portatori

Oggi è la giornata della memoria e tutti noi dovremmo fermarci un attimo per riflettere su quanto è successo. Ho pensato che sarebbe bello, per oggi, pubblicare qualcosa sulla Shoah e non condividere nient’altro per tutto il giorno. Insomma come quando si fa un minuto di silenzio. Riusciamo a riempire la home piena dei nostri singoli pensieri? Inizio io e se questa idea ti piace allora mettila in atto.

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Il 27 Gennaio di ogni anno si celebra la giornata della memoria, per non dimenticare lo sterminio avvenuto durante la seconda guerra mondiale ma soprattutto per evitare che questo avvenga nuovamente. L’Olocausto è quel genocidio portato avanti dalla Germania nazista e dai suoi alleati, nei confronti degli ebrei e coloro che venivano ritenuti diversi. Parliamo di Rom, Sinti, Jenisch, testimoni di Geova, pentecostali, omosessuali, malati di mente, portatori di handicap, prigionieri di guerra sovietici e oppositori politici. Tale termine venne sostituito con uno più appropriato ovvero Shoah, che in lingua ebraica significa distruzione, catastrofe, per descrivere con una sola parola la tragedia avvenuta anni fa.

Ciò su cui veramente dovremmo riflettere, per evitare che questa discriminazione possa ripetersi, è il concetto di diverso. 

Diverso da chi?

Non esiste un concetto di perfezione che può essere esteso all’essere umano. Ognuno di noi nasce sotto la cura di un medico aiutato dalla sua equipe ed atteso dai propri parenti trepidanti di sentire il primo vagito. A questa persona viene dato un nome, scelto con accurato amore dai propri genitori. Viene cresciuto, sfamato ed educato all’interno di una società, con una data religione ma soprattutto con la proprietà di scegliere. Scegliere e costruire il proprio futuro, di cambiare carattere, paese, casa, macchina, religione, amici e professione. Durante questo percorso che è la vita, l’uomo compie delle scelte col fine di potersi sentire se stesso. Anche se a volte la maggior parte di queste scelte non sono uguali a quelle della maggioranza, non significa che siano sbagliate. La correttezza di una scelta sta nel non recare danno alla società. Qualora questo sia perfettamente soddisfatto, l’uomo deve essere libero di fare ciò che meglio crede. Non si è “diversi” se di etnia, religione o identità sessuale differente alla propria o di pensiero politico opposto. 

Siamo tutti nati sotto lo stesso cielo.

E allora dovremmo renderci conto che è Shoah ogni qualvolta pensiamo che qualcuno sia “diverso” perché disabile o malato di mente, che siamo quei nazisti che condannaro quei milioni di persone. Solamente quando non esisteranno più le discriminazioni, il concetto di Shoah avrà reso veramente l’idea.

Ricorda, diverso da chi?

Con affetto, 

Alessio.

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Tunisini sospetti portatori di Tbc vogliono lasciare l’ospedale e sfasciano tutto

13 MAR – Di uno straniero probabilmente affetto da tubercolosi si era cominciato a parlare martedì, quando egli stesso lo aveva confessato alla polizia nel momento in cui era stato trovato dormire dentro un appartamento che aveva occupato abusivamente. Ora si scopre che gli stranieri ricoverati all’ospedale Civile di Venezia per accertamenti come presunti casi […]
Imola Oggi

