Intervista su Studio

D: Quando ho iniziato a scriverti, aprendo il tuo Tumblr l’ultimo post era dedicato a un recensore che definisce Infinite Jest, il celebrato capolavoro di Foster Wallace, «un gigantesco ammasso di chiacchiere». Vorrebbe anche rivalersi fisicamente sull’autore, probabilmente ignorando che. Tra le stroncature famose che hai raccolto, anche un salace «uno studente di istituto tecnico scrive meglio» a commento de Le correzioni di Franzen, Il grande Gatsby divenuto «un esile libello», chi rimprovera ad Anna Karenina una presunta «mancanza di un editing adeguato», un sospirato «se fosse stato scritto bene…» indirizzato a Lolita di Nabokov, Gente di Dublino giudicato «un’accozzaglia di parole» e insomma, si potrebbe andare avanti a lungo. Come ti è venuto in mente di passare in rassegna queste opinioni per così dire in controtendenza?

R: Ho cominciato “Lo stroncatore” così come avrei cominciato un racconto: principalmente per realizzare un’idea che mi piaceva. Un’idea o se preferisci una visione. Rispetto a un racconto è stato molto strano realizzare un’opera di assemblaggio senza scrivere una sola parola eccetto quelle del titolo e del sottotitolo, ma ho trovato comunque molte affinità. Per esempio mostrare la mia visione agli altri: le recensioni erano lì, molti sapevano che erano lì ma in fondo nessuno prestava loro troppa attenzione. La raccolta invece ha fatto emergere in modo chiaro alcuni problemi legati alla scrittura, alla lettura, a Internet, alla libertà di espressione e così via. Abbiamo – dico “abbiamo” perché mia moglie mi aiuta nella selezione delle recensioni –  scelto recensioni negative di libri molto famosi, ma avremmo potuto inserire anche recensioni negative di libri meno famosi e, idea per noi ancora più stimolante, recensioni positive (di capolavori e no). Certe recensioni positive non sono meno assurde e ridicole di quelle negative; molte persone si mantengono nei confini di una certa rispettabilità quando recensiscono un’opera, è vero, ma si tratta comunque di un contributo superfluo.

D: Qualcuno riferisce a Gadda «meglio se facevi l’ingegnere». La tagline del blog, «La critica letteraria ai tempi di Internet», potrebbe sembrare eloquente nel trovare in un certo uso odierno della rete, se non direttamente un problema, perlomeno un mezzo in grado di banalizzare il discorso culturale. Il tuo pensiero è questo?

R: No, non è questo. Direi invece il contrario: questo uso odierno della rete alimenta il discorso culturale. Noi abbiamo visto una risorsa dove prima avevamo visto un problema. Alcuni si arrabbiano leggendo certe stroncature ma noi invece le troviamo divertenti e, raccolte tutte insieme, lette una dopo l’altra, utili e istruttive, anzi siamo convinti che siano diventate persino belle, troviamo una recensione, la leggiamo ad alta voce, ridiamo e diciamo “bellissima!”. Il brutto ci piace quasi quanto il bello, e a volte troviamo persino un fondo di verità. Ciò che manca a molti stroncatori sono l’equilibrio e la disciplina. Ovviamente non mi riferisco a chi liquida un testo definendolo «carta da culo», ma sono casi rari (di casi rari).

D: Andrebbe considerato anche l’altro lato della medaglia. Se, da una parte, tutte le recensioni sono unite dallo stesso spesso strato di insipienza, confusione dei piani di lettura e sostanziale ignoranza, dall’altra si apre la questione della costruzione della portata culturale di un’opera. Senza arrivare a citare direttamente Bourdieu e il suo habitus, possiamo dire che forse una certa iconoclastia, in piccole dosi, in realtà ci servirebbe?

R: Credo di sì, ma la mancanza di rispetto di certe recensioni deriva molto spesso prima di tutto da una mancata comprensione del lavoro dello scrittore. Leggendole mi viene infatti da pensare che certe persone non abbiano idea di quanto sia difficile scrivere una buona pagina. Anzi, scrivere una buona frase. Se l’avessero, sarebbero forse più caute nei loro giudizi. Detto questo, è legittimo criticare tutto, non è per forza obbligatorio apprezzare un autore o una sua opera, così come non è obbligatorio essere dei critici letterari o degli esperti di letteratura, e inoltre è sempre interessante capire perché un lettore non ha amato o ha addirittura abbandonato un testo. È importante però che il lettore dia la sua spiegazione in modo equilibrato e onesto. Per esempio molti si annoiano leggendo un libro e dicono che il libro è noioso, ma in realtà dovrebbero dire “mi sono annoiato” e poi, invece di stroncare il libro, spiegare perché si sono annoiati leggendolo. Trovo questo interessante e legittimo. Invece molti lettori trasferiscono una sensazione soggettiva al testo e pretendono di farla diventare una sua caratteristica oggettiva.

