Un'etichetta.

Un’etichetta. Si applica così facilmente ad un uomo, oppure una maglietta, da risultare scontato. Perchè? Bisogna distinguere. 

Perchè bisogna etichettare? Davvero abbiamo il bisogno primario di catalogare le persone? 

Certo, così possiamo evitarle. Seriamente?! 

Catalogare in base al modo di vestirsi, di comportarsi, del genere di musica che ascoltano, di ciò che fanno nel tempo libero ecc.

Cos’è, abbiamo perso la fiducia nel prossimo? Dove sono finiti i valori? Dov’è finita quell’istinto naturale di socializzazione, che non distingueva nessuno?

Dove cazzo è l’istinto che avevamo da bambini, quando si stringevano amicizie con chiunque, quando non sapevamo ancora cos’era la slealtà, quando ogni azione non necessitava per forza un fine preciso?

Critiche. Giudizi. Chiunque si sente in grado di criticare chiunque. Qualunquismo, dai. Non segui la massa? Non fai le stesse cazzo di cose che fanno tutti? Sei diverso o diversa. E il “diverso” non rientra nel dizionario della società moderna.

Ci si sorprende se poi le persone cambiano. No dai, veramente? La legge dell’universo: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Meglio essere un cane al guinzaglio, oppresso e costretto anche inconsciamente a fare le stesse cose, o essere un cane sciolto?

Randagio, diverso, guardato con disprezzo da tutti. Ma che in fondo non ha fatto nulla di male.

Le persone scordano chi sono, smarriscono la loro individualità, diventano una cosa sola con il gruppo. E restano di stucco se non sono speciali. Perchè tutto questo discorso? Da uno sconosciuto poi. Pazzia? Maybe. Non lo so, voglio solo mantenere vivo quel bagliore che intravedo in alcune persone.

Un bagliore che non deve spegnersi, mai. 

CATALOGARE

 

 

Contemporary aesthetic is made of lists, inventories, archives.

Of user instructions.

We are attracted by synthesis, by rationality, by functionalism.

By order.

We store, we document, we preserve, we record, we collect.

We love digests, schemes, diagrams, compendiums.

We search for tradition, for discovery, for the crafts.

We stylize, we summarize, we idealize.

We don’t like the stuff, we prefer the things, the tools, the objects.

They have to be generic, standard, universal, iconic, ordinary.

And we like many of them, because we love repetition, stock, warehouses, emporium, supplies

A la eterna discusión entre el arte y la cultura de mercado (cultura popular), le digo que al final la cultura pop sigue siendo cultura. No debemos buscar erradicar ni menospreciar los patrones culturales, las manifestaciones artísticas, consumidas y creadas por las clases populares, el vulgo, las masas (términos que sólo son formas de catalogar a la gente y suelen usarse de forma peyorativa). Lo que ayer fue pop hoy resulta vintage, hip y artístico o incomprendido en su tiempo.

La cultura popular tiende a lo simplicista, es lógico, no es pueril, ridículo ni bajo. La cultura de mercado es un reflejo del estado actual social, no está mal criticarlo, pero es mejor entrarle de lleno y elevar su nivel (si es que eso existe), aportar ideas para cambiar su camino, presentar alternativas llamativas que integren en vez de excluir, que celebren en vez de insultar y que eduquen en vez de ridiculizar.

El arte sale del vulgo, de las tradiciones, de las costumbres de un pueblo y ese mismo pueblo lo consume. ¿Quién es el valiente que intenta acercar lo artístico a lo popular y lo popular a lo artístico? Ahí está el reto, y es muy bello, no hay que huirle, vamos a asumirlo con entusiasmo y responsabilidad.

—  Reflexiones, Christian Guerrero.
Mi sono data degli obiettivi

- eliminare la parola obbiettivi perché con le due b è poco elegante.
- capire l’utilità dei rasoi rosa da donna.
- smetterla di catalogare qualsiasi cosa.
- smetterla di catalogare le persone.
- smetterla di catalogarmi.
- vodka perché sì.
- tornare nel passato per rendere Windows fruibile da persone normali.

