Ma gli occhi ci tradiranno

Elvira

e - Eppur

l - levasi

v - veloce.

i - Il

r - Ricordo.

a - Agrodolce.

Stasera, sotto la doccia, mi sei venuta in mente. Ti ho immaginata guardarmi, dalla porta, tra le postazioni, dietro la cattedra. Mi ho vista, arrossire, chinare il capo piena di rimorso ed emozione. L’ho visto sgranare gli occhi, aprire stupito la bocca. E mi son vista incedere, venire a te e trovarti così sorridente come sempre, piene d’emozione. Lacrime nel mio viaggio lisergico e in quello reale hanno rigato il mio volto.

Vorrei che tu potessi vedermi, ma al tempo stesso so che scapperei piena di vergogna. Elvira, tu mi hai dato una forma buona, valente, che suscita il rispetto e fa illuminare gli occhi e le menti. Io ti ho dato una grande delusione, sono scappata, tornata e poi ti ho tradita. Tu mi hai dato il tuo beneplacido, ma poco conta. La tua benedizione è la mia maledizione!

Ieri parlavo si te, stanotte ti sognavo e ora sei tutta la mia mente. Dolce veleno! Ed ho come il presentimento che non manchi poco a che lui ci metta di fronte. E allora che farò? Piangerò dimessa? Sfoggerò la faccia di bronzo? Scapperò? Sverrò? 

No, niente di tutto ciò. Starò lì, compassata, un po’ timorosa, col mare in tempesta dentro e una calma piatta sul viso, ma gli occhi ci tradiranno e tutto sarà detto.

A-mare

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Grazia di un divino volere

infrangi i tuoi urli

contro le umane paure

che tanto disperano i volti cupi

affacciati sulla tua magnificenza.

Riporta la calma negli animi,

odore di libertà,

riscaldami il cuore col tuo rosso riflesso,

verso di te cammino,

verso di te navigo.

Mangio i tuoi frutti,

non posso fare a meno di crederti vicino;

forse un giorno riuscirò a capirti;

ti prendi così tante vite,

ma resti il mio canto delle sirene. 

Le cricche liriche della Cri

Alti e bassi   C’era una volta il canto monodico, cioè quello a una voce sola. Poi a qualcuno venne in mente di affiancargliene un’altra, e nacque la polifonia. Per distinguere le due voci, si diedero loro dei nomi: quella che continuava a tenere il canto, la melodia principale, venne chiamata tenor, l’altra, essendo sempre in un registro più acuto, quindi superiore, la si chiamò superius, o anche discantus. Più avanti, avendoci preso gusto, i compositori cominciarono ad aggiungerne altre, di voci: erano voci che dovevano contrapporsi alla melodia principale del tenor, e dunque le si chiamarono contratenor, altus o bassus, a seconda che fossero più acute o più gravi del tenor. Da qui i nomi delle diverse voci del nostro canto lirico odierno: soprano da superius, contralto da contratenor altus, tenore da tenor e basso da contratenor bassus. In quel tempo le cantanti donne erano molto più rare dei cantanti uomini. Perciò si resero necessari alcuni accorgimenti per ovviare alla carenza di potenziali interpreti delle parti cantate in registri acuti. Fondamentalmente le strade erano due: servirsi del falsetto o servirsi di un castrato. Quando poi le donne cantanti cominciarono a farsi più numerose, e pertanto sufficienti per ricoprire i ruoli o cantare le parti destinate ai soprani, si cominciò a voler distinguere i soprani “veri”, cioè che cantavano “di petto”, cioè, in definitiva, le donne, dai soprani “fasulli”, che cantavano “di testa”, ossia in falsetto, e che solitamente erano uomini: perciò ancora oggi, un tenore che canta da soprano viene chiamato controtenore, recuperando l’antico termine contratenor del canto polifonico, o sopranista. Esiste però, caso più unico che raro, un cantante lirico uomo capace di cantare nel registro di soprano senza ricorrere al falsetto. Si tratta dell’americano Michael Maniaci: inspiegabilmente, la sua laringe non si è sviluppata coll’andar del tempo, e la sua voce si è conservata in modo naturale qual era in età pre-puberale.

a L.

