polimeri

Essere DFW (polimeri)

[dal blog Polimeri Pensieri parole opere ossessioni di un certo Giampiero Cordisco]

STORIE MINIME DI ASPIRANTI SCRITTORI – #3: L’uomo che voleva essere David Foster Wallace

Dove si dice di cose divertenti, come il correttore automatico di Word

All’indomani del 12 settembre 2008, un aspirante scrittore si imbatte nella notizia del suicidio di David Foster Wallace (d’ora in avanti DFW). Dopo aver letto una manciata di articoli online, nessuno dei quali più lungo di una news, notando un interesse generale verso uno scrittore che non aveva mai letto e che già dal nome gli sembrava complicato, iniziò a compulsare la rete alla ricerca di notizie più sostanziose. La homepage di facebook, d’altronde, era piena di rimandi e link e citazioni e messaggi di cordoglio e sconforto e disperazione da parte di molti suoi (dell’aspirante scrittore) stimati contatti. Dopo mezz’ora aveva deciso che DFW era (stato) il più grande scrittore al mondo, il più autentico, la “voce migliore della sua generazione”, l’uomo che aveva precorso i tempi traghettando gli esercizi di bravura del postmoderno verso una forma di letteratura urgente e necessaria e ulteriore. Et cetera, et cetera. Dal momento che farsi una opinione infallibile era una sua (dell’aspirante scrittore) abilità conclamata, non ritenne necessario metterla in discussione, e accantonò il pensiero fastidioso che, insinuandosi nella sua mente in forma di remore di ordine morale, gli suggeriva e ricordava che di DFW possedeva un solo libro che per giunta non aveva mai letto. La sua opinione in merito a DFW (scrittore gigantesco, inventiva straordinaria, voce autentica dell’occidente del terzo millennio) la vedeva come un a priori obbligato, soprattutto tenendo conto della sua (dell’aspirante scrittore) passione per la letteratura nordamericana e per le serie TV. Il suo contributo su facebook, a questo punto necessario, recitava così: “Oggi la letteratura mondiale ha perso metà del suo valore. RIP DANIEL FOSTER WALLACE.” Cinque minuti dopo, non riusciva a spiegarsi una apparente emorragia di contatti: i suoi “amici” erano passati da 238 a 220. “Facebook oggi fa le bizze,” pensò. Si accorse dell’errore solo dopo un commento che diceva “LOL… Daniel FW!!! AHAHAHAHAHA!!!” Lanciò nell’aria qualche decina di bestemmie, poi andò a recuperare Brevi interviste con uomini schifosi, che era quell’unico libro del grande autore americano che possedeva e che non aveva mai letto. Cancellò lo status infelice.

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Intelligenti e indistruttibili. Ecco i supermateriali del futuro
Dal polimero a prova di graffio alla plastica che sia aggiusta da sola, viaggio tra le ultime novità della scienza dei materiali. Ispirate a soluzioni naturali o basate su principi chimici, queste sostanze potrebbero presto rivoluzionare la nostra vita quotidiana di GIULIA BELARDELLI

Oggetti in grado di riparasi da soli, finestre che respingono lo sporco e graffi che scompaiono alla luce ultra-violetta. Messe così, una di seguito all’altra, queste immagini sembrerebbero uscire direttamente dalla fantasia di un autore di fantascienza, insoddisfatto del mondo reale e bisognoso di cercare altrove qualche fonte di ispirazione. Eppure, è proprio prendendo spunto dagli aspetti più minuti della realtà che negli ultimi anni gli scienziati dei materiali sono riusciti a creare superfici intelligenti, anticipando così un futuro in cui l’involucro delle cose sarà dotato di caratteristiche che un tempo avremmo definito magiche. La tecnologia che è dietro questi materiali cambia di volta in volta, così come diverse sono le loro possibili applicazioni. Si va dal settore biomedico ai gadget tecnologici, passando per l’industria automobilistica e l’arredamento. Il nostro giro inizia dall’Olanda, dove un gruppo misto di ricercatori e imprenditori ha brevettato SupraB, un nuovo tipo di materiale capace di autoripararsi grazie a un sapiente gioco di legami a idrogeno.

