impiccata

Quello che lei sognava - 9^ parte

Quello che lei sognava – 9^ parte

Il mattino del decimo giorno di prigionia, successe qualcosa di tragico. Martha udì delle grida, rumori di sedie spostate, e lo scalpiccio nel silenzio della Casa dell’Assemblea le riempì il cuore di angoscia: quel trambusto proveniva dalle stanze dei Carver.
Mentre Ellsbeth continuava a dormire, la bambina non faceva altro perché era debole e sfinita, Martha si strinse nella coperta, sperando in…

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anonymous asked:

Maria

Una ragazza di 15 anni, studia nel liceo artistio della sua città dove passava la maggior parte del suo tempo. E’ una di quelle ragazze che passa le ore sui libri, che non si dedica molto a se stessa ma solo esclusivamente alla lettura. Ama leggere, più di avere un ragazzo.. 
ma un po si, lo vorrebbe ma visto che non è cosi si butta nel suo mondo della lettura. E cosi lei va avanti per la sua strada! 
Sta sempre a l’ultimo tavolo della biblioteca davanti a quei libri fatti a mattoni, e riesce a leggerli tutti senza fatica.. Aveva con se sempre quelle cuffie che la esternavano del tutto dal mondo e ne era molto felice. 
Lei odia il mondo vuole starci lontana e cosi fa ogni giorno. invece di andarsene preferisce esternarsi fingendo un sorriso.  Fino a quando non deve uscire dal suo mondo e fare i conti con il “vero” mondo esterno dove non si sente a casa, protetta. e si sente a disagio ma non smette di fingere di sorridere, aveva una caratteristica abbastanza bizzarra sorrideva davanti a tutti ma quando era davanti a quei libri magari piangeva. 
Un freddo giorno d’inverno sotto i petali della neve, era uscita di casa per recarsi in un posto che non frequentava mai..un bosco fitto e cupo. Quel giorno lei perse la vita. Con se aveva una corda e nessuno lo sapeva. L’aveva comprata diversi mesi prima.
A tutti sembrava felice, ma non lo era. 
Era distrutta e non aveva più voglia di vivere, ma lei voleva lasciare il ricordo a tutti come una ragazza ancora felice e piena di gioia anche se non era cosi, a lei non importava. Era ostinata a lasciare quel ricordo. 

(Scusate non sono sicura che il gioco dei nomi sia proprio cosi pero mi sono davvero sbizzarrita a scrivere queste ”storie”.)

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Strage marocchina a Roma: madre impiccata, figli uccisi…manca il padre

Una marocchina e i suoi due figli sono stati trovati morti in casa a Roma, nel quartiere di San Giovanni.

La donna è stata trovata impiccata in una stanza, i cadaveri dei bambini in un’altra. Una terza bambina è in fin di vita.

Tutte le ipotesi investigative sono al vaglio della Polizia, ma visto che i bambini hanno ferite di arma da taglio sul corpo, la madre è impiccata e il padre non c’è…

VoxNews

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Paziente del Pronto Soccorso sparisce e si impicca nei sotterranei di Niguarda

Milano 21 Febbraio – E’ stato trovato ieri mattina, impiccato con un foulard al corrimano di una scala nei sotterranei, il corpo di una 30enne rumena che era stata portata mercoledì sera al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Niguarda.

La donna era arrivata in forte stato di agitazione e, visitata dai medici, non trattandosi di un codice rosso, era stata pregata di aspettare, essendoci casi più urgenti da seguire.  Dopo una mezz’ora aveva cominciato a dare segni di insofferenza, esprimendo la volontà  di andarsene, anche se medici e infermieri avevano  provato a dissuaderla, ma senza successo. Per ogni evenienza  era stata allertata la sicurezza, ma quando i vigilantes l’avevano cercata, non erano stati in grado di trovarla. La mattina dopo la macabra scoperta.

