priolo

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The Priolo (or Azores Bullfinch) is the second-rarest bird in Europe, and I had the extraordinary privilege of seeing a couple of them in the wild when I was on São Miguel last month. This is for the wonderful people at the Centro Ambiental do Priolo, who are doing fantastic conservation work to recover the native laurel forests and protect the remaining birds.

La 'Ndrangheta, dal predominio sul Nord agli affari nel Porto di Gioia Tauro

La ‘Ndrangheta, dal predominio sul Nord agli affari nel Porto di Gioia Tauro

La ‘Ndrangheta sempre più forte e radicata e nel nord si conferma in netto “predominio a discapito di altre compagini associative, come quella di origine siciliana”, ovvero Cosa Nostra.

E’ quanto emerge dalla Relazione Nazionale Antimafia presentata oggi a Roma dal Procuratore Franco Roberti. Per la Dna in Lombardia ed in Piemonte le “associazioni criminali di origine calabrese sono radicate”.…

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Scuola superiore e Normale di Pisa, accordo tra eccellenze (VIDEO)

I due istituti di formazione di Catania e Pisa hanno firmato un accordo che prevede scambi tra studenti e docenti…

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Helping the Bullfinch may be a great way to do something positive in 2013

http://www.indiegogo.com/PreserveAzoresBullfinch

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cartolina del venerdì #27 (cime)

Giorni fa ho fatto una cosa di cui mi vergogno molto.
Acconsentendo alla richiesta dell’ospite, sono andato all’I.B..
Pochi danni fisici (una lieve scottatura e qualche graffio), ma è l’anima ciò che mi duole: crema e acqua ossigenata servono a poco. Perdono & Pietà.

Oggi ho cambiato pacchetto turistico. Devo aver risententito delle cronache estive (ILVAILVA) e dei due mesi passati a Bagnoli (ITALSIDER/ILVA), altrimenti forse mi risparmiavo il giretto lungo il triangolo.

Augusta-Priolo-Melilli.

Per capire quale termine - e che termine - accompagna la figura geometrica anteriormente citata è sufficiente cercare su internet. Oppure si possono consultare le pagine 121, 122 e 123 di questa pubblicazione.
L’immaginazione, posta dinnanzi a cifre e tabelle, diventa tremendamente inutile.

Si nascondeva a Priolo, arrestato un trafficante ritenuto vicino al clan Nardo

Priolo G. (SR) – Scovato ed arrestato nella tarda mattinata di ieri, a seguito di articolate indagini di polizia giudiziaria e ad attenti servizi di appostamento, da parte degli agenti del Commissariato di P.S. di Priolo Gargallo, in collaborazione il Commissariato di Lentini e la Squadra Mobile della Questura di Siracusa, Alfio Anello 51 anni. L’uomo, destinatario di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte dall’Appello di Catania, è stato riconosciuto colpevole di far parte integrante di un’associazione criminale dedita al traffico di stupefacenti, ritenuta vicina al famigerato clan Nardo. Secondo quanto accertato, Anelo avrebbe svolto l’attività illegale dal 2000 al 2003 nei territori di Lentini e Carlentini. La sua latitanza ha avuto termine quando i poliziotti ne hanno accertato la presenza all’interno di un appartamento sito al centro di Priolo Gargallo, dove probabilmente avrebbe trascorso una lunga latitanza. Intorno alle 11.00 di ieri mattina infatti , dopo aver fatto irruzione all’interno dell’abitazione lo hanno sorpreso intento a farsi la barba. L’azione fulminea condotta dagli investigatori non ha dato ad Anello il tempo per tentare alcuna reazione e dopo le incombenze di rito, è stato tratto in arresto e condotto nel carcere di Augusta, dove dovrà espiare tredici danni di reclusione e due di libertà vigilata.

Il Porto di Gioia Tauro rappresenta la principale porta d’ingresso della cocaina in Italia.

