carillon

«Ora ti spiegherò una cosa fondamentale. Questo, è un orologio per il mondo di fuori». E tira fuori una cipolla meravigliosa, di acciaio brunito con un disegno di stelle e pesci. Lo apre, e dentro c’è un carillon.
«È meraviglioso», dico io.
«Questo è l’orologio che segna il tuo giorno cosiddetto normale: quello del far tardi a scuola, dell’alzarsi presto, delle ore che non passano mai, dei calendari, del lei guarirà in dieci giorni, dei moti stellari, delle maree e delle partite di calcio. Ma attenzione, ora ascolta».
Ed io ascoltai il ticchettio delle gocce che cadevano dal nocciolo.
«Ecco, questo è il rumore dell’orologio dentro. Questo misura un tempo che non va dritto, ma avanti e indietro, fa curve e tornanti, si arrotola, inventa, rimette in scena. È un tempo che non puoi misurare né coi cronometri né col più sofisticato astromacchinario. È il tempo tuo, misura la tua vita che è unica, e quindi è diverso dal mio. Tu vivrai sempre con due orologi, uno fuori e l’altro dentro. Ogni volta che sentirai il ticchettio di quello di dentro, il gocciolare dell’acqua, le crome di un grillo, qualsiasi ritmo e balbettio del mondo, tu correrai avanti o scapperai indietro e vedrai cose e altre ne rivedrai».
—  Stefano Benni
Il turno di giorno

Il guardiano ha un cappello blu ed usa una scopa di paglia gialla per spazzare le foglie davanti alla Casa degli Specchi. La giostra gira per il primo Nessuno che passa mentre il carillon ripete il suo minuetto. Le giornate grigie sono fatte apposta per gli ombrelli rossi e le scarpe gialle. Ho messo un maglione blu ed un cappello verde. Sono la Macchia di Colore dentro questo bianco e nero anni venti. Fa freddo e c’è un bel vento, adesso. E’ troppo tardi per tutto, è arrivato il momento di veder precipitare le cose. Ho deciso di dare la colpa al mulinello d’aria che poco fa ha sollevato carte di chewing gum e cicche di sigarette. Ho dato la colpa a lui perché era bello ed innocente.

Il guardiano continua a rimuovere foglie mentre mi siedo su una panchina senza schienale. Ho voglia di zucchero filato. Ho voglia di morderne un poco e poi buttarlo nel secchio e restare a vedere come si scioglie. Ci sono secondi preziosi dentro le ore e penso che siano loro a nascondere dentro certi castelli nerastri tutti gli attimi che mi sono perso. Non colgo nulla, non più. Sono un acchiappatore in un campo di occasioni perdute. Ho messo le mani dentro il cappotto, ho paura che mi prendano fuoco e si irradino di una luce che non so sostenere. Ti ho pensato, ma questo succede così di frequente! E’ stato insopportabile, al solito. Ed è proprio questo a renderlo così desiderabile e devastante. Avrei dovuto dare da mangiare agli ossimori, prima di uscire. Me ne rendo conto soltanto ora.

Il guardiano adesso se ne sta appoggiato ad una estremità della sua scopa. Tira fuori una sigaretta dalla tasca della sua giacca a vento. Ha i baffi neri e gli zigomi alti. Non gli vedo gli occhi, ma non importa. Magari non li ha. Magari è uno di quelli che immagina senza vedere ed allora dev’essere un tipo molto fortunato. Accende e fa un tiro di quelli lunghi, quelli che inalano domande ed espirano risposte. Il fumo esce prima denso e compatto, come una specie di melassa carbonica e catramosa e poi lentamente si irraggia, arteriosamente, verso l’alto seguendo inconsapevolmente il profilo di un albero spoglio che intravedo soltanto adesso. Mi sorprende che il cuore mi batta. Devo essere stato morto per qualche ora. Il guardiano senza pupille sorride ed annuisce come se avesse capito qualcosa che io invece no. Mi allunga la sigaretta e mi invita a tirare. Aspiro, respiro. Tutto inizia a sfocare, mi sento gli stessi occhi di quando avevo vent’anni. Le cose non hanno più luce e questo Adesso è diverso da quello di cinque minuti fa.

4

Sailor Chibi Moon Crystal Carillon pendant and Stallion Rêve by Bandai, Pretty Soldier Sailor Moon Artbook Vol. IV by Naoko Takeuchi

I don’t yet have many of the Sailor Chibi Moon toys, but I love the Pegasus story arch and the Stallion Rêve is probably my favorite toy. I had to be very patient… But the stars aligned last year on Yahoo Auctions Japan: the box was broken, the buttons no longer work, and the Sailor Moon and Pegasus figurines are missing, but damn do I love it to pieces.

Quella lettera e quel profumo,
M’inebri come una marea e mi trascini
Mi stringi come un peluche, siamo bambini.


Quell’addio e quella puzza di fumo,
Mi abbandoni come un carillon e mi scacci
Mi lasci con un “non ho più bisogno di giocare”, siamo grandi.

Noon in Ankh-Morpork took some time, since twelve o’clock was established by consensus. Generally, the first bell to start was the one in the Teachers’ Guild, in response to the universal prayers of its members. Then the water clock on the Temple of Small Gods would trigger the big bronze gong. The black bell in the Temple of Fate struck once, unexpectedly, but by then the silver pedal-driven carillon in the Fools’ Guild would be tinkling, the gongs, bells and chimes of all the Guilds and temples would be in full swing, and it was impossible to tell them apart, except for the tongueless and magical octiron bell of Old Tom in the Unseen University clock tower, whose twelve measured silences temporarily overruled the din.

And finally, several strokes behind all the others, was the bell of the Assassins’ Guild, which was always last.

—  Terry Pratchett, Men at Arms.