Plastiche futuristiche e polimeri supramolecolari. “SupraB appartiene alla categoria dei polimeri o macromolecole, vale a dire molecole dall’elevato penso molecolare costituite da un gran numero di unità”, ha spiegato a Repubblica.it Bert Meijer, ingegnere dei materiali presso la Eindhoven University of Technology. “Mentre nella maggior parte dei polimeri i vari nodi della catena molecolare sono uniti da legami covalenti, nei polimeri supramolecolari le unità sono tenute insieme da legami reversibili e altamente direzionabili, come ad esempio il legame a idrogeno”. È proprio da questo tipo di legame (lo stesso che dà all’acqua la sua viscosità e la sua tensione tensione di superficie) che derivano le proprietà apparentemente magiche della nuova plastica. In SupraB, in particolare, gli scienziati hanno quadruplicato il numero di legami idrogeno tra le molecole, così da rendere il polimero resistente come altri tipi di plastica e allo stesso tempo indipendente dalle reazioni chimiche altrimenti necessarie per unire le varie molecole.

Il risultato, descritto sul sito della startup SupraPolix BV, è un materiale che è capace di aggiustarsi da solo quando si rompe o viene tagliato: basta rimettere insieme le parti e maneggiarle un po’, come farebbe un bambino con del pongo, e l’oggetto si ricompone da sé. Secondo i suoi sviluppatori, il polimero potrebbe essere usato per gli scopi più disparati: giocattoli a prova di scalmanati, occhiali, telai e involucri protettivi per difendere virtualmente qualunque tipo di oggetto, dai computer portatili agli smartphone.

Via i danni con la luce. Da un lavoro congiunto tra Stati Uniti e Svizzera è nato invece il materiale più ambito da quanti hanno provato, almeno una volta nella vita, lo scoramento di fronte alla vista di nuove righe sulla carrozzeria della propria auto. In questo caso si tratta di un polimero metallo-supramolecolare capace di trasformarsi, sotto una fonte di luce ultravioletta, in un liquido che va a riempire segni e abrasioni sulla superficie. Quando si spegne la luce, dopo neanche un minuto, il polimero diventa di nuovo solido e liscio, come se non fosse successo nulla. “Il materiale è figlio di un meccanismo chiamato assemblaggio supramolecolare”, ha spiegato Stuart Rowan, direttore dell’Istituto Materiali Avanzati della Case Western Reserve University di Cleveland, in Ohio. “A differenza dei polimeri tradizionali, che consistono di lunghe molecole composte da migliaia di atomi, quello che abbiamo sviluppato noi è fatto di molecole più piccole, che sono state assemblate in catene utilizzando ioni di metallo come colla molecolare”. Se esposte a un’intensa luce ultravioletta, queste strutture si “scollano” temporaneamente assumendo uno stato liquido che le fa fluire lungo eventuali solchi e screpolature, per poi tornare alla condizione iniziale. A quanto pare il materiale è insensibile anche ai segni del tempo: i ricercatori lo hanno graffiato, rigato, screziato – e poi fatto guarire – più volte nello stesso punto senza osservare alcun cambiamento nelle prestazioni.

Consistenza variabile. Un’altra mecca dei materiali intelligenti si trova in Germania, presso la Technical University di Amburgo. Qui il gruppo guidato da Jörg Weiβmüller, in collaborazione con l’Istituto cinese di Ricerca sui Metalli di Shenyang, ha creato un materiale il cui stato può essere cambiato a piacimento da rigido e fragile a morbido e malleabile. A spiegarci il funzionamento è stato lo stesso Weiβmüller: “Alla base della nostra scoperta vi sono due elementi: un metallo prezioso con una struttura altamente porosa e una soluzione salina in grado di trasmettere corrente elettrica”. A questo punto il gioco è pressoché fatto: basta utilizzare un impulso elettrico (innescato dall’esterno tramite un pulsante o – nelle intenzioni finali dei ricercatori – sviluppato in maniera spontanea e selettiva dal materiale stesso) e la rigidità del metallo può essere regolata sfruttando i cambiamenti della forza del legame metallico. “Il segreto è nella nanostruttura porosa del nostro metallo”, ha continuato Weiβmüller. “La soluzione salina serve solo a condurre l’elettricità”.

