Augustus Waters era un bastardo che adorava autocelebrarsi. Ma noi lo perdoniamo. Lo perdoniamo non perché avesse un cuore buono in senso figurato quanto quello autentico faceva schifo, non perché ne sapesse di più su come si tiene una sigaretta in bocca di qualunque altro non fumatore della storia, non perché ha ottenuto la sorte di vivere diciotto anni quando avrebbe dovuto viverne di più. – Diciassette – Sto dando per scontato che tu abbia ancora un po’ di tempo, bastardo rompiballe. – Credetemi – ha ripreso, – Augustus Waters parlava così tanto che sarebbe stato capace di interrompervi al suo stesso funerale. Ed era presuntuoso: buon Gesù, quel ragazzo non si faceva mai una pisciata senza meditare sulle abbondanti risonanze metaforiche dello spreco di liquame umano. Ed era anche vanitoso: non credo di aver mai incontrato una persona fisicamente attraente tanto consapevole di esserlo. Ma vi dico questo: quando gli scienziati del futuro si presenteranno alla mia porta con gli occhi robotici e mi diranno di provarli, io dirò a quegli scienziati di sparire, perché non voglio vedere il mondo senza di lui.
—  Colpa delle stelle - Isaac
Al mondo non possiamo scegliere di non soffrire,ma possiamo scegliere per chi soffrire.
—  Colpa delle stelle -Augustus Waters

Bazen birilerine bir şeyler söylemek istersin.
Sonra düşünürsün, söyleyesen ayrı bir dert, uzun uzuuun konuşman gerekecek.
Sonra yorgun olduğunun farkına varırsın ve  bir anda susarsın ya.

İşte öyle bir şey.

Chiedetelo ai forti

Chiedetelo ai forti, come si fa a rialzarsi, a restare dritti contro il vento, a non affondare in quel mare in tempesta che sa essere, a volte, la vita. Chiedetelo a loro come ci riescono, a non lasciarsi andare, a non disperare, a dispensare sorrisi senza sentirsi frivoli, a parlare di speranza senza sentirsi venditori di illusioni; chiedetelo a loro e non a noi, che non abbiamo mai imparato a rialzarci ma siamo invece bravissimi a finire col culo per terra, che contiamo i lividi come si contano le stelle in cielo. Chiedetelo ai forti, com’è che ci si sente a vincere le proprie paure. E spiegate loro che non tutti i mali si curano allo stesso modo, che lasciarsi trasportare dalla corrente per alcuni è il solo modo di muoversi, che andare a fondo non è soltanto annegare ma anche scoprire un mondo nuovo, seppure fatto di abissi. Spiegate loro che combattere è sfiancante mentre arrendersi è invece semplice, che i consigli sono fiato sprecato quando non vuoi ascoltarli, ficcategli in testa che non tutti hanno voglia di scegliere la strada impervia, che in discesa è più facile andarci. Perché, sia chiaro, a questo mondo gli sconfitti saranno sempre più dei vincitori. La periferia dell’esistere è sovraffollata, rispetto ai centri urbani del vivere. E questo è quanto.

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