D: Quale pensi sia, se esiste, il trait d’union che collega gli stroncatori dei messaggi che passi in rassegna? Non è che per caso sono soltanto persone partite con l’idea di farsi piacere ciò per diversi motivi (magari anagrafici, socio-culturali o legati alla formazione) non poteva piacergli?

R: Ci sono tante possibili spiegazioni. Sono incuriosito dalla rabbia e dalla repulsione che certi stroncatori riescono a provare nei confronti dei libri. Mi dico che quasi sempre deve esserci una connessione tra il libro stroncato e le vicende personali dello stroncatore. Qualcuno lo confessa apertamente: “Non ho amato questo libro perché il protagonista mi ricordava quel tizio”. Questo tipo di mancanza di obiettività è interessante. Altri invece stroncano un libro sulla base di un’aspettativa erronea e di una scarsa attenzione nei suoi confronti, per esempio chi ce l’ha con Lolita perché non abbastanza erotico, La metamorfosi perché non abbastanza realistico o Amleto perché “fortemente teatrale”. Altri ancora sembrano non abituati e non determinati a leggere con impegno e attenzione, non sanno e non vogliono fare fatica quando leggono, e interpretano questa fatica come un difetto dell’opera. Forse se provassero a intendere certe opere come montagne da scalare, capirebbero il senso di sudare e di soffrire pur di arrivare in cima. Certo bisogna essere prima di tutto scalatori, e poi avere gli strumenti giusti.

D: Tornando a due domande fa: come pensi che cambierà il concetto di “classico” nei prossimi anni? Quali sono i “classici” dei giorni nostri? Sarebbe interessante mettere in atto una vera e propria decostruzione di questa categoria, secondo me.

R: Non so dirti come cambierà, è già difficile darne una definizione. Mi sembra di poter individuare dei futuri classici, oggi, ma forse sto solo individuando dei libri che dovrebbero diventarlo secondo i miei gusti.

D: Qual è il tuo libro preferito? Se è tra quelli che hai postato, potresti abbozzare una risposta allo stroncatore di turno? Una replica seria, come se in ballo ci fosse l’opinione di un critico della Paris Review.

R: Meridiano di sangue è senza dubbio uno dei miei libri preferiti. Il recensore dice:

Libro veramente noioso e difficile da finire. L’ho infatti abbandonato a metà, cosa rarissima per me. Era il primo libro di questo autore. Descrizioni troppo lunghe e per parecchie pagine non succede nulla. Sconsiglio l’acquisto e non lasciatevi ingannare dalle recensioni entusiastiche come ho fatto io. Non so bene qual’è il concetto di bel libro per le 5 stelle date da molti utenti. Proverò a leggere “Non è un paese per vecchi” magari riesce a invogliarmi ad arrivare fino all’ultima pagina.

Direi che è vero, è un libro difficile da finire. Lui lo ha abbandonato a metà e io ci sono andato vicino, ma il motivo per cui non l’ho fatto è che riuscivo distintamente a sentirne la bellezza, la poesia, la verità. È un libro che mi ha fatto domandare perché lo stessi leggendo, un libro che mi ha disturbato, affaticato, che ha cercato di respingermi ripetutamente. Direi che a un certo punto ho avuto la netta sensazione che fosse lui a voler abbandonare me, non io lui, e questo vale anche per gli stroncatori, credono di essere loro a gettare un libro nel camino ma è il libro che si fa gettare nel camino dal lettore pur di abbandonarlo.  “Questo lettore è noioso, debole, impreparato: lo lascio”. Non sarebbe male se i libri stroncati potessero stroncare gli stroncatori. Non l’ho abbandonato, comunque, mi sono invece impegnato come se fosse un viaggio e l’ho fatto perché sentivo che alla fine del viaggio sarei stato più ricco, ed è così che è andata, e adesso lo amo, quel libro, ma avrei rischiato di odiarlo. E non sarebbe triste odiare un libro del genere? Non è triste odiare Lolita o La metamorfosi? Ma forse non è odio, è rabbia. Rabbia per aver subito un rifiuto da parte dell’opera.

Sai che cosa mi sorprende di più delle recensioni che leggo, negative e no? Che un attributo positivo per molti lettori è “scorrevole”. Non so che fretta abbiano di scorrere, sinceramente, forse hanno fretta di passare al libro successivo, forse non si vogliono immergere, e molti intendono la scrittura come un “relax” (recensione negativa per Il pendolo di Focault: «Non adatto per il relax»). È una cosa che non posso condividere. Io non leggo per rilassarmi, ma per impegnarmi. Questo mi permette di sentirmi amato da libri bellissimi.