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Il super repellente. Ancora più originale è il progetto che ha portato un team di ricercatori di Harvard a realizzare un materiale chiamato SLIPS (da “Slippery Liquid-Infused Porous Surfaces). La loro fonte d’ispirazione, infatti, è stata la pianta cobra (Darlingtonia californica), una pianta carnivora le cui foglie sono impermeabili all’acqua piovana grazie a uno strato scivoloso di fluido che ne avvolge la superficie. “Ispirandoci all’eleganza di questo meccanismo naturale, abbiamo creato un materiale capace di respingere qualsiasi tipo di sostanza liquida o solida”, ha spiegato Joanna Aizenberg, professoressa di Scienze dei Materiali alla Harvard School of Engineering and Applied Sciences (SEAS). Nello specifico, i ricercatori hanno messo a punto una strategia per creare superfici scivolose “inondando” con un fluido lubrificante un materiale poroso microstrutturato. “Le superfici costruite in questo modo – ha aggiunto la scienziata – non mostrano alcun segno di ritenzione: è sufficiente una pendenza anche minima per far scivolare via un’enorme varietà di liquidi e solidi”. Le cosiddette SLIPS, inoltre, sembrano capaci di ripararsi da sole e conservare intatte le loro proprietà anche in condizioni particolarmente avverse, come pressioni altissime e temperature polari. Secondo i ricercatori, il loro raggio d’applicazione spazia dalle tecnologie biomediche per la gestione dei fluidi al trasporto di acqua e carburanti, passando per la produzione di tecnologie antighiaccio e anticontaminazione. “Altri utilizzi – ha concluso Aizenberg – includono la realizzazione di finestre che si puliscono da sole e superfici resistenti ai batteri”.

Il materiale che ci copia le ossa. Dall’Arizona State University arriva infine l’ultimo elemento di questa “galleria dei super materiali”. Qui i ricercatori hanno scelto di mimare la capacità, tipica di sistemi biologici come le ossa, di avvertire la presenza di un danno, fermarne la progressione e attivare un processo di rigenerazione. Così Henry Sodano e colleghi hanno usato dei polimeri “forma-memoria” con una rete incorporata di fibra ottica che funziona sia come sensore del danno che come attivatore del processo di riparazione. Un laser a infrarossi trasmette la luce attraverso il sistema per riscaldare localmente il materiale, stimolando i meccanismi di cicatrizzazione e rafforzamento. A quanto pare il materiale è capace di aumentare di ben undici volte la resistenza di un campione.

da: Repubblica.it

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L’Oréal Paris lancia il nuovo Revitalift Magic Blur in anteprima esclusiva su Privalia

L’Oréal Paris lancia il nuovo Revitalift Magic Blur in anteprima esclusiva su Privalia

L’Oréal Paris sceglie Privalia.com come canale di vendita esclusivo per il lancio del nuovo trattamento Revitalift Magic Blur, che sarà disponibile in anteprima su Privalia.com dal 18 al 22 Aprile 2014.

Magic Blur Pot Ouvert

Con il tempo le imperfezioni diventano più visibili, la pelle è meno uniforme, le rughe si segnano. E se fosse possibile in un unico trattamento ridurre visivamente i segni…

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Il cavo di Fly, l'elastico per eccellenza


Cosa rende gli elastici cavi di FLY superiori a tutti gli altri? La risposta è nascosta sotto quello strato colorato di polimero che nasconde un secondo strato trasparente e molto spesso, costituito da un differente polimero molto elastico e morbido. L’abbinamento di questi due polimeri rende l’elastico cavo FLY estremamente resistente all’abrasione delle pareti interni della canna, allo sfregamento contro l’apicale e all’attacco dei raggi U.V., durante le giornate estive mentre la morbidezza dello strato interno consente la perfetta trazione del pesce in fase di recupero, eliminando quei punti morti, principale causa della perdita del pesce.

Leggi tutto su www.fishingmania.it

Per le feste mi piace sempre cucinare e la mia passione della cucina si trasmette anche nelle mie creazioni :) Sono soprattutto GOLOSA di dolci, come potrete vedere dalle foto che pubblicherò <3 Anche se dalla foto non risulta, la forchetta è ricoperta di piccoli brillantini, un set giusto per questo Natale :) Mi piace raccontarmi attraverso le mie creazioni che quasi sempre mi rispecchiano anche perchè le faccio per il piacere di farle e indossarle :)

ColorFabb lancia un nuovo tipo di filamento

ColorFabb lancia un nuovo tipo di filamento

Lanciata ufficialmente nel 2013, ColorFabb è un popolare marchio di  filamenti prodotto da Helian Polimeri nei Paesi Bassi. L’azienda offre una varietà di filamenti per la stampa 3D. Oggi colorFabb ha annunciato una nuova aggiunta alla suo portafoglio il filamento: brassFill.

“All’inizio del 2015 si concluderà lo sviluppo di un nuovo grado, brassFill.” Note di ColorFabb.

