immutabile

Il desiderio di strappare le pagine della nostra vita è ricorrente e forte, ma farlo è impossibile e probabilmente inutile, poiché noi siamo il frutto di quel passato.
Voltar pagina, farlo davvero, in alcune circostanze è essenziale per sopravvivere, ricordando però che il passato è immutabile, che il futuro è imprevedibile e che il presente è una continua scelta.

anonymous asked:

Cosa significa a paradosso? Scusa per l'ignoranza e grazie se mi risponderai. Comunque bellissimo blog, un abbraccio💕

Zenone era un allievo di Parmenide che afferma che l’essere è e non può non essere.
Inoltre Parmenide dava degli aggettivi a questo essere, come finito, immobile, immutabile,..
Zenone sostiene il suo maestro su alcuni punti (tipo l’immobilità dell’essere), attraverso dei paradossi, che sono delle affermazioni senza alcuna logica che vogliono portare ad un punto di arrivo, secondo me inesistente.

Andare al classico non ha più senso.

Ha deciso di cambiare scuola.

Il medico di cui mi parlava sempre é in realtà uno psicologo, dal quale é in cura da molto tempo.
“Non c’é niente di immutabile. Tranne l’esigenza di cambiare.”
Vuole uscire da un brutto periodo durato sette anni della sua vita, e trovare vita migliore in un altro ambiente scolastico.

Beffardo il destino.. si perché son sempre stato uno di quelli che non crede tanto agli adolescenti dagli psicologi (ma non per questo che non crede ai problemi degli adolescenti).

Ora non la vedró più (spero non sia così).

Ma già stando nella stessa scuola ci vedevamo di rado e di sfuggita nei corridoi.

Ora andare dai miei amici al classico negli intervalli non ha più senso.

Mi sento vuoto, ma se la fa stare bene, lo accetto.

"Io sono arrivata fino a te vestita di pioggia e di ricordi, ridendo la risata immutabile degli anni. Io sono l’inesplorata strada, la chiarezza che rompe la tenebra. Io metto stelle tra la tua pelle e la mia e ti percorro completamente, sentiero dopo sentiero, scalzando il mio amore, denudando la mia paura. Io sono un nome che canta e s’innamora dell’altro lato della luna, sono il prolungamento del tuo sorriso e del tuo corpo. Io sono qualcosa che cresce, qualcosa che ride e piange. Io, quella che ti ama."

Gioconda Belli

Il tempo della verità

La verità è qualcosa di indelebile, un fatto chiaro e preciso, un accaduto delineato e durevole, una circostanza incancellabile ed indistruttibile, un episodio eterno ed immutabile che estratto dal nostro vissuto, tratteggiato, catalogato e fissato nel repositorio dei nostri ricordi, è capace di viaggiare apparentemente nel tempo, nelle nostre coscienze, nei nostri pensieri, nella nostra ragione per sempre. In realtà la verità non ha un tempo, sovente viene volontariamente o arbitrariamente rievocata dalle immagini della reminiscenza per divenire poi pensiero: in quel preciso momento, in quel percorso breve ed intenso ma arduo e tortuoso, continuamente e diversamente deforme, angoli di crudeltà e punti di stoltezza distolgono e manipolano la verità offuscandola e talora modificandone significativamente il contenuto, ciò è di fatto l’atrio della menzogna. Non immaginavi ciò quando ogni volta creavi una nuova verità nel momento in cui volevi o dovevi rievocare gli istanti dei tuoi tradimenti, nascondendoli abilmente; gli attimi in cui mi hai rinnegato, torturato, illuso, usato, insultato, dissimulandoli con bassezza. Mi lasciavi spesso in un mare di dubbi, di perché, di incertezze, di vergogna, di confusione totale, di vuoto interiore, di intensa e consumata solitudine, di indicibile ed arcana tristezza. Mi hai ucciso dentro quando ho percepito la differenza tra ciò che dicevano i tuoi occhi e le diverse verità che creavi: hai sporcato la mia purezza, il mio candore, la mia ingenuità, la mia innocenza, il mio onore. Non so se queste macchie svaniranno definitivamente un giorno, quando avrò forse consumato il mio dolore tra i duri momenti del tempo delle verità e l’eco delle tue brutali finzioni.

https://www.youtube.com/watch?v=_JKUoVuTHjg

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Chissà quale potere hanno le foglie autunnali per infonderti serenità. Sono così fragili che basta un soffio di vento per farle creare un tappeto arancione. La loro bellezza è immutabile.
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MAJDA BEKKALI - J’AI FAIT UN RÊVE Clair - Eau de Parfum

