alle spalle…E poi se ne è tornato a Gioia però era col fratello questo ragazzo”.

Ci sarebbe una ulteriore persona che, come abbiamo sempre sostenuto sulle colonne di questo giornale on-line, avrebbe aiutato i fratelli Italiano a fuggire da Vittoria e far ritorno a Gioia (LEGGI L’ARTICOLO CON LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO).

FAIDA BRAMDIMARTE – PRIOLO

La faida fra i Brandimarte ed i Priolo, che è in questo momento a processo in Appello, è oggetto di dichiarazioni molto dettagliate del collaboratore di Giustizia, Arcangelo Furfaro.

Dalle dichiarazioni di Furfaro, rese al sostituto Roberto Di Palma, emerge chiaramente come i Brandimarte avessero il serio timore di essere sterminati, a seguito dell’uccisione di Vincenzo Priolo ad opera di Vincenzo Perri (avvenuta nel luglio del 2011).

Vincenzo Priolo all’epoca dei fatti faceva parte della famiglia, in quanto sposato con la figlia di Michele Brandimarte, Damiana (LEGGI L’ARTICOLO) ma la loro unione era naufragata, tanto che la giovane lasciò la casa coniugale e ritornò in quella del padre, Michele.

Secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia Furfaro al sostituto procuratore Roberto Di Palma, Vincenzo Priolo (cognato anche di Girolamo Piromalli) chiede di riportargli sua moglie.

Vincenzo Perri, però, si sarebbe rifiutato e da lì la sua vita sarebbe stata un inferno, così come avrebbe avuto inizio la faida (poi scoppiata con l’omicidio del Priolo ad opera dello stesso Perri).

È lo stesso collaborator, Arcangelo Furfaro, raccontare i particolari della vicenda che avrebbero portato i Priolo ed i Brandimarte a farsi la guerra.

Perché Priolo si rivolge proprio a Perri?”. Domanda il magistrato.

Questo non ve lo so dire dottore, ma Perri e Michele (alias Brandimarte) erano sempre assieme, lavoravano assieme facevano tutto assieme tanto è vero – sottolinea Furfaro – che anche Perri nell’ultimo periodo era… dicimu erano nemici con Alfonso” Brandimarte che, sembra dalle dichiarazioni, non fosse in buoni rapporti col fratello.

E Nuccio (Giuseppe Brandimarte) perché loro gli dicevano di te e, e gli facevano abusi a sto ragazzo (al Perri), lo picchiavano dove lo vedevano,  andavano nel negozio e gli prendevano i soldi, quello delle scarpe ‘ci ndi facivanu i tutti i culuri’, infatti quella mattina lo aspettavano per…dargli botte, siccome lui le aveva prese, sapeva come…”.

Praticamente il Collaboratore di giustizia, Arcangelo Furfaro, spiega al magistrato Di Palma che Vincenzo Perri, la mattina dell’omicidio di Vincenzo Priolo, aveva la pistola che poi ha usato per ucciderlo.

A seguito dell’omicidio di Vincenzo, i Priolo hanno risposto con il tentato omicidio a Giuseppe Brandimarte, il 4 dicembre 2011.

“Che sa, dopo hanno sparato a Nuccio – afferma il collaboratore Arcangelo Furfaro -, eh…spararru a Nuccio e giustamente chisti cca dice: ‘ora ndi mmmazzanu a tutti e quindi…’.

Così i Brandimarte avrebbero “reagito”.

Il magistrato chiede: “E quindi l’omicidio di Pepè? (Giuseppe Priolo)”.

Furfaro sembra sicuro ed afferma: “L’omicidio di Pepè, per quanto dice Alfonso (Alfonso Brandimarte), lui, le sue parole sono state: ‘ siamo stati noi’. Però chi è stato materialmente io non lo so”.

Così il Magistrato, Di Palma, chiede: “Perchè loro si sono sentiti, in buona sostanza, obiettivo da parte dei Priolo”.

Ed il Furfaro risponde: “dei Priolo e dei Piromalli”.

“Sti Priolo erano con  Antonio Piromalli, figlio di don Pino Facciazza…Gli altri due fratelli che sono più furbi, più eleganti, più fini, eccetera, stavano…dicono sempre che loro non ne vogliono sapere niente”.

A questo punto il magistrato Di Palma non capisce di chi stiano parlando e chiede: “Stiamo parlando di Gioacchino (Piromalli) classe 1939? E di Antonio, se non sbaglio”.