Sulla base di una nuova…

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Come ripristinare la batteria del portatile o dello smartphone

Tablet, portatili e dispositivi elettronici di vario genere hanno una batteria che molte volte è presente nella stessa categoria: quella a Li-Ion o Li-Ion ai polimeri. Nel tempo queste batterie tendono a morire, con le loro celle individuali che man mano perdono sempre più potenza. Fra le tante domande che possiamo porci: è possibile ripristinare almeno in parte la funzionalità di queste celle?

La risposta è sì, ma non del tutto: molti sono i casi nei quali non possiamo ripristinare al 100% la batteria, ma comunque recuperarne una piccola quantità.

Ecco i metodi per ordine di rischio che possiamo provare con le batterie per Notebook, Tablet e cellulari.

 Come è possibile salvare la batteria, anche parzialmente

Nota: Alcuni portatili e smartphone hanno un sistema automatico per la cura della nostra batteria. Ad esempio gli ultimi Smartphone attuati dalla Samsung hanno un sistema chiamato “Battery Saver” che ci permette di non far morire la nostra batteria, facendola durare di più nel tempo. Altri portatili invece caricano all’80% la batteria molte delle volte per non sfruttarla troppo. In altri casi, invece, scaricano da soli la batteria. Ciò significa che se il vostro portatile o smartphone ha questi metodi, è inutile tentare di revitalizzare la batteria nella maggior parte dei casi: è stata davvero sfruttata al massimo.

Il ciclo completo…questo è il metodo più comune e spesso il più efficace. E’ anche bene farlo almeno una volta nella vita del nostro portatile o smartphone. Lasciate scaricare la vostra batteria completamente fino ad intorno il 15% e spegnete il dispositivo. Non fatelo caricare mentre è acceso! Staccate semplicemente la batteria una volta spento il tutto e lasciatela a raffreddare per un paio d’ore. Dopodiché, riattaccatela e fatela caricare a dispositivo spento. Quando è finalmente a piena carica potete avviare il tutto.

Il Freezer…questo invece combina il ciclo completo con il gelo che ci può affidare il nostro congelatore. Alcune celle, infatti, possono rigenerarsi quando vengono esposte al gelo più intenso (al contrario, al calore perdono energia). Fate scaricare la batteria e rinchiudetela in una busta di quelle utilizzate per il sottovuoto, dopodiché mettete la batteria nel vostro congelatore. Lasciatela lì per 12 ore, poi estraetela e lasciatela prendere la temperatura ambiente. Nel caso di tratti inumiditi, asciugateli con un panno asciutto. Ricollegate, lasciate a caricare, riaccendete.

La 9 Volt…questo è un metodo riservato alla maggior parte delle batterie estraibili da Smartphone e (raramente) tablet. Avete presente quelle batterie da 9Volt utilizzate per radiocomandi e simili? Trovate un modo per collegare i due poli alla batteria del vostro Smartphone (magari utilizzando una vecchia cuffietta per batterie 9Volt). Passate prima i fili  (naturalmente scoperti e tenendoli premuti) mettendo BREVEMENTE in corto la batteria, controllando qual è il polo negativo e quello positivo (spesso sono marchiati con un + ed un -). Non esagerate con il tempo di esposizione, o danneggerete di più la batteria. Fatto così, passate poi i fili sui poli giusti (negativo su negativo, positivo su positivo) e tenete così i contatti per un minuto circa. Questo forzerà la batteria a ricaricarsi a 9 Volts contro i suoi 3,4v, dandogli effettivamente una bella scossa!


Come ripristinare la batteria del portatile o dello smartphone è un post di IdeaGeek. Buona lettura.

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DOGTRA ARC 800 “L’INVISIBILE”

acquistabile su http://www.cinomania.com/Negozio/CatID/4/ProdID=453

Il Dogtra ARC 800 e’ costituito da un collare ergonomico e molto basso, simile ad un collare per il guinzaglio, in modo che la sua presenza risulti discreta e non si noti che il cane sta indossando il dispositivo di addestramento.

Contenuto della confezione:

Trasmettitore Ricevitore / collare/i (1 collare nero per il modello singolo e 1 collare nero + 1 collare arancio per il modello doppio) 

Carica batteria e cavo splitter  luce di prova 

Manuale d’uso 

Clip in metallo per la cintura

Caratteristiche:

stimolazione momentanea

stimolazione continua

127 livelli di stimolazione

Espandibile fino a due collari

Display LCD

Collare subacqueo e trasmettitore impermeabile

Carica rapida in 2 ore, batterie ai polimeri di litio

Distanza operativa 800 metri*