E’ questo l’assunto intorno al quale gira la Relazione annuale 2014 della Direzione Nazionale Antimafia relativamente alla ‘Ndrangheta.

Ma entriamo nello specifico della gestione del Porto più anarchico d’Italia, laddove non esistono regole (o se esistono vengono per lo più sempre aggirate), nido di corruzione, malaffare e criminalità

Insomma, semplicemente il Regno della ‘Ndrangheta.

Il dato numerico, del resto, è impressionante: complessivamente, nel periodo 1 luglio 2013 – 30 giugno 2014 sono stati sequestrati nel porto di Gioia Tauro Kg. 1406,065 di cocaina.

Andando nell’analisi, nome per nome, troviamo importanti novità nella relazione 2014 della Dna.

Il Porto di Gioia Tauro è ormai diventato una vera e propria “pertinenza di casa” della cosca Pesce e dei suoi alleati (i principali: i Mancuso di Limbadi e i Bellocco pure di Rosarno, i Molè e i Brandimarte).

Iniziamo dalle sentenze “All Side” che hanno (all’epoca) demolito la forza della famiglia Pesce. Fra gli altri, infatti, sono stati condannati: Antonino PESCE, a 28 anni; Francesco PESCE (classe ’79) a 12anni; l’altro Francesco PESCE (classe ’84) a 21 anni; Francesco PESCE (cl. ’87) a 12anni; Francesco PESCE (cl. ’88) a 1 anno e 4 mesi; Giuseppe Pesce a 16anni; Giuseppina PESCE a 4 anni e 4 mesi; Marcello PESCE a 15 anni e 6 mesi; Maria Grazia PESCE a 7anni; Marina PESCE a 12 anni e 10 mesi; Rocco PESCE (cl. ’84) a 12anni; Salvatore PESCE a 27 anni e 7 mesi; Vincenzo PESCE (cl. ’86) a 16 anni e 8 mesi (20 anni). 

Risultava, così, che alcuni dipendenti infedeli della “Medcenter Container Terminal S.p.A”. di Gioia Tauro, oltre a svolgere le normali attività, si dedicavano al recupero delle partite di cocaina dai container trasportati a bordo delle numerose  cargoship in arrivo dal Sud America ed al successivo trasporto all’esterno dell’area portuale attraverso gli automezzi di servizio della medesima Società portuale.

Altra operazione degna di nota, giunta a sentenza, è “Crimine 3”.

Così emerge che il controllo della cosca dei Pesce sul Porto non era caratterizzato dalla sola capacità d’intervento, per così dire “chirurgico” sullo stupefacente in transito o in arrivo, finalizzato, cioè, ad estrarre dai cargo e dai container le tonnellate di cocaina inviate per farle uscire dal Porto; era, invece, ad un tempo, globale e minuzioso, diffuso e monopolistico su tutta la struttura portuale.

Il 24 luglio 2014 I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria – G.I.C.O., coadiuvati dal personale del Comando Provinciale Reggio Calabria, hanno tratto in arresto tredici persone, appartenenti ad una pericolosa organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tipo cocaina, giunta dal Sud America in Italia attraverso le strutture logistiche dello scalo marittimo di Gioia Tauro grazie alla complicità di alcuni dipendenti portuali. 

Giuseppe Brandimarte

L’organizzazione criminale era capeggiata da Giuseppe Brandimarte, ex dipendente della Società di gestione della banchina merci del porto, il quale, profondo conoscitore delle dinamiche operative all’interno dello scalo, proprio in virtù dell’esperienza maturata, poteva contare sull’assoluta ed incondizionata collaborazione di diversi dipendenti infedeli. 

Gli altri arrestati sono stati: BRANDIMARTE Alfonso cl. ’77, SGAMBETTERRA Gianpietro cl. ’85, IETTO Mario cl. ’68, CAMBREA Vinicio cl. ’73, CARATOZZOLO Vincenzo cl. ’81, SIVIGLIA Francesco cl. ’73, CONDELLO Giuseppe cl. ‘70; GAGLIOSTRO Rocco cl. ’77 ; FEMIA Antonio cl. ‘81; CALABRÒ Antonio cl. ‘89; CRISAFI Vincenzo cl. ‘80; CAMPANELLA Antonio cl. ’87.

