Sensibilità uditive.

Amo il silenzio. Rumori troppo convulsi, sgraziati, roboanti e perturbanti mi infastidiscono al punto da alzare i miei livelli di tensione oltre la soglia di sopportazione. La conseguenze sono tre:

  1. Me ne vado dal luogo, stanza, antro, piazza, strada, locale, via in cui si è manifestato l’abuso uditivo.
  2. Sbotto, fulminando con lo sguardo l’autore o l’autrice del rumore, assestandogli/le qualche arguta fracciatina.
  3. Mi sfondo i timpani alzando il volume della musica del mio lettore mp3 oltre il muro stesso del suono.

Tra questi rumori ce n’è uno che mi irrita fino all’esaurimento. Lo schioccare delle mascelle di mio padre mente mangia, accompagnato da un penetrante e pesante respiro affannoso che taglia il mio, di respiro.
Lì, in mezzo a quella meccanica di muscoli, pelle, ossa, carne, si produce uno scempio del suono, uno stupro sistematico del silenzio che io non riesco a tollerare.
Ogni sera mi siedo accanto a lui e, per non sentire il suo ruminare, pestare, sgranocchiare, ansimare, mangio così velocemente da perdere il senso del tempo e una vertigine mi assale. Mi ubriaco nell’assenza di ossigeno, poiché, lungo le autostrade delle mie sinapsi, si stipula un’alleanza inattesa tra mente, udito e polmoni: per non sentire il suo triturare mandibolare, il respiro si sospende e la mente si inonda, nell’attesa di riprendere fiato, riemergendo dall’afasia che, sistematicamente, mi induco.

IDIOSINCRASIE, OVVERO QUANDO UN ARTISTA E’ ANTIPATICO.

Pietro Vannucci, detto il Perugino (1448 ca. - 1523), fu uno dei pittori più richiesti dei suoi tempi, oltre ad essere tra i maestri più imitati. Tuttavia, Vasari ne ha un giudizio, dal punto di vista umano, che sembra stridere con il sentimento di forte religiosità che spira dalle sue opere. Lo storiografo aretino ritiene infatti che Perugino

"fu persona di assai poca religione, e non se gli poté mai far credere l’immortalità dell’anima: anzi con parole accomodate al suo cervello di porfido, ostinatissimamente ricusò ogni buona via".

(G. Vasari)

Lo direste guardando questa Madonna?

Nell’immagine: Pietro Perugino, “Sacra conversazione”, Firenze, Galleria degli Uffizi, dettaglio.

NUOVA SGRAMMATICA ITALIANA

In principio furono acronimi apparentemente innocui come tvb in luogo di ti voglio bene. Lo scopo quello di risparmiare caratteri in un sms.
Poi il male dilagò, insinuandosi anche in luoghi dove l’abbreviazione non era necessaria.
Ci si ritrovò così di fronte a frasi quali Km va? (Chilometri oggi nessuno, grazie), cmq tt bn? (Eh?), dmn ttlfn (Perché mi scrivi il codice fiscale di tuo padre?), c6? (Colpita e affondata). Ultima frontiera la lettera K, che al massimo dovrebbe sostituire CH, ora usata al posto della C. Proviamo a contare. C. o. m. e. Quattro lettere. K. o. m. e. Quattro lettere… Misteri insondabili della bimbominkiologia.
Caso limite è invece la X. Già usata tra due parole a mo’ di segno moltiplicatore, per sostituire la preposizione per, transeat, poi per contrarre perché in xché o xké. Adesso, sostituisce parti di parole di varia sorta. Per cui però diventa xò , le persone xsone, i periodi xiodi. Non più si perde ma xde: il lume, direi.
Lontani i giorni in cui X era una ics, o al massimo un dieci romano. Ricordo ancora un compagno di scuola che, dovendo leggere ad alta voce la famosa poesia, lesse “Ics agosto”, beccandosi scrosci di risa, e strali di bocciatura fulminante dal prof.
Mi trovo quest’oggi di fronte all’ambigua frase Non posso suxare.
L’abisso cognitivo mi inghiotte. Cosa vorrà mai significare sucsare?, mi son chiesta perplessa. Sarà un lemma tecnico tipo bruxare? Terminologia italinglish di cui sono all’oscuro?
Poi ci arrivo. Quella non è una ics, è un per! L’anima candida voleva dire “superare”.
E io che già mi credevo sux ignorante! Mi sale alle dita un sentito Vffncl.
Abbiate pietà, bimbi dal dito artritico, nemici di sua Altezza L’Alfabeto, esistono le lettere, le parole, usatele! Alcune son davvero belle, sapete, le trovate nei dizionari: quei cosi che (forse) stanno impilati come bomboniere sulle mensole di casa vostra.
La grammatica esiste, e va rispettata! Cpt?
Dura lecs sed lecs.