La donna, un’immigrata che viveva nel dormitorio di via Ferrante Aporti, soffriva probabilmente di disturbi psichici, sulla vicenda sta comunque indagando la polizia.

E. Ardenti

anonymous asked:

Anni fa mia zia si è impiccata ad un albero dopo aver ucciso sua figlia, di 4 anni. Qualche settimana fa ho trovato per sbaglio il giornale che riportava la notizia. Penso spesso al suicidio, ma non vorrei che mia madre soffrisse di nuovo come allora

Oh è una cosa bruttissima, mi dispiace davvero

Trieste: immigrata suicida, quattro poliziotti indagati per sequestro

La vicenda è intricata, e ci sono voluti quasi tre anni prima che l’inchiesta sortisse qualche effetto.
il procuratore Carlo Mastelloni ha illustrato poche ore fa alla stampa le conclusioni a cui ha portato il fascicolo da oltre 10.000 pagine di atti, più altri 246 fascicoli personali di altrettanti cittadini stranieri coinvolti nel ruolo di vittime.

Il 16 aprile del 2012, una donna ucraina di 32 anni, Alina Bonar Diachuk, venne trovata senza vita all’interno di una cella del commissariato di polizia di Villa Opicina, una frazione di Trieste. L’immigrata venne ritrovata “impiccata” con un cordone della sua felpa ad un termosifone della camera di sicurezza dove era rinchiusa ormai da due giorni. A parte le strane circostanze della morte a insospettire gli inquirenti il fatto che secondo le prime indagini la donna non avrebbe dovuto essere fermata. Era stata infatti accusata di “favoreggiamento dell’immigrazione” ma aveva patteggiato, ed era stata quindi liberata per essere trasferita teoricamente nel Cie – Centro di Identificazione ed Espulsione – di Bologna. Dove però non è mai arrivata, visto che appena uscita dal tribunale di Trieste fu prelevata da una pattuglia della Polizia e di lei si persero le tracce fino al ritrovamento del suo cadavere due giorni dopo. A destare l’interesse degli investigatori anche il fatto che nessuno, nel commissariato, si accorse per ben 40 minuti che la ragazza stava agonizzando nella cella, nonostante una telecamera a circuito chiuso trasmettesse in diretta le immagini su un monitor di sorveglianza e che la ragazza avesse già tentato il suicidio in carcere e fosse quindi ‘a rischio’.

Ora, a distanza di anni, la Procura della Repubblica di Trieste ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini all’allora dirigente dell’Ufficio Immigrazione, accusato di sequestro di persona aggravato, e a tre agenti del Commissariato, accusati invece di “violata consegna” e “morte come conseguenza di altro reato”. Il sequestro di persona è stato notificato non solo al dirigente dell’Ufficio Immigrazione di Trieste, ma anche al suo vice e a quattro suoi collaboratori, in relazione ad altri episodi simili.
Infatti le indagini avrebbero accertato che Alina non fu l’unica immigrata ad essere trattenuta nella cella del commissariato senza che contro di lei fosse stato spiccato alcun provvedimento restrittivo della magistratura e che anzi si trattava di una prassi usuale. Di fatto gli inquirenti non imputano ai quattro l’uccisione della giovane – che temeva ritorsioni da parte di organizzazioni criminali del suo paese – ma di aver concorso al suo suicidio e di aver arrestato illegalmente delle persone attraverso una gestione ‘fai da te’ della legge.

