Come avresti mai potuto spiegare ad una come lei, che nella vita oltre all’amore c’era dell’altro? Le avresti spezzato il cuore.
MATTEO RAZZI

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Intervenendo ieri alle Camere, Matteo Renzi ha parlato dell’inchiesta sull’Eni.

Come si ricorderà, l’Eni è accusata di aver pagato uno sconquasso di tangenti in Nigeria, e il Corriere della Sera è stato il primo quotidiano italiano a far trapelare la notizia.

Renzi con una certa enfasi, ha spiegato che non saranno inchieste “citofonate sui giornali” a minare l’industria italiana mettendo a repentaglio “migliaia di posti di lavoro”.

Cioè, traduco:

1) Chi indaga sulle industrie – eventualmente – truffaldine, mette a repentaglio l’Italia.

2) I giornali che danno la notizia, pure. E comunque hanno certamente ricevuto quelle notizie da giudici infedeli.

Uno che volesse cambiare verso, davvero, a questo derelitto Paese, avrebbe potuto dire:

“L’inchiesta Eni è un fatto grave. Spero e credo che i vertici sapranno dimostrare la loro innocenza, ma in caso contrario siamo disposti a fare pulizia perché l’Italia ambisce a presentarsi sui mercati internazionali con le mani pulite e la testa alta. Questo è il nostro impegno di novità e trasparenza”.

Invece, ha detto, a giornalisti e giudici: fatevi i cazzi vostri.

Perché è la sua cultura. Che non solo è quella di Berlusconi: è la nostra.

Renzi. Razzi.

#stessoverso.

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“La nostra rovina è stata whatsapp. Esatto, con whatsapp magari possiamo accordarci con qualche amico per uscire, ma quando si tratta d’amore? Persone che si scrivono per la prima volta “ti amo” in chat togliendosi i mille brividi che avrebbero potuto provare se quella persona glielo avesse sussurrato.Scriversi “mi manchi”, ma non sarebbe meglio farsi trovare sotto casa di quella persona? I pianti, per quel cavolo di “online”, che non diventa mai uno “sta scrivendo”…Aggiornare mille volte gli stati per farsi notare, ma cavolo urliamo a quella persona come stiamo, faccia a faccia e voglio proprio vedere se non ci risponde. Whatsapp ci ha tolto le parole, gli sguardi, la timidezza, whatsapp sta rovinando l’amore, che forse è l’unica cosa che si dovrebbe provare sulla propria pelle.”
Puoi spendere minuti, ore, giorni, settimane o persino mesi ad analizzare una situazione, cercando di mettere insieme i pezzi, giustificando cosa sarebbe potuto accadere o cosa sarebbe stato giusto che accadesse. Oppure puoi semplicemente lasciare i pezzi sul pavimento e andare fottutamente avanti.

Mia incolmabile assenza.
Ventre svuotato e graffiato fin dentro le viscere.
Sento il sangue che trema, la voce in delirio.

Ha perso tono la mia pelle.
L’eco di un vuoto assorda il mio udire.
T’hanno strappata via, nel tuo battito impercettibile di cuore in violenta crescita.
Ed i sensi di colpa mi divorano i passi, i giorni si raccolgono in pile da ardere, che non bruciano per mia mano, che son polvere al sole, che sono vertigine d’aria.
Mia piccola vita.