Oggi è la giornata della memoria ed io ho una stretta allo stomaco.
Non so se è più per questo o perché mi fa schifo il fatto che ricordiamo tutto questo solo una volta all’anno quando lo dovremmo fare tutti o giorni o forse perché anche oggi c’è chi si permette di dire che tutto quello che è successo è giusto e lo dimostra facendo atti vandalici antisemiti, oppure che c’è gente omofoba oppure razzista.
Ma io oggi penso ad un popolo che è quasi stato sterminato, penso alle famiglie distrutte, agli omosessuali divisi dal loro compagno, agli zingari che sono sempre stati abituati a girare ed ora si trovano chiusi in un campo di concentramento e penso ai portatori di handicap, abituati alle cure dei loro parenti che ora si trovano morti tra le braccia di chi li curava.
Penso a tutti quegli uomini e donne morti per la libertà, non avevano paura di dire che quello che stava facendo lo stato gli faceva schifo e alcuni hanno perso la vita per arrivare al loro obbiettivo.
Penso agli uomini che si sono ritrovati separati dalla loro famiglia, che spaccavano pietre o facevano altri lavori non retribuiti nella speranza di rivedere il sorriso del loro figlio, che ne sapevano che i bambini li uccidevano subito?. 
E mentre spiravano pensavano di riabbracciare i loro genitori, baciare la moglie e stringere di nuovo i loro figli. La loro anima saliva lenta, a volte in mezzo al fumo, a volte in mezzo al gas, a volte un po’ sporca di sangue ma nel luogo dove stava andando c’era tempo per rivedere tutti.
Penso alle donne a cui avevano preso la dignità, stavano lì e spesso venivano violentate dal loro carnefice, penso ai loro occhi vuoti, al loro trascinarsi in un corpo ormai privo di curve per la fame e le vedo tutte lì a farsi coraggio tra di loro, a regalarsi quella solidarietà che solo le donne hanno. E mentre spiravano pensavano che avrebbero rivisto la loro famiglia, il loro amore e i loro figli, pensavano che avrebbero di nuovo avuto le loro curve e i loro capelli e cosa più importante la loro dignità. La loro anima saliva lenta, a volte in mezzo al fumo, a volte in mezzo al gas, a volte un po’ sporca di sangue ma nel luogo dove stava andando nessuno avrebbe più abusato di loro.
Penso ai bambini che invece di fare il bagnetto con la loro mamma o il loro papà lo facevano dentro le docce a gas, invece di giocare a guardie e ladri i soldati se li trovavano veramente davanti e si trovavano a pagare per una colpa che non avevano, penso che invece di fare con il pollice e l’indice la pistola avevano un vero fucile puntato davanti e penso che la notte, se mai c’arrivavano, pensavano alle dolci ninna nanne delle madri, alle braccia forti dei loro papà e alle risate delle loro sorelle o fratelli sparsi chi sa dove, alle strette amorose delle nonne e al fare paterno dei nonni. E penso che tutti questo l’hanno perso, hanno perso il gioco, l’infanzia e la vita. E mentre spiravano pensavano che tutte queste persone non le avrebbero viste mai più. La loro anima saliva lenta, a volte in mezzo al fumo, a volte in mezzo al gas, a volte un po’ sporca di sangue e nel luogo dove stavano andando c’erano braccia pronte a stringerli e abbastanza spazio per giocare a nascondino.
—  Morwenithil.
una volta, ero Papa (POST INUSUALE)

riporto l’Angelus dell’8 gennaio di 11 anni fa, io ascolto tutto, e se devo proprio giudicare, giudico poi 

1. Voi siete convenuti a Roma, illustri signore e signori, esperti nelle scienze umane e in quelle teologiche, sacerdoti, religiosi, laici e laiche impegnati nella vita pastorale, per studiare i delicati problemi posti dalla educazione umana e cristiana dei soggetti portatori di handicap mentale. Questo Simposio, organizzato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, si pone come ideale chiusura dell’Anno europeo delle persone disabili e si colloca nel solco di un insegnamento ecclesiale ormai molto ricco e abbondante, cui corrisponde un fattivo e vasto impegno del Popolo di Dio a vari livelli e nelle sue diverse articolazioni.

2. Il punto di partenza per ogni riflessione sull’handicap è radicato nelle persuasioni fondamentali dell’antropologia cristiana: la persona handicappata, anche quando risulta ferita nella mente o nelle sue capacità sensoriali e intellettive, è un soggetto pienamente umano, con i diritti sacri e inalienabili propri di ogni creatura umana. L’essere umano, infatti, indipendentemente dalle condizioni in cui si svolge la sua vita e dalle capacità che può esprimere, possiede una dignità unica ed un valore singolare a partire dell’inizio della sua esistenza sino al momento della morte naturale. 

La persona dell’handicappato, con tutte le limitazioni e le sofferenze da cui è segnata, ci obbliga ad interrogarci, con rispetto e saggezza, sul mistero dell’uomo. Quanto più ci si muove, infatti, nelle zone oscure e ignote della realtà umana, tanto più si comprende che proprio nelle situazioni più difficili e inquietanti emerge la dignità e la grandezza dell’essere umano. 

L’umanità ferita del disabile ci sfida a riconoscere, accogliere e promuovere in ciascuno di questi nostri fratelli e sorelle il valore incomparabile dell’essere umano creato da Dio per essere figlio nel Figlio.

