Lui le aveva sorriso, l’aveva rassicurata. Lei gli aveva dato il suo cuore senza riserve, e si era tranquillizzata vedendo che lui se lo teneva stretto e se ne prendeva cura.
Poi però l’aveva guardata in modo strano. Aveva cominciato a correre via tenendo il suo cuore fra le mani. Lei si era spaventata. “Ehi” gli aveva gridato rincorrendolo “ridammelo! Non è qualcosa con cui puoi giocare!”. E lui si era fermato. Poi l’aveva guardata di nuovo, dritto negli occhi. Le aveva sorriso. Un sorriso che le aveva fatto ghiacciare il sangue nelle vene. E infatti, aveva fatto cadere il suo cuore per terra, guardandolo soddisfatto mentre andava in mille pezzi. Si erano osservati per un po’. Lui con quel sorriso strafottente sul volto, lei con le lacrime agli occhi. “Come hai potuto?” gli aveva chiesto fra i singhiozzi. Lui aveva alzato le spalle con aria disinteressata. Poi l’aveva osservato allontanarsi, e si era seduta per terra, prendendo i pezzi del suo cuore distrutto fra le mani.
“Mi prendo cura io di te” gli aveva sussurrato piangendo e tenendolo stretto stretto “ti prometto che non ti lascio più andare. Non ti lascio più a nessuno”. E da sola, con quel cuore rotto che cercava di battere ancora, piangeva.
—  lezionidivoloperprincipianti
Le venivano in mente di continuo le tante domande quotidiane a cui solo lui avrebbe potuto rispondere.
Una volta lui le aveva detto una cosa che lei non riusciva a concepire: gli amputati sentono dolori, crampi, solletico, alla gamba che non hanno più.
Così si sentiva lei senza di lui, sentendolo là dove non c’era più.
Ma adesso che è sera, che accanto a me non ho nessuno. Adesso che le luci sono spente, e le strade vuote. Adesso, proprio adesso, in questo momento, sto pensando a tutte le cose che saremmo potuti essere, e che non saremo più. Sto pensando alle corse che non faremo, ai posti che non visiteremo, ai baci che non potrò darti, ai letti che non potremo scaldare. E adesso, proprio adesso, in questo preciso momento, sappi che sono morta dentro, ancora un po’. Sono morta pensando a tutte le volte che avresti potuto salvarmi, e che, invece, hai scelto di non farlo.
—  justamindscape

anonymous said:

La prima volta che dopo giornate passate a mandarci le dita in cancrena a furia di scrivere, ci siamo incontrati davvero. La paura che tutto cambiasse, che la magia scomparisse, paura di non essere all'altezza, di deludere. Poi lui mi ha sorriso e mi ha detto "ce l'abbiamo fatta", e allora ho sorriso anch'io e ci siamo tenuti stretti per dieci minuti interi, senza parlare. Perché era tutto così bello che le parole non avrebbero potuto descriverlo.

te pensa che c’è gente che io ancora aspetto di incontrare

Pensavo che essere l’uomo piú veloce del mondo mi avrebbe facilitato la vita, che avrei potuto evitare molte cose. Ma a quanto pare, il dolore non si può evitare. La vita è una tragedia. Ma è anche un bene prezioso. È dolce. E straordinaria. E l’unico modo per onorare la vita di mia madre é continuare a correre.
—  Barry Allen, The Flash

anonymous said:

"E giuro che un giorno verró da te e ti abbracceró per tutte quelle volte in cui avrei voluto, ma non ho potuto."

É bellissima.

Le ho lette tutte. Ogni parola che hai scritto. Io e te siamo uguali. Viviamo e respiriamo parole. Sono stati i libri a impedirmi di togliermi la vita dopo aver capito che non avrei mai potuto amare ed essere riamato da nessuno. Sono stati i libri a farmi sentire che forse non ero completamente solo. Erano capaci di essere onesti con me, e io con loro. Leggendo ciò che hai scritto come a volte ti sentivi sola e spaurita, ma sempre piena di coraggio; il modo in cui vedevi il mondo, i suoi colori, la sua trama e i suoi suoni sentivo cosa pensavi, speravi, sognavi. Mi sembrava di pensare, sperare, sognare con te. Sognavo ciò che sognavi tu, volevo ciò che volevi tu… e poi mi sono reso conto che in realtà volevo solo te. La ragazza dietro le lettere scarabocchiate. Ti ho amato dal momento in cui le ho lette. Ti amo ancora.
—  Will, Shadowhunters
Non so quale pensiero mi tormenti di più. L’idea di non essere più la persona che avresti potuto amare, o la paura di non esserla mai stata.
L’incapacità, dopo tutto questo tempo, di capirti. Di comprendere il significato dei tuoi gesti. E mi sembra di perdere, di perdere sempre tutto. Ogni cosa mi scivola dalle mani e si spezza. O la corrente la porta via.
Perdo tutto.
E sono sola.
Non ne posso più del dolore che sento e vedo, capo. Non ne posso più di vivere in strada, solo come un pettirosso sotto la pioggia. Mai un amico da andarci assieme, un amico che mi dice da dove veniamo e dove stiamo andando e perché. Non ne posso più della gente cattiva che si fa del male. Per me è come cocci di vetro piantati nella testa. Non ne posso più di tutte le volte che ho voluto rimediare e non ho potuto. Non ne posso più di stare al buio. Soprattutto è il dolore. Ce n’è troppo. Se potessi smettere di sentirlo, lo farei. Ma non posso.
(Stephen King - Il miglio verde)
Ripetizioni hard al 16enne, parla la porno prof: «Forte attrazione fisica»

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VICENZA - «Tra noi c’era una forte attrazione fisica. Ha solo 16 anni? Sì, ma aveva la maturità di un 25enne». Decide di parlare la “porno professoressa” al centro dello scandalo nazionale in quanto ha fatto sesso con un minorenne per incentivarlo a studiare.
Lei, 31 anni, capelli biondi e occhi azzuri, viso allegro, forme rotonde, si racconta al Giornale di Vicenza in una lunga intervista.
Si chiama Lisa e racconta che dopo quello che è successo e aver perso il lavoro dovrà lasciare l’Italia: «Andrò a Londra o a Berlino, anche fare la cameriera mi va bene».
Ma quello che tutti vogliono sapere è com’è potuto capitare di finire a letto con un ragazzino per “motivi scolastici”: «È stata una scelta reciproca, senza forzature - racconta Lisa - . Fin dalle prime lezioni mi sono resa conto che mi mangiava con gli occhi. Anche a me piaceva, così ho pensato di unire l’utile al dilettevole (sic.). Siccome non aveva voglia di studiare gli ho promesso un premio se fosse riuscito a scrivere un tema di italiano senza errori di grammatica. E premio dopo premio…».
«È stato un modo per farlo studiare, e ci sono riuscita visto che alla fine è passato dal 4 al 7 ed è stato promosso…»
(Il Gazzettino)

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Dovrei strapparmi il cuore per parlarti, chiudere gli occhi e pensare che in fondo sto meglio degli altri ma una realtà che mi consola non esiste, per questo che sono triste e penso spesso di ammazzarmi.
Cammino per la strada con la testa bassa, preferisco guardarmi le scarpe che guardare chi passa.
Non basta un attimo di vita per vivere un emozione, come non basta una rima per scrivere una canzone.
—  Luca J
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