Sono sprecata per questa vita o sono io che spreco la mia vita?

Sono quei momenti in cui il silenzio trafigge i timpani che prendi le tue cuffiette appoggiate al comodino per riempire quel silenzio con parole che qualcuno ha scritto per sé e per altri, parole che salvano.
Non bisognerebbe nemmeno catalogare il genere di musica, ognuno nel suo cammino troverà quel tipo che lo salverà.
Un cantante, una band, un insieme di persone che anni fa capitarono per caso dentro ad un bar in cui si cantava e che ora, spinti dalla stessa volontà e desideri, salgono sui palchi più importanti del mondo.
Ci lasciano il profumo, una fragranza che nessuno potrà dimenticare.
E quei suoni risuoneranno nelle orecchie di tutti coloro che, proprio durante quella notte, hanno saputo guardare loro stessi.
Quei suoni e quelle parole che molte volte salvano e rendono veri.
Delle note disegnate su dei fogli stropicciati, note che ogni giorno si uniscono a ciò che noi siamo.
Alimentano il nostro essere, i nostri desideri, le nostre gioie e i nostri dolori.
Immaginiamoci di vivere in un mondo senza suoni, senza il minimo rumore.
Niente musica, niente traffico durante quelle notti afose, nessun pianto, nessun urlo, niente di niente.
Finisce che le emozioni svaniscono, scompaiono.
Smetteremmo di cercare tutte quelle sfumature che solamente i sentimenti possono farci provare. 
Smetteremmo di cercare quel qualcosa che ancora ci tiene in vita, quei desideri appesi a bolle di sapone che potrebbero scoppiare da un momento all’altro. 
Smetteremmo di essere e basta.
E se non avessimo mai provato dolore saremmo vuoti, senza niente.
Invece quel dolore ha lacerato i ricordi, aprendo delle ferite più grandi di noi.
Abbiamo quella magnifica possibilità di poterci entrare fino in fondo, in qualsiasi modo, e scavare fino a trovare i nostri doni.
Perché sì, ognuno ne ha.
Apritevi, Apriamoci all’esperienza.
Apriamoci a quel bene che nessuno vuole vedere, Apriamoci alla ricerca.
Urliamo questi sentimenti, lasciamoli uscire, vivere.
Devono scoppiare nelle vene, in ogni parte del corpo.
—  Comeunvulcanonontispegnimai

anonymous said:

In realtà io ti conosco nella realtà. QUESTA RAGAZZA FA SCHIFO, FA TANTO LA DEPRESSA E HA SOLO 14 ANNI.

Ah sì? Non ho mai raccontato a nessuno tutta la verità su di me. E tu ovviamente sai tutto, certo. E che farei per farmi catalogare una “depressa”? Dai, dimmelo grandissima testa di cazzo, sono curiosa. :)

anonymous said:

¿Eres lesbiana?

Como psicóloga no me gusta catalogar la sexualidad de un modo tan rotundo pero … en cualquier caso … bisexual.

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anonymous said:

Emperatriz Kouen... entre su hambre por conocimiento ¿también entran los de conocimientos sexuales?

La princesa armó una sonrisa ladina, que osado el llamarla emperatriz cuando aún no ocupaba ese puesto, la víbora de su tía seguramente se molestaría en cierta manera.

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" confirmó, aunque no sabía si catalogar la experiencia sexual como conocimiento, sería más hambre de otra cosa…

you-ride said:

Hola, leí tu descripción y hablas sobre tu gusto por escribir. Bueno, me preguntaba que es lo que escribes, digo... ¿Escribes poesía, relatos, historias, o etc? :33 Saludos! Me ha gustado mucho tu blog n.n, y por cierto, adoro escribir también jaj:)

Pues escribo Fanfics :) , y historias y todo eso … se catalogaría como relato creo xDD  , muchas gracias por el cumplido hacia mi blog xDD , y me encantaría ver alguna cosa escrita por ti you-ride :3 

-3- un Besote y hasta luego 

Amazon vs Dewey [via Weinberger]

"Nel fare il suo lavoro - vendere libri - Amazon ribalta ciascuna delle tre grandi intuizioni di Melvin Dewey.

