edificies

"Il titolo del mio film, La vita a volte è sopportabile, sembra tratto da un verso di Wisława Szymborska. Potrebbe addirittura essere il titolo di una sua poesia, o di un suo libro o, ancora meglio, di un’antologia. Ma in realtà non è una citazione. È una frase venuta fuori in una piazzetta di Trieste, tra un sorso di caffè e una sigaretta: in uno di quei momenti in cui in lontananza si apre la vista sugli edifici antichi, si sente il mormorio del mare in sottofondo, i passanti si affannano dietro alle loro incombenze quotidiane, e noi con calma beviamo il caffè. Ecco, in quei momenti la vita è sopportabile. A volte, perché in genere, invece, è insopportabile."

Katarzyna Kolenda-Zaleska

Quando scrivi così tante parole, ti ghettizzi e ti rinchiudi in un mondo fatto di codici e di stringhe che devi continuamente scomporre per arrivare alla sorgente. Ricorda, solo una buona chiave di lettura ti consentirà di uscire da quegli edifici concettuali.
Barcacce e personacce

A volte non capisco gli italiani. Per la verità non capisco nemmeno gli olandesi. I primi sembrano accorgersi che l’arte è in pericolo solo quando arrivano gli hooligans, i secondi sembrano accorgersi di non essere perfetti solo quando qualcuno di loro si comporta da hooligan. Ma io sono italiano e quindi è il comportamento dei miei connazionali a stupirmi sempre un po’. L’arte italiana è sotto attacco tutti i giorni: sono in pericolo intere città d’arte, stanno cadendo in rovina migliaia di siti archeologici, giacciono nell’abbandono più totale migliaia di edifici storici. Certo, la cosidetta “barcaccia” di Gian Lorenzo Bernini, è celeberrima, posta in una delle piazze più belle del mondo, ha subito un barbaro assalto da parte di un gruppo di decerebrati teppisti di nazionalità olandese, ma avrebbero potuto essere tranquillamente anche turchi o bergamaschi, poiché ad una nutrita fetta di popolazione dell’arte e della vita dello spirito, non importa un fico secco. Adesso si mobilita tutto l’armamentario retorico della “vergogna” della “indignazione” della “punizione” del “popolo offeso” di “Roma caput mundi”. Il problema è che molti degli “indignandos” sono gli stessi che poi buttano i sacchetti di spazzatura sulle strade consolari o che fanno asfissiare le piazze delle nostre belle città con  i mefitici gas dei loro “suv”. Ma indignati di cosa? Quello degli hooligans del Feyenoord è solo l’aspetto più pittoresco e sensazionale del nostro disamore per l’arte, della nostra deriva spirituale. Siamo quelli che piangono per la “barcaccia” e vogliono sparare sui “barconi”…

