notai

Art. 29 del DDL concorrenza, che Renzi intende portare in Parlamento. La norma stabilisce infatti che  “in tutti i casi nei quali per gli atti e le dichiarazioni aventi ad oggetto la cessione o la donazione di beni immobili adibiti ad uso non abitativo, come individuati dall’articolo 812 del codice civile, di valore catastale non superiore a 100.000 euro, ovvero aventi ad oggetto la costituzione o la modificazione di diritti sui medesimi beni, è necessaria l’autenticazione della relativa sottoscrizione, essa può essere effettuata dagli avvocati abilitati al patrocinio, muniti di polizza assicurativa pari almeno al valore del bene dichiarato nell’atto“.


Caro tassista che dichiari 1000 euro al mese, che non si sa chi te l'ha fatto fare allora di comprarti la licenza a duecentomila, forse c'hai pure ragione quando dici che la liberalizzazione dei taxi come la soluzione di tutti i problemi dell'Italia è un'ingiustizia.

Caro onorevole deputato che non arrivi alla fine del mese con i 16.000 euro di indennità, forse c'hai pure ragione che non è abbassandovi lo stipendio di qualche euro che se risolvono i problemi dell'Italia.

Caro farmacista che ti “tocca” ereditare un'attività dei cui servizi in molti vorrebbero poter fare a meno ma nessuno può, forse c'hai ragione pure te quando dici che non è liberalizzando il mercato delle farmacie che si risolvono i problemi dell'Italia.

Caro vescovo, che ti tocca stare una vita senza trombare, forse c'hai ragione pure te, quando mi dici che se la chiesa pagasse l'ici non ci farebbe più tutto quel bene che c'ha fatto in questi secoli di oscurantismo culturale.

Caro benzinaio che mi vendi la benzina manco fosse chianti, forse c'hai ragione pure te a dirmi che le liberalizzazioni non mi faranno calare il prezzo e ti metteranno pure sul lastrico.

Caro povero possessore di uno Yacht da 19 metri o di un Porche Cayenne, lo so che ti tocca fare gli straordinari in miniera per poterti pagare le rate di quell'unica soddisfazione che ti sei potuto concedere in una vita fatta di sacrifici e rinunce, forse c'hai ragione pure te quando mi dici, che se ti ci metto pure la tassa ti rovino, te e tutti gli operai che lavorano nei cantieri e nelle fabbriche della Porche per quel discorso dell'offerta e della domanda.

Caro amico notaio, della cui professione devo ancora riuscire a comprendere l'utilità, c'hai ragione pure tu quando me dici che il lavoro è l'unica cosa buona che ti può lasciare tuo padre dopo averti condannato fin dall'infanzia alla certezza che avresti fatto quel mestiere, tanto che apponevi timbro e firma pure sugli scambi delle figurine alle elementari in cambio della merendina, e che non ce la possiamo prendere con voi, che in fondo siete solo 6000, che cosa vuoi che contino 6000 persone su una popolazione di 60 milioni.

Mò che ci penso, stai a vedere che il problema sono proprio io, io che vi sto ancora ad ascoltare invece che venire in piazza a darvi foco uno per uno. Che per fortuna sono contro la violenza.
Che mi chiedo dove eravate simpatici amici, quando i governi di un colore o dell'altro si inventavano la flessibilità spazzando via ogni garanzia per chiunque non fosse vostro figlio e noi scendevamo in piazza a prendese manganellate e lacrimogeni?
Dove eravate quando il governo giocava a sudoku con le nostre date di nascita e i contributi versati? Dove eravate quando Fiat, Omsa & Co. licenziavano e trasferivano gli stabilimenti all'estero?
Dove eravate mentre amichevoli poliziotti manganellavano studenti che in piazza chiedevano una scuola e una università più giuste ed efficienti anche per i vostri figli?
Dove eravate piccole amorevoli teste di cazzo, quando pur di non controllare i vostri negozi, le vostre attività, si cercava di dare la colpa della crisi a quattro disgraziati di immigrati, per esempio prendendosela con le “frutterie etniche” (sic.) o i negozi di kebab.

Ecco io non so dove eravate, ma so dove vorrei mandarvi:

affanculo.