In primo luogo, mentre Dewey cercava un singolo sistema universale per catalogare i libri, Amazon fornisce un’organizzazione tarata sul singolo utente.

In secondo luogo, Dewey disponeva i libri per soggetto, mentre Amazon cerca di prevedere ogni modo in cui noi possiamo voler andare dalla A di un libro che conosciamo alla B, C e Z di libri a cui non sappiamo di essere interessati, compreso il semplice fatto che molte altre persone hanno acquistato Z.

In terzo luogo, mentre Dewey amava la precisione, la prevedibilità e l’unicità dei numeri decimali, Amazon getta di fronte ai vostri occhi montagne di libri.

In confronto alle ordinate file di volumi numerati sullo scaffale di una libreria, Amazon è un luna park di libri, dove anche le file ordinate della banda musicale sono interrotte da un’allegra conga di suggerimenti”.

- David Weinberger, Elogio del disordine, BUR, pag. 91 

Le donne curvy non sono tutte uguali. Spesso si usa questa parola per catalogare un’infinità di donne diverse che in comune hanno solo una taglia dalla 44 in su e delle bellissime curve.

In realtà sapete che la prima cosa importante è capire che tipologia di fisico avete.

Così, facendo un giro tra le blogger italiane e straniere, ho trovato Mandy Fierens di “The Curvy Blogger” – alta circa un metro e sessanta e taglia 44/46. Ma non basta questo per capire perché la scelta di alcuni outfit è più giusta di altri. Mandy è una donna pera, cioè forte sui fianchi, con un punto vita più o meno segnato e le spalle più strette.

Volevo mostrarvi alcuni degli outfit che ho più apprezzato e che penso possano essere di grande ispirazione, e anche quelli che mi piacciono meno ma spiegando perché. Pronte? Via!

ISPIRIAMOCI!

ABITO TAGLIO IMPERO

ABITO CON SCOLLO A V

DETTAGLIO ASIMMETRICO

PUNTO VITA SEGNATO

STAMPA E ASIMMETRIA

PERCHE’ NO

GONNA A TULIPANO

TROPPE ADERENZE

PENCES

SCARPE SBAGLIATE

NO NO E NO

Scendiamo un attimo nei dettagli, velocemente:

1) Nella prima foto il taglio della gonna a tulipano è assolutamente sconsigliata ad una donna pera, perché non fa altro che creare un effetto palloncino dove già ci sono delle rotondità.
2) La gonna troppo aderente, in questo tessuto stretch, non fa altro che sottolineare e creare nuovi difetti sul punto più delicato del corpo.
3) Nonostante il taglio della gonna non sia sbagliato, le pences sul ventre creano l’effetto pancetta. Lei però ha un ventre piatto.
4) L’outfit era pure perfetto ma quelle scarpe non sono proprio adatte né alle sue gambe né all’altezza della gonna. Bocciate.
5) Qui ci sono 3 no. Uno è per quel top, inadatto e terribilmente fuori moda. Il secondo no è per il jeans troppo skinny e il terzo per gli stivali alti che strizzano le gambe.

C’è però una cosa che non dovete dimenticare mai di indossare. Il vostro sorriso.

#CURVY BLOGGER E FISICO A PERA Le donne curvy non sono tutte uguali. Spesso si usa questa parola per catalogare un’infinità di donne diverse che in comune hanno solo una taglia dalla 44 in su e delle bellissime curve.
El boom de la Ciencia Ciudadana

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(Escrito para la revista digital 80grados como una contribución especial para la sección de ciencia. Para publicación el 29 de agosto de 2014.)

