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Just a little bit of wind

Fu tale l’orrore che #Scilla ebbe di se stessa che si gettò in mare e prese dimora nella cavità di uno scoglio vicino alla grotta dove abitava #Cariddi - Scilla (RC)

Ogni settimana #IgersCalabria racconta le bellezze della #Calabria assieme agli #igers #calabresi.

Oggi è il turno di @miaguya «

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A domani con #igerscalabriaweek

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Nell’immaginario moderno la sirena è metà donna e metà pesce, ma si tratta di un allargamento della figura della fata Melusina. La configurazione classica della sirena era infatti corpo di una donna con zampe di uccello rapace. Le sirene di Ulisse non erano quindi creature acquatiche, ma pericolosi volatili annidati tra le rocce di Scilla e Cariddi.

NESSUNO (baustelle)

Non credo alla bibbia, mi chiedo perché Dovrei consultarla, offende gli dei Non prego la chiesa il fetore che fa Non credo nel cielo e nemmeno all’inferno E non so distinguere il bene dal mare Che nutre Cariddi di voracità Non credo al mercato, produce demenza Così com’è falsa la beneficienza Diffido del saggio e di quello che sa

Finisce l’erba e l’acqua scola Un bimbo chiede come mai Fiorisca il cardo di viola Poi fra le viole sceglie te Perciò stanotte dormi qui Che non esiste oscenità Freghiamo la pornografia E dammi figli e verità E sesso orale e santità Non mi resta più nessuno Tranne te

Io credo nel caos e nella violenza Guardate le spiagge, guardate la fame Il figlio di troia che appalta la Rai Io credo nel peggio che deve arrivare Nell’ego dei calcoli dei governanti E quindi mi servono armi lo so

E allora li cerco in amori di stelle ma anche fra croci e fra cassaintegrati I muscoli magri da cerva che hai

Arrivi e dici dolcemente Che vecchio stupido che sei Ed accarezzi con la mente Le rughe che ti regalai E vieni a vivere con me Un mondo atroce vieni qua a sopportarne la follia E dammi figli e oscenità E tenerezza e dignità Non ho amato mai nessuno come te

Uno sguardo fra i secoli dal Sant’Elia

Dal Monte Sant’Elia di Palmi la vista di ogni osservatore si smarrisce nella vertigine, venendo rapita dalla visione paradisiaca dello Stretto che si apre ad un volo di quasi seicento metri di quota.

Lo Stretto visto da Sant’Elia di Palmi

Storie e leggende si intersecano nel vortice del tempo, rendendo l’anticoAulinas, denominazione greca dell’amena località, una delle più interessanti e suggestive dell’intera provincia di Reggio Calabria. Se l’occhio dell’osservatore fosse giunto più di duemila anni fa sulla balaustrata del Sant’Elia avrebbe sicuramente colto la scia delle triremi in transito fra Scilla e Cariddi accompagnata dagli sguardi imperiosi di Poseidon e Zeus, le due statue colossali dei numi collocate su ambedue le sponde, presso il guado del Capo Cenide disperatamente proteso verso la Trinacria. Guardando ad est le luci del tramonto avrebbero illuminato la valle del Metauros (l’odierno Petrace) e i suoi sette affluenti, alla cui foce l’eroe Oreste si sarebbe immerso, purificandosi dal matricidio compiuto in patria. Poco più a sud sorge la possente città dei Tauriani, coi suoi templi e il suo edificio scenico immersi nel verde del pianoro. Sulle rovine di un santuario greco posto su di un alto podio la voce del popolo avrebbe poi localizzato la dimora di Donna Canfora, avvenente vedova che preferì la morte alla prigionia di un ricco mercante turco di lei invaghito.

La Piana di Gioia Tauro vista dal Sant’Elia

Risalendo il corso dei secoli, fra la rigogliosa vegetazione dell’Aulinas riemergono le vestigia del monastero italo-greco fondato da Elia da Enna nel IX secolo: chiese, cappelle, stalle e magazzini, un cimitero e magari una biblioteca ove i chierici copiavano in bello stile le opere dell’antichità classica scritte nella lingua di Omero. Barlaam di Seminara e Leonzio Pilato le avrebbero poi consegnate a Petrarca e alla sua cerchia di letterati: nasceva così l’Umanesimo e quindi la nascita del pensiero moderno.

