biglietto

Daniel era stanco della sua vita,stanco di tutte le persone che gli stavano intorno,di tutto quello che fino a quel momento poteva chiamare vita. Voleva andarsene,ovunque sarebbe stato un posto migliore di dove si trovava in quel momento.
Prese la valigia da sotto il letto e ci buttò dentro qualche maglietta,un maglione,qualche felpa e dei jeans. Recuperò il telefono,le sue cuffie,qualche soldo per comprare un biglietto del treno e la chiuse,non gli serviva nient’altro.
Si chiuse la porta alle spalle e seguito dalla piccola valigia si avviò verso la stazione.
Non aveva in mente nessuna destinazione,voleva solo andarsene da tutto e da tutti.
Era troppo stanco di quello che fino a quel giorno aveva dovuto definire la sua “vita”.

1.
La stazione non distava poi così tanto,solo un paio di minuti a piedi. Daniel estrasse il cellulare e le cuffie dalla tasca dei jeans.Era un tiepido pomeriggio di inizio settembre,il venticello fresco era l’ideale per sfuggire da una calda e afosa estate ormai agli sgoccioli.
Probabilmente la sua città non gli sarebbe mancata,niente lo teneva legato a quel posto. Non aveva più niente per restare. Si passò una mano tra i folti capelli color cioccolato e si mise le cuffie,voleva solo evadere dalla realtà. La voce pungente di Mecna rimbombava nelle sue orecchie.
Era sempre stato un tipo solitario,il genere di ragazzo dalle amicizie sbagliate e poco durature. E adesso,senza amici e senza un valido motivo per restare stava per andarsene,lasciando tutto e tutti.
Era ormai di fronte alla stazione. Si tolse le cuffie e le ripose nella tasca dei jeans. Si diresse a passo lento verso la biglietteria e una volta giunto lì osservò attentamente i tabelloni,non aveva ancora deciso dove andare,l’importante era lontano ma dove? Si chiese.
Sul tabellone continuavano a passare i nomi di treni regionali quando vide tra tutti quei treni uno diretto a Roma,da li posso andare ovunque pensò e si avvicinò all’uomo della biglietteria.
-salve,un biglietto solo andata per l’interregionale diretto a Roma,per favore-
l’uomo lo guardò attentamente per qualche secondo con i suoi occhi verdi smeraldo.
-ha intenzione di andare lontano ragazzo?-
-si-
l’uomo si volto verso lo schermo e in pochi secondi stampò il biglietto.
Daniel lo ringraziò e pagò.
-buona fortuna ragazzo.-
Daniel lo guardò un ultima volta e gli sorrise prima di avvicinarsi ai binari,presto sarebbe arrivata la sua via di fuga.
Si sedette vicino sulla panchina,la stazione era completamente deserta,solo lui e il signore della biglietteria. La voce metallica proveniente dall’altoparlante annunciò l’imminente arrivo del treno diretto a Roma.
Daniel si alzò e attese che il treno arrivasse e i portoni si aprissero. Una volta dentro trovò un posto in una carrozza poco affollata e si sedette su una poltroncina vicina al finestrino. Guardò il suo volto riflesso nel vetro del finestrino,i suoi occhi color nocciola sembravano spenti e le sue labbra carnose erano state massacrate a forza di mordersele.
Cercò nella tasca le cuffie e passò buona parte del tragitto ascoltando musica,svuotandosi la mente.
2.
Quando Daniel riaprì gli occhi lo scenario era totalmente cambiato,era li nella sua poltroncina del treno con la sua piccola valigia,ma fuori non c’erano più prati verdi e palazzi. Era giunto a destinazione,Roma.
Scese dal treno,così come la maggior parte delle persone che fino a poco prima erano sedute nelle carrozze vicine. Tra esse c’era una ragazza dalla folta chioma castana con sfumature aranciate.
Daniel la osservò scendere qualche passo prima di lui ma non riuscì a scorgere il suo volto nella folla. Troppa gente riempie le stazioni pensò tra se. Cercò di seguire con lo sguardo la ragazza ma era come se fosse sparita nel nulla. Peccato si disse,magari mi avrebbe portato da qualche parte.
Si diresse verso la biglietteria,voleva vedere i tabelloni e decidere il da farsi. Aveva denaro a sufficienza per poter arrivare d’ovunque. Giunto ai tabelloni riuscì a dare un occhiata veloce e decise di spostarsi. Fece un nuovo biglietto e si avviò in direzione del binario seguito dalla sua piccola valigia. Sarebbe arrivato a Firenze per le 8 di sera. Fin da bambino avrebbe voluto visitarla ma non ne aveva mai avuto la possibilità.
Firenze era la culla dell’arte,la culla della cultura e della storia. Sarebbe ripartito da li per crearsi una nuova vita.
Il binario era vuoto così si avvicinò ad uno dei distributori automatici li vicini,vide se stesso riflesso nel vetro della macchinetta,vide il suo corpo snello e poco atletico vestito con dei banali jeans e una t-shirt,vide la sua pelle pallida e i suoi folti capelli color cioccolato scompigliati. Cercò di aggiustarli e tornò a sedersi sulla panchina,Prese il telefono dalla tasca dei pantaloni. Un messaggio da Charlie “che fine hai fatto?”. Eliminò il messaggio,non gli importava più nulla di Charlie,ne di tutti coloro che avevano finto di essergli amico. Charlie per lui era una delle persone più importanti ma lui non lo aveva mai veramente considerato come un amico. L’aveva ferito e usato.
Rimbombavano nella sua mente quelle parole”noi non siamo amici Daniel,tu mi fai solo pena”.
Sentiva un peso nel petto e le lacrime traboccargli dagli occhi,strinse i pugni e cercò di calmarsi,non era il momento adatto per piangere,il treno sarebbe arrivato da un momento all’altro.
-posso sedermi li?-
Daniel tornò alla realtà,due grandi occhi blu come il mare lo stavano fissando in cerca di una risposta.
Rimase estasiato dalla bellezza di quegli occhi,dentro c’erano un oceano di cose che aspettavano solo di essere scovate,quasi come se fossero fatte apposta.In quegli occhi c’era tristezza mista a speranza,una piccola scintilla che brillava di luce propria cullata dalle acque.
Non c’era altro da vedere,se non quegli occhi per Daniel.
-ehm come scusa?-
La ragazza ripeté la domanda con la sua voce delicata,senza neanche sbuffare e Daniel le fece spazio sulla panchina mentre continuava a osservarla senza che lei se ne accorgesse.
Aveva lunghi capelli castani con sfumature aranciate. Il suo volto sottile e ricoperto di lentiggini sembrava proprio essere creato apposta per far da cornice a quegli occhi che gli avevano perforato l’anima in un solo sguardo.
-comunque io sono Luce.-
La ragazza lo guardava dritto negli occhi e gli sorrise,
-io sono Daniel- non poté fare a meno di sorridergli a sua volta,non c’era niente di più bello che quel sorriso capace di sciogliere anche i peggiori inverni.