Ya no es necesario secar plantas entre las hojas de un libro grueso. Ni matar a algún animal para disecarlo o sumergirlo en un frasco con formol. Ahora, para contribuir a una investigación científica, basta con hacer una excursión al jardín de la abuela, hacer clic en el móvil para sacar una foto, y regresar a la computadora para reportar a una base de datos la biodiversidad observada. Imagínese aprovechar un buen chapuzón para catalogar las especies marinas a su alrededor. O contribuir de forma creativa, activa y continua a la cura del cáncer. De eso se trata la ciencia ciudadana. Y el movimiento está en tanto vigor que nos está obligando a re-pensar cómo se hace la ciencia, para quién es la ciencia, y qué rol tiene en nuestra sociedad.

Hay quienes le llaman ciencia de “crowdsourcing”. En su definición más simple, la ciencia ciudadana se refiere a la participación del público en las actividades de investigación científica, en donde los ciudadanos contribuyen activamente aportando esfuerzos, conocimientos, o recursos de todo tipo. La meta central es que personas no expertas aporten con sus ideas, dudas, críticas y evaluaciones, que respondan al interés general de la ciencia y de sus investigadores, es decir, que creen conocimientos que contribuyan a la comprensión, utilización, expansión y difusión de la ciencia en la sociedad. De igual forma que con los años ha ido ganando relevancia el concepto de periodismo ciudadano — compuesto por blogueros y tuiteros, entre otros— la ciencia ciudadana está infectando a la gente. Prácticamente todos los campos de la ciencia tienen o pronto tendrán un proyecto propio que incluye un elemento de ciudadanos científicos. Desde la botánica hasta la astronomía, desde el estudio del sapo concho hasta la epidemiología, a los ciudadanos científicos los une el deseo de participar con expertos y organizaciones a favor de la ciencia.

Ya existen varios proyectos destacados

Como estudiante de posgrado en astronomía, Kevin Shavinsky se enfrentó a una tarea colosal: clasificar millones de galaxias que habían sido fotografiadas pero no catalogadas. Un amigo le sugirió que le pidiera ayuda al mundo. Es de reírse, sólo que en este caso funcionó. GalaxyZoo es un proyecto de ciencia ciudadana que enseña a clasificar galaxias e incluye una gran base de datos de imágenes. En sólo su primer año, en 2007, más de 150,000 participantes realizaron más de 50 millones de clasificaciones. El proyecto sigue creciendo y recientemente lanzó una plataforma en español eligiendo a Chile como sede de operaciones. El modelo de GalaxyZoo dió origen a otros proyectos, entre ellos Zooniverse, en que astrónomos amateurs analizan imágenes de la NASA. De las estrellas se pasó a las células, y ahora Zooniverse implementa un programa en el que voluntarios analizan imágenes de células cancerígenas. El proyecto se llama Cell Slider. Los ciudadanos científicos identifican el tipo de célula en la pantalla. Luego, los científicos cotejan los resultados del análisis con la forma en la que responde el paciente al tratamiento. La investigación ayuda a los médicos a observar cuán efectivos son los diferentes tratamientos en células específicas. El proyecto condensa en meses una tarea que normalmente tomaría años de investigación.

En el Reino Unido se está estudiando el cambio climático gracias a la colaboración de voluntarios que envían datos sobre cambios que observan en su entorno en relación a las distintas estaciones. La Unión Europea, en su programa Socientize, busca introducir la ciencia ciudadana con un estudio de temperaturas y otro proyecto sobre la distribución y el control de brotes de gripe. Foldit, un juego gratis y multi-usuario de tecnología 3D para Internet, permite que los ciudadanos analicen estructuras bioquímicas que buscan mejorar la salud humana. Es posible que los programas de ciencia ciudadana más avanzados a nivel conceptual tal vez sean aquellos que usan la computación voluntaria en grid. O sea, la suma de la capacidad sobrante de innumerables computadoras para procesar grandes cantidades de información. Sin embargo, estos programas suelen carecer de interacción. El proyecto Seti@home, que por cierto fue el punto de lanza de la ciencia ciudadana cuando comenzó a operar en 1999, utiliza las computadoras de los voluntarios que se conectan a la plataforma para encontrar trazas de inteligencia artificial extraterrestre. Como Seti@home también existen BOINC y World Community Grid. (Ver listado de recursos y proyectos de ciencia ciudadana en todo el mundo al final del artículo.)