3. La qualità di vita all’interno di una comunità si misura in buona parte dall’impegno nell’assistenza ai più deboli e ai più bisognosi e nel rispetto della loro dignità di uomini e di donne. Il mondo dei diritti non può essere appannaggio solo dei sani. Anche la persona portatrice di handicap dovrà essere facilitata a partecipare, per quanto le è possibile, alla vita della società ed essere aiutata ad attuare tutte le sue potenzialità di ordine fisico, psichico e spirituale. Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli una società può dire di essere fondata sul diritto e sulla giustizia: l’handicappato non è persona in modo diverso dagli altri, per cui riconoscendo e promovendo la sua dignità e i suoi diritti, noi riconosciamo e promoviamo la dignità e i diritti nostri e di ciascuno di noi.

Una società che desse spazio solo per i membri pienamente funzionali, del tutto autonomi e indipendenti non sarebbe una società degna dell’uomo. La discriminazione in base all’efficienza non è meno deprecabile di quella compiuta in base alla razza o al sesso o alla religione. Una forma sottile di discriminazione è presente anche nelle politiche e nei progetti educativi che cercano di occultare e negare le deficienze della persona handicappata, proponendo stili di vita e obiettivi non corrispondenti alla sua realtà e, alla fine, frustranti e ingiusti. 

La giustizia richiede, infatti, di mettersi in ascolto attento e amoroso della vita dell’altro e di rispondere ai bisogni singolari e diversi di ciascuno tenendo conto delle loro capacità e dei loro limiti.

4. La diversità dovuta all’handicap può essere integrata nella rispettiva, irripetibile individualità e a ciò devono contribuire i familiari, gli insegnanti, gli amici, la società intera. Per la persona handicappata, come per ogni altra persona umana, non è dunque importante fare quello che fanno gli altri, ma fare ciò che è veramente bene per lei, attuare sempre più le proprie ricchezze, rispondere con fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale.

Al riconoscimento dei diritti deve pertanto seguire un impegno sincero di tutti per creare condizioni concrete di vita, strutture di sostegno, tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle dinamiche di crescita della persona handicappata e di coloro che condividono la sua situazione, a partire dai suoi familiari. 

Al di sopra di qualsiasi altra considerazione o interesse particolare o di gruppo, bisogna cercare di promuovere il bene integrale di queste persone, né si può negare loro il necessario sostegno e la necessaria protezione, anche se ciò comporta un maggior carico economico e sociale. 

Forse più che altri malati, i soggetti mentalmente ritardati hanno bisogno di attenzione, di affetto, di comprensione, di amore: non li si può lasciare soli, quasi disarmati e inermi, nel difficile compito di affrontare la vita.

5. A questo proposito, particolare attenzione merita la cura delle dimensioni affettive e sessuali della persona handicappata. Si tratta di un aspetto spesso rimosso o affrontato in modo superficiale e riduttivo o addirittura ideologico. La dimensione sessuale è, invece, una delle dimensioni costitutive della persona la quale, in quanto creata ad immagine di Dio Amore, è originariamente chiamata ad attuarsi nell’incontro e nella comunione. Il presupposto per l’educazione affettivo-sessuale della persona handicappata sta nella persuasione che essa abbia un bisogno di affetto per lo meno pari a quello di chiunque altro. Anch’essa ha bisogno di amare e di essere amata, ha bisogno di tenerezza, di vicinanza, di intimità. 

La realtà, purtroppo, è che la persona con handicap si trova a vivere queste legittime e naturali esigenze in una situazione di svantaggio, che diventa sempre più evidente col passaggio dall’età infantile a quella adulta. 

Il soggetto handicappato, pur leso nella sua mente e nelle sue dimensioni interpersonali, ricerca relazioni autentiche nelle quali poter essere apprezzato e riconosciuto come persona.
Le esperienze compiute in alcune comunità cristiane hanno dimostrato che una vita comunitaria intensa e stimolante, un sostegno educativo continuo e discreto, la promozione di contatti amichevoli con persone adeguatamente preparate, l’abitudine a incanalare le pulsioni e a sviluppare un sano senso del pudore come rispetto della propria intimità personale, riescono spesso a riequilibrare affettivamente il soggetto con handicap mentale e a condurlo a vivere relazioni interpersonali ricche, feconde e appaganti. Dimostrare alla persona handicappata che la si ama significa rivelarle che ai nostri occhi ha valore. 