3.
il treno arrivò in perfetto orario,Daniel e Luce si guardarono negli occhi per quache secondo,poi Luce sospirò,sapeva che come ogni cosa bella anche lui sarebbe sparito nel giro di poco.le cose belle per lei erano come quei preziosi piatti di porcellana,bellissimi da vedere ma appena li tocchi ti scivolano di mano e finiscono per distruggersi in mille pezzi perdendo così tutto il loro splendore. È probabilmente lo stesso sarebbe accaduto con quel ragazzo.
-è il tuo treno?- fu l’unica cosa che riuscì a dire.
Daniel detestava ammetterlo,ma quel treno era il suo.
-si,devo andare ma mi piacerebbe rivederti.-Daniel si stupì di come quelle parole gli fossero uscite dalla bocca così spontaneamente.
Le guance di Luce si dipinsero di rosso.
-mi trovi qui,tutti i giorni.-
Daniel la osservò per l’ultima volta prima di raggiungere la carrozza,da dove i suoi occhi continuavano a osservare la ragazza finchè gli fu possibile.Luce era sempre li su quella panchina della stazione che gli sorrideva. Era così bella,con quegli occhi raggianti di felicità.sorrideva con gli occhi. Come avrebbe potuto dimenticare un sorriso come quello?Era come se dopo quel sorriso tutto avesse preso una piega diversa.Tutto era era offuscato,niente era più importante di quella ragazza che in pochi minuti era riuscita a fare la differenza.Doveva tornare da lei.
Il treno raggiunse la stazione di Firenze in perfetto orario,Daniel scese di treno e si guardò intorno,il sole stava tramontando e il cielo si tingeva di arancio.Non poteva crederci,in meno di 24 ore la sua vita aveva preso una strada del tutto diversa.Era partito,aveva chiuso le porte al passato e stava solo a lui decidere cosa fare della sua vita.
Il passato non esisteva più.
C’era solo lui.
E la sua nuova vita.
E nessuno poteva impedirgli di vivere nel vero senso della parola.