Di Elia da Enna, altrimenti detto Iuniore, la tradizione popolare colloca sul ciglio del precipizio, impressi indelebilmente nella roccia, i segni dell’aspra lotta che il santo vinse su Lucifero, infine scaraventato verso il profilo inquieto dello Stromboli all’orizzonte. Persino le pietre nere che ancora si trovano qui intorno vengono da alcuni identificate con i pezzi d’oro con cui il Maligno aveva osato tentare Elia, tramutatesi in vili sassi man mano che l’integerrimo monaco le faceva rotolare dalle pendici del monte.

Le cosiddette “orme del diavolo”

Dalla leggenda al panorama onirico, su questa “veranda sullo Stretto” sono stati spesso ambientati racconti insoliti, i quali, in fondo, rendono il luogo ancor più meritevole di una visita. Si legge infatti sul web di una presunta apparizione spettrale, legata ad una ragazza bionda che talvolta, nelle notti d’estate, viene avvistata mentre ripete l’insano gesto che mise fine alla sua esistenza. Un tenue respiro lanciato nel vuoto, le mani malferme che legano ad un appiglio incerto il peso troppo leggero di una vita spezzata nel vuoto. Ai fantasmi si può credere o meno, ma la storia della “ragazza sulla balaustra” ha già segnato l’immaginario comune dei tanti appassionati del settore.

Ma degli echi lontani del passato di Sant’Elia si sentirebbe solo un confuso rintocco se non si facesse un vago cenno al sontuoso scenario naturale che contraddistingue il posto. Odori di rugiada sovente intrisa di salsedine, ampi prati ed alberi secolari dipinti sulla sommità del colle preludono all’affaccio mozzafiato in cui i colori del cielo si confondono nell’azzurro del mare. A Sant’Elia tutto sa di brividi, ogni cosa si veste di fremiti; un indissolubile intreccio di natura e radici ataviche, impossibile da dimenticare.

Natale Zappalà

Bestiario Oceanico: ecco a voi i 5 MOSTRI MARINI realmente esistiti!

Da Scilla e Cariddi e le sirene nell’Odissea al pesce-cane di Pinocchio, dalla balena-isola Zaratan della mitologia norrena allo Squalo di Spielberg, l’umanità ha sempre amato fantasticare su balene, piovre giganti e draghi acquatici, immaginando senza sosta colossali e prodigiose creature abitatrici delle profondità marine. Numerosissimi pure gli avvistamenti di pseudo-mostri rivelatisi poi carcasse di pesci di squali e capodogli (i celeberrimi globster) o falsi creati ad arte dal burlone di turno.

Tuttavia i mari e gli oceani ci riservano, come sempre,  infinite sorprese. I mostri marini, a quanto pare, esistono, o quantomeno sono esisti. (Vedetevi intanto il video appena sopra dove un Goliath Grouper, comunemente conosciuto come Cernia Gigante, divora in un sol boccone uno squalo di media taglia).  Eccovi la nostra top five sugli orrori degli abissi!

5° L’Aringa Gigante

Il Regalecus glesne, o Regina delle Aringhe, è il più lungo pesce osseo del mondo. Ne sono stati avvistati e pescati esemplari in tutti i mari tropicali e temperati. Sfoggia un corpo allungato a forma di nastro dalle squame argentee striate di nero, una corta testa azzurrognola sormontata da una cresta a raggi e una stupenda pinna dorsale rosso acceso. Di norma non supera i 3 metri, ma può raggiungere benissimo gli 11, vantando di conseguenza una mole di molti quintali. Nella foto potete ammirarne un esemplare lungo circa 7 metri “pescato” da un impavido contingente della Marina degli Stati Uniti probabilmente dopo un’aspra battaglia in mare. Nel 2010 è stato avvistato, a un chilometro e mezzo di profondità, un regaleco di oltre 17 metri. Immune ai predatori date le sue ciclopiche dimensioni, si nutre di piccoli animali come crostacei, molluschi e pesci. State tranquilli: è del tutto innocuo per gli animali di grandi dimensioni, Homo sapiens compreso!

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4° Pesce Luna

Se il regaleco vince il Guinnes World Record come pesce più lungo, l’Oscar per le dimensioni va al Mola mola (dal latino “macina”), noto anche come Sunfish o Pesce Luna a causa della forma allungata e ovale. Sebbene le larve presentino un diametro di 2-3 millimetri, questo prodigio degli oceani può raggiungere un’altezza di 4 metri, una lunghezza di 3 e un peso di oltre 2mila kili. La pelle può inspessirsi fino ai 15 centimetri e la dentatura è fusa in una sorta di becco. Matusalemme degli abissi, si calcola che possa superare ampiamente il secolo di vita. Sembra inoltre essere un tipo molto ospitale, dato che offre vitto e alloggio fino a 50 specie di parassiti e microrganismi, che a volte innescano, vere e proprie lucciole degli abissi, spettacolari effetti di bioluminescenza. Altro record è battuto dagli esemplari femminili, che possono deporre fino a 1,5 milioni di uova per volta, per un totale di 300 milioni durante tutta la vita.

