intervist

L’estate scorsa ho fatto un sacco di volontariato in una casa di cura di Amherst. Leggevo la Divina Commedia a un vecchietto, il signor Shulman. Un giorno gli ho chiesto di dov’era. Mi ha detto: “Vengo dalle Montagne Rocciose, un po’ più a est di qui”. E io: “Signor Shulman, le Montagne Rocciose sono a ovest rispetto a noi”. Lui ha fatto un segno di voilà con le mani, e ha detto: “Io smuovo le montagne”. Questa immagine mi è rimasta impressa. La letteratura o smuove le montagne o è noiosa; o smuove le montagne o sta col culo piantato per terra.
—  David Foster Wallace, Un antidoto contro la solitudine. Interviste e conversazioni


Non sono mai stata una grande fan dei Nirvana: è la prima cosa che mi è venuta in mente. Non sono nemmeno mai stata una grande fan delle storie raccontate dai “cari”, da quelli che raccontano il loro lato della storia pretendendo che sia la verità.
Detto questo, Kurt Cobain: Montage of Heck non è un brutto documentario. È fatto bene, ricopre la vita di Kurt Cobain dalla nascita alla morte, ti catapulta dentro la sua esistenza tramite i filmini girati dai genitori, le interviste in cui racconta la sua adolescenza da disagiato, i primi concerti, i video di Courtney Love registrati nel loro appartamento. Forse la cosa più intima sono tutti i disegni e gli appunti del cantante: flussi di coscienza (anche inquietanti) di una mente che forse non tutti avevano ancora compreso, o avevano romanticizzato troppo. Permette di percepire davvero la persona piuttosto che il personaggio.
I was very specific about what I wanted to see” – ha confermato la stessa Frances Bean (figlia di Kurt e presente nella produzione del film) – “I don’t want the mythology of Kurt or the romanticism”.

È stato definito “emotional journalism”, termine che calza alla perfezione: indagare la realtà delle cose per grattar via una storia romanzata per metterne una più realistica, ma che ti fa provare cose che vanno oltre la pietà per la sua morte o l’infatuazione per il decadentismo della sua vita. Provi paura per come tiene in mano la figlia, provi fastidio per le sindromi da prima donna di Courtney che deve per forza farsi vedere nuda, provi tenerezza quando vedi un piccolo bambino col caschetto biondo che ripete sorridente “I’m Kurt Cobain”. Provi di più, e di colpo è come se ti ritrovassi portato per manina nel salotto di Barbara D’Urso.
Vedi interviste con molte belle parole buoniste e ti viene il dubbio se chi parla dovesse giustificare Kurt o se stesso.

recensione di Giulia Zanchettin

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anonymous asked:

Piccoli rivoluzionari, hai visto i tuoi amici rivoluzionari che anno fatto a Milano? Te l'ho dice una che non a mai visto Milano!

Placati. Mi hai mandato il medesimo messaggio una decina di volte.

Ma per Dio, non dovrei nemmeno rispondere alla tua provocazione.
Spero tu non sia italiana, perché è l’unica spiegazione plausibile per la tua grammatica.

Quindi, mettiamo in chiaro.
I Rivoluzionari hanno dei principi alla base e fra questi, non c’è “distruggere la città”.
Amo Milano, amo le manifestazioni.
Ma no. Quelli che hanno distrutto Milano, non sono rivoluzionari, ma semplicemente delle teste di cazzo.
Sono persone che volevano dire qualcosa, ma non ascoltati, hanno perso la testa e usato la violenza. 
I risultati di ciò, si sono visti.
Colgo l’occasione per dirvi di non fidarvi della tv, non di quelle interviste scritte. Forse è vero, diversi ragazzi non hanno la minima idea di cosa stanno facendo, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.
Tornando a noi, sono parecchio arrabbiata e triste.
Milano è la mia città preferita, è elegante e i milanesi sono gentili.
Quindi, mia cara, visita Milano, informati sui “Rivoluzionari”, e perché no, leggiti un libro di grammatica italiana.
Buona giornata! :) 

anonymous asked:

Ho compulsato il tuo blog. Sono triste per te, non riesco a trovare erotica la tua sofferenza. Difficile guarire da un disturbo di personalità borderline come il tuo, ma si può. Non basta un qualsiasi psicologo, trova i migliori specialisti e ritrova la tua vita. Auguri e scusa per l'irruenza

Piano, piano: forse non t’hanno detto che il DBP non va più di moda e che, nel 2015, se non sei bipolare non sei nessuno. 