—  M.S.
Da notai e AACC invito ad acquistare immobili certificati

Il Consiglio Nazionale del Notariato, con la collaborazione di 12 associazioni di tutela dei consumatori, ha presentato ufficialmente a Roma la guida rivolta ai cittadini e finalizzata all’acquisto di immobili dotati di certificazione energetica.

Il titolo del sesto vademecum ideato per i cittadini, “Acquisto Certificato. Agibilità, sicurezza ed efficienza energetica degli immobili“, è emblematico e sintetizza tutti i vantaggi di una casa “certificata”, sotto il doppio profilo di risparmio e sicurezza. Nella guida quindi vengono presentati nel dettaglio i risvolti ambientali ed economici di questa scelta.

In particolare si dimostra, con esempi pratici, come la certificazione contribuisca a rendere da subito chiara la qualità dell’immobile e permetta di conseguenza una previsione precisa delle spese future di gestione e manutenzione della casa.

L’acquisto dunque diviene automaticamente più coscienzioso e ponderato, non solo dal punto di vista giuridico e legale ma anche sotto l’aspetto dei consumi ad esso connessi. Si consiglia per questo motivo una consulenza, prima del rogito notarile, non solo con esperti di diritto ma soprattutto con tecnici in grado di accertare le condizioni igienico-sanitarie e l’efficienza energetica dell’immobile.

Questo l’elenco in ordine alfabetico delle associazioni coinvolte nel progetto: Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori. Su tutti i siti web delle associazioni di cui sopra, oltre a quello del Notariato, è possibile scaricare la guida.

Leggi l'articolo completo -> Da notai e AACC invito ad acquistare immobili certificati

anonymous asked:

ma che significa "indentazionedellapelle" ?

Tempo fa persi la testa per una ragazza di ventotto anni. 

La notai per le sue meravigliose fossette sulle guance. 
In realtà persi la testa più per quelle fossette che per lei. 

Le ho dedicato il mio url, 
l’indentazione della pelle è, appunto, la fossetta che si crea su una parte del corpo (che può essere la guancia, il fondo-schiena e via dicendo).

09.04.15, Vicenza, mostra “Tutankhamun, Caravaggio, Van Gogh”.

Vidi questo dipinto per la prima volta senza nemmeno sapere di che cosa si trattasse.
Appena lo notai mi prese un colpo al cuore, sapevo che cos'era, l'ho riconosciuto subito per la tipologia di colori usati e il tipo di pennellata.
Scorsi la firma, oh Claude Monet non potevo non riconoscerti.
Mi misi a piangere, la felicità era troppa da sostenere.

“Marina verso sera” Claude Monet.
Il mio dipinto preferito per le emozioni che mi ha suscitato.

Amore,
Dove sei?
Non ricordo in quale situazione ci incontrammo,
Ricordo solamente che tu correvi, correvi sotto la pioggia..
Correndo, i nostri sguardi si incrociarono
Ed il mio cuore parve come una giornata di Marzo,
Prima tranquillo, subito dopo impazzito.
Ebbi i riflessi pronti e notai subito i tuoi occhi,
Avevi degli occhi color cenere e,
In quella giornata buia e fredda, mi riscaldasti..
Ma come ogni cosa, tutto finì..
Fù il secondo più lungo della mia vita,
e poi rimasi da solo, solo mentre cadevo,
mentre cadevo, tutto si allontanava da me.
Tutte le cose belle si allontanavano, ti allontanavi.
Amore,
Dove sei?
Mi manchi.
—  Fonte di 8 anni.

Io capisco che Madre e Padre abbiano paura dell’aereo, ma davvero ogni volta devono dettarmi gli indirizzi dei banchieri, notai e commercialisti da contattare nel caso l’aereo si schianti?

Una sera andai a ballare.

Non sono il genere di ragazza a cui piace andare a ballare, e di fatto ci andai molto controvoglia, ma la mia migliore amica era venuta a prendermi con il ragazzo fino a San Mauro e quindi dovetti andare per forza.

Arrivata li non conoscevo nessuno, salvo un mio vecchio compagno di scuola, il quale, per giunta, mi stava anche sui coglioni. Ma vabbè, provai a fare la simpatica comunque.

Entrati nel locale volevo già andarmene, la musica assordante, noiosa e ripetitiva, solamente BUM BUM BUM, che noi la musica da discoteche, giuro non la reggo proprio.