Éxitos en Puerto Rico

En Puerto Rico existen actualmente varios proyectos de ciencia ciudadana. El de más escala tal vez sea el Programa Ciudadano Científico que opera Para La Naturaleza, una unidad del Fideicomiso de Conservación de Puerto Rico. Por tres años comenzando en el 2008, la Hacienda La Esperanza en Manatí sirvió de campo de estudio para investigaciones en arqueología, botánica, costas, aves, el juey común y murciélagos. El programa fue un éxito rotundo e involucró a más de 2,100 ciudadanos científicos en la recopilación de datos y el manejo de diferentes aspectos de los proyectos investigativos. Los resultados de las investigaciones, tanto como un video lindísimo de no-científicos hablando sobre su experiencia, están disponibles en su página de Internet. Más recientemente y hasta el 2015, el Programa Ciudadano Científico lleva a cabo investigaciones en la cuenca del Río Grande de Manatí en arqueología, costas, aves, murciélagos y ríos. En su fondo, el Programa busca formar un grupo de ciudadanos comprometidos “que vayan pasando desde la etapa de asistir en la toma de datos, al análisis y la diseminación y que en la última etapa creen junto a sus comunidades sus propias preguntas de investigación basadas en los intereses y necesidades de las comunidades que los rodean”.

También, por supuesto, Para La Naturaleza lidera el programa Mapa de Vida, en el cual se catalogan geográficamente vegetación, aves, reptiles, calidad de las aguas y perfiles de playas, con la ayuda indispensable de escuelas y grupos comunitarios. Más de 400 ciudadanos científicos han participado en Mapa de Vida, muchos de ellos jóvenes que forman el futuro del país.

Existen también en Puerto Rico organizaciones con experiencia en incorporar a sus operaciones programas de ciencia ciudadana. Se destacan el Programa del Estuario de la Bahía de San Juan con su monitoreo de calidad de agua; el Sierra Club de Puerto Rico que ha logrado, con mucha tenacidad, preservar el Corredor Ecológico del Noreste; la Sociedad Ambiente Marino con el festival de la colilla, la cuantificación de basura en playas y limpieza acuática; BasuraCero; la Sociedad Ecoambiental (de estudiantes de ciencias naturales en la UPR Río Piedras). Por su parte, Junte Ambiental, Mi Puerto Rico Verde, el Instituto Estudios del Caribe, y la serie semanal en Sistema TV llamada Aventura Científica, por nombrar algunas organizaciones no-gubernamentales, facilitan y promueven la ciencia ciudadana. (Ver listado de recursos de ciencia ciudadana en Puerto Rico al final del artículo. Si se omite alguna organización que cuente con un programa de ciencia ciudadana —no solo un programa de voluntarios — favor poner comentario para desarollar un listado completo para beneficio de todos.)

Orígenes previos a la era de Internet

A pesar de la majestuosidad del término “ciencia ciudadana”, y lo llamativo de decidir que se participa en “crowdsourcing”, lo cierto es que este concepto es más viejo que el frío. La curiosidad y el amateurismo fueron el motor principal de la ciencia hasta bien entrado el siglo XIX. La botánica y la astronomía son los mejores ejemplos de ello. Miles de personas inexpertas posibilitaron el descubrimiento de nuevas especies y nuevas estrellas. Darwin mismo estaría de acuerdo. En el corto período de un año, Darwin envió más de 1,500 cartas a naturalistas y personas no-científicas para que lo ayudaran a recopilar pruebas para su teoría de la evolución. Darwin se adelantó al “crowdsourcing” sin la necesidad de la era informática.

