Fino alle fototessere tutto bene

Avendo, me medesimo, smarrito la patente di guida, mi reco alla macchinetta automatica per eseguire la fototessera. Dopodiché mi avvio al commissariato di polizia per denunciare lo smarrimento ed ottenere (previo pagamento, s’intende, non è che qualcuno debba farmi un gesto di carità) un permesso di guida provvisorio. Al citofono un signore mi consiglia di venire di mattina, al che gli rispondo che la mattina lavoro, chiedendo quando sarebbe possibile passare il pomeriggio. Dopo qualche secondo di silenzio, in cui il mio interlocutore resta chiaramente interdetto ed imbarazzato dall’assurdità della mia richiesta, mi risponde che non saprebbe, ma lui mi consiglia di provare sempre di mattina. “Provare”. Come a dire che già è tanto che ci sono la mattina, domani. Domandandomi come mi sia venuto d’andare alla polizia, m’incammino in direzione dell’arma dei carabinieri, dove almeno, sulla fiducia, mi aprono il cancello, ed entro. Chiedo di denunciare lo smarrimento della patente, ed un signore in divisa seduto avanti uno schermo mi risponde, senza però perdere di vista il display, che dovrei passare la mattina, e che dovrei mettermi dietro lo sportello (come se ci fosse una fila). Gli dico che lavoro, domattina, e gli chiedo se sia possibile prendere un appuntamento. Allora, per mandarmi via, mi dice che va bene. Posso passare domani pomeriggio, ma non oggi, aggiunge scocciato, perché ora stanno pulendo (e quindi i carabinieri, penso io, sono tutti impegnati in attività molto urgenti tipo alzare i piedi mentre passa la scopa e sollevare le tastiere quando passa la pezza), per poi salutarmi in dialetto con uno “statt bbuon!”. Nonostante siamo evidentemente diventati amici mentre non ero attento, rispondo cortesemente, evitando di ricambiare le confidenze. Poi arriva la signora delle pulizie, che mi dice che dietro lo sportello ci aveva già pulito e le mie scarpe sono bagnate, quindi mi chiede di spostarmi, facendomi segno di andare verso dentro, allora le faccio segno di dover uscire (verso fuori). Lei, rassegnata, si toglie dal mio cammino, anche se non senza seguirmi con uno sguardo di rimprovero. Mentre rientro, scelgo di passare per il corso, così almeno potrò dire di aver fatto una passeggiata, distraendomi dal fatto che molto plausibilmente né poliziotti né carabinieri potrebbero mai sospettare che ci siano persone che, durante il giorno, - così, pure per distrarsi - lavorano. Inutile dire che si scatena il diluvio e mentre scrivo sono sotto un balcone, io e ste cazzo di fototessere.

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Ho finito presto e invece di tornare subito a casa sono stato un po’ in giro, pensando che sarebbe stato bello se tu fossi stata con me. Niente di particolarmente audace, solo camminare con te, mano nella mano. Sedere insieme in un bar. Ho persino ordinato due caffè.
—  David Grossman, Che tu sia per me il coltello.

Album vintage - è addirittura vestita in copertina, deve per forza provenire da un’altra dimensione spaziotemporale - che si materializzano in soffitta senza che nessuno abbia memoria di averli mai comprati, come presenze demoniache in un generico romanzo di Lovecraft ma più letali.
Devo andarmene da qui.

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