In ogni caso, complimenti. Non ho mai conosciuto nessuno che sapesse diagnosticare il DBP in maniera tanto rapida, agile. Infondata. Ma sì, al diavolo gli strumenti diagnostici. Il colloquio clinico e le interviste (semi)strutturate. Al diavolo gli specialisti, e tutti gli anni persi in terapia. Mai nessuno m’aveva diagnosticato un DBP e anzi, a dirla tutta, mai nessuno m’aveva diagnosticato qualcosa. L’avessi saputo gli avrei detto: “Aspetta due o tre anni: scrivo il blog e torno”.

Auguri a te. 

Siamo tutti conformisti
travestiti da ribelli.
Siamo lupi da interviste
e i ragazzi sono agnelli,
che ti scrivono il dolore
nelle lettere innocenti
e la loro religione
è di credere ai cantanti.
Ma li trovi una mattina
con la foto sul giornale,
in quell'ultima vetrina
con la voglia di gridare
al mondo: Vaffanculo!
—  Marco Masini

Dopo Memorie di una geisha, mi sembra piuttosto ovvio che io debba leggere le memorie di Mineko Iwakasi, Storia proibita di una geisha.
L'ovvietà di tutto ciò sta nel fatto che Golden si ispirò proprio alla storia di Mineko, la famossima geisha che rivelò allo scrittore i segreti del suo mondo. Il web mi informa che Golden aveva promesso di non rivelare la fonte delle sue informazioni, poiché questo avrebbe compromesso la carriera di Mineko, ma Golden la citò nei Ringraziamenti e in numerose interviste…e Mineko lo condusse in tribunale. Golden dovette pagare una cifra altissima, mai rivelata, alla geisha.
Mineko Iwakasi smise di essere una geisha a soli ventinove anni, all'apice della sua carriera. Il suo personaggio mi affascina molto, come tutta l'arte di essere geisha, e non posso fare a meno di desiderare di camminare per le strade di Kyoto e sperare di incontrarne una.
Credo che il mondo delle geishe affascini tantissime persone, che si chiedono se esse siano prostitute d'alto bordo o delle opere d'arte in carne e ossa. Personalmente, sono molto più propensa a credere alla seconda opzione.

Intervista a Goffredo Mameli

Disclaimer: il testo che segue era stato scritto come prima puntata di un format radiofonico in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Voleva essere un omaggio al meraviglioso esperimento delle Interviste Impossibili. Nel periodo in cui lo scrissi si parlava della generazione dei bamboccioni: volevo raccontate un esempio diverso di giovani, magari in grado di ispirarci. Volevo parlare di un ragazzo, morto a 23,da fesso forse, combattendo per un ideale. La radio con cui collaboravo da anni lo rifiutò dicendo che era “impossibile da fare”. La persona che lo disse, per sua stessa ammissione, non conosceva la storia del Risorgimento e delle Interviste Impossibili. La ragione vera era il giudizio di Garibaldi su Pio IX. Non c'era solo Mameli, ma anche tanti altri personaggi che fecero la Repubblica Romana e il Risorgimento italiano, personaggi minori forse ma non meno importanti. Ecco allora la mia improbabile intervista a Goffredo Mameli.


