Ehi, non ho dormito! Fa lo stesso

Il grigiore cupo di questa mattinata mi fa sentire piuttosto sveglio, nonostante non abbia dormito un granché a causa di una cavolo di zanzara che continuo a sentire di notte e non capisco se è la mia immaginazione o è vera dato che non riesco a vederla. 

Ho ripreso a leggere qualcosa di fantascienza, non è il mio genere preferito perché di solito prima di capirci qualcosa molti scrittori ti fanno capire che devi leggere tutti i libri antecedenti sulla formazione di improbabili mondi distopici. Ma vabbé, in questo periodo sono in vena di leggermi pagine e pagine di una realtà che non esiste per dimenticare l’esistenza di questa.

Chissà, magari succede qualcosa di particolarmente interessante oggi, mi sento parecchio ispirato, però se non succede niente fa lo stesso.

Mi chiedo se questo dolore sottile che mi procura la mancanza, il vuoto che non so nascondere, il fatto che i tuoi capelli fini, il tuo intimo e raggiante sorriso, i tuoi occhi senza grigiore, si sprecano in altre compagnie, sia il mio umore, l’adattarsi ad altre occupazioni, l’immagine falsa di una forma non perfetta e non altrimenti, un baraccone dove sono venuto senza curiosità. I semi della banalità e dell’abitudine.
—  da Copihue, scritto dall’autore Ed. Il bagatto
Ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.
—   Italo Calvino, Gli amori difficili
L’amavo, insomma, ed ero infelice. Ma come avrebbe mai potuto capire questa mia infelicità? ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.
—  da Gli amori difficili, Italo Calvino

Mi succede raramente ma quando succede ringrazio per questa “grazia”: il ricordo di una giornata bella appena trascorsa che sovrasta il grigiore e la malinconia della giornata che sto vivendo. E può anche piovere nel peggiore dei modi, io ho il mio ricordo felice in cui rifugiarmi.

Guardi fuori.
Il grigiore di settembre copre il cielo con spessi nuvoloni neri, carichi di pioggia che aspettano soltanto il momento buono per liberarsi.
Le case, han preso lo stesso colore del cielo.
La città, sembra un pò assente, un pò spenta. Troppo buia, ancora per esser mattina.
Il paesaggio, dal finestrino dell’autobus, che ti sta accompagnando verso la tua destinazione, cambia. Muta progressivamente. Senza cambiare veramente.
E’ come se un pittore, dalla sua tavolozza logora, avesse utilizzato soltanto il nero e il bianco.
Ottenendo varie gradazioni di grigio.E con mano a tratti veloce, altre, lenta, avesse sfumato il mondo.
A mano a mano che il pullman, prosegue il suo viaggio, una sottile nebbia invade tutto.
Foschia, mista a goccioline piccole, che iniziano a cadere sul vetro.
Timide.
L’asfalto bagnato è ancor più scuro.
Il verde dei prati, crea strani disaccordi.
Il pittore ora, deve aver ricevuto una bella notizia.
Arrivi alla tua meta.
Scendi.
La gente è poca.
Ti sale un senso di vuoto e inquietudine. Nella testa, un turbinio di pensieri.
Il rumore dei tuoi passi, aleggia nell’aria, rimbomba sotto il portico del centro.
Si mescolano, col rumore del cuore, dei tuoni lontani che si odono e che sembrano avvicinarsi.
Tutti i suoni, sono confusamente programmati.
Come se ora, oltre al solito pittore, si fosse aggiunto anche un musicista.
Gli accordi che si incastrano, i silenzi che non ti aspetti.
Buffo, come una mattina di settembre possa trasformarsi in un dipinto reale. E tu, dentro quel quadro, la nota più stonata. Il contrasto più evidente.
—  Emanuela*
L’amavo,insomma, ed ero infelice .
Ma come avrebbe mai potuto capire questa mia infelicità?
Ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.
—  I. Calvino
Embolia sentimentale

Stamattina sono uscito presto ed ho attraversato la minaccia del temporale passeggiando accanto ai ruderi del centro. C’è ancora quella calma ovattata che sa di cose che stanno per ricominciare ed attendono furtive dietro le colonne ed accanto agli angoli sporchi, con premeditata intenzione ed inevitabile puntualità. Osservo con attenzione il disegno geometrico delle losanghe dei marciapiede e studio non senza un voluttuoso piacere la possibilità di far corrispondere un passo ad ogni quadrato. Eppure. Eppure non è nell’ordine che trovo le risposte che cerco. Probabilmente non ho domande sufficientemente solide. Ed in ogni caso c’è qualcosa di rivelatore nel barbaglio biancastro del cielo, come se questa luce frazionasse in stroboscopici frammenti i pensieri ed i movimenti, isolandone e frammentandone il senso, ed in ognuno di questi, Dio mio, ci fosse una scheggia o un sentore lontano di verità. Dovrei sbagliare strada più spesso o fare un caffè più forte. Dovrei tirare fuori il mio ombrello e rosseggiare il mio orgoglio in barba al grigiore industriale del cielo di oggi. Continuo a camminare e raccolgo le idee. C’è un mare oscuro ed invernale dentro le pozzanghere e, strano a dirsi, mi sembra di poter udire distintamente il frinire di un grillo ribelle. Ecco, vedi, io vorrei essere meno profondo. Ma tutte le volte che provo a tornare superficiale mi prende un’embolia sentimentale.

Ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.

 Italo Calvino, Gli amori difficili

L’amavo, insomma. Ed ero infelice. Ma come lei avrebbe mai potuto capire questa mia infelicità? Ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.
—  La nuvola di smog - Italo Calvino

la leggo
l’indifferenza ed il grigiore che si cela
dico
li leggo
negli occhi di chi ho attorno

ma non vedo vie per il sorriso
ed allora non cambio strada

e non ha senso
vivere tanto per non morire

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