pauroso

Cosa siamo, la generazione degli eterni insicuri?
La generazione dei boh, vedremo, forse, non lo so.
Io ho bisogno di certezze, di risposte nette. Se ti chiedo di uscire, non puoi rispondermi “boh, adesso vedo”, voglio la sicurezza nelle persone. Tutti che scelgono il grigio, il vestito al ginocchio, il bicchiere riempito a metà.
Dove sono finite le persone che non hanno paura di rischiare?
E chi se ne frega come me? Non sono mai stata capace di scegliere la via di mezzo, per me è tutto bianco o tutto nero, i vestiti lunghissimi o troppo corti, il bicchiere pieno o niente.
Sono estremamente polare, se qualcuno volesse descrivermi in termini scientifici.
Ho bisogno di tutto o niente, non riesco a voler bene alle persone.
Esiste solo l’odio o l’amore, tutto il resto è da codardi.
—  Sediciagosto.

Mi rendevi il mondo meno pauroso. Quando eravamo in macchina, talvolta, mi giravo e guardavo il tuo profilo. Il tuo profilo, dolcemente imperfetto, mi rassicurava. Avevi sempre un accenno di sorriso sulle labbra e gli occhi mai persi nel vuoto. Sapevi sempre cosa fare e dove andare e rendevi anche l’andare da nessuna parte la parte fondamentale di una giornata. Dormivi tanto, troppo, e quando lo facevi io sperimentavo quella sensazione alla quale non mi sono abituata mai, quella di terrore, quella che “in tutto il mondo l’unico con cui vorrei parlare è lui, ma non posso”. Ti ho svegliato tante volte, ti chiedo perdono, e salto dal passato al presente scrivendo e pensando come se fosse possibile farlo sul serio. So che non va bene, ma mi rendevi il mondo meno pauroso, e io ho ancora paura di tutto. Tutto qui, tutto qui. Ho paura.

Questa sera :-))))

In fondo non importa che i tuoi salti siano molti, e che molti con un soffio spegneranno la candela e in fondo tu già sai che domani è un giorno lungo e che un altro verrà a dirti di amare i tuoi pensieri. E tu lo seguirai come fosse uno sparviero, pauroso dell’orgoglio, della sua fragilità. E tu stringi intorno ai fianchi il tuo filo di aquilone, la tua strada è molto lunga, forse non la seguirò. E io vedo sulla porta i tuoi capelli troppo fini, la tua strada è molto vecchia, forse non la seguirò. Tu cammini accanto all’onda, so che andrai così lontano e un bambino senza volto si innamorerà di te. E ci sono molte pietre sul cammino di Maria e sei tu che le raccogli e le porti oltre la sponda e tu dici a chi ti incontra che la notte è molto fredda e se lui ti sfiora il braccio tu sorridi e te ne vai. E lui chiama per sapere il tuo nome, la tua storia, e tu dici non importa ma se vuoi ti sposerò. E lui è solo un disertore, lui è solo un fuggitivo, il suo corpo è una bandiera, il suo corpo è una canzone. E tu stringi intorno ai fianchi il tuo filo di acquilone e lui fuma il tuo ricordo e non seguirà il tuo treno e gli dai una vecchia copia di un romanzo di Delly e richiudi la sua porta, il suo oroscopo è scaduto.

Le strade di lei- Francesco De Gregori