GOFFREDO MAMELI


Porta San Pancrazio, Roma, anno domini 1849

Sigla iniziale

Rumori fuori campo di una battaglia
Intervistatore: (a bassa voce) Magari hanno ragione a dire che i giovani d'oggi son tutti scapestrati, pronti a far un ‘48 e senza rispetto per l'ordine costituito, questo poi è anche un “poeta”, uno che scrive canzoni…In: (a voce alta sopra i rumori della battaglia) scusatemi cercavo Gotifredo Mameli dei Mannelli? Qualcuno lo chiama anche più semplicemente Goffredo, Goffredo Mameli, ah è lui, grazieRumore di passiI: guarda che tipo, con quella barba e quel fucile in mano, sembra proprio un brigante …Mameli: (canticchiando a mo’ di marcetta) “…Al Campidoglio! il Popolo D'esser tradito è stanco; Non vuol parole dubbie; Si parli chiaro e franco”In: buongiorno Mameli, sono un giornalista che sta facendo un reportage sui giovani d'oggi, la mia redazione mi ha mandato qui per farle qualche domanda.
M: certo certoI: cos'era quel motivetto che cantava poco faM: niente solo una mia poesia per incoraggiare i fratelli in armiI: ho capito, vedo che le piace comporre poesie, e anche la musica: ecco vorrei iniziare chiedendole quali sono i suoi hobby, le sue passioniM: L'Italia! unita e liberaI: e poi?M: Per me l'Italia riassume tutti i piaceri della vita. La compagnia con gli amici a discuter il futuro dell’Italia; banchettare con la mia famiglia, degustando i prodotti della mia cara Genova; scriver canti e poesie per far conoscere a tutta Europa la situazione della nostra terra, e anche difenderla con le armi se necessario!

I: (un po’ scocciato) si si ho capito, ma…

M: Lo so, che dicono di noi altri: che siam fatti solo per combattere, e ci stiamo preparando a morire, ma non abbiamo altra scelta, forse è il nostro destino

I: dicono tutti così

M: chi?

I: i poeti maledetti, o le rockstar, “vivi veloce e muori giovane” è il loro motto

M: ma io non voglio morir giovane! Voglio invecchiare nella mia patria liberata dallo straniero

I: e poi una volta che avete “redento l’Italia”, voi qui a seguito di quel Garibaldi lì: che farete?

M: sfortunatamente vincere una battaglia non significa vincere una guerra… Abbiamo da fare l’Italia, fuori e dentro i confini. Ed è qui a Roma che con la Repubblica stiamo dando vita al futuro

I: Già, per l’appunto. Questa Repubblica romana sta creando un po’ di grattacapi a diverse teste coronate e non solo, in tutt’Europa, vi è sembrata una cosa gentile far scappare sua santità Pio IX, così di notte, in tutta fretta travestito da semplice curato, a Gaeta?

M: Abbiamo scritto una Costituzione tra le più moderne del mondo, garantendo libertà di culto e garanzie per la Chiesa, ma al Papa Re questo forse non bastava, noi siamo contro di lui perché lui è contro l’Unità, ed è contro la Repubblica. Con noi ci sono anche coraggiosissimi preti che per un momento smessa la tonica hanno imbracciato il fucile, anche se poi il loro aiuto è ben altro che quello di sparare. Non siamo certo contro la religione. Certo qualcuno si è fatto prender un poco la mano contro qualche prelato, come il Zambianchi, ma è pur vero che il Papa Re non ci ha accolto con preghiere e incensi. Piuttosto voleva consegnare Roma agli stranieri pur di non cedere il suo trono

I: Ho inteso, ma mi dica: cosa ne pensano i suoi genitori che invece di studiare per costruirsi un avvenire, una professione, è qui sulle barricate a far la rivoluzione?

M: ma quale rivoluzione, noi qui facciamo la Repubblica!

I: quello che è, è…

M: Studio filosofia…

I: (sarcastico a bassa voce) buona quella per avere un buon posto di lavoro

M: ma il mio compito ora non è sui libri ma di fianco a gente valorosa come Garibaldi e Mazzini, insieme ai miei fratelli…

I: per combattere contro lo straniero invasore… Si ho capito, ma …

M: non si burli di me, credo in quello che dico. Per noi combattere non è una religione, ma una necessità, vorremmo si dedicarci a quello che lei sta tanto cercando: giochi e amenità, ma il nostro compito oggi è un altro. Non possiamo non rispondere al grido dell’Italia ferita che ci chiama al suo capezzale, di partoriente, per un futuro migliore, liberale, democratico.

I: belle parole, in cui crede da quello che vedo dai suoi occhi, giusti ideali anche: ma voi uccidete

M: siamo costretti. Qui a Roma siamo stati accolti come liberatori dal popolo e non solo; sentiste voi cosa dicono dei francesi piuttosto, loro si che sono i criminali, che difendono lo status quo solo per ordine di Napoleone III tradendo gli ideali della loro stessa rivoluzione

I: Ma a parte la politica cos’altro la infiamma?

