Eppure, se avessi potuto ricominciare da capo, ero sicuro che avrei rifatto le stesse identiche cose.
Perché quello ero io
—  Haruki Murakami

-Gennaio.
“ho un piccolo taglio sul polso… non lo rifarò più.”
-Febbraio.
“ho due tagli sul polso: uno piccolo e uno grande, questa è l’ultima volta.”
-Marzo.
“ho metà braccio ricoperto dai tagli, devo farla finita.”
-Aprile.
“ho le braccia piene di tagli e mi sono tagliata per la prima volta sulla coscia,sarà anche l’ultima.”
-Maggio.
“mi sono tagliata ancora sulla coscia, non ho potuto resistere…non credo che lo rifarò.”
-Giugno.
“ho le cosce piene di tagli, mi esce tanto sangue, ho un po’ di paura, non succederà più.”
-Luglio.
“sono dentro la vasca, ho le cosce che mi bruciano, ma non riesco a fermarmi e taglio ancora..credo che non andrò al mare.”
-Agosto.
“ho un livido all’interno della coscia e un taglio sulla pancia, non riesco a smettere…neanche questa volta al mare.”
-Settembre.
“sono davanti allo specchio a fissare il mio corpo pieno di sangue e di tagli..non devo fermarmi.”
-Ottobre.
“taglio sulle vecchie cicatrici, riparo ferite pronte a chiudersi, ormai è un’abitudine.”
-Novembre.
“mi sono tagliata sulla guancia, dirò che è stato il gatto, ormai è un’ossessione.”
-Dicembre.
“sono sul pavimento del bagno.. è così freddo o forse sono io che sento freddo…? perdo troppo sangue, non avrei dovuto farmi quel taglio sul polso…mi sto lasciando andare.”

"ormai è tardi, non ci sarà più nessun Gennaio."

Ehi, la scorsa notte mi sono addormentata pensando a quello che avremmo potuto continuare a creare.
Ti ho sognato. Tu mi proteggevi come tuo solito senza lasciare che il mondo bastardo graffiasse ancora le ferite del mio cuore.
Poi mi sono svegliata e tu sei svanito come quel triste giovedì.
Mi manchi da morire, da perdere il fiato come quando ti amavo.
—  14/09/14,sei sempre nei miei pensieri 发存|Noemi Pei.
Dovrei strapparmi il cuore per parlarti, chiudere gli occhi e pensare che in fondo sto meglio degli altri ma una realtà che mi consola non esiste, per questo che sono triste e penso spesso di ammazzarmi.
Cammino per la strada con la testa bassa, preferisco guardarmi le scarpe che guardare chi passa.
Non basta un attimo di vita per vivere un emozione, come non basta una rima per scrivere una canzone.
—  Luca J
Decisi che da quel momento in poi avrei smesso. Tutto quanto. Avrei smesso di parlare con qualcuno, di affezionarmi al punto di credere di non poterci vivere senza, di innamorarmi, di tenere tanto a qualcuno da far di tutto per lui. Avrei smesso di farmi troppi problemi, cercare una via di mezzo per non far star male nessuno, avrei smesso tutto quanto, persino di abituarmi a certi abbracci o a certi sguardi.
Decisi di rinchiudermi in me stessa. E chissene frega se poteva essere sbagliato. Avrei potuto spendere le serate a distruggermi d’alcool e fumo e non mi importava, perché era sempre meglio che farsi distruggere da qualcun’altro.
Decisi che niente più poteva toccarmi, sfiorarmi. Nessun complimento, nessun giudizio, nessun bacio. Volevo spegnere le emozioni e, semplicemente, vivere. Vivere anche senza vivere davvero.
Mi andava bene così.
Ma star male per qualcuno, no.
Non mi andava più.
—  Seccasetedite.
Avrei potuto mandarlo al diavolo e cercare una vita più semplice.
Avrei potuto, invece l’ho preso per mano.
Tanto ci saremmo mancati, tanto ci desideravamo ancora, tanto a volte bisogna rimboccarsi le maniche e salvarli, certi amori.
—  Susanna Casciani
E poi arriva il primo di Settembre e inizi involontariamente a pensare a questi tre mesi d’estate. A quest’ennesima estate finita, conclusa, terminata.
Pensi ad ogni singolo momento passato, alle nuove amicizie, durate troppo poco, accorciate dalla distanza che vi separa.
Pensi alle cose non dette, alle azioni sbagliate, ai momenti in cui ti saresti potuto comportare diversamente.
Pensi alle cazzate, al divertimento, al mare, ai falò, alle notti senza dormire, alle notti passate a ballare.
Pensi che tutto questo non tornerà più, pensi che ogni estate abbia la sua storia ed ogni estate ti cambia, ti modifica, ti fortifica e ti fa crescere. Ed ogni emozione, ogni momento, ogni istante non potrà che essere un duro , triste ma piacevole ricordo.
—  martinaS
La nostra rovina è stata whatsapp. Esatto, con whatsapp magari possiamo accordarci con qualche amico per uscire, ma quando si tratta d’amore? Persone che si scrivono per la prima volta “ti amo” in chat togliendosi i mille brividi che avrebbero potuto provare se quella persona glielo avesse sussurrato.
Scriversi “mi manchi”, ma non sarebbe meglio farsi trovare sotto casa di quella persona? 
I pianti, per quel cavolo di “online”, che non diventa mai uno “sta scrivendo”…Aggiornare mille volte gli stati per farsi notare, ma cavolo urliamo a quella persona come stiamo, faccia a faccia e voglio proprio vedere se non ci risponde. 
Whatsapp ci ha tolto le parole, gli sguardi, la timidezza, whatsapp sta rovinando l’amore, che forse è l’unica cosa che si dovrebbe provare sulla propria pelle.
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