Passai gran parte della notte a fumare in un angolino, dove c’era un altro Dj con altrettanta musica orribile, ah, se solo ci fossero stati i bus me ne sarei andata via.

Ad una certa, forse dopo qualche bicchiere di troppo, mi misi a ballare. Ripeto, a ‘‘ballare’‘, ovvero: Ondeggia i fianchi e scuoti la testa.

Iniziai a ballare e notai un ragazzo, un amico del fidanzato della mia amica, sto ragazzo si mise affianco a me ed iniziò a prendermi in giro in modo scherzoso per come stavo messa. All’inizio non ci diedi tanta corda ma dopo un po ci mettemmo a ballare assieme..

Strano si, strano forte pensai. Io, a ballare Ahahahahahah.  Mi sembrava quasi un ‘sogno’.

In quei giorni stavo litigando con il mio ragazzo, e quindi, anche se stavamo litigando non avevo comunque voglia di tradirlo. Quindi decisi di non andare oltre con quel ragazzetto..

Due settimane dopo io e il mio ragazzo ci lasciammo e fu proprio in quel momento che ripensai al ragazzetto della discoteca… Tra tutte le troie e le bellissime ragazze che c’erano lui era venuto a ballare con me, e solo dopo che chiesi in giro capì che era tutta la sera che stava trovando il coraggio di venirmi a parlare..

Pensai: ‘che stupida’…. Dove lo trovi un ragazzo che pensa ad una perfetta sconosciuta in mezzo ad una discoteca dove vi sono tremilioni di troioni pronte a dartela nei cessi pubblici..

Ogni tanto ci ripenso ancora, lo ammetto.. Non mi dispiacerebbe rincontrarlo di nuovo.

E quella notte vidi mio padre sopra il mio letto.. addosso aveva una camica blu azzurrina..mi svegliai di colpo,li chiesi cosa faccesse e notai il suo braccio sinistro pieni di tagli cercando di nasconderli con la sua mano sopra, alzó la testa mi rispose che non lo sapeva, guardai nei suo occhi.. erano tristi, depressi stanchi di tutto, nei suoi occhi vidi il vuoto,un burrone tutto nero e una persona che ci stava cadendo,questo buio non aveva fine. Allora gli chiesi perche si faceva questo.. mi rispose che é per colpa mia, che non riuscivo a mettere un buon legame, che era stanco di combattere.. mi sentii malissimo un colpo al cuore e un fortissimo vuoto allo stomaco.. mi veniva da piangere. Poi suonó la sveglia era l ora per andare a scuola, quella mattina restai sconvolta sempre a pensare a quel incubo.. quei tagli cosi rossi.. cosi tanti..

Sta mattina ero sul solito noioso ed un po troppo arancione autobus,ero diretta verso scuola con le cuffie nelle orecchie quando,ad un tratto salì una ragazza con la qualche andavo all'asilo.
Aveva in mano uno dei suoi tanti libri,amava tanto leggere,perché le parole dei libri le facevano pensare che in fondo la vita non fosse tanto male.
Poco l'autobus si fermò per far salire delle persone apparentemente a lei indifferente,tra questi però c'è n'era una a lei familiare,si chiamava Stefano ed erano stati insieme due anni,lo aveva amato tanto..
In quel momento notai che non stava veramente leggendo,ma era intenta ad osservare Stefano,perché in fondo,nel quartiere lo sapevano tutti,non lo aveva mai dimenticato.
Così mi sono messa a pensare e sono poi arrivata alla conclusione che tutti nella vita abbiamo qualcuno che nonostante la vita vada avanti e le cambino,non riusciremo mai a dimenticare,perché gli sforzi e la forza di volontà non sono niente di fronte ad un paio d'occhi marroni,io ti considerò ancora come la prima volta che ti ho visto,un essere speciale da amare e da accudire