(Intervista a cura di Davide Piacenza. Link.)

"Jos joutuisit autiolle saarelle Joonas Kemppaisen ja Julius Junttilan kanssa mitä tapahtuisi?"

Joonas Donskoi: "Varmaan sekoaisin 24 tunnin sisällä. Olisi siellä aika kuumat oltavat."

aaa sain ostoksistani vähän päälle kympin vaihtorahaa ja hetken se myyjä oli ottamassa sieltä esille sellasen ruttusen kympin mutta sit se kaivokin sieltä kymppien välistä sellasen sileämmän yksilön ja anto sen

Sì, li ho amati quei raduni notturni
i bicchieri ghiacciati sparsi sul tavolino,
l’esile nube fragrante sul nero caffè,
l’invernale, greve vampa del caminetto infocato,
l’allegria velenosa dei frizzi letterari
e il primo sguardo di lui, inerme e angosciante.
—  Anna Achmatova

h--ele said:

È una domanda stupida che mi faccio sempre quando disegno personaggi altrui, perciò eccola: quanto sono alti Mattia e Chris? E come sono, fisicamente parlando?

Okay. Mattia è alto 183 cm circa mentre Chris 189. Fisicamente sono abbastanza palestrati, come giocatori di calcio hanno sviluppato un po’ di muscoletti negli allenamenti (OuO), anche se Mattia è più muscoloso e ha le spalle più larghe di Chris che è un po’ più esile.
Ho dimenticato qualcosa?

Ora voglio sapere se qualcuno ha mai pensato a Trilli, lei era innamorata di Peter e lui? Lui ha scelto Wendy. Ha scelto lei perché era dolce, con un viso perfetto, aveva i capelli elegantemente raccolti anche mentre dormiva, era felice, entusiasta, carina. Trilli no. Trilli aveva i capelli spettinati e arruffati con il ciuffo in avanti, era scorbutica, gelosa, permalosa, troppo piccola e esile. Eppure avrebbe dato tutto per lui, il suo cuore, la sua vita. Sarebbe morta per lui. Ma lui ha scelto Wendy.

destructionpoint said:

Ahahahaha perfetto aggiudicato. 😍😂

Tanto già lo so che arriverò lì tutta carina, col vestitino, i tacchi, tutta truccata e acchittata, poi aprirò bocca e tak, fine della magia ahahahah sono un camionista scaricatore di porto intrappolato nell’esile corpicino di una diciottenne 😩😩

Se mi guardo allo specchio, vedo una ragazza solare, vivace. Vedo una ragazza sveglia e intelligente.
Vedo un viso abbastanza carino, nonostante un naso troppo grosso. E vedo due occhi belli, di un colore indefinito tra il verde e il castano. Vedo dei capelli che non sono niente di speciale, ma che possono diventare pieni di boccoli.
Se guardo nello specchio vedo un corpo magro e due gambe lunghe. Vedo una figura bassettina e piccola, esile.
Se guardo nello specchio vedo una ragazza con delle passioni; una ragazza che ama disegnare, scrivere e leggere, che ama il suo sport.
Vedo una brava studentessa e una figlia un po’ pestifera.
Vedo una buona amica.

Se invece nello specchio ci guarda qualcun altro, vede una ragazza timida e insicura.
Un viso insignificante e due occhi sempre rivolti verso il basso; dei capelli spettinati e anonimi.
Nello specchio vede qualcuno che non dimostra la sua età, qualcuno di troppo piccolo.
Una ragazza senza amici, senza una vita sociale.
Una ragazza che non fa altro che studiare, una un po’ troppo orgogliosa.

Io mi chiedo perchè ci debba essere così tanta differenza tra ciò che vedo io e quello che vedono gli altri.
Non mi darebbe neanche così fastidio, se non fosse che dopo un po’, a furia di stare tra gli altri, nello specchio vedo sempre piú spesso la ragazza timida e impacciata, e non piú quella simpatica e con la battuta sempre pronta.
Insomma, per me non sarebbe un problema, se il mio riflesso non cambiasse; se imparassi a farmi piacere quello che vedo nello specchio, indipendentemente da quello che vedono gli altri.
Ma non ne sono capace, e quindi preferisco non guardarci piú, in quello specchio.