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3° Il mostro di Alien (Dragonessa marina)

Sono state recentemente scoperte negli oscuri abissi oceanici della Nuova Zelanda bizzarri e orrendi mostri marini che dimorano nelle catene montuose sottomarine dell’arcipelago, fra i quali il Verme Predatore, il Calamaro Mickey Mouse e il Granchio Peloso. La creatura più curiosa e inquietante è comunque la Dragonessa Marina, esemplare femminile del drago di mare, appartenente a una nuova specie del genere Idiacanthus. Come potete osservare dalla foto, la testa dentata di questo terrificante boa marino e il viscido color pece della sua epidermide, nonché la serpentina protuberanza a mo’ di barba,  ricordano non poco la ferocissima specie extra-terrestre del film Alien diretto da Ridley Scott. Vere e proprie vedove nere dei mari, le dragonesse marine, spietate predatrici, uccidono probabilmente gli esemplari maschi, sprovvisti di denti, poco dopo l’accoppiamento. Di fronte a tanto orrore, dunque, non osate lamentarvi dei granchi e delle meduse delle nostre spiagge!

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2° Leviatano (Livyatan Melvillei estinto)

“Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso di unguenti. Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le bestie più superbe”. Così è descritto nella Bibbia il Leviatano, gigantesco mostro marino, forse un serpente (da cui il nome ebraico livyatan, “contorto”), simbolo del caos primordiale e della volontà divina. Porta lo stesso nome un temibile cetaceo preistorico, non dissimile dalle balene che ancora oggi vediamo scorrazzare nei nostri oceani. I resti fossili dell’enorme creatura sono stati rinvenuti nel 2008 in Perù, nel deserto di Pisco-Ica: il cranio disseppellito, lungo circa 3 metri, fa ipotizzare una creatura della lunghezza totale di circa 17. Il nome della specie richiama tanto il mostro biblico quanto la temibile balena bianca inseguita dal Capitano Achab nel romanzo Moby Dick di Herman Melville.

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1° Kraken (Piovra gigante del Triassico)

Chi, vedendo Pirati dei Caraibi, non è rimasto impressionato dal colossale Kraken, la gigantesca piovra con tentacoli così grandi da avvolgere e stritolare fra le sue spire un intero galeone? L’immonda creatura, il cui nome deriva dal norvegese krake (“animale aberrante”) o dal tedesco Krake (“piovra”) vanta un mito antichissimo: la bestia, catalogata già dal famoso zoologo Linneo, fu poi descritta con abbondanza di dettaglia soprattutto tra Sette e Ottocento grazie alle fantasticherie dei poeti romantici. Eppure, a quanto pare, la leggenda è reale. È stata infatti di recente teorizzata dal team di paleontologi del professor Mark MeMenanim del Moyunt Holyoke College di una gigantesca piovra vissuta nel Triassico (200 milioni di anni fa). Di fronte alle scoperta, negli anni ’50 in Nevada, di nove fossili di Shonisaurus popularis, grandi dinosauri acquatici assimilabili per dimensioni ai moderni capodogli, gli studiosi hanno ipotizzato che la morte delle enormi creature sia da collegare, data la disposizione innaturale delle loro ossa, all’attacco di predatori ancor più mastodontici dotati di tentacoli provvisti di ventose. Una prova a favore sarebbe l’incidente dell’acquario di Seattle, in cui i biologi hanno assistito alla mattanza notturna di squali da parte di una piovra gigante.

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Remo Girone nella preghiera ha trovato consolazione

Remo Girone nella preghiera ha trovato consolazione

Remo Girone è sicuramente uno degli artisti più completi e poliedrici nel panorama dello spettacolo italiano. Nel corso della sua carriera ha infatti vestito i panni di personaggi diversissimi tra loro: dal mafioso Tano Cariddi della fortunata serie televisiva La piovra alla figura ieratica di Papa Pacelli nella fiction Suor Pascalina.

“Vent’anni fa mi fu diagnosticata una brutta malattia che…

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