3

Lei è la mia splendida ragazza, ed ora vi racconterò la nostra storia.
Una sera verso metà agosto dell'anno scorso ero ad una cena fuori, assieme a mio padre e alcune persone di sua conoscenza. Io, afflitta dalla noia, mi appresto a tentar di cacciar via la noia stando sul telefono. Inizio a vagare tra le mie applicazioni e ad un certo punto notai quell'applicazione che fino all'anno scorso usavo parecchio.
Omegle.
Non perchè volessi vedere uomini tra i 15 e i 60 anni buttarsi dietro una telecamera con il loro arnese tra le mani. Ma figuriacoci, ci mancherebbe solo. Io bensì ci andavo per tentare di fare nuove conoscenze, per poi magari farmi un giretto per l'Italia ad incontrare queste persone distanti.
Comunque, stavo dicendo.
Ho aperto Omegle, e tentavo di utilizzare una frase carina ma non troppo, per paura che qualcuno potesse pensare che fossi un pedofilo di 45 anni.
Dopo un po’ che skippo e che chatto con persone a caso, arriva lei.
Sì, proprio lei. La mia ragazza.
Appena mi son connessa sulla chat con lei, le ho subito chiesto ‘Come stai?’, indipendentemente dal fatto che fosse maschio o femmina. Tutti abbiamo emozioni, sentimenti e problemi, in fondo.
Lei mi ha risposto in un modo quasi da sembrar triste. Le ho chiesto nuovamente se ci fosse qualcosa chr non andasse nel verso giusto nella sua innocente vita. Mi ha risposto positivamente, e dopo neanche 15 secondi di chat assolutamente anonima, si fidava già di me. Mi ha iniziato a raccontare di molte esperienze che ha subito, ed io ero letteralmente paralizzata dai gran casini che le erano successi. Cose che solo a pensarci ti fanno finir le lacrime in un solo colpo. E si è sfogata, più che ha potuto. Finchè ne aveva la possibilità, perchè non farlo? Almeno si sarebbe tolta uno di quei grossi macigni che porta con sè da chissà quanto tempo. Io ho ascoltato ogni sua singola parola, avendo capito sin dall'inizio che lei non era nè un accalappiatore, nè un ragazzo cretino che tentava di tenere parte alla sua immaginazione per prendermi per il culo. Alla fine era intenzionata ad andare a dormire, con gli occhi gonfi di lacrime ed il cuore sgonfio di vita. Ma io ho fatto di tutto pur di avere un qualche suo riferimento. E ci son riuscita, grazie a Dio. Mi ha dato il suo numero, per poi chiacchierare su WhatsApp. La sera stessa riuscii a farle spuntare un sorriso, in mezzo a quelle guance rigate dai troppi pianti e ai quei occhi che ne avevano passate troppe per esser superate. Dopo qualche giorno che parlammo su Whatsapp, la chiamai. Ero felicissima di sentire la sua voce, finalmente. D'altronde non vedevo l'ora di poterci parlare ‘veramente’, dato che scrivere in una chat qualunque non è come parlare ad una persona. Parlare è più bello. Ti fa quasi sembrare di aver quella persona affianco a te, pur avendola distante chissà quanti chilometri. Mentre ascoltavo i classici ‘bip’ della chiamata ero agitatissima. Giravo per la casa sclerando e saltando come un grillo, non riuscendo a calmarmi. Poi finalmente rispose. La voce più bella dell'intero universo era rivolta a me. Io mi sentivo come se avessi fatto un salto talmente alto da arrivare direttamente in paradiso. Era una voce debole, ma che pareva accennare un sorriso. Era timida, molto timida. Certo, la capisco. Parlare con una totale sconosciuta è a dir poco strano, ma nonostante tutto mi rivolse qualche parola, seppur imbarazzata. Quando mi parlò io cedetti, e iniziai a quintuplicare la dose di salti e di scleri. Ho provato a mantenere la calma, ma le mie corde vocali si opposero a quel mio desiderio di sembrare una tipa ‘tranquilla’. Iniziai a parlare di qualsiasi cosa mi fosse passata per la testa in quel momento. Lei mi sembrava scioccata; non diceva quasi nulla, se non quando le chiedevo qualcosa. Ma anche a quelle poche domande rispondeva brevemente. Rimanemmo circa 2/3 ore al telefono. Per lei la situazione era alquanto bizzarra, ma presto si abituò alla mia parlantina. Da quel giorno iniziai a chiamarla quasi ogni giorno, per sentirla. Di quella voce oramai non potevo più farne a meno. Era il mio sorriso sconosciuto. Quando riuscivo a farla ridere, mi sentivo come se mi amassi realmente, poichè almeno una volta nella vita servivo realmente a qualcosa: farla star bene. Trascorsero alcuni mesi, ed ogni giorno eravamo sempre più legate. La istigavo a smettere di fare quegli ormai classici errori di questa generazione. Preferivo che si mettesse a piangere, per sfogarsi. Mi dava fastidio che si tenesse tutto dentro. In fondo volevo che almeno un po’ si liberasse da quel malessere interiore che si portava dietro da troppo tempo. Iniziammo a volerci sul serio bene, e stavo cominciando a metterla al primo posto tra le cose importanti da ricordare e, in futuro, da vivere. Mi parlava. Molto. Si sfogava con me su molte cose, e la cosa non mi dispiaceva, tranne di non poterla aiutare in nessun modo. In quel caso mi sentivo inutile. Mi rassicurava dicendomi che riuscivo a farla star bene con le mie parole (che ben presto diventarono realtà). Un giorno come gli altri.. Anzi, no. C'era lei a parlarmi, quindi era uno dei soliti giorni speciali assieme alle nostre voci e respiri che si fondevano dentro quei dannati telefoni. Comunque, dicevo: uno di quei giorni speciali assieme a lei, mi disse ‘B, ti amo.’. Io rimasi pietrificata di fronte al telefono con un sorriso indescrivibilmente gigantesco in pieno volto. A tal punto le dissi ‘Anch'io’, perchè sì, ormai era vero: mi stavo innamorando, senza accorgermene. Ogni mattina era un 'Buongiorno B, ti amo’, ed ogni sera era un 'Buonanotte B, ti amo troppo’. Sorridevo. Sorrideva. Sorridavamo. È uno di quei rapporti per il quale non hai idea di quanto dovrai mai aspettare per averne uno anche lontanamente simile. Io per lei ero solo una amica; molto cara, ma solo un'amica. Altri mesi passarono, ed io le promisi che molto presto sarei andata ad abbracciarla talmente forte da farle uscire il cuore dal petto per fonderlo al mio, così da diventare una persona sola. Lei ci sperava, ma allo stesso tempo si vergognava a darmi una possibile data nella quale sarebbe stata libera. Quindi altre settimane passarono, fin quando lei andò ad un compleanno di una sua amica. Si ubriacò, e verso metà serata mi scrisse 'B, voglio baciarti.’. Io, visto che oramai le avevo già confessato il mio sentimento che cresceva giorno dopo giorni verso di lei, le scrissi ’..dove?’. La risposta mi lasciò un miliardo di farfalle in stomaco ed un pugno al petto: 'Sulla bocca. E farti i succhiotti sul collo e sulla gamba. Lasciando immaginare dove potrei finire.’ Rimasi immobile. Senza parole. Con una fitta allo stomaco. Impazzii, in poche parole. Anche se era ubriaca, io presi quelle parole sul serio a primo impatto. Dopo un po’ ripresi coscienza, e le dissi di non dire più cose simili, altrimenti l'avrei presa sul serio una possibile seconda volta. Mi voleva. Mi voleva sul serio. Affermava di essersi innamorata di me. Ed io le credetti. Era una sensazione imparagonabile a qualsiasi altra cosa. Mi faceva davvero star bene. Mi faceva credere. Credere nell'amore. A Febbraio le cose iniziavano a prendere una forma più concreta. Intendo dire che iniziai lentamente a piacerle sul serio. Tutt'ora non capisco come io faccia a piacerle. Quella ragazza è strana. Ad ogni modo iniziammo a parlare di me e lei. Di noi. Di un possibile noi. Non era ancora ben chiaro. Marzo. Oohh, quanto adoro queto mese. Mi confessò a parole scandite la sua attrazione nei miei confronti. La cosa mi confortava, perchè io senza lei non riuscirei a sorridere come faccio ora. E lei.. Lei non sarebbe ancora qui se non ci fossimo incontrate per pure caso (o forse semplice destino) su quel sito. Sì, davvero. Non scherzo. Stava perdendo le speranze prima di quel giorno. “Il giorno prima stavo in bagno a pensare al suicidio, e il seguente a sorridere.” mi disse. Il mio cuore si riempì di gioia e di tristezza nel medesimo istante. La amavo, e se avesse mai più pensato a cose simili io giuro che ne sarei morta di dolore. Volevo salvarla.. E ci sono riuscita. 29 Marzo. La andai a prendere. 400 km di distanza. La andai a prendere. 3 ore e mezza di treno. La andai a prendere. Arrivai, mi diressi da lei. La andai a prendere. La vidi, le corsi incontro. La andai a salvare. Trascorremmo un giorno assieme. Un giorno. Completamente sole, abbandonate a noi stesse. Tra le nostre mani e tra le nostre braccia, a ricomporci come fossimo dei vetri rotti. Quando le andai incontro, lei mi abbracciò come fosse l'ultimo abbraccio che potesse dare a qualcuno, ed aveva scelto me. Rimanemmo 10 minuti senza staccarci, dando così il tempo ai nostri cuori di conoscersi realmente. Poi andammo in giro per la sua piccola zona di Roma, tenendoci per mano e dandoci dei piccoli baci sul collo e sulle mani. Venne un momento, nel quale ci sedemmo su una panchina, affianco a casa sua. Si sdraiò sulla panchina, con la testa appoggiata sulle mie gambe. Aveva in mano il telefono, ed io non facevo altro che guardarla. La guardavo come fosse il castello di sabbia più grande mai esistito, che