Il cielo é grigio scuro e le luci dei lampioni,i fari delle macchine,le luci della centrale elettrica della mia cittá sono in netto contrasto con il piombo dell’aria. Piú passa il tempo e piú penso che finiró come mio padre,costretta a scappare da un posto all’altro del mondo,a lasciare tutto e a conoscere cose nuove,ad abbandonare tutti e forse anche me stessa.
Vorrei non avere tutta l’immaginazione che ho,o almeno,vorrei poter essere in grado di realizzare tutto quello che immagino.

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Trovarsi a lavorare in ufficio il 25 di agosto con il cielo di Milano plumbeo e le temperature che non vanno oltre i 22°C non aiuta certo ad avere un buon umore.
Per contrastare il malessere generato anche dal fiume di post su Facebook di persone che si lamentano di questa situazione non resta quindi che vedersi il video di chi si tuffa in piscina lanciandosi da scivoli improbabili.

Buona visione!

La pioggia che si schiantava sull’asfalto creando quell’odore gradevole per alcuni e odioso per altri,scorsi la mano fuori dal finestrino,a causa dell’alta velocità ogni singola goccia d’acqua sembrava un proiettile,anche se a dire il vero,era una sensazione piacevole.Continuavo a vedere quel cielo cosi cupo e plumbeo in una giornata cosi bella.
—  Me
Razionale follia

 

Vedo sul mio finestrino lacrime e fiato di un cielo plumbeo che sembra di essersi dimenticato di chi sovrasta da sempre maestoso, un gigante crudele che guarda sprezzante sotto di se sbuffando contro uomini senza identità, automi che si crogiolano nel illusione della loro razionale pazzia. 
Non si accorgono di come le maschere che portano non possano salvarli dai miasmi nella loro stessa ipocrisia, mentre ogni giorno si avvicinano a nuvole selvagge, cariche di una tempesta che il mondo riuscirà appena a girardi per vederli cadere e versarsi da bere sanguigna rugiada cosi scoprendo il suo sguardo e che tutto ciò che credevamo una favola .. è dolce realtà. 

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Una parola: dramma.

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Filo conduttore, solo brevemente interrotto con un avvenimento positivo, è il dramma: con esso, il film inizia e finisce, trasmettendosi con grande efficacia allo spettatore, travolto in modo molto diretto. E d’altra parte, non potrebbe andare diversamente, visto il plumbeo intreccio, che prende le mosse dalla scomparsa di un giovane, e la relativa, strenua ricerca dei suoi genitori.

Se i costumi e la scenografie danno l’impressione di essere comuni, forse poco curati, gli ambienti sempre cupi, sanno conferire l’atmosfera ideale a un film del genere. I personaggi si danno al pubblico con forza, presentandosi in molto incisivo, grazie al sapiente uso dei tempi, dettati dalla buona regia, mentre la vera nota positiva risulta essere la musica, ottima e sempre in linea con ogni scena. 

Peccato per il finale, non molto chiaro, che lascia lo spettatore in uno stato di sospensione, pur priva di reale curiosità.

Andrea Martella

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Day 6 - Santa Cruz, Mavericks and San Francisco