M: scrivere, non per me, ma per gli altri

I: si ho avuto modo di ascoltare quello che ha scritto, con la musica di Michele Novaro, un brano tutt’ora in voga sa? Anche se non a tutti piace e forse non passerebbe le selezioni di San Remo…

M: San Remo? È una città verso il confine francese vero, non troppo distante dalla mia Genova, cosa centra con la musica?

I: niente niente, appunto, ma pensi che l’hanno citata come … diciamo cantante fuori concorso, proprio recentemente. E’ vero che non a tutti piace ma ci son molti che quando la sentono si commuovono

M: bah non capisco bene, ho scritto molti canti, persino uno musicato da Giuseppe Verdi: Il Grido di Guerra. Mazzini stesso me lo chiese, come inno popolare di protesta contro l’armistizio di Salasco, che segnò ahimé la capitolazione del Piemonte contro l’Austria

I: E allo stesso Mazzini non piacque…

M: non si sposavan bene musica e parole e poi quell’inizio: “Suona la tromba, ondeggian le insegne gialle e nere…”

I: i colori dell’Austria. Capisco, antipatie da tifoserie.

M. come dice?

I: Niente. Guardi vorrei tornare sulla sua hit, Il canto degli italiani, che le ripeto genera diverse proteste ancora oggi, di chi mal digerisce la musica e chi invece non sopporta le parole. Ma anche ai suoi, cioè questi, tempi, ci sono state delle critiche, qualcuno ha parlato di plagio… (a bassa voce) forse per questo l’hanno presentato a San Remo

M: si una piccola questione, nulla di importante, un padre scolopita, padre Atanasio, a me molto caro ritiene in qualche modo che io gli abbia rubato alcuni versi. In verità io ho solo portato alla luce quello che è un sentimento popolare, comune alle genti italiane…

I: (a bassa voce) come il plagio…ammiro la sua determinazione, ma mi dica, com’è nato questo suo componimento, conosciuto anche come “Fratelli d’Italia”?

M: Le parole mi son nate dal cuore, ma poi la fortuna volle che si sposarono con la musica di Novaro. Un matrimonio fortunato come pochi altri.
Pensi che si è rischiato di perder per sempre l’inno.

I: racconti, racconti

M: Come mi ha raccontato il nostro comune amico Ulisse Borzino, gran pittore tra l’altro, che consegno nelle mani di Novaro stesso un fogliettaccio su cui tra una pugna e l’altra scrissi le parole che a quanto pare anche lei cognosce bene

I: (titubante) hmm, quasi tutto l’Inno

M: (con ritmo da telecronaca sportiva) allora il buon Novaro si fiondò al pianoforte, era a casa di amici, e con commozione strimpellò alcune note con il mio testo avanti, lacrime agli occhi, insoddisfatto, salutò e sortì da casa di Lorenzo Valerio che l’ospitava con altri

I: continui, continui

M: Nella sua stanza, infiammato dalle mie parole con le note che gli pulsavan in petto, al pianoforte provò e riprovò diverse frasi melodiche provate prima in casa Valerio.
Fulminato dalla Musa scrisse di getto su di un foglio la musica così concepita con l’incontro con il mio canto.

I: interessante! Ma perché si è rischiato di perdere il vostro lavoro?

M: Novaro ancora emozionato per errore fece cadere un lume ad olio sul piano, accanto ai fogli: le uniche copie delle mie parole e della sua musica…

(Rumore di trambusto , di ferri che cadono, di grida di battaglia)

I: Una storia avvincente! Vedo che nel trambusto di prima si è ferito ad un piede, un suo compagno se non sbaglio, per evitarmi nella corsa verso le barricate l’ha preso con la sua baionetta ad una gamba, mi dispiace

M: non è niente, è solo un graffio, eppure

I: eppure cosa, le fa male?

M: non molto, no dicevo eppure so che quello che ho scritto, da quello che anche lei mi dice, non è il meglio che posso comporre. Mai come in questi giorni mi sento preso da un fuoco creativo!

I: (a bassa voce ma comprensibile) non nel mandare le cartoline
M: come dice?

I: no, pensavo al telegramma che ha inviato a Giuseppe Mazzini: diciamo che non si è sprecato a parole per avvertirlo a che punto era la situazione

M: (ben scandito) Roma, Repubblica: venite!