con un solo tocco poteva essere distrutto e spazzato via. La guardavo mentre accennava quel suo sorrisetto, quello che se ti veniva rivolto saresti potuto cadere ai suoi piedi pregandola di farne un altro. Crea dipendenza quella ragazza, in ogni suo difetto ed in ogni suo pregio. Ci fosse qualcosa in lei che non si incastra alla perfezione. È.. Il mio mondo. D'un tratto ha spento lo schermo del telefono e si è appoggiata a piena testa sulle mie cosce. Aveva gli occhi chiusi, ed io mi approfittai del momento. So che non è bello approfittarsi delle persone nei momenti in cui non se l'aspettano, ma credo che lei non aspettasse altro. La baciai. Uno di quei baci che non ti scordi nemmeno se a causa di una botta violenta ti capita un'amnesia totale. Le nostre labbra si presero, e iniziarono a giocare. Giocarono a 'chi ama di più?’. Evidentemente entrambe abbiamo vinto, in quel momento. Restammo tutto il giorno a baciarci e a stare vicine. Se una si allontanava, l'altra le correva addosso. La distanza di presenza fa ancor più male. E noi non volevamo star male. Volevamo il miglior bene che potessimo offrire. E ci riuscimmo. Il giorno stesso le chiedetti di diventare la mia anima gemella. Lei non rispose. Ogni volta che glielo domandavo si accoccolava sulla smia spalla, dandomi dei baci sul collo appena possibile. La sera, quando dovetti andar via dalla mia vita, lei mi diede una scatolina. 'Non la aprire prima di esser sola, a casa.’ mi disse. E così feci. Tornai a casa, la aprii. Dentro ci trovai l'oggetto dal quale non si sarebbe separata senza me. Assieme a quello c'era anche un bigliettino: 'Affido la mia vita a te. Prendi e butta questa lametta e diamo inizio insieme ad una nuova vita, possibilmente con te. Ti amo.’- D. Ecco perchè non rispondeva quando le chiedevo di voler diventare la mia anima gemella. Me l'aveva proposto lei tempo prima, a mia insaputa. Sorrisi. Non aspettavo altro di poterla avere tutta per me. In fondo era, ed è ancora, la mia vita. 24 Aprile. Scendo nuovamente. Stavolta con l'intenzione di starci due giorni. Dormii in albergo, quella notte. La mattina seguente andai da lei, a piedi. La andai a prendere sotto casa sua. Mi venne incontro, come la prima volta e mi stritolò. 'Mi sei mancata.’ 'Ti amo.’ Tutto il giorno lo passammo quasi al medesimo modo, solo che stavolta eravamo ufficialmente unite. Questa cosa ancora ora non riesco a realizzarla, ma so solo che la amo. Ci baciammo tuuuuutto il tempo. Ogni volta che scendo le porto un regalino; la scorsa volta era una collanina con una stella, stavolta un anellino in argento con un diamante sopra. Ogni volta si vergogna a prendere questi 'pensierini’ che le porto. È fatta così, ed io non sono nessuno per giudicarla. Tanto la amo per com'è, non per come voglio che lei sia. Bacio dopo bacio, ora dopo ora, arrivò la sera. Sarei rimasta a dormire da lei; il sogno della mia vita. Mi fece conoscere la sua famigliola - leggermente abbondante, ma tralasciamo - e tutti erano simpatici e accoglienti. Per la sua famiglia io ero sono un'amica che la era venuta a trovare. Sbagliato. Io sto con lei oramai da un mese, e meglio di così non si può. Quella notte. Quella santissima notte. Emozioni, labbra, mani e corpi. Lascio a voi immaginare. Posso solo affermare che addormentarsi accanto alla persona che vorrai per un tempo interminabile è una di quelle cose che chiunque dovrebbe provare. Ad un certo punto si era alzata lasciandomi circa trenta secondi da sola nel letto per andare a spegnere la tv, ed io mi son svegliata poichè non sentivo più il suo calore sul mio corpo. La mattina siamo rimaste a letto, sotto le coperte. Eravamo abbracciate e ci baciavamo di tanto in tanto. La notte, quella scema mi ha fatto una foto mentre dormivo. Uffa, è cattiva. La mia diavoletta del bene. Verso l'una ci siamo alzate per pranzare, per poi tornare a letto come due ghiri. Ci addormentavamo e ci svegliavamo continuamente, scambiandoci qualche bacio e stringendoci le mani. Quel pomeriggio l'ho convinta a fare qualche foto assieme, per ricordarmi visibilmente di quanto sia bello star con lei. Sì, son le foto qui sopra. Le adoro. Soprattutto quella delle nostre mani che si stringono, come se non ci fossimo mai lasciate andare realmente. E bho, se star con lei è un'errore, allora preferisco vivere per poi andare a bruciare all'inferno invece che lasciarla per andare beata in paradiso. Perchè lei è il mio paradiso. E non ho bisogno d'altro, se non di lei e delle sue mani che m'avvolgono corpo e anima, senza mai lasciarmi.