Il 21 ottobre 2014 sono stati arrestati tredici persone con provvedimento della Dda di Reggio Calabria, tra cui imprenditori a vario titolo collegati alle locali cosche di ‘ndrangheta. E’ stato anche eseguito il sequestro di 23 società per un valore complessivo di circa 56milioni di euro. 

Gli arrestati: Pesce Salvatore, cl 88 Rao Gaetano, cl 55 Mazzitelli Marco, classe 83 Comandè Giuseppe, cl 83 Franco Domenico, cl 57 Franco Giuseppe, cl 60 Franco Antonio, cl 62 Rachele Francesco, cl 41, Rachele Salvatore, cl 78 Rachele Rocco, cl 68 Stilo Bruno, cl 66 Canerossi Domenico, cl 67, Filardo Nicola, cl 59

Il Porto di Gioia Tauro, poi, è anche fondamentale per i rapporti criminali con le altre mafie, a partire da Cosa Nostra siciliana.

Potrebbe inserirsi in questo contesto l’omicidio di Michele Brandimarte, esponente di primo piano della ‘Ndrangheta (della famiglia Piromalli – Molè) ucciso in Sicilia, a Vittoria (Ragusa), il 14 dicembre del 2014.

Michele Brambinate

L’omicidio di Michele Brandimarte è ancora avvolto nel mistero anche se un uomo, Domenico Italiano, si è costituito la notte fra il 14 ed il 15 auto accusandosi dell’omicidio di Brandimarte (LEGGI L’ARTICOLO).
per gli inquirenti sarebbe sempre più un fatto di “droga”. Proprio in questo caso si inserirebbe la morte di Michele Brandimarte ed il ruolo di spicco dei fratelli, all’interno della Famiglia Piromalli-Molè e nella gestione del Porto di Gioia Tauro. 

Sembra avere poco rilievo la pista della faida interna alla famiglia. Va ricordato infatti (e parlando della instabilità lo si accenna anche nella Relazione della Dna) che è da poco cominciato il Processo d’Appello per la Faida fra i Brandimarte ed i Priolo.

La Procura di Palmi aveva chiesto l’ergastolo per Antonio Brandimarte, Vincenzo Brandimarte, e Giuseppe Brandimarte e Davide Gentile, e 14 anni di reclusione per Giuseppe Forgione e Giovanni Priolo.

Per gli inquirenti, gli imputati sarebbero stati i responsabili dei fatti di sangue che tra il 2011 e il 2013 hanno interessato  Gioia Tauro. La scia di sangue sarebbe scaturita – secondo l’accusa – dall’omicidio di Vincenzo Priolo, freddato a colpi di pistola sulla Statale 111 nel luglio del 2011 da Vincenzo Perri.

La morte di Priolo, per la quale è stato condannato Vincenzo Perri, secondo l’accusa avrebbe dato il via ad una serie di delitti riconducibili ad una “faida” tra le due famiglie. Va ricordatto infatti (LEGGI L’ARTICOLO) che Vincenzo Priolo era sposato con Damiana Brandimarte (cugina di Vincenzo Perri e figlia del defunto Michele Brandimarte, ucciso a Vittoria il 14 dicembre scorso).

Proprio la relazione coniugale (poi interrotta con la separazione dalla Brandimarte), sarebbe l’origine della faida “per difendere l’onore della propria famiglia“.