I: esatto

M: con Mazzini abbiamo un legame forte di affetto e reciproco rispetto, queste poche parole valgon quanto interi capitoli per noi

I: va bene ma dicevate prima

M: che a 22 anni posso ben sperare di comporre altri poemi che rendano degna e imperitura la memoria dei fratelli in armi che con me difendono la Repubblica ora e l’Italia futura.

I: questo non gli e lo posso dire so solo che in fondo è bello che proprio i giovani

M: giovani?

I: si, lei con i suoi 22 anni, e tanti altri come lei, avete fatto tanto, e senza avere poi molto in cambio

M: Non certo per ori e onori noi combattiamo

I: forse per la gloria

M: No! Perché siamo noi qui, adesso, che soffriamo e siam pronti anche a morire, per liberare non solo noi ma anche chi verrà dopo, chi un giorno potrà dire di essere italiano.

Sigla finale

THE INTERVIEW

Dave Skylark è un presentatore da strapazzo che col suo talk show Skylark Tonight riesce a tenere incollati allo schermo della TV milioni di americani. Lo stile ricorda molto il famoso David Letterman Show, anche se qui, le interviste alle personalità dello spettacolo sono a dir poco imbarazzanti (scena cult è quella in cui Eminem dichiara la sua omosessulità). Il produttore del programma, Aaron Rappaport, stanco di essere additato come colui che produce le più squallide interviste del Mondo, decide, con l’aiuto di Skylark, di intervistare il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un. Quello che ne verrà fuori da questo viaggio, dovrete scoprirlo direttamente voi, guardando la pellicola.

Il film è in puro stile demenziale tipico del duo James FrancoSeth Rogen (basti pensare al precedente Facciamola finita); la coppia però risulta divertente, anche se in alcuni momenti volgare (soprattutto il personaggio interpretato da Franco), assurda, imbarazzante, ma che garantisce delle risate pure! La storia non si allontana troppo dalla realtà dei fatti: il film è stato, infatti, oggetto di discussione sia negli Stati Uniti che in Corea del Nord, tanto che il famoso dittatore coreano ne ha vietata la visione (guarda caso…) in tutto il Paese. Nel complesso, lo consiglio a tutte quelle persone che amano il genere e lo stile demenziale che è sempre presente in queste storie e, per chi non l’avesse ancora fatto, consiglio di approfondire la filmografia di Rogen, che nonostante quello sguardo da fuori di testa, ciccione e imbranato, ha saputo creare attorno a sé un aurea intrigante.

Voto: 6,5

Roma, 1 mag – La presente intervista a Dominique Venner, finora inedita in Italia, è stata pubblicata in appendice al saggio di Julien Langella, La jeunesse au pouvoir (Editions du Rubicon, Paris 2015). Realizzata nel marzo 2013, è verosimilmente una delle ultime interviste concesse dall’autore, che come sappiamo si darà volontariamente la morte il 21 maggio dello stesso anno. Ne pubblichiamo qui la traduzione con il consenso dell’autore e dell’editore (IPN).

***

Lei ha evocato il suo impegno giovanile a più riprese. Può dirci a quale età si è impegnato in politica, quali erano le sue motivazioni e le lezioni che ne ha tratto?

A 15 anni, nel 1950, con un compagno di liceo decisi di arruolarmi nella Legione Straniera per cercare l’avventura. Era l’epoca della guerra d’Indocina. La mattina della partenza, alla Gare de Lyon di Parigi, mi sono ritrovato da solo. Il mio “complice” si era tirato fuori. Quel giorno ho capito lo spazio infinito che separa la parola e l’azione, le promesse e l’impegno mantenuto. Peraltro non solo il mio “complice” aveva rifiutare di compiere il grande passo, ma aveva anche raccontato tutto alle autorità del liceo. Sono dunque stato “pizzicato” molto presto dalla polizia. Ho parlato di tutto ciò in Le Cœur rebelle. Dopo questa prima avventura mi hanno rinchiuso in un pensionato della periferia parigina.

http://www.ilprimatonazionale.it/cultura/venner-lultima-intervista-cari-giovani-vi-ho-trasmesso-un-fuoco-sacro-22457/

anonymous asked:

E no però wafertù, queste frasi alla barbara d'urso no daje

Ho anche una serie di interviste esclusive a nipoti di filosofi morti e così possiamo piangere tutti insieme.