4.
doveva trovare un posto dove passare la notte,poi,la mattina dopo avrebbe deciso cosa fare.
Uscì dalla stazione e guardando intorno raggiunse il centro della città. Firenze era stupenda mentre il sole tramontava,era come se quei raggi illuminassero la città di luce nuova,tutto assumeva un aria diversa,misteriosa e affascinante. E a Daniel tutto ciò piaceva.
Trovò un piccolo bed and Breakfast a poco prezzo. Firenze,nonostante fossero solo i primi giorni di settembre,era piena di turisti armati di macchina fotografica che riempivano le strade e si lasciavano affascinare dalla bellezza di quella meravigliosa città.
Salì nella sua stanza,le pareti erano dipinte di un tenue celeste,quasi a rievocare il mare e mentre poggiava la piccola valigia sul letto vide il suo volto riflesso nello specchio li vicino.
I suoi occhi brillavano di una luce diversa dal solito.
E sapeva che questo non era dovuto alla stupenda Firenze,ne tanto meno al fatto di essere riuscito a chiudere col suo passato,ma a quella ragazza.
Luce.

La stessa ragazza che nei suoi sogni quella notte lo teneva per mano e lo osservava mentre le onde del mare bagnavano loro i piedi. Quegli occhi,proprio come il mare lo penetravano con una forza unica e maestosa,tali che per loro nessun suo segreto era tale,tutti i suoi frammenti della vita che erano sempre stati nascosti a chiunque,per quegli occhi erano un libro aperto.

Ma purtroppo,per quanto uno provi a cancellare il suo passato e a seppellirlo,il passato torna.

5.
La mattina seguente Daniel fu svegliato dal continuo vibrare del telefono sul comodino,tastò con le mano fino a quando non riuscì ad afferrarlo,una chiamata da Charlie,rispose.
-hei idiota si può sapere che fine hai fatto? Son due giorni che ti cerco.-
-Finiscila,mi cerchi solo quando hai bisogno Charlie.-
-ma si può sapere che hai?-
-mi sono rotto di essere usato da te.non cercarmi più.trovati qualcun altro da fregare.-
Daniel non gli diede tempo di rispondere,chiuse la chiamata e si girò dall’altra parte del letto. I raggi del sole entravano dalla finestra illuminando il letto.
Si immaginò come doveva essere avere quella ragazza li,tra le sue braccia in quel letto troppo grande per un cuore solo,spostarle i capelli dagli occhi e farla arrossire.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per averla li,quella ragazza che lo faceva sentire così vivo.
Rimase ancora qualche minuto sotto il piumino leggero,cullato da quell’idea di pace e tranquillità,poi si alzò,si vestì e dopo aver sorseggiato un caffè veloce in un bar vicino si avviò alla stazione,aveva un treno da prendere e qualcuno da vedere.