Foto degli imputati, arrestati all’epoca dei fatti:

La ‘Ndrangheta ed il suo regno, il Porto di Gioia Tauro: tutti i nomi, dai Pesce ai Brandimarte Il Porto di Gioia Tauro rappresenta la principale porta d’ingresso della cocaina in Italia. E’ questo l’assunto intorno al quale gira la Relazione annuale 2014 della…

Erano stati assolti dal gup del Tribunale di Palmi, a conclusione del processo con rito abbreviato, Antonio Brandimarte, 52 anni, Vincenzo Brandimarte, 30 anni, Davide Gentile, 26 anni, Giuseppe Forgione, 26 anni, Giovanni Priolo, 59 anni, tutti di Gioia Tauro e Giuseppe Brandimarte, 44 anni, di Rizziconi, accusati dell’omicidio di Giuseppe Priolo, avvenuto a Gioia Tauro il 26 febbraio del 2012.

La Procura di Palmi (pm Giulia Pantano) aveva chiesto l’ergastolo per i tre Barndimarte e Davide Gentile, e 14 anni di reclusione per Giuseppe Forgione e Giovanni Priolo.

Per gli inquirenti, gli imputati sarebbero stati i responsabili dei fatti di sangue che tra il 2011 e il 2013 hanno interessato  Gioia Tauro. La scia di sangue sarebbe scaturita – secondo l’accusa – dall’omicidio di Vincenzo Priolo, freddato a colpi di pistola sulla Statale 111 nel luglio del 2011 da Vincenzo Perri.

La morte di Priolo, per la quale è stato condannato Vincenzo Perri, secondo l’accusa avrebbe dato il via ad una serie di delitti riconducibili ad una “faida” tra le due famiglie. Va ricordatto infatti (LEGGI L’ARTICOLO) che Vincenzo Priolo era sposato con Damiana Brandimarte (cugina di Vincenzo Perri e figlia del defunto Michele Brandimarte, ucciso a Vittoria il 14 dicembre scorso).

Proprio la relazione coniugale (poi interrotta con la separazione dalla Brandimarte), secondo quanto riportato dal sito“Casadellalegalità.it”, sarebbe l’origine della faida “per difendere l’onore della propria famiglia“.

Pochi giorni fa (giorno 16 febbraio) è iniziato davanti ai giudici della Seconda sezione della Corte d’Assise d’appello di Reggio Calabria (Roberto Lucisano presidente, Maria Luisa Crucitti consigliere), il processo di secondo grado. E’ Giuseppe Brandimarte ad essere accusato di essere il mandante dell’omicidio, mentre Antonio e Vincenzo Brandimarte sarebbero per l’accusa gli esecutori materiali, Davide Gentile avrebbe dato supporto logistico mettendo a disposizione il proprio deposito per la custodia delle armi e dell’autovettura di provenienza furtiva, utillizzati nel corso dell’agguato. Per quanto riguarda Giovanni Priolo e Giuseppe Forgione, sono chiamati a rispondere del tentato omicidio di Giuseppe Brandimarte, avvenuto a Gioia Tauro, il 14 dicembre del 2011.

Per la pubblica accusa l’omicidio di Giuseppe Priolo sarebbe avvenuto nell’ambito di una faida tra due gruppi (e famiglie) contrapposti.

Giuseppe Brandimarte avrebbe ordinato l’omicidio di Giuseppe Priolo, in risposta all’agguato che subì il 14 dicembre 2011.

Giuseppe Priolo, invece, cadde sotto i colpi dei sicari il 26 febbraio 2012, intorno alle ore 7.30, in Largo Trieste di Gioia Tauro. Furono diversi i colpi di fucile automatico calibro 12 caricato a pallettoni e di un revolver calibro 357, ad essere esplosi.

Il processo è iniziato con la lettura della relazione ed è stato rinviato all’udienza del 4 marzo prossimo, quando sarà prevista la requisitoria del sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo.

Foto degli imputati, arrestati all’epoca dei fatti:

Reggio Calabria: inizia l’Appello: i Brandimarte alla sbarra. Per l’accusa è faida Erano stati assolti dal gup del Tribunale di Palmi, a conclusione del processo con rito abbreviato, …