Stamattina colazione in motel, dove c’era una macchina per fare i waffle fai da te che non avevo mai visto in vita mia! Ci dirigiamo poi verso Steamers Lane, un punto dell’oceano dove, anche quando il mare è piatto come in questi giorni, ci sono sempre onde e quindi raduna i surfisti più accaniti ed esperti, visto che le onde puntano direttamente ad una scogliera minacciosa. Lì si trova anche il museo del surf, oltre al “monumento al surfista” e tante tavole di legno commemorative dedicate a surfisti morti negli anni. Quando arriviamo il cielo è plumbeo e un signore si diverte a fare delle bolle di sapone enormi usando delle bacchette e dei lacci: siamo circondati da pianeti di bolle di sapone mentre guardiamo dei ragazzi fare dei numeri sulle loro tavole.. Bellissimo!
Partiamo alla volta di San Francisco e facciamo solo una piccola deviazione per vedere Mavericks, un altro punto famoso per i surfisti dove in inverno le onde sono gigantesche e si svolgono gare. Sfortunatamente però il mare é piatto anche qui e stanno girando un film, quindi non possiamo raggiungere il punto che volevamo della scogliera, così ripartiamo subito diretti alla città che più desideravo vedere.
Arriviamo a San Francisco sotto un cielo grigio con le nuvole basse che si confondono con la nebbia. La città ha strade più piccole rispetto a LA e molto più particolari, con salite e discese ovunque che permettono di vedere degli scorci bellissimi. Saliamo con la macchina a Twin Peaks, le due colline che sovrastano San Francisco. La vista è mozzafiato, una città fatta di grattacieli e casette di mattoni e legno tutte colorate che si stende tra l’oceano e la baia, due ponti meravigliosi che sembrano incorniciarla, a destra il Bay Bridge, a sinistra il Golden Gate Bridge. In mezzo la lunghissima Market Street sembra tagliare in due la città e i grattacieli e all’inizio della via, una grandissima bandiera arcobaleno indica Castro, il quartiere dove é nato il movimento per le pari opportunità dei gay.
Con gli occhi già pieni di questa città, lasciamo la macchina e le valigie e passeggiamo dentro il Golden Gate State Park, un parco enorme (e quando dico enorme dico due volte Central Park!) con varie parti dedicate a particolari tipi di piante e fiori. Attraversiamo solo un pezzo del parco e arriviamo a Haight Ashbury, la zona hippie dove si trovano negozi vintage, hippies e personaggi di ogni genere, forma e colore. Un posto unico, dove ad ogni angolo ti offrono marijuana e c’é da perdersi tra i colori dei murales.
Più avanti si trova Castro, come dicevo, il quartiere gay, teatro negli anni 70 delle lotte per i diritti degli omosessuali, ora più che altro quartiere estremamente gay friendly, con negozi a tema. Ogni quartiere é così particolare, pieno di storia e cultura da volerci passare ore, per scoprire tutti i vicoli e i posti segreti che si ha la sensazione di non riuscire a cogliere…. sento già che sará una città che mi ruberà il cuore!
Decidiamo di andare a mangiare a Japan Town, in un ristorante Thai e prendiamo curry, involtini di non so cosa e il the freddo thai che è praticamente un the nero dolcissimo con dentro della panna o latte di cocco, non ho ben chiaro cosa fosse, ad ogni modo una sorta di latte che serve suppongo a spegnere l’incendio che lasciano in bocca i piatti thai!!

Parole recuperate. #4

Siamo in navigazione verso casa sotto un cielo azzurro con grandi cumuli pannosi di nuvole. Ovviamente, la cosa mi dà fastidio. Oggi sono felice e quindi vorrei un cielo plumbeo, bianco e blu di nubi sbrindellate. Magari anche una pioggia leggera. Come ieri.

Poco fa quattro delfini hanno nuotato attorno alla nostra barca, due addirittura sotto. Hanno saltato e giocato e io ho riso con gli occhi, la bocca e il cuore. Erano snelli e bellissimi, la pelle liscia e lucida color grigio denso, i musi affusolati che sembravano decorati da un sorriso, e la voglia di vivere nei loro piccoli e dolci occhi.

Stamattina invece c’era una piccola nutria smarrita nel porto.
Due uomini dello staff cercavano di catturarla, e spero non ci siano riusciti perché invece di riportarla al fiume avevano intenzione di ucciderla a sprangate.

Stanotte ho finito ‘Due Città’ e prima di fermarci in una baia ho letto tutto ‘Il Vecchio e il Mare’.
Ho provato a iniziare ‘Oceano Mare’ ma non ci riesco. Forse stasera, a casa.

anonymous said:

Che succede?

