Non è un paese per imprese

Non è un paese per imprese

Da ragazzino ricordo di aver avuto un periodo (molto breve a dire il vero) da semi fascista autarchico razzista e penisolazionaista di cui mi vergogno parecchio ancora oggi. Giovanissimo eh, niente di seriamente compromettente, ma questo aneddoto è importante per capire quanto il tempo cambi le prospettive. In quei tempi oscuri e pieni di violenza estetica, gli anni 80, l’insulto allo straniero…

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Caro tassista che dichiari 1000 euro al mese, che non si sa chi te l’ha fatto fare allora di comprarti la licenza a duecentomila, forse c’hai pure ragione quando dici che la liberalizzazione dei taxi come la soluzione di tutti i problemi dell’Italia è un’ingiustizia.

Caro onorevole deputato che non arrivi alla fine del mese con i 16.000 euro di indennità, forse c’hai pure ragione che non è abbassandovi lo stipendio di qualche euro che se risolvono i problemi dell’Italia.

Caro farmacista che ti “tocca” ereditare un’attività dei cui servizi in molti vorrebbero poter fare a meno ma nessuno può, forse c’hai ragione pure te quando dici che non è liberalizzando il mercato delle farmacie che si risolvono i problemi dell’Italia.

Caro vescovo, che ti tocca stare una vita senza trombare, forse c’hai ragione pure te, quando mi dici che se la chiesa pagasse l’ici non ci farebbe più tutto quel bene che c’ha fatto in questi secoli di oscurantismo culturale.

Caro benzinaio che mi vendi la benzina manco fosse chianti, forse c’hai ragione pure te a dirmi che le liberalizzazioni non mi faranno calare il prezzo e ti metteranno pure sul lastrico.

Caro povero possessore di uno Yacht da 19 metri o di un Porche Cayenne, lo so che ti tocca fare gli straordinari in miniera per poterti pagare le rate di quell’unica soddisfazione che ti sei potuto concedere in una vita fatta di sacrifici e rinunce, forse c’hai ragione pure te quando mi dici, che se ti ci metto pure la tassa ti rovino, te e tutti gli operai che lavorano nei cantieri e nelle fabbriche della Porche per quel discorso dell’offerta e della domanda.

Caro amico notaio, della cui professione devo ancora riuscire a comprendere l’utilità, c’hai ragione pure tu quando me dici che il lavoro è l’unica cosa buona che ti può lasciare tuo padre dopo averti condannato fin dall’infanzia alla certezza che avresti fatto quel mestiere, tanto che apponevi timbro e firma pure sugli scambi delle figurine alle elementari in cambio della merendina, e che non ce la possiamo prendere con voi, che in fondo siete solo 6000, che cosa vuoi che contino 6000 persone su una popolazione di 60 milioni.

Mò che ci penso, stai a vedere che il problema sono proprio io, io che vi sto ancora ad ascoltare invece che venire in piazza a darvi foco uno per uno. Che per fortuna sono contro la violenza.
Che mi chiedo dove eravate simpatici amici, quando i governi di un colore o dell’altro si inventavano la flessibilità spazzando via ogni garanzia per chiunque non fosse vostro figlio e noi scendevamo in piazza a prendese manganellate e lacrimogeni?
Dove eravate quando il governo giocava a sudoku con le nostre date di nascita e i contributi versati? Dove eravate quando Fiat, Omsa & Co. licenziavano e trasferivano gli stabilimenti all’estero?
Dove eravate mentre amichevoli poliziotti manganellavano studenti che in piazza chiedevano una scuola e una università più giuste ed efficienti anche per i vostri figli?
Dove eravate piccole amorevoli teste di cazzo, quando pur di non controllare i vostri negozi, le vostre attività, si cercava di dare la colpa della crisi a quattro disgraziati di immigrati, per esempio prendendosela con le “frutterie etniche” (sic.) o i negozi di kebab.

Ecco io non so dove eravate, ma so dove vorrei mandarvi:

affanculo.