L’ascolto attento, la comprensione dei bisogni, la condivisione delle sofferenze, la pazienza nell’accompagnamento sono altrettante vie per introdurre la persona handicappata in una relazione umana di comunione, per farle percepire il suo valore, per farle prendere coscienza della sua capacità di ricevere e donare amore.

6. Senza dubbio le persone disabili, svelando la radicale fragilità della condizione umana, sono una espressione del dramma del dolore e, in questo nostro mondo, assetato di edonismo e ammaliato dalla bellezza effimera e fallace, le loro difficoltà sono spesso percepite come uno scandalo e una provocazione e i loro problemi come un fardello da rimuovere o da risolvere sbrigativamente. Esse, invece, sono icone viventi del Figlio crocifisso. 

Rivelano la bellezza misteriosa di Colui che per noi si è svuotato e si è fatto obbediente sino alla morte. Ci mostrano che la consistenza ultima dell’essere umano, al di là di ogni apparenza, è posta in Gesù Cristo. Perciò, a buon diritto, è stato detto che le persone handicappate sono testimoni privilegiate di umanità. 

Possono insegnare a tutti che cosa è l’amore che salva e possono diventare annunciatrici di un mondo nuovo, non più dominato dalla forza, dalla violenza e dall’aggressività, ma dall’amore, dalla solidarietà, dall’accoglienza, un mondo nuovo trasfigurato dalla luce di Cristo, il Figlio di Dio per noi uomini incarnato, crocifisso e risorto.

7. Cari partecipanti a questo Simposio, la Vostra presenza e il Vostro impegno sono una testimonianza al mondo che Dio sta sempre dalla parte dei piccoli, dei poveri, dei sofferenti e degli emarginati. Facendosi uomo e nascendo nella povertà di una stalla, il Figlio di Dio ha proclamato in se stesso la beatitudine degli afflitti ed ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la sorte dell’uomo creato a Sua immagine. 

Dopo il Calvario, la Croce, abbracciata con amore, diventa la via della vita e insegna a ciascuno che, se sappiamo percorrere con fiducioso abbandono la via faticosa e ardua del dolore umano, fiorirà per noi e per i nostri fratelli la gioia del Cristo Vivente che sorpassa ogni desiderio ed ogni attesa.

GIOVANNI PAOLO II

Lux ferre – Portatore di luce

Meglio conosciuto come Lucifero,  è una delle figure più interessanti di tutta la storia umana. Associato a Venere, come “prima stella del mattino” e a Giunone, Diana e Apollo, come luciferi, cioè portatori di luce, era il dio della luce e del mattino. Non un dio da poco insomma.

Nell’Antico Testamento il termine “Lucifer” è presente solo una volta e viene associato al re di Babilonia. Mentre nel Nuovo Testamento viene usato solo per indicare la stella mattutina:

“et habemus firmiorem propheticum sermonem cui bene facitis adtendentes quasi lucernae lucenti in caliginoso loco donec dies inlucescat et lucifer oriatur in cordibus vestris.” [Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.]

2 Pietro 1:19

E viene usato anche nel libro dell’Apocalisse dove Gesù si identifica con la stella mattutina:

“Io Gesù ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io son la radice e la progenie di Davide, la lucente stella mattutina.”

Apocalisse (22:16)

Oggi il nome di questo dio pagano viene spesso associato a quello di Satana. Infatti Lucifero era il nome del diavolo prima della sua discesa negli Inferi. Discesa avvenuta dopo una ribellione guidata dallo stesso Lucifero ai danni di Dio.

Invece in chiave gnostica Lucifero viene visto come portatore di conoscenza,  la scientia boni et mali, che ha permesso all’uomo di essere autonomo e di non dover più essere dipendente da Dio nell’Eden. La figura di Lucifero come un’entità buona viene poi ripresa durante l’Illuminismo e Romanticismo, basti pensare a Carducci o Baudelaire. Ovviamente non sto parlando di satanismo, ma di un qualcosa di diverso, sotto questo punto di vista la figura di Lucifero e circondata da un aura di luce e conoscenza,  che può essere sia complementare a Dio nel binomio Fede-Conoscenza, sia essere la stessa persona o entità in quanto entrambi portatori di luce. 