Durante el siglo XX, la ciencia se profesionalizó. Crecieron las especialidades y el número de disciplinas. La ciencia se enfocó en la adquisición de conocimientos precisos. Ese patrón de especialización causó la percepción general que el científico opera en una torre de marfil, recluido de la sociedad y sus necesidades, algo que los expertos han estado trabajando en remediar durante las últimas décadas. El advenimiento de la era digital, la llegada del mundo híper-conectado que se afana en compartirlo todo y difundir sus experiencias en materia de nanosegundos, ha provocado un choque entre el ciudadano y la ciencia tradicional. En este contexto no sorprende el boom que está teniendo la ciencia ciudadana en algunos países. La era digital está haciendo que las universidades dejen de ser feudos exclusivos del conocimiento y el aprendizaje. La cultura digital nos está empujando a democratizar el conocimiento. Los museos como patrimonios van dando lugar a los centros de ciencia, donde se valora la interactividad por encima de la catalogación, acercando así al ciudadano a los fenómenos estudiados.

Dudas, críticas y otras cuestiones

Al menos dos preguntas importantes han surgido en relación a la ciencia ciudadana. La primera es: ¿la ciencia ciudadana es realmente ciencia? La investigación propiamente científica ha concluido que sí, que la ciencia ciudadana produce resultados científicos. Algunos estudiosos se han dado a la tarea de comparar con métodos estadísticos la veracidad de la data recolectada por científicos versus no-científicos. Los resultados son interesantes: la gran parte de los estudios demuestran que el no-científico es igual o más cuidadoso en su trabajo de campo que el propio científico. También se han publicado artículos y guías dirigidas a los investigadores, para que éstos consideren la participación ciudadana en el diseño de su metodología investigativa, así respondiendo de antemano a preocupaciones y críticas que puedan surgir acerca de la integridad de la investigación. Más recientemente, en los últimos 2-3 años, han surgido métodos y técnicas para evaluar los proyectos de ciencia ciudadana. Estos métodos son relevantes tanto para los investigadores como para las organizaciones, las comunidades y los individuos que promueven estos proyectos e intentan seguir participando.

La segunda pregunta importante es: ¿se traduce la ciencia ciudadana a una participación más activa en la búsqueda de soluciones y la toma de decisiones en materia de ciencia, medioambiente y salud pública? La verdad es que está por verse. Ya surgirán estudios que respondan a esta pregunta. En principio, la ciencia ciudadana no sólo intenta facilitar la realización de estudios científicos, sino que busca enseñar conceptos de ciencia a todos, despertar la vocación científica, divulgar la ciencia de forma más efectiva, y hacer que los ciudadanos tengan mayor comprensión para poder participar y fomentar la toma de mejores decisiones en el manejo de los recursos naturales y la salud pública. Se espera que la integración de ciudadanos en la ciencia haga que la sociedad valide los pasos de la investigación, y haga también que las investigaciones sean más transparentes al no experto.

Pero todas estas preguntas y cuestiones son, curiosamente, muy científicas. La ciencia ciudadana se trata sobre comprender al hacer. Cuando un niño o un adulto toca a un murciélago, mide el litoral de una costa, analiza una muestra de agua del río que queda a la vuelta de la esquina de su casa, ocurre una transformación en su persona. Eso, de eso se trata la ciencia ciudadana. Es sobre ver al tinglar en su lucha y no dormir esa noche preocupado sobre qué más hacer para proteger su hábitat; ir los domingos a contar especies y entender en los huesos lo que le estamos haciendo al planeta. Dar la mano en la ciencia adentra al individuo, lo sensibiliza y lo hace defensor. La ciencia ciudadana le permite al individuo adoptar una posición de poder, entendiéndose a él o a ella misma como líder.