—  M.S.
Da notai e AACC invito ad acquistare immobili certificati

Il Consiglio Nazionale del Notariato, con la collaborazione di 12 associazioni di tutela dei consumatori, ha presentato ufficialmente a Roma la guida rivolta ai cittadini e finalizzata all’acquisto di immobili dotati di certificazione energetica.

Il titolo del sesto vademecum ideato per i cittadini, “Acquisto Certificato. Agibilità, sicurezza ed efficienza energetica degli immobili“, è emblematico e sintetizza tutti i vantaggi di una casa “certificata”, sotto il doppio profilo di risparmio e sicurezza. Nella guida quindi vengono presentati nel dettaglio i risvolti ambientali ed economici di questa scelta.

In particolare si dimostra, con esempi pratici, come la certificazione contribuisca a rendere da subito chiara la qualità dell’immobile e permetta di conseguenza una previsione precisa delle spese future di gestione e manutenzione della casa.

L’acquisto dunque diviene automaticamente più coscienzioso e ponderato, non solo dal punto di vista giuridico e legale ma anche sotto l’aspetto dei consumi ad esso connessi. Si consiglia per questo motivo una consulenza, prima del rogito notarile, non solo con esperti di diritto ma soprattutto con tecnici in grado di accertare le condizioni igienico-sanitarie e l’efficienza energetica dell’immobile.

Questo l’elenco in ordine alfabetico delle associazioni coinvolte nel progetto: Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori. Su tutti i siti web delle associazioni di cui sopra, oltre a quello del Notariato, è possibile scaricare la guida.

Leggi l’articolo completo -> Da notai e AACC invito ad acquistare immobili certificati

"Giovedì lasciai involontariamente il mio braccialetto preferito sul mio banco nel laboratorio di chimica. Il giorno dopo non lo trovai. Lo trovai indosso al ragazzo più carino della scuola, sul suo polso sinistro. Lo notai quando salutò la mia migliore amica, e a me, non mi degnò nemmeno di uno sguardo. Ma casualmente, quando ormai era dietro le mie spalle mi girai per guardarlo un’altra volta e lui era lì, fermo a guardarmi, o a fissarmi, potremmo dire. Mi sorrise, portandosi il braccialetto sulla bocca. Il mio cuore si fermò, perse un battito e non riuscii quasi a respirare. Ieri lo trovai all’uscita da scuola che aspettava qualcuno. Stranamente aspettava me, perché quando gli passai affianco, lui mi prese per il braccio e mi strattonò per portarmi più vicino a lui. “Scusa se mi sono tenuto il tuo bracciale, ma ho sempre voluto qualcosa di tuo.” Mi baciò prima che potessi aver avuto la possibilità di dire qualcosa. “E ora sono ancora più felice, perché ti ho rubato il primo bacio.”
- non conosco la fonte. ( via hakunamatatagirl-blog )

L'amore nel passato

Durante una giornata di sole,a scuola,annoiati e aspettando solo la campanella,il mio professore di italiano iniziò a raccontarci una storia,forse la storia più bella che io abbia mai sentito. Parlava del suo primo amore ed io e i miei compagni ci zittimmo e ascoltammo. Partì così:era un’estate calda degli anni cinquanta e ad un tratto vidi nella casa vicino alla mia,disabitata fino ad allora,delle persone. Erano marito e moglie con i loro tre figli;non ricordo bene come fossero i due ragazzi perché notai solo la ragazza,aveva dieci anni,mentre io ne avevo undici. La carnagione chiara,gli occhi azzurri e capelli biondi. La ragazza più bella che ho visto in vita mia. Fu amore a prima vista. Andavamo nella stessa scuola ed un giorno i miei amici organizzarono una partita a nascondino. C’era anche lei. Io non le parlai ma per sbaglio nel provare a prenderla le strappai una ciocca di capelli. Li possiedo ancora. Quello fu il nostro unico contatto fisico. Tutte le mattine,visto che andavamo nella stessa scuola,io le stavo dietro durante tutto il tragitto,senza dire niente,neanche un ‘ciao’. L’amai follemente per cinque-sei anni e poi si trasferii. Mia mamma era la sua insegnante e mi disse che era andata a Brescia. Passarono trent’anni. Io mi sposai con un’altra e “la dimenticai”. Un giorno passai però nelle nostre vecchie case e nella sua vidi due bambini biondi e con gli occhi azzurri come lei giocare. Feci finta di niente. Ero sempre stato troppo timido. Poi morì mia madre e ricevetti una lettera di condoglianze da lei. Allora,ormai sposato,le dissi ‘grazie molte per le condoglianze’ e poi decisi di scriverle una lettera a mia volta… Diceva ‘quando eravamo piccoli ti ho amata per sei anni,anche più,quando ti sei trasferita non riuscivo a farmene una ragione…’ E lei mi rispose che aveva provato la stessa cosa per me.” Quando ce l’ha raccontata mi sono commossa. Quindi non siate timidi che forse l’amore della vostra vita ce lo avete davanti ma non lo sapete.