La filosofia è una materia così articolata e vasta, anonimo, come posso liquidarla così in due righe.
ti posso dire cos'è per me:
leggevo un libro sulla filosofia, ed ero piccola, ancora non avevo cominciato a studiarla sul serio al liceo. e mi venivano in mente un sacco di domande, le rotelline del cervello andavano a mille, mi facevo mille domande e allora dato che ero in compagnia, iniziai a tartassare di domande una persona più grande di me su quesiti esistenziali che l'altro ha liquidato con “non abbiamo la possibilità di immaginarlo, di pensarlo”.
e questa cosa ha generato in me un sacco di frustrazione. volevo capire, sapere, arrivare al nocciolo della situazione e me la prendevo con chi invece mollava la questione dichiarandosi sconfitto in partenza. ecco, la filosofia è la rivalsa di chi non accetta di essere sconfitto in partenza.
è strabiliante arrivare a pensare ai sistemi di cui siamo parte integrante, a elaborare i concetti di giusto, di sbagliato, di bello, di brutto. ed è tutto nella nostra testa eppure è universale, mi manca il fiato solo a pensarci.

( meno barbara d'urso? certo che ho degli anonimi tremendi peggio dei prof all'università )

Nel 1901, il dottor Alois Alzheimer - un tedesco, ovviamente - intervistò una sua paziente, la signora Auguste D., di 51 anni. Le mostrò una serie di oggetti e, dopo averli messi da parte, le chiese di elencarli. La donna non ci riuscì, e il medico registró quel comportamento come “disordine da amnesia di scrittura”. Ma la signora Auguste D. stava per passare alla storia come la prima paziente alla quale era stata diagnosticata quella che in seguito sarebbe stata conosciuta come la “malattia di Alzheimer”. La prima di un lungo sterminato elenco di persone affette da questa demenza straordinariamente democratica, che colpisce ovunque e chiunque, senza distinzione. Nel 2050 - quando la popolazione complessiva del pianeta supererà i sette miliardi - l'età media degli occidentali sarà aumentata di tre anni e, contro gli attuali 35 milioni di malati di Alzheimer, ce ne saranno 120 milioni. Un sessantacinquenne su otto è destinato ad ammalarsi, è un ottantenne su tre. Le conseguenze economiche, sociali e culturali, saranno enormi. Vivremo in un mondo gremito di vecchi rimbambiti, talvolta dell'aspetto bizzarro. La nostra epoca non rimuove più soltanto la morte, ma anche la vecchiaia, e se oggi essere vecchi è difficile, presto apparirà impossibile. I vecchi del futuro saranno come rovine viventi dei corpi d'un tempo. La loro pelle sarà coperta di tatuaggi, che sventoleranno come bandiere su chiappe cadenti e pendule, e seni rinsecchiti. I vecchi del futuro avranno i denti finti, gli occhi vitrei e i volti resi inespressivi dai lifting. Ma, soprattutto, rischieranno di marcire sempre di più nella solitudine. Come risponderà la nostra specie alla sfida dell'evoluzione, quando il mondo sarà dominato da queste creature antiche, tremebonde e dementi? Come evolveranno le cure parentali? I vecchi saranno le api regine dell'alveare Terra, che un esercito di giovani accudirà amorevolmente, o i cimiteri diventeranno discariche biologiche? Il 20% delle famiglie ha in casa un malato di demenza senile. Un vecchio canuto, da accudire in tutto: un bambino bianco. Ed è una percentuale destinata ad aumentare vertiginosamente. Insomma la situazione è disperata, e quindi non abbiamo più la possibilità: essere ottimisti.
—  Perdutamente (Molecole, fiocchi d'avena e babà), Flavio Pagano

anonymous asked:

Qual'è l'ultima cosa che hai notato?

mh, non ho ben capito la domanda ma - limitandomi per comodità all’universo musicale - direi che sempre più spesso noto quanto le belle interviste non dipendano dalle domande dell’intervistatore ma dalle risposte dell’intervistato. il che da dei meriti al primo nonostante sia tutta farina del secondo - compreso il fatto che il primo faccia qualcosa oltre a masturbarsi da mattina a sera…