Mia figlia mai nata.
Mia.
Così presente e vivace da render ambrosia ogni alba strascicata dal sonno tiranno.
Fragile e piccola, racchiusa come gemma di Luna nel mio ventre rigonfio.
Ora sei vuoto. Incolmabile assenza.
T’ho avuta il tempo d’amarti, quello di sognarti, d’immaginarti le dita affusolate e curiose di sapere, gli occhi vispi, le orecchie sorde di capricci. T’ho amata coi tuoi capelli color cenere ardente, che mai ho potuto vedere, che ancora profumano i tramonti.
E nuoto nei rimpianti.
In quelli che sono i miei errori imperdonabili.
Afflitta e piegata in miriadi di domande, costellazioni di dubbi che si fondono con i miei occhi alzati al cielo, dove non sono io, dove sei tu.
Cosa sarei stata con te. Come posso perdonarmi d’averti perduta, d’esser stata debole, senz’artigli per trattenerti, per ancorarti al mio ventre.
Ogni tuo respiro mancato è lama sulla mia schiena, quei tuoi occhi mai aperti alla luce, quelle tue mani che nulla hanno potuto accarezzare. Tutto di te è tortura per il mio sonno. E vento gelido che mi frusta il costato.
Mio incolmabile vuoto.
Strappo via quest’ennesimo foglio, intriso di rabbia e dolore diluito coi mesi, con gli anni trascorsi. Pungente ricordo che dilania le mie vene. Senza rancore, urlami ancora nel ventre svuotato.

_Amara ©

Mi sono sempre fidata delle mie sensazioni, non ho mai potuto farne a meno.
Ma oggi, oggi è stato diverso, oggi sentivo di sprofondare.
Non che sarebbe andato tutto male, peggio.
Con che coraggio ti avrei guardato negli occhi dopo così tanto tempo?
Con che forza avrei provato a tenere ferme le mani che tremavano da troppo?
È proprio vero che quando desideri tanto qualcosa che vuoi ma di cui non hai bisogno, appena la ottieni, non te ne fai nulla.
E come credo nelle mie sensazioni, credo anche nel destino.
Ultimamente ho solo sensazioni negative, e non sono pessimista o almeno provo a non esserlo.
Ecco vivo un po’ stanca, delle persone, della vita e poi mi togli anche l’unjca certezza che mi fa stare in piedi.
Me stessa.
Sono sempre stata io.
E poi stop. Un messaggio e ho rinunciato a tante confessioni, a tanto coraggio, a tutto quello che mi ha fatto credere che essendo me non potevo sbagliare.
Ma perchè posso essere me stessa con te solo senza che tu lo sappia?
Perchè ho paura a parlarti.
A dirti delle mie paure, delle mie ansie, di ciò che certe notti mi tiene sveglia e mi fa agitare nel letto.
Forse, semplicemente, ho avvertito il secondo stop.
Stop sempre, all’illusione, ai tuoi messaggi, alle tue mani.
A noi.
E sono sempre più convinta che essere la prima scelta non conta, se non lo sei con chi ti rende felice e soprattutto te stessa.
Dovrei strapparmi il cuore per parlarti, chiudere gli occhi e pensare che in fondo sto meglio degli altri ma una realtà che mi consola non esiste, per questo che sono triste e penso spesso di ammazzarmi.
Cammino per la strada con la testa bassa, preferisco guardarmi le scarpe che guardare chi passa.
Non basta un attimo di vita per vivere un emozione, come non basta una rima per scrivere una canzone.
—  Luca J
Decisi che da quel momento in poi avrei smesso. Tutto quanto. Avrei smesso di parlare con qualcuno, di affezionarmi al punto di credere di non poterci vivere senza, di innamorarmi, di tenere tanto a qualcuno da far di tutto per lui. Avrei smesso di farmi troppi problemi, cercare una via di mezzo per non far star male nessuno, avrei smesso tutto quanto, persino di abituarmi a certi abbracci o a certi sguardi.
Decisi di rinchiudermi in me stessa. E chissene frega se poteva essere sbagliato. Avrei potuto spendere le serate a distruggermi d’alcool e fumo e non mi importava, perché era sempre meglio che farsi distruggere da qualcun’altro.
Decisi che niente più poteva toccarmi, sfiorarmi. Nessun complimento, nessun giudizio, nessun bacio. Volevo spegnere le emozioni e, semplicemente, vivere. Vivere anche senza vivere davvero.
Mi andava bene così.
Ma star male per qualcuno, no.
Non mi andava più.
—  Seccasetedite.
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