medioevo

In ogni rapporto umano, la cosa più importante è parlare.
Ma le persone non lo fanno più: non sanno più sedersi per raccontare e ascoltare gli altri. Si va a teatro, al cinema, si guarda la televisione, si ascolta la radio, si leggono libri, ma non si conversa quasi mai. Se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo tornare al tempo in cui i guerrieri si riunivano intorno a un falò e raccontare le loro storie.
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- Lo Zahir di P. Coelho

Questa citazione mi ha colpito molto appena l'ho letta. Non solo per l'importante messaggio che intende tramandare, ma per le sensazioni che ha provocato in me. Da sempre sono appassionata del mondo fantasy medievale, e leggere quelle parole mi ha portato alla mente immagini dolci tratte da tale contesto, l'affascinante atmosfera dell'epoca. Ho pensato ai cavalieri attorno ai falò, a parlare, gli accampamenti vicino a loro fatti di tende. Ho pensato alla vita cittadina dei Signori e dei popolani, ai camini accesi, alle pagnotte calde che imbandivano le tavole in legno di ambedue. Ho pensato ai mercati affollati di gente, le bancarelle piene di stoffe, sete, nastri con cui le donne sapevano cucire i propri abiti. Ho pensato al dolce odore del pane fresco che doveva sicuramente uscire dai negozi dei fornai, ai fabbricanti intenti nel proprio lavoro manuale per costruire gioielli, orologi, pentole e quant'altro, ma anche ai fabbri che costruivano armi ed altri oggetti in ferro. Ho pensato ai cantastorie che narravano i loro racconti in rima per le strade, ed ai ciambellani che lo facevano per i più ricchi. Ho pensato alle biblioteche piene di libri, alle piccole casette dei meno fortunati, piccole ma piene di calore ed affetto, ai cavalli che conducevano le persone in giro per le strade, alle carrozze, alle strade acciottolate, agli enormi campi, ai villaggi dentro alle mura del castello. E’ tutto così tremendamente affascinante che, nonostante sono consapevole non riuscirei più a vivere a lungo senza tecnologia e gli agi del mondo moderno, non posso fare a meno di pensare a tutto ciò con tenerezza e desiderio.
Intanto per immergermi un po’ in questo tipo di atmosfera ho cominciato a leggere Le Nebbie di Avalon, un libro che, spero, mi piacerà.

Siamo un popolo inquieto e pigro: non istudiamo l'antico e combattiamo il nuovo; sogghigniamo della singolarità e compiangiamo la imitazione; siamo scettici e insieme pieni di pregiudizii, dileggiatori della filosofia e scolastici, di criterio naturalmente sodo e di fantasia naturalmente volubile.
—  C. Boito, “Architettura del Medio Evo in Italia.”, Introduzione, Milano, 1880, p. XXIII