El regreso al futuro - una opinión

Pienso que la revolución digital está haciendo que la ciencia, en cierta medida, regrese a su origen amateur. La tecnología podrá ser nueva y la terminología exótica, pero en su fondo la ciencia ciudadana sigue teniendo sus bases en la curiosidad del ser humano. Con el tiempo, el aprendizaje de los nuevos profesionales será cada vez más independiente de los centros tradicionales de estudio y la educación del medioambiente se convertirá en algo construido a la medida de los intereses de los estudiantes. La sociedad se está apropiando de nuevas maneras de producir conocimiento y poco a poco, las manifestaciones de inteligencia colectiva, los conocimientos de masas , el arte y la ciencia ciudadana comenzarán a hacerse parte de lo cotidiano.

Hay quienes están preocupados que la importancia de los científicos disminuirá. No lo creo. La ciencia es y debe ser una pasión compartida capaz de cambiar el mundo. En el futuro, los equipos de científicos no serán sólo multidisciplinarios, como ahora, sino que se hibridarán con gestores culturales en la formulación y aplicación de sus investigaciones. Los espacios culturales se confundirán con centros de investigación y se concebirá una investigación más horizontal. ¿Quieres participar?

Listado de Recursos

Recursos en Puerto Rico:
http://ciudadanocientifico.org
http://www.estuario.org
http://www.puertorico.sierraclub.org
http://www.basuraceropr.org
http://www.junteambiental.com
http://www.miprv.com
http://www.cienciapr.org
http://www.vozdelcentro.org
http://iec-ics.uprrp.edu
http://www.cesampr.com
http://www.sistematv.com

Recursos y proyectos en todas partes del mundo:
http://www.citizenscience.org
http://www.citizensciencealliance.org
http://citizenscientistsleague.com
http://www.socientize.eu/
https://www.zooniverse.org
https://www.ebird.org
http://www.cellslider.net
https://www.users.gloria-project.eu
https://www.galaxyzoo.org
https://www.ibercivis.es
http://setiathome.berkeley.edu
http://www.worldcommunitygrid.org
http://www.observadoresdelmar.es/
https://www.earthdive.com
http://www.seafloorexplorer.org
http://www.pacificbio.org/
http://www.snapshotserengeti.org
http://www.moonzoo.org
http://www.planethunters.org
http://www.milkywayproject.org
http://planetfour.org
http://www.oldweather.org
http://www.cyclonecenter.org
http://ancientlives.org
http://whale.fm
http://www.batdetective.org
https://www.fold.it
http://eyewire.org
http://cosmoquest.org
http://www.malariaspot.com
http://crowdcrafting.org
http://forestwatchers.net
http://phylo.cs.mcgill.ca/
http://www.healthtracking.net
http://www.patientslikeme.com
https://treebanding.si.edu
https://legacy.mos.org/fireflywatch
http://www.citizensort.org
https://projectnoah.org
http://monitorchange.org
http://boinc.berkeley.edu/projects.php
http://www.oilspill.labucketbrigade.org/main
http://www.influenzanet.eu
http://geo-wiki.org/index.php
http://www.evolutionmegalab.org
http://www.opalexplorenature.org
http://www.eyeonearth.org
http://www.huduma.or.ke
http://herbariaunited.org/
http://www.ecoavantis.com/analisis/selector.php
http://trafficturk.com
http://www.ispot.org.uk
http://www.i-marine.eu
http://www.mappiness.org.uk
http://meteorcounter.com
http://creekwatch.researchlabs.ibm.com
http://scispy.discovery.com
http://www.budburst.org
http://snowcore.uwaterloo.ca/snowtweets
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http://www.globe.gov


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Android el más fragmentado de toda la historia

La empresa OpenSignal realizó un informe sobre la fragmentación de Android. Algunos lo llaman fragmentación y otros variedad de dispositivos, el cual tiene sus beneficios y desventajas. Según el informe, la fragmentación es un símbolo de fortaleza y debilidad del ecosistema Android, ya que es un dolor de cabeza para los desarrolladores pero da un mayor alcance de mercado.