Alle 11 in punto Daniel scese dal treno,era di nuovo a Roma.

Appena mise piede nella stazione si mise alla ricerca del binario dove sicuramnete avrebbe trovato Luce ad aspettarlo.
Appena la vide un desiderio di prenderla tra le sue braccia lo invase e cerco di trattenersi per non sembrare troppo strano.
-ciao-
-non eri partito?-
-sono tornato-
-e come mai?-
-mi mancavi tu- Daniel le prese il volto tra le mani e con delicatezza la baciò. Luce rispose al suo ba cio.

Stavo pensando a quale fosse il regalo di Natale più adatto per te.

Palla da basket? Troppo scontata.
T-shirt? Ne hai già tantissime.
Libro? Non leggi.
Cd? Rischierei di sbagliare.

Stavo pensando a qualcosa di unico, di irripetibile, qualcosa che potrei farti solo io.

Questo Natale, ho deciso di regalarti un bigliettino di carta. Sai quella dei quaderni a quadretti? Sai quella che profuma di stampa? Sai quella un po’ spessa che si accartoccia facilmente?

Un bigliettino piccolo, proprio come quelli che noi ragazzi ci mandiamo a scuola. Un bigliettino insignificante. Un bigliettino anonimo.
Come ogni bigliettino, lo piegherò accuratamente, di modo che nessun altro potrà leggere quello che ci scriverò.

Non scriverò ti amo, non scriverò mi piaci, non scriverò Buon Natale.

Scriverò restorenzarespiro.

Tutto attaccato, non perché non sappia scrivere, no. Scriverò restosenzarespiro perché restosenzarespiro sono io.
Sono io senza faccia. Sono io senza essere giudicata male. Sono io per come sono davvero. Sono io senza vergogne.

Scriverò restosenzarespiro perché restosenzarespiro è il mio blog di Tumblr.

E, nel caso tu non lo capissi, scriverò sotto a restosenzarespiro una nota, una di quelle che si mettono alla fine delle poesie sui libri di scuola, una di quelle che ti fanno capire tutto, una di quelle che sciolgono nodi così intricati che nemmeno le forbici riescono a tagliare.

Scriverò: (Tumblr!)
Così, magari, capirai.

E cercherai il mio blog, e vedrai ogni singola citazione, ogni foto, ogni testo, ogni canzone. E vedrai che sono tutte dedicate a te.
E vedrai come sono fatta, leggerai cose che non ti aspetteresti mai di leggere, sogni che non avresti mai pensato fossero miei. Sorriderai alle citazioni sarcastiche, ti emozionerai quando leggerai ciò che penso di te, mi prenderai un po’ per una pazza, ma non importa.

Perché il mio blog è dedicato a te. E a me.
Perchè un solo foglietto di carta ti regalerebbe tutto il mio mondo.
No, non ti regalerei solo un bigliettino consumato, ti regalerei me.
E, questo Natale, ti regalerò la vera me, ti regalerò restosenzarespiro.

—  restosenzarespiro

Vestiti male, comportati peggio. Sorridi alle persone sbagliate, abbraccia gli sconosciuti. Prendi un treno senza biglietto e senza destinazione. Spendi tutti i soldi che hai in tasca in caramelle e sigarette.Fingi che non ti importi, dimentica il dolore. Dipingi le unghie di rosso e le labbra di nero, morditi la lingua e urla con tutta la voce che hai in corpo. Insulta chi ami e bacia chi odi. Lascia un segno, fa che la gente ti ricordi.

