coccolo

Mind Capsules - Sinestro #6 and Rasputin #1

Mind Capsules – Sinestro #6 and Rasputin #1


Sinestro #6

Writer – Cullen Bunn
Artist – Dale Eaglesham, Martin, Coccolo
Inker – Dale Eaglesham, Scott Hanna
Colours – Jason Wright

When you crack open your book to find that it is suddenly in the middle of a crossover that you have not been reading, it is never a good thing.  All of a sudden, you are missing a large chunk of story with events pertaining to the issue you are currently reading…

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Penso che andrò a fare un giro in bicicletta. Penso che andrò a trovare il coccolo di ieri e che starò un po’ con lui. Non che il gatto non sia abbastanza. Ma lui è come uno di quei bambini fortunati, che altrimenti si sarebbe ritrovato orfano, ma che non ha mai conosciuto la vita di strada come quelli che sono rimasti orfanelli.

Lui è sempre pulito, non ha bisogno di lottare con nessun altro micio per nulla. Lui è viziato adesso. 

E quindi andrò a fare un po’ di coccole a quell’orfanello che sta sempre li, vicino a quel supermercato, che non appena gli avvicini la mano, lui te l’annusa e ci si struscia contro con la sua testolina tutta ammaccata di lotte e sporcizia. 

Andrò li con la mia bicicletta, e ci faremo un po’ di compagnia tra solitari. 

Ed anche se non ho una foto migliore, non importa. Lui è coccolo e lo chiamerò così. 

ciao Desolazione,
siamo qui io e te, un’altra volta, un’altra sera.
per domani hai vinto tu.

restiamo a casa
e non perché l’amore non sia fatto di niente come cantavamo stamattina, ma perché continui ad esserne innamorata di quella tristezza.
e non credo ci sia solo del niente al momento,
è solo che i casini e gli annientamenti sono lì, in ordine, e quello di nuovo che accade è ancora troppo confuso.
ma come faccio a farti sorridere?
allora ti coccolo un po’.

non è una resa, è un farti respirare.
le coincindenze oggi ti hanno fatta nascondere dietro alle mie spalle, chè non sono poi tanto grandi come quelle dei giocatori di rugby che ci piacciono tanto,
ma le mie ci sono e per te ci saranno sempre.
magari un giorno finisci per fidarti del tutto e metterti sulle spalle a guardare il panorama, invece che tapparti gli occhi con la pelle della mia schiena.

l’abbiamo scelta insieme la solitudine.
non ci sono le solite scuse a vestirti la mattina, ma delle valutazioni soggettive.
lo so che ti mancano i baci e l’addormentarsi con l’odore dell’aver fatto l’amore sulla mano che metti tra il cuscino e la testa.
ti manca una famiglia anche. lo so.
e non me la sento di parlati di cosa dovrebbe essere giusto oppure no,

è una mancanza e quelle sono patrimonio personale della tua umanità.

non posso accompagnarti indietro, io non voglio tornarci.
posso portarti a fare qualcosa di idiota per farti smettere di trattenere il respiro.
e non faccio finta che tu non ci sia: lo sento quando bussi.
il vomito nocivo, la nausea, gli incubi e il resto portano la tua voce, incazzata, che mi chiama.
non lo so se andrà meglio,
che poi chissenefrega del meglio..
so che andrà
e tu resterai,
con me.

perché deve essere così, non ci si abbandona.
ora mettiamo un’altro po’ di caldo da qualche parte che a scriverti qui per terra, le mie natiche finiranno per congelarsi.
domani ti porto a guardare distrattamente il mare.
promesso.

Così tutto il lavoro di questo mese su Kali, la pulizia dei rapporti, il tagliare la testa all’Ego, le ore di pratica piegata sul tappetino a fare addominali per rafforzare Hara, si sono condensate in una giornata di pioggia in cui l’unica cosa che vorrei fare è stare a letto e starci ancora e ancora.
Immobilitá e quiete.
Mangio e dormo.
Regredisco ai tempi lontani della fanciullezza, mi coccolo con la fantasia di paesi lontani e libri.