ioamote-tuamilei

Mondi Lontani

Ho fatto un viaggio, in una terra lontana, non ricordo esattamente come sono arrivato lì ma non dimenticherò mai ciò che ho visto. Era abitato da persone, che vivevano nelle loro case. Ogni casa aveva una forma diversa, nessuna era simile per colore o forma. Ho chiesto il perché e mi hanno detto che ognuno la costruiva secondo il proprio gusto e le proprie esigenze, i costruttori eseguivano ogni richiesta tenendo come uno vincolo la sicurezza. Anche gli abiti erano quasi tutti diversi tra loro, qualcuno girava addirittura nudo se il tempo lo permetteva, nessuno sembrava farci caso. Notai che le porte delle abitazioni erano prive di serrature. Nella piazza c’era un grande mercato, tutti prendevano ciò che desideravano dalle bancarelle, senza chiedere nulla al proprietario, mancavano i cartelli coi prezzi sui prodotti e una volta che la merce era finita quest’ultimo metteva via tutto e andava chissà dove. Qualcuno dormiva agli angoli delle strade, su appositi letti sistemati in zone d’ombra. Quando chiesi ad un passante l’ora mi guardò come se parlassi un’altra lingua, mi disse con infinito garbo che non conosceva quella parola e se ne andò. Due estranei dopo essere quasi inciampati uno sull’altro si diedero un lungo ed appassionato bacio prima di riprendere il loro percorso. Tra le strutture una catturò la mia attenzione, migliaia di bambini erano all’interno di un edificio immenso, ad un solo piano, con un’unica stanza. Alcuni leggevano, altri giocavano, altri ancora disegnavano o dormivano. Pochi adulti tenevano qualche specie di discorso o si occupavano dei bisogni dei più piccoli. Arrivavano ed uscivano bimbi in continuazione, senza una logica precisa. Scorsi un altro grande edificio, simile al precedente ma non c’erano solo bambini. Erano tutti riuniti, chi in piedi chi seduto a mangiare ogni tipo di pietanza. Sembrava un’immensa mensa per i poveri, solo che il cibo ricordava qualche ristorante costoso. Mi allontanai dalla città e trovai un piccolo bosco, su una grande roccia era seduta una ragazza mi avvicinai sperando di ottenere qualche informazione. Appena mi vide capì subito che non ero del luogo, mi fece segno con la mano di sedermi e iniziò a parlare:

«Sei nuovo di qui, vero? Lo si capisce dalla tua espressione stupita. Non serve chiedere, c’è ne sono stati altri prima di te, che si sono ritrovati qui chissà come e sono sicuro che hai le loro stesse domande. Vedi, per farla semplice, qui ognuno fa ciò che vuole nel rispetto del prossimo, perché ha realizzato che convivere in pace è molto più semplice e produttivo. Conosco molto bene il tuo mondo, fatto di regole e numeri. Ogni giorno fate quello che fate perché qualcuno vi ha detto che la vita funziona così, che è normale vivere così e che chi non lo fa è pazzo, solo perché vede le cose coi proprio occhi. Qui siamo tutti pazzi, secondo voi, eppure per noi è da pazzi contare i minuti, contare i giorni. Non basta alzare la testa al cielo per vedere che il sole splende? E se qualcuno volesse dormire sotto il sole? E star sveglio con la luna? Perché dovrebbe essere da pazzi? Perché dovete imporre la vostra visione delle cose al prossimo? Vi comportate come se foste ciechi. Eppure avete due occhi. La maggior parte di voi non vive perché respira, vive perché possiede dei pezzi di carta. Scambiate la carta per il cibo o per altri beni, c’è chi ne possiede troppa e chi troppa poca, questa non è pazzia? Sei venuto da me in cerca di risposte eppure ti sto dando solo domande. Tutto quello che hai visto sino ad ora non è normale per te, non lo è neppure per noi, ma noi non ci spaventiamo. La vita come ben sai è una sola, vale davvero la pena di viverla seguendo le istruzioni altrui? Le scuole non sono scuole, chi ha voglia di imparare si riunisce e impara ciò che desidera. È un diritto anche essere ignoranti, se non si fa del male agli altri. Non abbiamo chiese, edifici comunali o altre cose simili. È il buon senso a decidere le leggi e se qualcuno vuole perseguire la propria spiritualità non deve farlo dentro un castello di pietra. Sai il tuo mondo non è l’unico, esistono tanti altri mondi lontano dal tuo, alcuni uguali addirittura. Credo di aver parlato abbastanza, sembri una persona sveglia, se ho tralasciato qualcosa puoi semplicemente arrivarci da solo, adesso mi spiace ma devo andare.»

Prima di andare via mi diede un bacio, ci prese gusto e mi tolse i vestiti. Dopo aver fatto sesso con me prese i suoi vestiti ed andò via, senza dire una parola. Ero ancora più confuso di prima e mi sentivo stanco, chiusi gli occhi per riposarmi. Quando mi svegliai ero di nuovo a casa mia, dietro le quattro mura che costituivano la mia stanza, mai un sogno mi era parso così reale e così folle, eppure sentivo ancora il suo calore sul mio corpo. 

Vedevo attraverso l’acqua muoversi quelle gambe come una coda di una sirena. Mi aggrappai al bordo per la mia scarsa capacità di nuotare e mi persi a guardarla mentre si sedeva sul fondo della piscina. Ammiravo i suoi capelli seguire i movimenti dell’acqua. Il tempo passava e lei rimaneva seduta sul fondo della piscina, decisi di immergermi sfidando la paura di affogare. Nonostante gli occhi appannati a causa dell’acqua notai il suo sorriso. La feci indietreggiare nell’angolo per poi baciarla. Quando uscimmo dall’acqua quello non era mai successo.

Nel sogno stavo leggendo il giornale. A un certo punto notai qualcosa di strano. Il giornale riportava la verità. 

"Azienda leader nel mercato cerca persone che saranno assunte al posto tuo in quanto imparentate col capo".

Sono una persona che osserva molto, ma non sembra.
Il primo giorno di scuola, notavo e osservavo alcune mie amiche ridere, altre con lo sguardo fisso nel vuoto, alcune che scarabocchiavano il banco e alcune ancora con la testa persa nei ricordi dell’estate.
Notai che in classe vennero 2 nuove compagne, una mi sembrava una ‘tipa da discoteca’ mentre l’altra continuava in poche parole ad affascinarmi…
La guardavo, si era seduta vicino alla ragazza che dopo 3 anni di scuola nessuno sopporta, una poco di buono presa in giro da tutti. Beh ovviamente Giada, la nuova ragazza che mi affascinava aveva trovato posto vicino a lei e si sedette li.
La guardavo e vedevo che era silenziosa e immobile a guardare il professore parlare. Capelli rossi scuro tinta, raccolti sbadatamente, pearcing al naso e stile molto simile al mio.
I giorni passarano e non m i feci indietro nel conoscerla; parlando si avvicinò più a me e diventò la mia attuale vicina di banco.
È davvero sorprendente tutte le cose che abbiamo in comune, amore per i cappelli, passione per lo skate, longboard, amore per le camicie a quadri ecc…
È bello andare a scuola, entare in classe e vederla li, in piedi con gli occhi luccicosi e un sorriso semplice, felice di aspettarmi, tenendomi il posto vicino vicino a lei, e sentire il suo ‘eeehilá ! ’
Mi fa sentire presa in considerazione, in poche parole anche molto semplicemente m i fa sentire voluta da qualcuno, apprezzata ed ascoltata.

