aridos

-Ti manca ancora così tanto?
-Sì. Mi mancherà sempre così tanto. Perché da quel giorno in cui tutto è andato a puttane nulla è cambiato per me. Seppur lei lo è. Seppur ora potrebbe essere chissà quanto diversa. Seppur ora non mi guarda nemmeno più. Non mi rivolgerebbe mai la parola e meno che meno mi abbraccerebbe. Per me non è cambiato nulla. Lei resta la più grande luce che sia entrata nella mia vita. Resta il balsamo per il mio cuore tanto intorpidito ed arido. Resta la mia più grande opportunità. E se lei tornasse io non aspetterei un attimo, un istante, per correre ad abbracciarla, perché non desidero altro più che questo da troppo tempo ormai. Ma lei non torna, no che non torna. Cazzo, in questi momenti vorrei proprio un tasto replay.
—  mailmiocuoredipietratremaancora.tumblr
“Lloyd eccellenti queste soddisfazioni, da dove arrivano?”

“Dal suo lavoro sir”

“Mi stai prendendo in giro Lloyd?”

“Non potrei mai sir”

“Sono anni che il lavoro è sterile e arido. Le ho provate tutte ma non ha mai dato niente”

“A volte sir quello che conta non è come si coltiva un campo”

“E cosa conta Lloyd?”

“Con chi lo si coltiva sir”

Solitudine verde cielo

Accesso come una lucciola 

 A intermittenza sto. 

 Divo e topo sembro,

 Un esperimento fallito

 Col tempo. 

 Quel tempo ch’ abbisogno.

 La cuffia persa nel sonno….

 Dei mostri che generan raggione. 

 Non illumina la periferia 

Il lampione di strada…selvatico

 In un abbraccio d’ edera folta 

 E  simil verde sciolto appare. 

 Una panchina metafisica sotto, 

 Sopra uno storico 

 Che ha perso ogni cronometro di tempo 

 Duramente sfuggi 

 Dal real picciol  nido pungente, 

Arido e secco come la sabbia 

 E il cuor della gente. 

 Baciami il cuore. Baciami il cuore. 

Oh Andromaca dormiente. 

 Così rinuncio al dolore…. al toccar le stelle  

Helena era stata di colpo il regalo del destino, era un silenzioso ‘oh! ’ di stupore mentre il suo pianeta ormai arido e spento ruotava inerte intorno a un sole che pareva brillare solo per gli altri. Era stata la commozione di scoprire che, in mezzo alle rocce e alla terra bruciata dall'arsura, un unico miracoloso filo d'erba stava germogliando.
Giorgio Faletti
dal libro “Io uccido “

Ho imparato che qualsiasi cosa fai in amore ti si ritorce contro. Se ami troppo vieni ferito troppo, se ami e basta no, non basta. Se non ami sei arido. Se vuoi bene ma quanto? Ma come? Ma siamo amici? Ma che bene è? Dov'è? E poi perché a me? Se mantieni una relazione viva non è mai il modo giusto, se rimani in una relazione morta sei una necrofila d'affetto, se cerchi di ricucire i pezzi poi si risveglia una Creatura che ha paura del fuoco, se i pezzi li butti tra le fiamme non hai amato abbastanza.
Abbastanza per sopportare per piegarti per star male. Se chiedi scusa passi per debole se te ne freghi passi per pazzo se cerchi un punto di incontro non passi, non sono in tanti a farlo e la strada è chiusa.

Insomma, ho imparato che il problema dell'amore sono le persone.

—  Francesca Alleva
Aveva trascorso tutti quegli anni lontana da se stessa. Un campo arido, riarso, al di là di ogni lamento o desiderio, al di là del sogno, della delusione. Il futuro non aveva importanza. E dal passato aveva appreso solo questa lezione di saggezza: l'amore era un errore pericoloso e la sua complice, la speranza, un'illusione insidiosa. E ogni qualvolta quei due fiori velenosi incominciavano a sbocciare nella terra assetata di quel campo, Mariam li sradicava. Li sradicava e li gettava via, prima che potessero attecchire.
—  Khaled Hosseini - Mille splendidi soli
Mauro Corona aka questa non è la mia terra

