grondaia

Oggi piove. Si balla!

-E’ un palazzo in Germania, precisamente in un quartiere artistico della città Dresda. Le grondaie sono fatte in modo che quando piove si sente un suono particolare!-

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GianFranco Luca Carlo duca di Grondaia

GianFranco Luca Carlo duca di Grondaia è un piccione.
Un piccione che è anche un duca. Duca di una grondaia, per l'esattezza.

Conosco questo piccione da poco più di un mese, da quando i nostri destini si sono incrociati grazie ad una onorevole cacca lanciata, come ad avvisarmi, a pochi millimetri dalla mia faccia.

Plop.

Guardo a terra, controllo che sia tutto a posto e mi accerto di non essere stato fatalmente colpito da quell'immane vettore di germi e morte. Alzo lo sguardo.
Lui è là, che mi fissa.
Un grasso, grosso, largo piccione grande poco più di un cavallo di taglia media. Beh, forse la prospettiva mi gioca un brutto scherzo, non so, fatto sta che è un piccione seriamente grosso. Mi guarda. Tuba. Si sistema. Il messaggio è ovvio: io, duca di Grondaia, risparmio te, inquilino della casa reggentesi sulla mia grondaia, in cambio di rispetto, complicità ed affetto.
Ordinaria amministrazione per un piccione del suo ceto, assiduo frequentatore di umani e riunioni di partito. È comune che un duca si interessi di ciò che accade nel suo regno, in fondo. La repubblica creerebbe svariati problemi.
Ci penso un po’. Alla fine mi piacciono i piccioni, uccelli così incompresi. Sono i pinguini di città, mi dico.
Accetto senza rimandare oltre, con un rapido sguardo intesa, vendendo la mia sanità mentale ad un piccione. Un signor piccione.

Ora che mi sto trasferendo, però, guardo in sù verso la grondaia e noto una pesante assenza. Di solito è lì, a volte solo, spesso con piccioni e piccione più piccoli di lui, intimoriti dalla sua pesantezza sociale. A volte tuba felice con la sua ragazza saltellando e sparando escrementi ricolmi di gioia sui passanti. A volte lo trovo semplicemente a riflettere, e discuto con lui deglo affari di Grondaia. Ma oggi la grondaia è vuota. Forse ha visto i miei zaini, le mie cose, ha visto la fine del nostro patto ed ha deciso di tornarsene in Francia dalla sua amata Zia Dina, per dimenticare.
Guardo meglio.
Non ci sono rametti.
GianFranco si è trasferito.

Non vedo l'ora di essere mancato di poco dalla sua cacca di bentornato, davanti la casa nuova.