Te lo dico qui perché non ho altri mezzi,scriverti vuol dire mettere da parte il mio orgoglio.
Volevo solo dirti che avevi ragione,non riesco e non voglio smettere di fumare,sarà che preferisco ammazzarmi così che piangere e sfogarmi in altri modi.
Volevo solo dirti che sento un senso di colpa che non ha né capo né piedi,perché non ti ho più accanto.
Volevo dirti che non ti sbagliavi, 2.50€ le Merit ci valgono tutte.
Volevo dirti che ho la tua felpa accanto e che il tuo profumo,per quanto tempo sia passato,si sente ancora..
Volevo dirti che mi manchi e che ti voglio,che non riesco a mangiare,a scrivere e a concentrarmi.
Volevo dirti che mia madre si sta preoccupando,perché mi vede ogni giorno cadere a pezzi sempre di più.
Volevo dirti che nessuna canzone ora suona uguale a prima,che sento un pezzo di te nelle liriche.
Volevo dirti che ti ho sognato l’altra notte. Volevo dirti che se non sono stata sincera con te in passato o servono dei chiarimenti io sono qui,ma sai che non ti ho mai fatto dei torti che non ti abbia confessato. Volevo dirti che quelle cartine che avvolgono il mio amato tabacco bruciano in gran numero,sempre più in fretta,perché se non posso avere le tue labbra tra le mie,ho un filtro e del veleno .

Volevo dirti che ti amo,e non so quanto possa valere,ma torna,che i problemi si possono risolvere insieme.

Spero che la leggerai
Tua M.

http://youtu.be/pkT0-kt5cqI
Le cricche liriche della Cri

Don Bartolo: “Ci vuol altro figlia mia per potermi corbellar: altro altro altro aaaltro!!!"   Il corbello è un cesto di forma rotonda e fondo piatto, usato perlopiù per il trasporto a spalla. Per la sua forma e probabilmente perché spesso utilizzato in coppia, assunse anche il significato figurato di testicolo, volgarmente coglione, proprio nel senso odierno di scemo, stupido, imbecille. E quindi analogo è il senso del verbo corbellare e del sostantivo corbelleria, sciocchezza, scemata.

PLAYONTAPE presentano il video di THE HEAT

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I Playontape presentano il video di The Heat, singolo apripista al nuovo disco The Glow.
E’ un brano post-punk dalle venature elettroniche, contaminato da un testo che affronta il tema della vita e della morte. Il videoclip, che uscirà a settembre, è stato girato a Budapest nella vecchia città industriale sovietica.
I Playontape si sono formati nel corso del 2009 a Lecce e grazie alla costante attività live sono stati in poco tempo apprezzati da pubblico e critica.
Questo secondo disco sancisce una evoluzione della band, verso un sound più elettronico e curato, avvicinandosi a sperimentazioni d’oltremanica. Le liriche trattano la disillusione e la perdita dei valori, di un amore tormentato e mistico, e della speranza rappresentata da quel bagliore di luce di cui siamo sempre alla ricerca.
Guarda il video nella sezione Musica - Lunatik novità di PrimoItalia, da smartphone, iphone, tablet e smart tv.
Quando vuoi tu, dove vuoi tu.

 

Replay – The Musical, scritto a quattro mani da Fabio Ingrosso e Mauro Simone, con la regia di Mauro Simone, musiche e liriche di Fabio Ingrosso e Riccardo Scirè e rivoluzionarie coreografie di Marco Bebbu, è un lavoro teatrale innovativo e giovane che graffia e colpisce al cuore. Quattro personaggi, due storie d’amore che si intrecciano e nello sfondo la frenesia ed il fascino metropolitano di New York.

Dave lavora in una bakery e un giorno incontra Amy, assistente di un avvocato. Dal loro incontro nasce una storia d’amore perfetta, un giocherellone romantico con i modi da “american boy” che riesce immediatamente a sedurre lei, semplice e naif. Viaggiano, ridono, trascorrono giornate insieme tra passeggiate e morbidi “muffin”. Poi c’è Nico, un doppiatore italiano, che un giorno decide di iniziare una terapia con Giulia, una psicologa che cerca di aiutarlo ad uscire dallo schema familiare che lo affligge. Ma, per la prima volta nella sua carriera, Giulia cede e si innamora del suo paziente, sconvolgendo la sua vita e la sua professione. Viaggiano, si perdono, trascorrono lunghe giornate insieme, tra litigi e carezze. All’apparenza queste storie non sono collegate, eppure qualcosa coincide: il “fuori sincrono” delle due vite stravolge la percezione degli spettatori, tutto sembra unirsi e confondersi e vira verso un simpatico “giallo”, che mantiene un’elettrizzante suspense per concludersi quindi in un finale inaspettato e mozzafiato. Un ritmo cinematografico insolito nel musical, musiche che conquistano al primo ascolto e restano nel cuore, coreografie frizzanti tra risate e lacrime che lasciano un segno…. per imparare che nella vita non esiste replay, mai.


