Una sola terra, ridisegnare il mondo senza le nostre barriere

I muri della vergogna. Pregiudizi e chiusure, muri visibili e mentali

 di Marcella Orrù
della comunità Bahá’í di Trento

 È piuttosto semplice documentare i numerosi muri fisici che delimitano la nostra storia e le nostre geografie. L’esempio più famoso è il muro di Berlino che divideva la Germania dell’Est dalla Germania dell’Ovest. Eretto nel 1961 e abbattuto nel 1989, l’emblema più crudele della Guerra Fredda è rimasto il simbolo della divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, e il suo crollo è stato accolto come l’alba di un nuovo corso nella storia dell’umanità da cui sarebbero state cancellate le guerre.

 

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Il muro di Nicosia a Cipro (foto qui sopra), divide l’isola in due parti, quella greca e quella turca ed è anche simbolo della divisione tra la parte ricca e moderna e quella sommersa dalla povertà. Benché numerosi varchi permettano ora l’accesso e la comunicazione tra le due parti, le ferite sono ancora aperte.

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Il muro del Sahara occidentale lungo 2720 chilometri, tra Marocco e Saharawi

I muri più difficili da abbattere sono però quelli presenti nella mente umana, pregiudizi di genere, cultura e religione, razzismo, xenofobia e altro.

L’abbattimento di questi muri è il necessario lasciapassare per una pacifica convivenza nel mondo, dove scambi e migrazioni tra i paesi contribuiscono all’avvicinamento di più culture.

Scontro di civiltà? Non cercate di farcelo credere: le civiltà sono dinamiche, si incontrano, si mescolano, fioriscono. Lo scontro avviene tra inciviltà, che temono il confronto, come gli alberi con radici fragili temono le piogge e le tempeste.

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Un tratto del muro di Israele che divide Gerusalemme dal villaggio di Sawarah in Cisgiordania

Così, dal fenomeno migratorio nasce un altro muro, la xenofobia. Molti sono incapaci di accogliere l’altro, lo straniero: timori di vario genere e l’incapacità o il disinteresse dei governi nel farsi carico delle misure necessarie per gestire i flussi migratori e supportare le persone, ne alimentano la potenza.

Senza la paura questi muri si sgretolerebbero.

 Ma se i servizi fossero efficienti, un approccio più sereno sarebbe una reale conquista sul fronte della convivenza o, semplicemente, un “cessato allarme”

Il muro più diffuso nel mondo è ancora quello che divide la popolazione tra i due sessi: un muro fatto di violenza e diritti non ancora riconosciuti alle donne, più marcato in alcuni Paesi, in una società che discrimina alcune categorie di cittadini e che quindi tende a costruire altri muri del silenzio.

I muri di cui ci dovremmo più preoccupare sono però quelli interiori, presenti nella mente umana, i cui mattono sono fatti di pregiudizi, interessi di parte, egoismi, avidità. Senza di questi potremmo prevenire la costruzione di molti muri fisici ed abbattere quelli già presenti, seguendo l’esempio di chi già, prima di noi, ha abbattuto muri che sembravano insormontabili.

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La barriera contro i migranti di Ceuta e Mellilla, enclaves spagnole in territorio marocchino.

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