Fulcro della vicenda è Carlo Baffi, a lungo capo di quello che lui definiva “Ufficio Epurazione” con un cartello affisso vicino alla sua scrivania, in bella mostra insieme a una foto di Benito Mussolini e a un fermacarte con il motto fascista “Boia chi molla”. Nel corso di una perquisizione dopo la morte della donna, hanno raccontato i media locali, a casa del dirigente vennero ritrovati libri come Il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, “La difesa della razza” di Julius Evola o “Come riconoscere e spiegare l’ebreo” di un certo George Montandon (un antisemita morto nel 1944, probabilmente giustiziato dai partigiani francesi), un busto e vari poster di Mussolini e altri materiali inequivocabili.
Ma l’interesse di Baffi per certi temi venne giustificato da alcuni sindacati di polizia affermando che erano un’eredità di quando il dirigente lavorava per la Digos.
E la solidarietà dei sindacati non è mancata neanche al momento della chiusura delle indagini. Scrive la Segreteria Provinciale Silp Cgil di Trieste: “Desideriamo esprimere piena ed assoluta fiducia nei confronti dell’operato della Magistratura, auspicando che sia fatta piena luce su questa triste vicenda, arrivando al più presto a ricostruire nella loro interezza i fatti accaduti, individuando, qualora ce ne fossero, eventuali responsabilità, che non dovrebbero essere ascritte e ricadere solamente su chi non ha fatto altro che ‘eseguire degli ordini‘. Cogliamo l’occasione – continua il comunicato – per ribadire con forza l’assoluta inidoneità dei locali e degli spazi assegnati ai colleghi che si occupano quotidianamente del ricevimento dei migranti che ogni giorno vengono accompagnati o si presentano autonomamente presso la Questura, sfuggendo da tristi realtà che li costringono ad essere spesso vittime di trafficanti di esseri umani senza scrupoli”.

Luca Fiore da Contropiano

http://www.osservatoriorepressione.info/trieste-immigrata-suicida-quattro-poliziotti-indagati-per-sequestro/

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Ancora orrore in India, 15enne stuprata e impiccata

4 giu. – Ennesimo episodio di violenza sulle donne in India, ancora ai danni di una minorenne e di nuovo nell’Uttar Pradesh, Stato federato nel nord dell’Unione assurto di recente alle cronache come teatro principale di stupri di gruppo: una quindicenne e’ stata trovata impiccata a un albero nei presi della sua abitazione a Benipur […]
Imola Oggi

Ma che piacere vi provoca insultare la gente su Ask con l’anonimo ovviamente perché siete dei codardi. Una bambina di 12 anni si è suicidata tempo fa perché veniva insultata e consigliata di suicidarsi di continuo. Abitava a due passi da casa mia. Era sensibile e buona. Si è impiccata perché su Ask le hanno pure spiegato come fare affinché il nodo non cedesse. Mi fate schifo personalmente e vi prenderei pure a legnate. Spero che vi portiate questo peso sulla coscienza a vita,tanto da non poter neanche dormire la notte,stronzi.

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Ucraina suicida in un commissariato a Trieste, indagati 4 agenti

(AGI) – Trieste, 8 gen. – L’ex dirigente dell’Ufficio immigrazione della Questura di Trieste e tre agenti della Polizia di Stato sono indagati per il suicidio della cittadina ucraina Alina Diachuk, 32 anni, avvenuto nel commissariato di Villa Opicina (Trieste) il 16 aprile 2012. La donna si era impiccata con la cordicella di una felpa nella stanza dove si trovava da due giorni, dopo essere stata scarcerata nell’ambito di un’altra indagine ma in attesa degli adempimenti amministrativi per essere espulsa dal territorio italiano.
Questa mattina la Procura della Repubblica di Trieste ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio: all’ex dirigente viene contestato il reato di sequestro di persona aggravato, ai tre agenti quello di violata consegna e morte come conseguenza di altro reato. In una nota il Questore di Trieste manifesta “rispetto per la decisione della Procura e per il dolore dei familiari della donna suicidatasi” e nel contempo esprime “sincera vicinanza al personale di Polizia con la certezza che si riuscira’ a dimostrare di aver agito nell’esclusivo intento di adempiere, nell’ambito della complessa normativa prevista, alle procedure previste per l’effettiva espulsione dei soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

https://www.agi.it/cronaca/notizie/ucraina_suicida_in_un_commissariato_a_trieste_indagati_4_agenti-201501081511-cro-rt10108