Bandito.
Bandito è un non-luogo alla pari di tutto ciò che le è intorno. Le terre del Roero, una brutta copia di quella Langa che poco si discosta dalla Padania nelle parole di Vittorio Cigoli, “terra di nebbie insistenti dove i confini sfumano, il che incita all’intimità e suggerisce l’incertezza, e di calure umide dove la vicinanza fastidia, terra di agricoltori capaci, ma dediti da generazioni al lamento, sorta di cerimonia protettiva di chi teme costantemente i pericoli provenienti dalla natura (che dunque non può semplicemente amare)”.
Un non-luogo della tradizione che diventa non-luogo dell’anima, dove la salvezza è ottenuta in chiesa con l’offerta domenicale, il pranzo con il sacerdote, le bottiglie di vino lasciate in sacrestia. Ci si inginocchia davanti ai Cristi sofferenti e si seguono Madonne in processione vestiti a festa, lo stesso abito scuro che si usa ai funerali per i cari e rosari dei conoscenti. Nulla di più lontano dal clima arido del Sud, dai balli dei tarantati, delle danze mistiche che scacciano il demone dell’oppressione sessuale e dell’onore mai conquistato sui campi di battaglia. Una resilienza conquistata con colori vivi e sacrifici profondi da parte dell’intera famiglia, di una comunità che è qui ormai venuta a mancare. Dalla Brianza abbiamo ereditato le case residenziali e il desiderio di sentirci tutti un po’ più borghesi e benestanti, abbiamo adottato un torinese che in queste terre veniva in villeggiatura a nostro cantore, immemori di un certo albese che con la sua malora meglio di chiunque altro dimostrava la conoscenza dei nostri nonni, dei nostri avi. La campagna rude e i pascoli che mettevano fame. Abbiamo perso il realismo magico delle masche, gettiamo rifiuti nei boschi in cui un tempo ambientavamo storie di fantasia. 
Purtroppo non saranno i pochi semi donati da greenpeace con il progetto http://salviamoleapi.org/ o i documentari sugli apicoltori in Sud America a salvarmi dalla sofferenza che mi causa il vedere il mondo in declino. Potrei al più invocare un ritorno di quello stato dissociativo tra la realtà vissuta e la realtà raccontata che mi faceva percepire tutto ciò che non vedevo con i miei occhi come irreale, fiabesco, al pari di un libro, qualcosa di cui poter parlare ma su cui non dover agire. 
Mauro Corona come nessun altro è stato capace di farmi comprendere la non comunicabilità che sarebbe scaturita tra noi. Perché nonostante ci ostiniamo a ballare musiche occitane e frequentare corsi di yoga, indossare rosari tibetani e mani di Fatima, io non sono capace di vedere gli uomini come alberi che corrono, non coltiverò mai un orto come mio nonno, non riconoscerò mai i versi degli uccelli o i nomi dei fiori, né una montagna da pregare affinché non decida di cambiare posizione. Persisterò nel mio ecosistema che ripudia le tradizioni contadine su cui pone fondamento venerando la fabbrica e il progresso, ma sarò sempre lontano dai modi crudi e brutali della metropoli in cui la morale cristiana ha perso aderenza e dell’industria si porta dietro tutte le brutalità, la criminalità, l’emarginazione sociale, le tossicodipendenze. 
Però almeno tu che questa idea di mondo hai ben chiara in mente, l’unica idea di mondo ancora sostenibile, ti prego, portala avanti.

A te

Non ho altre parole che gesti coraggiosi e ardui da dedicarti. La mia comunicazione è piu materialmente significativa di ogni altra persona incontrerai sul tuo cammino. Lo spero. A breve le nostre vite prenderanno strade diverse e la mia unica certezza di poterti trovare in ogni momento della giornata si dissolverà come polvere di una frenata sulla sabbia. Speranze vane costruite in questi anni si tramuteranno in altrettanto dolore che porterà con sè soltanto amara sfiducia nel prossimo. Più ci ostiniamo a credere nell'altro più gli diamo la possibilità di ditruggerci.
Nessuna fortezza aristotelica potrà contrastale quell'arido disidratato sentimento di abbandono, di perdita. Do agli altri ciò che vorrei fosse reglato a me. Presenza, gesti folli d'affetto, importanza, priorità. L'amore mai ricevuto mi spinge ad amare più che mai così da sentirmi estremamente viva. Come un folle innamorato si spinge oltre i suoi limiti per colmare le disattenzioni dell'amata. Più amiamo più desideriamo essere amati. Non credo a coloro che erroneamente credono che il vero desiderio dell'uomo sia essere amato. No, l'uomo vuole amare per essere amato. Un infinito presente che si protrae nel tempo e nello spazio. Vogliamo amare per essere riconosciuti come soggetti amanti.
Ci spingiamo oltre le nostre capacità per dimostrare all'altro di cosa siamo capaci nella speranza che Riconosca il gesto, gli dia un gran valore e ci identifichi. Non vogliamo un gran tornaconto se non la certezza che l'amato ci distingua da coloro che non lo vedono con i nostri stessi occhi. Vogliamo essere riconosciuti e distinti, così decidiamo di metterci a nudo per disvelare la nostra essenza e porla sull'altare della relazione.
Questo vorrei capissi. Non ti paragonerei a nessun altro se non a te..

271. Su un ramo secco e arido / è fiorito un fiore / stanotte nel timore / che gli sfuggisse maggio.
Non ci contavo ormai, / lo davo per spacciato / al mio sguardo, inutile. / Quasi l'avrei tagliato.
-Bertolt Brecht -