-andiamo
-come?
-andiamocene
-dove?
-non lo so, ovunque
-ovunque è troppo generico
-andiamo a Parigi
-quando?
-ora
-ma non abbiamo biglietti
-li compriamo
-non abbiamo soldi
-andiamo senza biglietti
-come?
-ci nascondiamo nel bagno di un treno, oppure facciamo l’autostop
-e per mangiare?
-prendiamo quello che resta dai vassoi dei fast food
-e per dormire?
-se siamo stanchi stiamo nelle sale d’aspetto delle stazioni
-e quando arriviamo a Parigi che facciamo?
-troviamo un lavoretto
-ma non parliamo francese
-ci arrangiamo con l’inglese o con i gesti
-e poi?
-dopo che abbiamo guadagnato un po di soldi ripartiamo
-e dove andiamo?
-scegliamo un posto qualsiasi sulla cartina, e viaggiamo fino ad arrivare in Sud America
-e cosa facciamo in Sud America?
-ci prendiamo una casetta sulla spiaggia e apriamo un chiosco per turisti
-e viviamo di quello?
-si
-e se non voglio andare in Sud America?
-andremo da un altra parte, ovunque vogliamo
-e come facciamo con la scuola, il lavoro, i genitori…?
-lasciamo tutto, non ci servirà nulla di tutto questo, ci bastiamo noi
-perchè?
-perchè ci completiamo
-come lo sai?
-sei la persona con cui voglio passare il resto della mia vita
-e s e un giorno ti facessi soffrire? o capissi che non sono quello che volevi in realtà?
-non succederà
-come lo sai?
-l’ ho capito dal primo momento che ti ho visto
-ma se ce ne andiamo, scapperemo come abbiamo sempre fatto
-la nostra non è una fuga
-e che cos’è ?
-un ritorno
-a dove?
-a casa
-e dov’è casa?
-non lo so, dobbiamo trovarla
-e come sappiamo che è quella quando la troviamo?
-lo sappiamo e basta
-come?
-quando arriveremo sapremo che quello è il nostro posto
-… dove sono?
-cosa?
-le valige. non dobbiamo andare a cercare la nostra casa?
Ciao sconosciuto, ti va di sorridere?

Dolcezze, ora vi spiego.
E’ da tanto che ci penso, e finalmente ho preso il coraggio di rendere anche vostra questa mia idea.
Ciao sconosciuto, ti va di sorridere?
Ho scelto questo titolo, non a caso. Ci troviamo in un mondo che ci strappa ogni cosa bella. Ma se noi lo combattessimo? Se noi riuscissimo, pian piano, a regalare un sorriso a tutte le persone che l’hanno smarrito?
La mia idea è quella di lasciare un biglietto. Non importa in che città, in che posto. Sul portone di una scuola, su un cartello stradale, alla fermata dell’autobus, sul posto a sedere di un treno, sotto al tergicristallo di una macchina, dentro ad un libro in biblioteca. Qualcuno, in qualche posto, lo vedrà; e forse, sorriderà.
Scriveteci quello che volete. Un pensiero, una citazione, il testo di una canzone, un disegno, uno scarabocchio.
Ci pensate? Regalare un sorriso a chi non ha avuto una bella giornata, ricordare a qualche persona che è bella anche se qualcosa sta andando male.
Fate una foto alla vostra dedica. Scrivetemi nell’ask box e io vi risponderò mandandomi la mia e-mail. Mandatemi la foto per mail, rendendo visibile cosa c’è scritto e il luogo in cui quel foglio regalerà un barlume di felicità. Ricordatevi di scrivere la città in cui regalate un sorriso. Pubblicherò tutte le vostre foto, magari, facciamo sorridere qualcuno anche qui.

Spero questa idea vi piaccia.
Se vi va, rebloggate questo post e aiutatemi a coinvolgere più persone il possibile. 
Magari, alla fine, ci regaleremo un po’ di gioia anche tra di noi.

Buonanotte a chi aspetta un messaggio sapendo che non arriverà.
Buonanotte a chi è preoccupato.
Buonanotte a chi stanotte non riuscirà a dormire.
Buonanotte a chi ha bisogno di un abbraccio.
Buonanotte a chi ha bisogno di affetto.
Buonanotte a chi piange per la rabbia.
Buonanotte a chi è deluso e spera in un giorno migliore.
Buonanotte a chi ha paura del domani.
Buonanotte a chi vorrebbe prendere un treno e andare dall’amore della sua vita.
—  stringimieportamivia