A volte sono piena di sogni. Anzi sempre. Ci sguazzo, mi ci immergo in un’apnea vertiginosa.  Sono qui ma sono altrove. Ho affinato una tecnica rimarchevole Guardo, Osservo, Vedo ma in realtà Sogno.  E’ quello che la mente mi permette di fare per fuggire senza scappare. Sogno ovunque, mentre il riflesso di un raggio di sole ha già cambiato inclinazione. Dentro il ticchettio impaziente sopra una tastiera, dove i miei sogni hanno un corpo18. Dentro un libro, un film, un profumo. I miei sogni sono una casa sorretta da colonne di libri impilati, massicci, robusti, eterni  dalle pagine lievi, impalpabili, trasparenti come cristalli. Una fotografia che odora di ricordi ed è la chiave di ogni cassetto della memoria, il passe-partout dell’anima forgiato nel tungsteno. E’ un viaggio che rimandi, che sa aspettare, perché la destinazione è immutabile, da secoli, preistorica e divina. E’ un desiderio che non si svuota e trascende la materia, la presenza, la realtà. Sogno quando guardo il mondo e so come lo vorrei. Perché lo sogno. Sogno i monelli e gli angeli, i ruscelli verticali, i castelli di carte e cioccolata, gli unicorni e le Dulcinee che preparano biscotti alle mandorle. Sogno grattacieli e tetti alti dai quali gettarsi in un volo a planare verso il caffè dell’angolo che aspetta il solito paio d’occhi assonnati.  Sogno i profumi del mare, delle cortecce di cedro e sandalo, i fumi dell’ambra, le distese di gelsomini e tuberose. Le melodie dei colori, Bach nero, Mozart bianco. Sogno i fiori d’arancio senza mariti,  il gusto di pistacchio con le clementine, sogno il vento che calca la sabbia, bora a sud e libeccio a nord. Sogno le vanesse volare, le margherite cantare, le penelopi aspettare. Sogno i sorrisi e i saluti benevoli, i complici di una vita, gli amici, gatti e cani viziatissimi, scatole di latta, boule a neige in perpetuo movimento,  pettini d’osso che la nonna mi infilava tra i capelli. Sogno mio padre. Che canta e compone versetti per me e piovono sorrisi distanti e vicinissimi e occhiate comprensive e carezze che dissolvono l’assenza. Sogno i trofei dell’entusiasmo e il fuoco che alimenta ogni possibile passione. Sogno il vuoto. Da riempire. Di sogni.

Majda Bekkali ha immaginato J'ai fait un rêve come un percorso metamorfico dove una moltitudine di espressioni, nella loro eterogeneità, convergono in un centro di bellezza universale. Un luogo dove non c’è spazio per la distruzione ma solo per l’armonia della creazione. Un intreccio di spiritualità, passioni, emozioni e sentimenti legati da una sublime forza creativa, quella che spezza ogni barriera, che lascia scorrere potente il fluido della partecipazione e della condivisione intellettiva e sensuale. J'ai fait un rêve è uno stordimento onirico ricco di riflessi misteriosi. Intenso e impalpabile incanta nell’apertura profonda sulle note di elemi, cumino, foglie di cassis, petit grain e seduce appassionatamente con la sensualità di gelsomino egiziano, fiori d’arancio e Ylang-Ylang. Prima del risveglio i contorni del “sogno” diventano più caldi e luminosi, si fissano nel ricordo attraverso un accordo indimenticabile di legni (cedro bianco, guaiaco) e cuoio con musk, castoreum, labdano, incenso e papiro.

Creata da Dorothée Piot.

Nel formato Eau de Parfum 50, 120 ml e nella versione Extrait de Parfum 120 ml a tiratura limitata e numerata con il flacone scultura in cristallo di Baccarat.

In profumerie selezionate.

©thebeautycove/GG

Chissà quale potere hanno le foglie autunnali per infonderti serenità. Sono così fragili che basta un soffio di vento per farle creare un tappeto arancione. La loro bellezza è immutabile.🍂

Arriva la Primavera, e mi trova stanca, esausta, snervata. Mi chiama, e mi dice “non ci pensare, ci sono io adesso, scalderò il tuo umore, evaporeranno i cattivi pensieri”.
Forse i pensieri evaporeranno sotto il sole tiepido della Primavera appena sbocciata, ma appena cala la sera, è la vita ad avere un cattivo sapore, di immutabile ingiusta intransigenza.
Bisogna andare avanti a testa alta, superare le difficoltà che si parano davanti, spingere oltre questo maledetto peso che ci è stato accollato sul gobbone.

E godere delle piccole cose che la Primavera ti offre.
Concentrarsi è d’obbligo quando la corrente ti va contro, ma non è certo uno sport primaverile.

L'assopimento immutabile

Ti ho donato più di quanto potessi darti, ti ho amato più di quanto tu possa immaginare, ti ho sognato nelle forme più inverosimili possibili, ti ho candidamente desiderato più di quanto il deserto aneli l’acqua, ti ho voluto più di quanto una donna voglia un figlio, ti ho costantemente seguito più di quanto il giorno segua la notte, ti ho intensamente creduto più di quanto i fedeli credono al proprio Dio, ti ho continuamente riscaldato più di quanto possa arroventare il sole, ti ho naturalmente ed abilmente idealizzato più di quanto si possa idealizzare la morte. Ora in questo assopimento immutabile il mio cuore è fermo: in questo sonno perenne ogni istinto primordiale è ibernato, ogni candido sentimento è congelato, ogni fulgido pensiero è cancellato, ogni canto di anelito è obliterato. Solo tu, al tuo porgere pensiero potrai definitivamente sciogliere questi fermi ghiacciai opachi di morte apparente per ridare forse un giorno una folgore iniziale di vita: attenderò calmo e pacato, come il mare calmo e silente, il tuo probabile ritorno.

https://www.youtube.com/watch?v=Re0SnkrIpeU

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Quale consolazione?

9 dicembre

Libro del profeta Isaia 40,1-11

Abbiamo ascoltato già domenica, tranne che per i versetti centrali, questa pagina iniziale del deutero Isaia, l’Isaia del tempo dell’esilio e del libro della consolazione.

Proprio su questi versetti centrali vogliamo fermarci. Cosa può consolare la comunità degli esiliati e quella di chi è rimasto a Gerusalemme?

La convinzione che se la condizione del popolo è paragonabile a quella dell’erba che secca e del fiore che appassisce la parola del Signore invece è stabile nella su fedeltà. Questa parola immutabile nei secoli è quella in cui riposa la speranza di Israele.

Il profeta è testimone del Dio che come un pastore si prende cura del suo gregge.

Un pastore che, come i pastori che conoscono gli ascoltatori di Gesù, quando perde una pecora va a cercarla per ricondurla all’ovile.

Questa è la consolazione non solo di Israele, ma di tutti noi.