Lega Serie A e Uisp nelle scuole per l’integrazione

Lega Serie A e Uisp nelle scuole per l’integrazione

Il tavolo della Presidenza con Babakar, Pasqual e Riccardo Benvenuti

“Il calcio è uno sport che accomuna tutto il mondo e ci dà la possibilità di dimostrare che noi giocatori siamo portatori di pace tra i popoli. In questi anni il nostro sport è cambiato tantissimo perché, con l’apertura delle frontiere, abbiamo conosciuto ragazzi da tutti i continenti. Quest’anno alla Fiorentina è arrivato un…

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PENHALIGON’S - BAYOLEA

GENTLEMEN GROOMING RANGE

Linea da Toilette per Uomo

Li abbiamo visti a Firenze, li stiamo osservando in questi giorni a Milano, in circolo per la settimana della moda Uomo. Sono i moderni gentlemen, riconoscibili nei loro look curati che ammiccano alla tradizione sartoriale, fieri di esibire un dettaglio particolare in grado di renderli unici. Portatori di un’eleganza disinvolta, mai banale, sempre personale, definita da uno stile dove è rimarchevole la capacità di scegliere tra tessuti pregiati, selezionare texture e colori, azzardare abbinamenti con accessori futuristici, captare le influenze del momento e tradurle in un messaggio di ricercatezza. E’ l’immagine di un uomo raffinato che va oltre la mera scelta del capo d’abbigliamento. E’ un nuovo sentire, un rinnovato modo di proporsi anche nell’aspetto. L’uomo riscopre il gusto ed il piacere di rivolgersi delle attenzioni, di indulgere in un rito esclusivo per la cura del proprio corpo come necessità primaria di benessere. 

Penhaligon’s ha captato questa esigenza realizzando la sua prima linea di prodotti skincare interamente dedicata alla toilette maschile. Bayolea è stata concepita per assecondare, con prodotti di estrema qualità, ogni necessità maschile nel momento dedicato alla cura e alla bellezza. La linea completa comprende un detergente viso, un gel lenitivo ed una maschera detergente, oltre al tradizionale sapone da barba presentato nella particolare ciotola di legno, un gel lenitivo, un balsamo idratante e una lozione aftershave post rasatura. Per chi sfoggia la barba, la linea prevede una serie di prodotti specifici per la sua cura, dall’olio emolliente, alle pomate per mantenerla morbida, protetta e profumata. I prodotti per il bagno con un fresco gel doccia e il deodorante. La linea si esprime attraverso la forza aromatica degli accordi dell’Eau de Toilette Bayolea, fragranza riformulata da un classico degli archivi Penhaligon’s. Sulle note tonificanti d’apertura di mandarino e citronella evolve un cuore di cardamomo, pepe nero e lavanda che sfocia nel finale sontuoso di legni, cedro e sandalo, con muschio di quercia, patchouli e ambra.

Per scoprire la storia di questo prestigioso marchio, tutti i loro prodotti, la linea Bayolea, visitate il sito qui. Disponibili in profumerie selezionate.

©thebeautycove

7 Principi X 7 Giorni - UNIVERSALITÀ

Agosto 2008 Zafferana Etnea, Catania

"Mi perderei ore a guardare la punta incandescente dell’Etna stanotte. Siamo tutti qui con gli occhi lucidi ad attendere che il sole sorga, ad attendere che i nostri aerei decollino, ad attendere quel momento che per molti di noi sarà probabilmente un addio. Le bandiere di Siria, Svizzera, Svezia, Georgia, Grecia, Germania, Egitto, Tunisia, Palestina, Bielorussia, Italia verranno calate. Le seguiranno quelle della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ed International Clown Camp 2 si concluderà. Rimarranno impresse su questo terriccio nero le impronte del nostro percorso, questo percorso stupendo che ha tirato fuori un clown da ognuno di noi… Nasciamo oggi, tutti noi, come fratelli e sorelle. Differenze e barriere linguistiche oggi sono solo un ricordo, domani questi folli scienziati pazzi ci dissemineranno nel mondo come portatori di giochi, di follie e di sorrisi, accomunati da un naso rosso scintillante, proprio come questo vulcano alle cui pendici siamo nati. Forse non rivedrò più molti di loro. Vedrò le loro opere da lontano, e loro vedranno le mie. Vedrò le loro vite prendere strade differenti, alcuni di loro torneranno in un paese messo in ginocchio dalla guerra e racconteranno di questa esperienza unica e di come centinaia di migliaia di volontari in tutto il mondo si battono per renderlo un posto più sicuro, di come una ventina di loro, domani, lo renderanno anche un posto più felice… E io da qui, non potrò che essere un fratello apprensivo, commosso ed orgoglioso."