Ciao, mi chiamo, beh non ha importanza il mio nome. Ho 15 anni, vivo in un piccolo paesino non molto conosciuto. Ero uno di quei ragazzi a cui piace prendersi gioco delle ragazze. Ero così finché non incontrai lei, ancora un anno fa. Fù la prima ragazza che mi rinnegó, tutte le altre cadevano ai miei piedi ma lei no. Lottai molto per averla, mi accorsi che lei era diversa, era un fiore raro. Ci fu un periodo in cui non la vidi e riuscí a cancellarla fino a quando non la notai, quel giorno, in piscina. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso, a un certo punto avevo visto che si dirigeva verso di me e i miei amici, il mio cuore batteva a mille. Parlammo e mi abbraccio. E in quel momento, quando il suo corpo era stretto dalle mie braccia mi sentii a casa. La mia vera casa.
Ci mettemmo insieme e fu mia per un anno intero. Un anno di sorrisi, di baci, di passione, finché un giorno tranquillo sentì il cellulare vibrare e c’era scritto “chiamata in arrivo da amore” risposi, e sentì che mi disse “ti amo” e poi silenzio, mi preoccupai così decisi di andare a casa sua per vedere se era successo qualcosa o se era caduta la linea. Ma appena girai l’angolo della casa a fianco alla sua vidi l’ambulanza e lei, sdraiata sul lettino, bianca e con gli occhi chiusi. Sembrava un angioletto. Cercai risposte, sembravo un pazzo da come urlavo e piangevo. Solo dopo poche ore realizzai che la mia piccola non c’era più. Era morta.
Ancora ora se ci ripenso mi metto a piangere, non ho mai capito perché sono sempre le persone migliori ad andarsene. Ricordo quando faceva finta di svenire, quando andavamo al cinema che poi finiva sempre che parlavamo tutto il tempo e del film ne guardevamo nemmeno metà.
Ricordo tutto di lei, e devo solo ringraziarla perché mi ha fatto capire che quando trovi la cosa che vuoi veramente fai di tutto per averla. Ma bisogna ricordarsi che un giorno pure la persona della vostra vita s’è ne andrá.
E voi dovrete andare avanti solamente col ricordo di essa.

Facendo gli esercizi di inglese oggi ho notato qualcosa che mi ha fatto pensare. Bisognava cerchiare due parole all’interno di un elenco, due sole, che avessero un’accezione positiva. Ho letto ‘gorgeous’, e l’ho cerchiato, poi ‘remarkable’, cerchiato pure quello, ho finito pensai, eppure scorrendo le parole con lo sguardo notai che c’era pure ‘weird’, strano, stravagante, ma le parole da cerchiare erano due, solo due, per quale motivo non avrei dovuto cerchiare pure quella? Che c’è di male nell’essere strani e stravaganti? Nulla, non c’è nulla, anzi, significa avere un’opinione, significa pensare e significa sostenere il proprio pensiero, significa non lasciarsi trapassare dal coltello delle malelingue sempre lucido di sangue, significa camminare guardando davanti a sè e non dietro, non intorno, con l’occhio incerto, non in terra. Pensai che doveva sicuramente essere un errore del libro, perchè l’essere irrimediabilmente ‘weird’, pensai, è un cavolo meglio dell’essere superficialmente ‘gorgeous’.