Compagnia della Rancia in collaborazione con Different Plays presenta

REPLAY THE MUSICAL

di FABIO INGROSSO e MAURO SIMONE

MUSICHE e LIRICHE FABIO INGROSSO e RICCARDO SCIRÈ

COREOGRAFIE MARCO BEBBU

con


GABRIELE FOSCHI, FRANCESCA TAVERNI, ELENA NIERI, GIORGIO CAMANDONA

LIGHT DESIGNER VALERIO TIBERI

SOUND DESIGNER CARLO MARCHIORI

SCENOGRAFIE MATTEO PIEDI

RESPONSABILE TOUR DAVIDE IENCO

DATORE LUCI FRANCESCO VIGNATI

REGIA MAURO SIMONE

Per restare sempre aggiornati su Replay https://www.facebook.com/RePlayFuoriSincTheMusical

Dal 30 settembre al 19 ottobre al Teatro Della Cometa a Roma

http://www.teatrodellacometa.it/spettacolo.php?idspettacolo=43

Le cricche liriche della Cri

Largo al factotum della città!!!!    Gioacchino Rossini compose il suo celeberrimo Barbiere di Siviglia intorno al 1816, ispirandosi alla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais. Pochi decenni prima, però, nel 1782, il compositore napoletano Giovanni Paisiello aveva messo in scena la medesima opera, con il medesimo titolo, con gran successo. Avvenne che la sera della prima del Barbiere di Rossini, tenutasi al Teatro Argentina di Roma, la rappresentazione non piacque affatto al pubblico e si concluse tra fischi e dileggii. Secondo alcuni pettegolezzi dell’epoca, la causa prima del fiasco furono proprio i sostenitori di Paisiello, allora ancor in vita, va detto, i quali, non appena si era saputo dell’intenzione di Rossini di scrivere una nuova versione dell’opera del loro idolo, avevan subito dato mostra di non gradire affatto la cosa. Ma, ahiloro, i successi poi delle rappresentazioni successive finirono comunque per offuscare la fama della versione di Paisiello in favore di quella rossiniana, ancor oggi assai fortunata.

Nel periodo di massimo splendore per il death metal, gli Obituary proseguono la loro carriera con il secondo album: Cause Of Death. Una pietra miliare che segnerà lo stile di tante band in futuro. Le liriche al limite della decenza, unite ad una maturazione strumentale e compositiva che ha dell’abissale rispetto all’esordio Slowly We Rot, fanno di questo album un capolavoro da tramandare ai posteri. La foto di una band al picco delle sue capacità in un’atmosfera che odora di morte e decomposizione. Donate la vostra anima agli Obituary.

(Corrado) 

Giurisprudenza

Sono esclusi dalla base imponibile del tributo regionale solo quelli concessi a norma di legge, che risultano correlati a componenti negativi non ammessi in deduzione

I contributi del Fondo unico spettacolo erogati alle fondazioni liriche-sinfoniche sono esclusi da imposizione Irap solo per la quota corrispondente al 20% destinato per legge alle spese per il personale; la parte eccedente detta percentuale, priva di vincolo di destinazione di spesa, va invece inclusa nella base imponibile Irap (Cassazione, 11147/2014).

Watch on nabilbeloo.tumblr.com

Buona serata / Have a nice evening
Una lettera della sott’acqua
A Letter from the underwater
Il cantante / Singer : Abdulhaleem Hafiz
Le liriche / Lyrics : Nizar Qabbani
La melodia / Melody: ’Mohammed Almugi

Le cricche liriche della Cri

Don Bartolo: “Vi consiglio mia carina un po’ meglio imposturar: meglio meglio meglio meeeeeeglio!!!”   Imposturare è voce verbale corrispondente al sostantivo impostore, femminile impostora. Viene dal latino impostus o impositus, participio passato del verbo imponere, che significa letteralmente porre sopra, e in senso figurato ingannare, dare ad intendere cosa altra dal vero.

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