Esistono due tipi di persone: l’imbuto e la clessidra.
I primi ti riversano addosso tutto il loro fottuto caos senza lasciarti respirare.
Ti soffocano con tutto ciò che hanno per essere, sembrare, interessanti.
Poi, però,  l’imbuto si assottiglia e non rimane granché. Hanno tutto, ma sono poco.
Le clessidre non ti lasciano intravedere nulla, solo qualche spiraglio, a volte, se capita.
Hanno un mondo dentro, difficile da spiegare, ma ti tolgono il fiato.
Lui era una clessidra.
La sua pelle profumava di mandorla.
I suoi occhi neri mi hanno inghiottita.
Non so altro.

Frate ripieno di Buccellato su salsa di pomodoro e cannella. 

Se passi da Lucca e vuoi fare un’ “esperienza culinaria” il Ristorante L’Imbuto non ti deluderà. I piatti sono particolari, se cerchi i Tortelli trovi i Ravioli con ripieno d’olio, se cerchi la Fiorentina trovi il Manzo sulla corteccia di Pino. La spesa vale la pena. Informazione non da poco il ristorante si trova all’interno del Museo di Arte Contemporanea. Adesso c’è la mostra di  Henri-Cartier Bresson.

Bè, non vi resta che scegliere.

http://www.limbuto.it/

http://www.luccamuseum.com/

Polidentismo

Il terzo segreto di Fatima è la rivelazione del modo corretto di lavarsi i denti. Rotatorio, longitudinale, antiorario, con l’effetto Doppler, a foglia morta, a spirale, a imbuto, lineare, a martelletto, trapanato, alla francese, a doppio turno, con scappellamento a destra… Solo la Madonna lo sa e i tre fottuti pastorelli.

Roberto Ranieri, due inediti

Roberto Ranieri, due inediti

René Magritte, L’Invention collective, 1934

Apre la pista l’indaco, fa velo
al fonema più tondo per l’accento
di primavera o falsa nello stelo
che spancia al tuo colpo di vento;

l’imbuto del dì è fantaspiga
nel prato del pronome relativo
tutto in salita, fino alla boschiva
ipotesi di un complemento;

non lupo né favola ma il dosso
dove fiorisci azzurra tra le more.
Prende coraggio, vuota il sacco…

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The Pitch Drop Experiment: L’esperimento più lungo, e più noioso, della storia.

Con l’esperimento della goccia di pece, Thomas Parnell, docente all’università del Queensland negli anni ‘30, volle dimostrare ai suoi studenti che sostanze, all’apparenza solide, in realtà sono liquidi ad altissima viscosità.

Prese della pece, la scaldò e la versò in un imbuto sigillato. Dopo aver fatto sedimentare il tutto per tre anni, aprì il fondo dell’imbuto e diede il via alle danze.

In pratica sono solo 9 le gocce di pece cadute nel contenitore sottostante all’imbuto dal 1927 (1930) al 2014, che hanno permesso all’umanità di calcolare la viscosità della pece (2,3 x 10^11 cP circa) e di capire che se ve ne vorrete versare un bicchiere, dovrete avere molta pazienza…

L’esperimento, infatti, è stato abbastanza travagliato, in quanto nessuna delle gocce è stata vista cadere da anima viva (a parte la nona). Si sono staccate in momenti come la pausa caffè dell’osservatore e il guasto della webcam… quindi, visto anche che la viscosità della pece seguiva le stagioni, dopo la goccia del 2000 si è deciso di installare un condizionatore per mantenere costanti umidità e temperatura all’interno della stanza dove si svolge l’esperimento e una quantità indefinita di telecamere.

Ora è possibile seguire in diretta l’esperimento a questo indirizzo:

thetenthwatch.com

dove gentilmente ci avvisano che se vogliamo vedere in diretta la caduta dovremo aspettare almeno altri 14 anni.

via http://leganerd.com/2014/05/12/esperimento-piu-lungo-storia/

Poesia #6

I cani col coso al collo,
con l’imbuto,
con la gorgiera,
com’è che si chiama?
io non lo so
Poveri cani sempre
di taglia piccola,
mai visto un alano
con ste parabole
Saranno malati, presumo
se poi s’accollano sto presidio
medico+chirurgico
forse il pericolo
è che prudano delle ferite e
che se le mordano
così invece no,
io non lo so.

L’intenzione dei primi versi
era ancora di prendere in giro
dire ci piscio, io
nel cono di plastica – che poesia,
che cosa fantastica
io non lo so
Però quello che loro hanno al collo
io al cervello,
lo vorrei, un collare
elisabettiano, ugualmente ridicolo
per non rimordere
sempre le stesse piaghe,
per non inghiottire il pus – scusate.

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