Furfaro risponde e spiega: “No, no…Nino si, Nino giusto. Dicono sempre che non ne vogliono che sapere eccetera, eccetera, però è vero che uno dei fratelli, o Pino o Gioacchino, ha mandato a chiamare, dopo il ferimento di Nuccio parlavano con Alfonso, perché Nuccio non si poteva muovere da casa per com’era conciato, no? Non riusciva né a guidare, né …era impossibilitato a muoversi, quindi il riferimento era Alfonso. Li hanno mandati a chiamare due volte e per due volte loro non ci sono andati…eh…”.

Così il Pm Di Palma chiede ancora spiegazioni sui Piromalli: “Quindi non è vero che sono completamente fuori dai giochi, perché quando ci sono queste cose si mettono nel mezzo anche loro. Okay”.

Furfaro risponde: “Non sono mai stati fuori dai giochi sono sempre stati fini, furbi e hanno sempre fatto andare avanti gli altri, ma i compensi li hanno presi loro, in tutti…”.

C’è anche una parte sull’omicidio Bagalà.

Di Palma chiede a Furfaro: “A detta sua (Alfonso Brandimarte) lui e suo nipote”, “l’hanno ucciso”.

Furfaro risponde: “Si, a detta sua, poi se l’ha detto per…”.

Il collaboratore Furfaro chiarisce che il perché di quell’omicidio è da rintracciarsi nell’agguato a Nuccio Brandimarte.

Perchè lui (alias Francesco Bagalà) e Peppe Priolo sono stati quelli che hanno sparato a Nuccio. Erano loro due… Lui (Alfonso) – prosegue Furfaro – quando parla di nipoti… dei nipoti intende dire o il figlio di Antonio…o mis sembra che è il genero, eh…come si chiama, Bagalà mi pare…no…il Gentile, Gentile quando dice: ‘nipoti’ intende dire questi due”.

“Gentile chi?”. Domanda il magistrato.

Furfaro risponde: “Se non erro ha preso per sposa la figlia di Antonio Brandimarte…se erano altri nipoti questo io non lo so…Ieu e me niputi, questa è stata la parola poi…”.

La verità sui Brandimarte: dall’omicidio di Michele, alla faida con i Priolo e i rapporti con i Piromalli Che i Brandimarte non fossero “stinchi di Santi” lo si è compreso da tempo, così come si sa oramai che la famiglia sia cresciuta nel contesto criminale all’ombra dei Piromalli-Molè.

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Migranti in rivolta sequestrano l’agriturismo che li ospita

Una mezza rivolta da parte di circa la metà degli 80 migranti ospitati nell’agriturismo ‘La Torretta’ di Borgo Priolo, nell’entroterra collinare casteggiano dell’Oltrepo Pavese. Stando a una prima ricostruzione, ieri verso le 11,30, una quarantina di ospiti di varie nazionalità hanno inscenato una manifestazione bloccando l’accesso alla struttura che è stata letteralmente blindata con una catena con la quale è stato ermeticamente chiuso il cancello dell’ingresso. A quel punto ai veicoli e ad altri addetti della struttura, era praticamente impedito ogni movimento. Inutili i tentativi di placare gli animi: oltretutto il numero di chi protestava, non consentiva un facile dialogo. Visto il persistere della manifestazione, quindi, sono stati avvisati i carabinieri.

Verso mezzogiorno, dopo l’arrivo dei militari della stazione di Montalto Pavese e della Compagnia di Stradella, è tornata la calma. Tre dei migranti, più facinorosi, tuttavia, saranno denunciati a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata. La protesta sarebbe scattata perché i migranti si lamentano delle condizioni igieniche negli alloggi, della scarsità di cibo e dell’isolamento in cui si trova la struttura. La scintilla sarebbe anche la decisione della proprietà della struttura di procedere al licenziamento di alcuni addetti alle pulizie. Insomma con il timore di un peggioramento delle condizioni generali per gli ospiti.

Eppure l’agriturismo, strutturato su tre sedi ‘Centrale’, ‘Boschetto’ e ‘Simona’, soprattutto nel periodo primaverile ed estivo, è una delle mete più gettonate per il turismo rurale, è anche dotato di impianti sportivi e ospita matrimoni e altre cerimonie. Certamente, proprio per la sua vocazione naturalistica, non è vicino a centri abitati: ‘La Torretta’ si trova, infatti, in località Staghiglione, un nucleo di poche case, ad alcuni chilometri da Borgo Priolo. Un paio di settimane fa era esploso, con tanto di manifestazione della Lega Nord, il caso dell’albergo ‘Corona’ di Varzi dove, invece, sono stati inviati una ventina di migranti, in prevalenza di etnia africana. Qui, tuttavia, come del resto per altre strutture della provincia di Pavia destinate a ospitare, in via temporanea, profughi sbarcati in condizioni di fortuna sulle coste meridionali italiane o a Lampedusa, non si sono registrate proteste o manifestazioni da parte degli ospiti.

Fonte: qui