FARE
Fare, costruire, è la più antica scommessa dell’uomo, insieme allo scoprire, al navigare e al coltivare i campi. E’ un nobile mestiere quello dell’architetto se fatto bene.
FARE BENE
Per fare bene bisogna capire e ascoltare; è un’arte complessa quella dell’ascolto! È difficile perché spesso le voci di quelli che hanno più cose da dire sono discrete e sottili.
Ascoltare non è obbedire, ascoltare non è trovare compromessi, ascoltare è cercare di capire e quindi fare progetti migliori.
FARE PER GLI ALTRI
Si diceva una volta, fare il bene comune. Bisogna sempre ricordare che fare architettura significa costruire edifici per la gente; università, musei, scuole, sale per concerti…sono tutti luoghi che diventano avamposti contro l’imbarbarimento, sono luoghi per stare assieme, sono luoghi di cultura, di arte e l’arte ha sempre acceso una piccola luce negli occhi di chi la frequenta.
FARE CON ATTENZIONE
Perché la Terra ha scoperto, e ci ha ormai avvisato, la propria fragilità. Per questo non credo nell’energia nucleare e credo invece fermamente nelle energie rinnovabili.
L’Italia non ha giacimenti di uranio, l’Italia ha molto sole e tanto vento.
FARE BELLEZZA
E’ una parola… o almeno provarci!
La bellezza è imprendibile, se allunghi la mano ti scappa ma se la definisci come facevano il greci: il bello e il buono, il bello e il buono che stanno insieme, allora tutto diventa possibile.
La bellezza e l’utilità messe assieme vincono il formalismo, vincono l’Accademia.
FARE SILENZIO
Cioè costruire emozioni. Talvolta l’architettura cerca il silenzio e il vuoto in cui la nostra coscienza si possa ritrovare.
Il silenzio è un po’ come il buio, bisogna avere il coraggio di guardarlo e poi pian piano si comincia a vedere il profilo delle cose.
Quindi l’architettura è anche l’arte di creare luoghi per il silenzio, per la meditazione.
LASCIAR FARE
Bisogna lasciar fare ai giovani, bisogna mettersi un po’ da parte. Nel mio studio lavorano ogni anno 20 studenti provenienti da tutto il mondo bottega. Bisogna valorizzare il talento, bisogna che la politica faccia i concorsi, ci sono tantissimi giovani talenti che non hanno nulla da fare.
Oggi un architetto in Italia ha poche possibilità prima dei 50 anni, c’è un’intera generazione che è stata tradita.
La politica teme il talento perché il talento ti regala la libertà e la forza di ribellarti.
Andare via o restare?
Secondo me i giovani devono partire, devono andar via ma per curiosità non per disperazione e poi devono tornare. I giovani devono andare, un po’ come ho fatto io, sono sempre partito e sempre tornato. E devono andare per capire com’è il resto del mondo ma anche per un’altra cosa ancora più importante, per capire se stessi, perché c’è un italianità che non è quella dell’orgoglio nazionale. Noi italiani dobbiamo capire una cosa, che siamo come dei nani sulle spalle di un gigante, tutti, e il gigante è la cultura, una cultura antica che ci ha regalato una straordinaria, invisibile capacità di cogliere la complessità delle cose, articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme e questo è un capitale enorme e per questa italianità c’è sempre posto a tavola per tutto il resto del mondo.
—  Renzo Piano
UNO SBALZO SUL MARE


Beirut è la capitale del Libano. Conosciuta in passato come la Parigi del Medio Oriente, è situata proprio nel mezzo della costa mediterranea del Paese. Per la sua  posizione strategica, crocevia di 3 continenti, Asia, Africa ed Europa, ha caratteristiche occidentali ed arabe, che creano affascinanti contrasti, rendendola unica al mondo.
Nel quartiere Downtown, pur trovando a tutt’oggi tracce evidenti dei passati conflitti, abbiamo la Grande Moschea, uno dei pochi edifici storici ancora in piedi: costruita in epoca bizantina come chiesa dei crociati, è stata trasformata in moschea nel 1921.
S house, il progetto di cui ci occuperemo oggi è una moderna villa realizzata dallo studio Joe Ingea Architects nel 2014. L’ opera è composta dalla residenza padronale al piano terra e un appartamento indipendente con accesso privato al primo piano. La casa ha uno sviluppo lineare, al fine di sfruttare appieno la vista. Entrando nella residenza, il visitatore si trova di fronte ad una splendida vista di Beirut e del mare al di là di esso. Ampie terrazze coperte con lastre a sbalzo delineano la casa su tre lati. La pietra beige e la pietra grezza si combinano per dare alla villa un look moderno ma allo stesso tempo rispettando i materiali tradizionali utilizzati nell’area libanese.


Articoli completi su Architizer, Construire Tendance.


Francesco De Fazio


PITTORESCO: di paesaggio o scena con caratteri particolarmente suggestivi e piacevoli; che ha grande efficacia espressiva; nel linguaggio della critica d’arte, di opera che rappresenta paesaggi solitari con rovine. Questa parola, rispetto al significato proprio di ciò che si riferisce ai pittori e alla pittura, ha preso una piega curiosa. Infatti nel gergo della critica d’arte, si dice pittoresco quel tipo di dipinti che rappresentano luoghi solitari, con edifici in rovina: pensiamo al classico acquedotto romano, col pastorello e le sue capre. È un uso che si è affermato insieme al gusto per il paesaggio, e alla valorizzazione dei sentimenti di piacere e serena curiosità che suscita. Proprio per questo, genericamente, è pittoresca ogni scena che ispiri sentimenti di questo tipo. Ma non solo.

….perché un giorno fui descritto come Pittoresco. Bel complimento, grazie.
—  FONTE

Sant Pere de Sueca on Flickr.

L’orige de Sant Pere pot ser es remonta a la conquesta cristiana de Sueca, però l’edifici actual és un conjunt de construccions i ampliacions que van del segle XVI al XX.
Va ser declarat BIC a l’any 1980.