Succede che è sempre un gran casino, e l’ amore è una merda. Succede che ci penso continuamente.
Appena apro gli occhi,
Prima di chiuderli,
Nelle notti insonni,
La vedo nei sogni;
Al primo raggio di luce dopo la pioggia,
Nelle stelle,
Nelle nuvole con quel colore plumbeo che mi affascina tanto.
La sento nel profumo dell’ erba bagnata
E mi manda il cervello a scatafascio sempre, che io stia mangiando o studiando è la vorrei li anche solo da guardare.
Succede che è un disastro perchè non capisco… Se vuoi sapere di più, e ti prego, vuoi saperne di più? Scrivimi in privato, che qui davanti a tutti non lo spiattello…

Venivo qui un tempo, quando la realtà non mi entrava più, come un paio di scarpe vecchie. Non è un paesaggio così bello, pensavo, ma almeno ero sola, e a volte il silenzio della confusione mi uccideva, i rombi delle auto, l’odore di smog e piscio di cane ed il cielo plumbeo.
Venivo qui, che non è poi una gran cosa, ma mi rendeva possibile il respiro.
Mi sono sempre sentita soffocare in mezzo alla folla, dove c’è gente pronta a portare le proprie mani sulla tua gola. Anche solo guardandoti.
Ho sempre camminato con disinvoltura, con il mio solito sguardo serio e cupo, velato di malinconia. Certe volte mi capita di pensare se alla gente diafastidio che io la osservi, mi domando se sto fissando le persone, quando sono attratta spontaneamente da qualcosa che loro hanno o dalla loro stessa apparenza.
Mi sono sempre sentita fuori posto, fuori luogo, fuori, e basta.
Sempre con i piedi a terra e la testa in aria, non curante delle vesciche ai piedi per aver camminato troppo.
Mi è sempre piaciuto osservare, tanto che a volte mi sento così noiosa.
Sono sempre lì, che non dico una parola e studio con attenzione ciò che ho intorno. A volte parlo, ma non sono una di quelle persone che piace al primo colpo, che ci chiacchieri per tutta la sera ed il giorno dopo ti viene voglia di risentirla. Non mi apro subito, parlo solo di argomenti futili,che sinceramente non hanno un senso preciso. E sono fatta così. È questione di scavare, perché sono piena di cose, così piena che non trovo le parole per dirle tutte.
E certe volte mi vien voglia di elencare delle parole per descrivermi ma non escono mai.
Perché se sono una cosa sono anche l’opposto. È difficile provare affetto per me, se mi conosci superficialmente.
Non ho i capelli biondi.
Sono neri, e gli occhi verdi/marroni, a forma di mandorla.
Non ho gli occhi chiari, le dita lunghe e le unghie curate.
Non ho nemmeno vestiti colorati.
Non tanti, almeno.
Non sorrido tanto spesso, credo di mandare via la gente. Forse lo faccio a posta.
Forse in un certo senso mi piace, poi però mi sento delusa, forse solo perché perversamente speravo, nel profondo, che a chi dicevo “levati, voglio stare da sola.” non se ne andasse davvero.
Non credo di essermi mai capita, so solo che vorrei essere bella. Possedere la bellezza nascosta nei piccoli particolari, come che so, il modo di battere le ciglia o come abbasso gli occhi quando sono in imbarazzo e sorrido.
Vorrei amare anche i miei cattivi pensieri, che non mi fanno dormire, che a volte mi rendono la vita impossibile. Vorrei riuscire a salvarmi, in qualche modo ce la faccio sempre, mi tiro su e vado avanti con una scrollata di spalle, arrivo in cima ed apro le braccia, con la testa all’indietro.
Non sono forte.
Forse lo sono.
Vorrei essere capace di non pensare. Di non farmi pesare nulla.
Certe volte ci riesco, a non sentire più niente.
Al punto che nulla mi interessa.
Non mi piace il silenzio, se sono con gli altri.
Mi sento in dovere, quindi accendo la musica e me ne vado, e vedo le bocche e le loro espressioni sul viso, i gesti delle mani mentre When I’m Gone suona nella mia testa, passando per le mie orecchie.
Lo so, so quello che non sono.
Quello che sono, invece, ancora no.
Però so che non mi piacciono il cocco, le fragole, e le persone che parlano troppo.
Le persone che mi danno fastidio, che ripetono troppe volte la stessa cosa.
Cosa che io faccio.
Ho sempre paura di non essere capita, quindi mi capita di ripetere le cose. Ho
l’ossessione di voler far capire esattamente cosa penso e voglio dire alla persona con cui ho una conversazione.
Non ho poi niente di nuovo, tutte cose strane che la gente guarda con la faccia quadrata.
Non mi piace la gente che non si lascia mai andare.
Non mi piaccio io,ma le foglie che cadono sì. Il
Rosso e i pettirosso e i muri di mattoni rossi.
Mi piace il suono della chitarra e quello dell’ukulele.
Mi piacciono gli alberi, le lentiggini, le spalle, le passeggiate, odio il sudore.
Mi piace andare in macchina ed i finestrini aperti ed il vento.
Mi piacciono i Beatles quando è estate, quando mi sento felice, quando ho voglia di amore, quando spero. In quei momenti la mia vita sembra ruotare attorno a cose come Here Comes The Sun, scelta banale ma che ci sta tutta.
Piango quando sono frustrata, arrabbiata, o profondamente ferita.
Mi piacciono i sorrisi, ed è una cosa malata la mia, può sembrar banale, ma gli occhi accesi che un sorriso causa sono il mio dipinto preferito.
Mi piacciono le tele e i colori e le cose impiastrate e disordinate.
Mi piace il caos.
Non mi piace mettere ordine, nemmeno l’organizzazione.
Mia e di tutte le cose.
Mi piacciono le cose spontanee, mi piace chi non trattiene gli istinti.
Non mi piacciono le cose troppo tranquille, anche se dopo un po’ il rumore mi turba e ho bisogno di solitudine.
Mi piacciono tutte quelle cose che causano traumi e isterie. Mi piacciono i drammi, gli
Psicopatici, i disturbi mentali. Mi interessano.
La pazzia, la follia.
Mi piacciono il vino e i miti greci.
Mi piacciono le storie.
Mi piace essere partecipe dei sentimenti della gente, mi piace raccontarli, descriverli, descrivere tutto.
Mi piacciono le cose intime,
piccole, quasi segrete.
Mi piacciono i film, piccole macchie di cose che non succederanno mai.
Mi piace chi si stupisce, chi osserva, chi è dannato, chi è debole, chi lo nasconde.
Mi piacciono i palloncini rossi e l’aria aperta e i cappelli.
Mi piace il gelato.
Vorrei scrivere tutte queste cose e poi apprezzarmi un po’ di più.
Mi piace spegnere le sigarette, accenderle, cantare, cantare male, cantare buffo, cantare bene.
Mi piace non riflettere. Mi piacciono le città da lontano e le cose viste dall’alto.
Mi piacciono i dettagli.
Mi piacciono le case piccole in mezzo ai prati immensi, isolate, circondate da alberi alti e robusti.
Tenetemi stretta, fino a quando il cuore mi si ferma.
Poi potete anche andare.
Oppure non fatelo.
Mi piace ancora di più elencare le cose, le virgole, i punti un po’ meno.
La musica.
C’è musica in me?
Forse dovrei venire più spesso qui, mi sento meglio quando posso pensare e esporre e guardare e alla fine non fare niente.
C’è un po’ di vento, ma è piacevole, mentre sento Babe I’m Gonna Leave You, scivolando, nel vuoto.

