anonymous said:

Cosa significa polveristellari?

Ho risposto a questa domanda tanto tempo fa.
Ho aperto “polveristellari” dopo aver chiuso il blog “siamofragili”.
Sai, Marco mi è piaciuto al primo sguardo, col tempo ho imparato ad amarlo.
E allora ho aperto “siamofragili”, fragili come il cristallo, come noi e come me.
Fragili per paura di sentirci, per paura di provarci.
Due anni di superiori passati così, in una piccola incertezza, in una piccola speranza.
Alla fine della seconda iniziammo a sentirci.
Verso giugno siamo stati insieme.
Mi lasciò.
Chiusi siamofragili e aprii polveristellari, polvere di stelle dopo un esplosione, quando muore una stella, quando moriamo noi.
Polveri stellari come i miei resti, come me e il mio sogno di diventare astrofisica, come un marchio e un “io ricordo”.
Polveristellari perché i miei sogni mi hanno dato la forza di resistere, non affondare.
E dopo un anno, stiamo assieme.
Siamo qua, siamo vivi e invincibili.
Polveristellari, direi oggi, come coraggio e sogno.
Polveristellari, proprio come me.

Il discorso tenuto dall’attrice alle Nazioni Unite sulla parità di genere, tradotto in italiano

"Uomini, vorrei sfruttare questa opportunità per farvi un invito formale. La parità di genere è anche un vostro problema.

Perché a oggi, ho visto il ruolo di genitore di mio padre essere svalutato società, nonostante io avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini soffrire di malattie mentali incapaci di chiedere aiuto per paura che la cosa li facesse sembrare meno maschi — in Inghilterra, il suicidio è la più grande causa di mortalità per gli uomini tra i 20 e i 49 anni, superando gli incidenti stradali, il cancro e l’infarto. Ho visto uomini resi fragili e insicuri da un’idea distorta di quello che significa successo per un maschio. Nemmeno gli uomini hanno la parità di genere.

Non parliamo spesso di uomini imprigionati dagli stereotipi di genere ma io vedo che lo sono, e che quando ne saranno liberi, le cose cambieranno di conseguenza anche per le donne.

Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno spinte a essere arrendevoli. Se gli uomini non devono avere il controllo, le donne non saranno controllate.”

Le persone hanno un bel coraggio a giudicare. Ma l’avete vista la società? Avete aperto qualche network ogni tanto? E non intendo quelli come facebook, dove la profondità si misura in mi piace, ma intendo quelli come tumblr, dove leggendo anche solo un paio di stati, rabbrividisci o addirittura piangi perchè ti ritrovi in ciò che dicono. Le persone oggi sono fragili, le persone oggi sono deboli e non serve a niente fare conferenze o giornate sulla bulimia, sull’anoressia, sull’autolesionismo, se poi ci permettiamo di giudicare le persone con il rischio di essere noi a causarle. Non serve a niente curare, se non ci interessa prevenire. Hanno un bel coraggio le persone a prendersela con i deboli, quando ci sono persone che ci stanno male veramente. Hanno un bel ‘coraggio’, ma non si chiama coraggio, si chiama cattiveria, menefreghismo, essere stronzi. ‘Solo’ questo.
—  Alessia C.
Ma perché non funziona tutto come nei film? Perché gli estranei in metro, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché la frase giusta arriva sempre nel momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: ‘non importa, l’importante è che sei qui’? Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice ‘non ti ho mai dimenticato’? Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicuro che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi.
—  non so chi abbia scritto questa meraviglia.
Secondo me alla fine siamo tutte uguali. Abbiamo tutte un pupazzo che da piccole ci portavamo ovunque, abbiamo tutte un cartone animato preferito e una merenda speciale, qualcosa da mangiare che ci fa ripensare a un passato dolce. Abbiamo tutte troppi smalti, o troppe creme, o troppe speranze, ma mai abbastanza. Non ci basta mai niente, tranne un po’ d’amore. Siamo scontrose e gentili, siamo acide e accomodanti, siamo in mille modi, e questo un po’ mi terrorizza, perché poi alla fine siamo tutte uguali, abbiamo facce diverse, passati diversi, famiglie diverse, ma il risultato non cambia: sogniamo di essere speciali per qualcuno, e cerchiamo disperatamente qualcuno che sia speciale per noi. Soprattutto la seconda: senza voler bene a qualcuno risulta tutto immensamente difficile. Se non ci amano ce la facciamo, ma senza amare è il caos. Forse mi sbaglio, forse poi c’è chi cerca ben altro, tra di noi, ma io penso questo. Penso che anche le più fragili, quando sanno cosa vogliono, tirino fuori una forza inaspettata. Penso che anche le più forti a volte piangano, penso che molte di noi non riescano ad abbracciare solo perché hanno ricevuto pochi abbracci e non sanno come si fa a darli. Penso che anche le più ciniche e fredde siano state romantiche una volta o due, e che per quella volta o due si malediranno per sempre, ma non possono smettere di pensarci. Penso che siamo tutte uguali, quelle sicure di sé, quelle timide, quelle spavalde, quelle incazzate, quelle serene, quelle silenziose, quelle casiniste: tutte uguali, perché unite dallo stesso desiderio: essere diverse.
—  Susanna Casciani
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