Como se menciona en el portal ABC.es, el último estudio, que toma en cuenta el mes de agosto de 2014, menciona que hay operativos 18 mil 796 tipos distintos de dispositivos con Android. Eso implica diversos tipos de tamaños, pantallas, y de desempeño. A lo que se suman diferentes versiones del propio sistema. De hecho, se atreve a catalogar a Android como el sistema más fragmentado que haya existido nunca.

“Esto significa que el trabajo de desarrollar aplicaciones para todo el rango de dispositivos Android puede ser un reto demasiado grande y que consuma mucho más tiempo”, declaró OpenSignal en el documento. Pero para la empresa, la fragmentación tiene un gran número de beneficios para desarrolladores y usuarios.

“La disponibilidad de teléfonos Android baratos significa que tienen un mayor alcance a nivel internacional que iOS, así que los desarrolladores de aplicaciones tienen un público más amplio para construir. Android, así, llena con éxito el vacío dejado por la caída de Symbian de Nokia, convirtiéndose en el sistema operativo móvil dominante debido a la fragmentación, no a pesar de ello”, han explicado.

Android el más fragmentado de toda la historia

http://bit.ly/1veTRRQ

Hoy fue un día salido de lo normal, o un domingo diferente, como quiera llamarlo. Y además tuve, en mi momento cuelgue, algo que me jugó mal, pero muy mal, por decir la pelada más grande, profunda y avergonzante de la vida entera: dar el discurso más vacío que cualquier persona haya oído, ese discurso tan corriente, llano y banal que en cualquier conversación o círculo social lo catalogaría como tontería, o, en otras palabras: “ooooooooook”, procedente de uno de mis más cercanos. además tener de aguantar otro tipo de mambo. Aunque fue fructífero las nuevas amistades, compartir cosas y quemar el cosito cagándonos de la risa por cualquier estupidez u otras de cosas tan serias, ésta fue la peor. Hasta inclusive estaba pensando en filosofar cosas muchísimo más profundas para tratar de alcanzar la iluminación deseada, pero no es más que, sinceramente hablando, es un desecho la mayoría que sale de mi boca. Son puras cosas corrientes, sin sentido, y sin más remedio que un merecido “shuuu pues”.

Podría poner aquí muchas cosas, como que no debería importarme de todas las cosas que tiran, total, están colgados… Pero esta vez debería detenerme a pensar y re-verme a mí mismo qué es lo que estoy haciendo mal en qué, cómo, cuándo y porqué.

Estando colgado es otro mambo, es como si fuera que estuvieras conectado con todo lo que te rodea, pero un paso en falso y sos catalogado como el más “hecho puta” del grupo, eso sí, estar también equipado con gota para ojos.

Y ahí pasan otras cosas, como si al llegar con el nivel deseado de conexión y no lográs establecer una correcta conexión entre tu exterior y yo, para luego plasmarlo en un elemento comunicativo, ya sea en el habla, en la forma de actuar o en escrita. Cualquiera que sea esto, o viceversa, debe tenerse en cuenta el nivel de consecuencias que acarrea esto. Como la burla, el sarcasmo y otros.

Por eso mi mejor fuerte es la introversión, y con música incluida está todito ya. Pero estando en grupo, además lidiar con la paranoia de decir pendejadas estando colgado o tener el miedo de recibir un inesperado bullying. Pero vayamos al gramo, carancho.

En síntesis: la próxima vez debo tener pensamiento en marcha y saber bien en dónde estoy parado, ser dueño de todo lo que digo y mis acciones, y no quedar mal-parado enfrente de gente que ya tiene experiencia con el verdadero divague, que hasta inclusive llega a plasmarlo exteriormente, en verdaderas expresiones.

Notte prima degli esami

Notte prima degli esami

I film generazionali hanno sempre riscontrato un discreto successo, perchè riescono ad unire un pubblico giovane normalmente preposto ad un certo tipo di commedia ad un pubblico over difficile da catalogare, ma che quando deve ricordare i “bei tempi andati” si piazza subito in prima fila. Certo, bisogna anche saperlo fare un film generazionale, ricordate ad esempio il mitico Sapore di mare dei…

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