piscio

Ti sei mai svegliato in una pozza di piscio? Io sì, non è stato bello. Quella notte accesi la luce e notai che il letto era bagnato, tutto quanto. Mi alzai e iniziai a tastarlo con le mani, non mi ero accorta fosse roba mia. Lo annusai in maniera istintiva e Cristo, che schifo! Solo allora abbassai lo sguardo verso i pantaloni azzurri e bagnati. Avevo bevuto troppo la sera prima, decisamente troppo, e avevo appena annusato il mio piscio. Mi tolsi i pantaloni, poi le mutande e poi la maglietta e rimasi nuda come un verme. Tolsi le lenzuola e il copriletto, entrambi di un rosa pallido, e li gettai a terra. La mia stanza non era mai stata così opprimente, le sue pareti bianche e spoglie mi sembravano quasi accecanti. Non ricordo bene cosa fosse successo né cosa avessi fatto, la testa mi faceva davvero tanto male ed avevo un grandissimo sonno. La prima volta che mi sono pisciata addosso avevo sei anni e non potevo credere che quello che era appena successo fosse vero, così corsi da mia mamma e la svegliai in preda a un pianto isterico.  Quella notte, invece, non potevo più svegliarla. “Hai quindici anni, tesoro, ormai sei grande”. Ormai ero grande. La puzza stava iniziando a diffondermi e mi spostai in sala, dove mi buttai sul divano. Ricordo solo un sogno vivissimo, una bambina con un fiore tra i capelli che cantava e ballava su un prato. Mi guardava spesso e mi sorrideva. Quando aprii gli occhi, la prima cosa che pensai fu che ero diventata cieca, ma era solo la luce della finestra che mi colpiva dritta negli occhi. Sentii un po’ di freddo sulla mia pelle, ero avvolta in un lenzuolo. Provai una sensazione meravigliosa, mi sentii protetta. Mia madre mi avrebbe sempre aiutata qualsiasi cosa fosse successa e quella ne era la prova. Rimasi ancora un po’ su quel divano anche se puzzavo un po’ e non avevo più sonno. Mi scappava ancora la pipì. Ti sei mai svegliato con la consapevolezza che molte cose in fondo rimangono le stesse? Io sì, ed è stato bellissimo.