Sono stati tanti i repubblicani che, incuranti del cielo plumbeo presto trasformatosi in pioggia, hanno accompagnato Tony “TC” Catney nel suo ultimo viaggio.

Il feretro del prominente repubblicano era avvolto nel drappo irlandese. Sul tricolore erano appoggiati il berretto e i guanti, segno del massimo onore militare repubblicano.

Partendo dalla sua abitazione di Lenadoon, West Belfast, accompagnato da un suonatore di uilleann pipe, fiancheggiato dalla guardia d’onore in divisa militare e circondato da decine di repubblicani vestiti con camicia bianca e cravatta nera – come espressamente richiesto dalla famiglia di Tony “TC” Catney, il lungo corteo ha quindi raggiunto il cimtero di Milltown, dove riposano i martiri repubblicani.

Tutta la famiglia repubblicana si è stretta attorno alla famiglia di Tony “TC” Catney, mostrando il proprio rispetto ad un fine repubblicano.

Tony “TC” Catney Un sentito ringraziamento a Derry Sceal per l’uso delle foto | A heartfelt thanks to Derry Sceal for this photographs Tony “TC” Catney Sono stati tanti i repubblicani che, incuranti del cielo plumbeo presto trasformatosi in pioggia, hanno accompagnato Tony “TC” Catney nel suo ultimo viaggio.
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