Portatori sani di visibilta', da noi Anna Dello Russo, magnifica, Giovanna Battaglia di seguito. Ma esite e sembra da sempre una musa vera, da Ysl, Chanel, LV, riviste patinate, Vogue Paris, Self Service, Purple, lei... Catherine Baba. Tutti e nessuno la conoscono ma i pochissimi tanti la osservano da tempo non sospetto. Stravaganza e disinvoltura. Su di una bicicleta su qualsiasi cosa non si veda. Scopritela e fate ricerca. I blogger fanno quello, leggono vedono ricercano e prendono spunto.

photo by Tommy Ton

by Michela Veltrami

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COMMEMORAZIONE SHOAH

"Chi non conosce la storia è destinato a ripeterne gli errrori", sta scritto in un articolo per una commemorazione storica.

I nuovi personaggi sono sempre portatori di grandi novità. Negli ultimi tempi, nemmeno Beautiful è stata immune da questa ventata di freschezza, portata da Ashleigh Brewer, interprete di Ivy Forrester. La giovane, parente della famiglia di stilisti di Los Angeles, è stata assunta in azienda dopo che Quinn (Rena Sofer) ha dovuto ricoverarsi in un […] http://ift.tt/eA8V8J

Nocumento

Ci sono cose, accadimenti, eventi dispersi nella memoria comune che riaprono ferite e innescano tormenti mai veramente superati.

Achille Occhetto e Antonio Di Pietro sono stati, in contesti diversi, due liquidatori, portatori di un silenzio che solo la terra che il necroforo schiaffa a badilate sulla salma può restituire.

Come dopo aver letto un libro di André Gide, mentre ti soffermi in quella bolla di dolore irredimibile e bellezza altrettanto feroce, le lacrime hanno solcato molti volti che dalla Bolognina portano a Montenero di Bisaccia.

In quest’ultimo caso erano più spasmi d’incontenibile ilarità per l’uomo e il suo trattore.

Comunque due figure mitologiche, pure, Occhetto l’avrei visto a fare il cattivone in un poliziesco con Adolfo Celi e Maurizio Merli. Di Pietro andava bene togatissimo; con il partitino forcaiolo light sembrava compresso, limitato, prigioniero di doveri lessicali che mai gli erano appartenuti.

Troppo, tutto insieme. La Lista Di Pietro - Occhetto feat. Società Civile è stata come un vassoio di salumi quando mancano pane e Citrosodina.

Io la Lampada ho imparato la lezione di non nasconderla sotto il lettuccio…..ma di metterla sul comodino per illuminare prima me e poi l’ambiente che mi sta intorno.

Buon giorno portatori di luce.
Tirate fuori quella Lampada che vive in voi e portate luce liddove c’è buio pesto.
E se qualche vento cercherà di spegnerLa non preoccupatevi se c’è abbastanza olio da tenerLa accesa quel vento potrà soffiare quanto vuole. Lei non si spegnerà mai.

La performance dei servizi sanitari regionali, condotta dal Crea Sanità - Università di Roma Tor Vergata (Consorzio per la Ricerca economica applicata in Sanità), adotta un metodo di valutazione multi-dimensionale, che media le differenti prospettive di cui i diversi stakeholder del sistema sono portatori. In questo modo, si giunge alla conclusione che Toscana, Veneto, Provincia autonoma di Trento, Emilia Romagna e Piemonte sono nel novero delle esperienze eccellenti, mentre sono in condizioni “critiche” Sardegna, Molise, Puglia, Calabria e Campania. Un gruppo numericamente rilevante si posiziona nel mezzo: fra queste tre (Provincia autonoma di Bolzano, Sicilia e Basilicata), sembrano più a rischio, nel senso di essere parzialmente a cavallo del limite di criticità.

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il mio Giorno della Memoria

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto, Considero che quest’anno sia particolarmente importante ricordare….proprio per i rigurgidi razzisti in riferimento all’attentato al giornale Charlie Hebdo ed altre pazzoide presunzioni di essere portatori di verita’ assoluta ed in definitiva per l’esasperante intolleranza nei confronti del prossimo.