(Parte 7) La Verità

Qualche mese più tardi io e la mia famiglia eravamo a casa, una sera come tante altre.
Ad un certo punto andai in camera mia e iniziai ad ascoltare la musica e leggere. 
Dopo qualche ora uscii dal mio mondo e ritornai alla realtà.
Mi accorsi di avere sete, così mi alzai e andai in cucina, durante il tragitto notai che mia Claudia e Alessia erano in camera, poi sentii i miei bisbigliare qualcosa in cucina, senza farmi vedere mi avvicinai silenziosamente per ascoltare la loro conversazione.
Avrei voluto non averlo fatto.
Ricordate quando vi ho parlato della mia nascita? 
E’ durata meno di 5 minuti e scoprii che avevo provocato dei danni al corpo di mia madre, e quei danni si sono riversati contro mio fratello, per questo è morto.
Per colpa mia, mio fratello è morto.
Questo era troppo.
Non potevo sopportarlo.
Iniziai ad odiarmi, odiare me e il mio corpo.
Così scappai in bagno e mi chiusi a chiave, mi guardai allo specchio e iniziai a piangere.
Quel senso di colpa era troppo, non riuscivo a pensare nulla di bello per distrarmi, tutto si fece più scuro intorno a me.
Provai un dolore che nessuno, neanche le persone più grandi avrebbero potuto sopportare.
Volevo solo finirla.
Io non dovevo nascere, se non sarei esistita adesso mio fratello sarebbe vivo.
Non dovevo esistere.
Mi alzai e uscii dal bagno senza guardarmi allo specchio, perchè so che se lo avessi fatto avrei ricominciato e avrei potuto non smetterla più.
Andai a letto sperando di chiudere occhio.
Ma niente.
Inizialmente continuavo a piangere, pensavo che avrei continuato per tutta la notte ma ad un certo punto mi accorsi che non scendevano più le lacrime.
Fissai il vuoto e pensai.
Dopo un bel po’ di tempo vidi che dalle fessure delle tapparelle entrò un po’ di luce. 
Mi alzai dal letto ma non riuscivo a stare in piedi, forse ero stanca, in effetti gli occhi mi bruciavano.
Mi avvicinai e vidi che era l’alba.
Andai in bagno.
Non mi guardai allo specchio e mi diressi subito al mobiletto delle medicine.
Le studiai un po’ tutte quante.
Poi vidi che c’erano due scatole uguali ancora chiuse.
Erano pastiglie per il mal di testa.
Ne presi una, poi un’altra e un’altra ancora. 
Aspettai qualche minuto se faceva effetto.
Niente. ne presi altre cinque.
Mi alzai e mi girava la testa.
Ancora.
Come avrei potuto continuare a vivere con un senso di colpa così grande? Non avrei potuto, quindi dovevo finirla.
Ne presi altre, nella scatola ce n’erano solo 7.
Le presi tutte quante.
Provai a camminare ma le gambe e la testa chiedevano pietà.
Mi distesi sul mio letto e aspettai.
Volevo dormire e non svegliarmi mai più.
Chiusi gli occhi.
Vidi tutto nero.
Riaprii gli occhi. La luce mi dava un grandissimo fastidio.
Sono in Paradiso? No, per quello che ho fatto dovrei andare all’Inferno.
Ma vedevo un soffitto sopra di me, uno che conoscevo molto bene. Ero nella mia camera.
Cazzo.
Ero lì, ancora a viva.
Guardai l’orologio e vidi che erano le 14.
Perchè nessuno mi aveva svegliata?
Scoprii che i miei genitori non c’erano e Alessia si era dimenticata di svegliarmi perchè doveva fare i compiti.
Ah.
Stavo meglio mentre dormivo.
Andai in bagno e presi la lametta di mio padre che usava per farsi la barba e la passai sul braccio.
Un taglio, due tagli, tre…
Dopo un po’ mi fermai, il braccio sanguinava e chiedeva pietà.
Mi asciugai le lacrime.
Silenziosa uscii di casa e andai in un giardino vicino casa mia dove non andava nessuno.
Mi fermai e tra le lacrime iniziai ad urlare per sfogarmi ancora di più.
Continuai ancora e ancora.
Mi bruciava la gola ma continuavo, in fondo dovevo soffrire, meritavo solo quello.
Tornai a casa e mia sorella non si accorse neanche della mia assenza.

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