“Messosi dunque Iacopo a imitare quella maniera, cercando dare alle figure sue nell’aria delle teste quella prontezza e varietà che avea dato loro Alberto, la prese tanto gagliardamente, che la vaghezza della sua prima maniera […] venne alterata da quel nuovo studio e fatica, e cotanto offesa dall’accidente di quella tedesca […] Or non sapeva il Puntormo che i tedeschi e’ fiamminghi vengono in queste parti per imparare la maniera italiana, che egli con tanta fatica cercò, come cattiva, d’abandonare?”

(G. Vasari) 

Nell’immagine: Iacopo Carucci, detto il Pontormo, “Resurrezione”, Firenze, Certosa di Galluzzo, dettaglio.

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Baci rubati, F. Truffaut. Finale ovvero della provvisorietà. 

Io e le feste comandate

Alle feste comandate mi capita, da sempre, di essere sopraffatto da sentimenti di vaga malinconia. Anno dopo anno, festa dopo festa, ho sempre pensato che il fenomeno fosse dovuto a qualche circostanza particolare, uno stato d’animo preesistente che solo per pura casualità si sovrappone alla serena spensieratezza che dovrebbe contrassegnare quelle giornate speciali del calendario, ma più l’esperienza si ripete, e più mi rendo conto che quella tristezza che mi pervade puntuale ad ogni Natale, Pasqua o compleanno che sia, è da ricollegare alla giornata festiva in sé e non a qualche mia vicessitudine; l’esperienza non mente: ho ricordo di giornate festive passate all’insegna di un’allegra spensieratezza che mai avrei potuto immaginare alla luce dei problemi personali che mi accompagnavano, e, al contrario, sono ben vivi nella mia memoria terribili pomeriggi(i pomeriggi spesso rappresentano il clou di queste esperienze.)passati all’insegna di uno stato d’animo più vicino all’ansia che alla tristezza, sentimenti nati dal nulla, completamente immotivati, depressioni che se ne vanno altrettanto velocemente di come sono arrivate, dando spazio, con il passar delle ore, a sensazioni di ritrovata leggerezza e, spesso, quando la giornata volge al termine, anche a vera e propia euforia…Il confronto con altre persone ed anche l’esperienza letteraria e cinematografica mi insegnano che questi miei sentimenti sono ben lungi dall’essere originali, anzi, la depressione indotta dalle feste comandate pare essere così diffusa da assurgere quasi a luogo comune, me ne rendo perfettamente conto, ma ciò non di meno è quello che provo e credo di poterci fare ben poco, se non cercare di stare con persone che mi piacciono, in piccoli spazi protetti, anestetizzando il tutto con cospicue dosi di alcol.

IDIOSINCRASIE, OVVERO QUANDO UN ARTISTA E’ ANTIPATICO.

Oggi, in occasione del quattrocentoventduesimo compleanno di Jusepe de Ribera (17 febbraio 1591), presentiamo quest’opera, l’apostolo Tommaso di casa Longhi, uno dei 5 dipinti acquistati dal grandissimo storico dell’arte che, però, volle attribuirli ad un anonimo che va sotto il nome di “Maestro del Giudizio di Salomone”. Solo recentemente Gianni Papi ha identificato questo maestro con Jusepe de Ribera, attribuendogli di conseguenza le tele che Longhi comprò per la sua collezione. In realtà, Roberto Longhi non amava affatto Ribera. Difficile ammettere, a questo punto, comprato dipinti di sua mano!  :)

Nell’immagine: Jusepe de Ribera, “San Tommaso”, Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte “Roberto Longhi”.

Era difficile, quasi impossibile, trovasse chi sopportasse le sue paure, le sue idiosincrasie, le sue paranoie, le sue debolezze.
Desiderava restare solo, ma insieme a lei, e questo lo confondeva non poco.
Cosa avrebbe fatto non lo sapeva ancora, ma qualcosa doveva fare o lei non sarebbe mai esistita.
—  s.c.
Antonio Luciano Blog : Usability Design : Paradossi e Idiosincrasie
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Paradossi ed Idiosincrasie insite nel design degli oggetti e specchio del complesso funzionamento della psiche umana che accomuna User e Designer con un legame biologico indissolubile: la Mente.


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