Eppure io il pomodoro lo conosco da sempre, fin dai tempi del giardino di zia Marthe, fin dalle estati che impregnavano di un sole sempre più cocente quella piccola ed esile escrescenza, fin dalla lacerazione che le infliggevo con i denti per spruzzarmi sulla lingua il succo generoso, tiepido e ricco il cui altruismo genuino viene mascherato dal freddo dei frigoriferi, dall’oltraggio dell’aceto e dalla falsa nobiltà dell’olio. Zucchero, acqua, frutto, polpa, liquido o solido? Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino, è la cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere. La resistenza della buccia tesa quel poco quanto basta, i tessuti che si sciolgono in bocca, il liquore ricco di semi che ci cola agli angoli delle labbra e che asciughiamo senza paura di sporcarci le dita, quella piccola sfera carnosa che riversa in noi fiumi di natura: ecco il pomodoro, ecco l’avventura.
—  Estasi culinarie, Muriel Barbery

misha-is-our-angel said:

Hui toi meni vahingos :D mut siis joo eli siis päätin täs kysyy sun mielipidettä tähän homopaskaa mikä nyt täs liikkuu ku mun ja mun kavereil on hirveesti tälläsii erimielisyyksii näist homojutuist ni mitä mieltä oot ite?

Mä vähän ihmettelinkin että mitä vittua ku tulee sellanen melki tyhjä viesti :D

Vähän paha sanoo, kun et tarkenna. Tuntuu vähän samalta kun kysyttiin mitä mieltä oon sukupuolineutraalista avioliitosta ja älysin että ne luuli että oon hetero (kaksoisangentti olo).

Jos nyt puhutaan Tom Of Finlandista, niin olen erittäin tyytyväinen. Melkein ainoa palanen Suomen (ja vielä ulkomaillakin tunnettu) LGBTQ+ historiaa on esillä. Ei meillä oikeen ole muuta historiaa jolla olisi ollut vaikutusta mitä tulee homouteen + aina on mukava vituttaa kylän ahdasmielisiä pappeja jotka on kyykyttäny mua.

Homoushan nyt on ollut olemassa aina mm. susilaumoissa muistaakseni toimii niin, että vain alfapari on eri sukupuolisia, loput on homoja, ettei lisääntysis, leijonista useat on homoja, ötökät panee kaikkea koska fyysistä sukupuolta ei ulkoisesti oikein ole havaittavaksi jne.

Jos taasensa tarkotat sitä, että nyt siitä on puhuttu paljon mediassa ja tuntuu että pride-kansaa putkahtelee kuin sieniä sateella, niin se johtuu siitä että se on vihdoin melkein turvallista joten tilaisuus otetaan. Ennen on vaan piiloteltu ja tehty esiliinaliittoja ettei oo tullu hakatuks hengiltä ja perheensä mitätöimäks.

Uskonnosta ja homoista en liiemmin sano, sillä en ole tavannut mukavia kristittyjä irl ja en ole kristinuskoinen (ja haudon syvää vihaa muutamalle papille jotka on kohdellut mua kaltoin, että puolueellisuutta on). Meikäläisillä on vaan omassa raamatussa säännöissä, että pää kiinni jos ei itse ole täydellinen.

Toisaalta, jos nyt tarkotetaan sitä että aletaan laittaan ohjelmiin homoja, niin hyvä. Yksi 3-10 ihmisestä ei ole hetero tilastollisesti. Me ollaan ihan normaaleja ihmisiä eikä telkkarissa ole meikäläisiä liiemmin, ja kun on, katsojista osa vetää täydellisen “miksei vaan vois olla normaaleja heteroja, miksi jopa yksi 100 hahmosta on homo? Pitääkö niitä tunkea kaikkialle!?” eikä tunnu älyävän että me kattellaan heteroja harvasen päivä ja mihin ikinä katsotkaan, niin sielä on hetero.

Olisi sangen mukavaa uskaltaa pyytää joku mukava tyyppi kahville tai katsomaan leffoja, mutta turha vaiva kun ei todennäköisesti pelaa mun tiimiin niin pettys vaan turhaan jos ei tulis hakatuks.

Tuli taas pitkä kun ei annettu tarkkaa aihetta, mutta toivottavasti sait ees vastaukses :D

Past and Future, not an end artwork

Past and Future, not an end artwork

Idea. Intuizione, sensazione, una visione esile nell’atto del suo primo germinare.

Inizia così la creazione di un’opera d’arte.

AMORE

« Ma ti rendi conto dell’esperienza che stiamo vivendo? Riflettendo, siamo dei privilegiati. » Inspirò lentamente con le nari dilatate per assaporare il profumo. Quell’odore, una vera essenza sopra e sotto i loro pori.

NON USARE

« Siamo stati oggetto, soggetto,…

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