Un nuovo post è stato pubblicato qui http://www.staipa.it/blog/la-porta-del-paese-delle-meraviglie-parte-seconda/

La porta del paese delle meraviglie - Parte seconda

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Ti seguii per lungo tempo, tra i tuoi salti i tuoi scherzi ed i tuoi impegni a correre, correre senza sosta a perdifiato con quell’orologio in mano, eri la mia Alice ed eri quel bianco coniglio, eri colei di cui anche in assenza potevo innamorarmi incontrandoti e vedendoti ovunque tu non ci fossi e quel simpatico e frettoloso e saltellante animale.
Mi mancò il fiato d’un tratto però, non per la corsa in se, ne per il tuo continuare a saltare e cambiare direzione, ne per l’assenza del tempo o la mia incapacità di raggiungerti, d’un tratto mi mancò semplicemente il fiato. Ricordo che fu forse quando compresi il colore dei tuoi occhi, o forse quando mi accorsi che in tutto questo sembravi fuggire da qualcosa ma non esattamente da me, o forse quando notai le tue sopracciglia non curate e per questo perfette.
Non ricordo perché mi ero già complicato e tre per tre faceva nove come nove diviso tre faceva ancora tre. E i ricordi arrivavano saltando perché mi ci scontravo e se ne andavano scendendo perché rimanevano lassù da qualche parte.
Fu mentre mi trovai senza fiato che vidi le tante porte, in una sala bassa e lunga illuminata da lampade che pendevano dal soffitto, erano tutte uguali e dietro me non c’era che una porta ulteriore chiusa.
Pensai di fare il giro di tutte le porte ma una di queste aveva nella toppa una piccola chiave d’oro.
Girai la chiave ed entrai nella porta.
Attorno a me foresta e boschi, monti, odore di quel fuoco che da tempo ruota nei miei sogni inconsci tra il sonno e la veglia tra il dormiveglia e il sonno, e il suono e l’odore di ogni foglia ed un comodo divano, una stanza ed un bosco e il tutto di un universo compenetrato con la quotidianità di una abitazione senza pareti. Voltandomi vidi la porta, non chiusa, non aperta, ne appoggiata: socchiusa con uno spiraglio di luce entrare. La porta tuttavia era in piedi immobile fissa ma priva di parete.
Potei girarvi attorno ed osservarla da un lato presente e viva con lo spiraglio di luce delle lampade che entrava e lasciava il suo segno sul pavimento, dall’altro scompariva inesistente introvabile introvata impensata. Per un’istante me ne scordai o forse non era mai stata lì e mai ero passato da quello strano mondo a questo mondo strano, non ricordo effettivamente come andò, ricordo che camminai e mi ritrovai accanto una porta, non aperta, non chiusa, ma socchiusa, non più introvata ne impensata ma presente, la toccai ed era reale in questo casa priva di pareti e ricca di boschi, vi girai attorno e scomparve, nuovamente o per la prima volta?
Non lo ricordo.
Ma trovai una porta d’un tratto, socchiusa e mi sedetti sul divano ad osservarla, nel televisore davano un cartone animato e ricordo che ti riguardasse ma non ricordo di averlo visto prima, parlava di una bimba opposta a te fisicamente ma col tuo sorriso e la tua libertà e leggerezza, una bimba dal vestito azzurro ed i capelli lunghi biondi in uno strano mondo di funghi e carte e bruchi e conigli ed aspettai.
Aspettai accanto alla porta, dove non importa il tempo assente, il tempo veloce e fuggente, dove non importa alla porta chi porta qualcosa o chi non porta, non importa. Ciò che importa resta la porta, ancora aperta per un po’ e l’attesa di qualcosa che non si sa cosa sia, di qualcuno che non si sa chi sia ma si sa che sei tu, coniglio, Alice o orologio che sia, rimasi in attesa di te consapevole che quella piccola chiave d’oro era ancora la fuori, che forse tra un salto e l’altro avresti scelto, o forse no.
Non importa. Comunque sia è una porta ed essa porta verso un nuovo mondo mio tuo o nostro non importa, le porte sono infinite ed io attenderò ancora, dietro questa finché finirà questa proiezione e poi…

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