Oggi sono andata in ospedale a trovare una mia amica, vicino al suo letto c’era una ragazza anche lei ricoverata ma non so per quale motivo. Accanto a lei vi era il suo ragazzo; faceva del suo meglio per farla stare tranquilla. Baci carezze abbracci baci e baci. La miglior cura per ogni malattia. Ad un tratto però lui si appoggiò sulla sua spalla e incominciò a piangere. Il mio cuore smise di battere per qualche secondo, brividi e brividi. Fu allora che la ragazza gli prese dolcemente la testa fra le mani, lo guardò come si guardano le cose belle, come si guardano le meraviglie e senza dire una parola l’abbracciò forte, cancellando per quel poco che bastava ogni dolore e sofferenza. Rimasero così per qualche minuto, stringendosi sempre più forte. L’amore in carne ed ossa era davanti a me. Li lasciai in questo modo, distesi sul letto, abbracciati, una scena che rimarrà per sempre nel mio cuore.
L’amore è la cosa più bella del mondo, anche se non ne abbiamo ricevuto fino ad ora, dobbiamo crederci fino alla fine senza smettere mai perché le cose belle arrivano così, all’improvviso, per tutti.
Lo so che si dice “l’ho amato con tutto il cuore”, ma io l’ho amato anche con i reni e la milza e lo stomaco, l’ho amato come solo una folle ama.
—  Giulia Carcasi

(Parte 8) Era il primo giorno di scuola.
Il cancello dell’istituto era così pieno che a malapena si riusciva a camminare.
Le strade erano per la maggior parte occupate da macchine lussuose come Porche, B&W e Audi.
Penso che fui l’unica, o una delle poche, che venne in autobus.

"Abby!" Mi chiamò qualcuno.
Giungeva da una di quelle macchine nel parcheggio.
Li guardai attentamente e finalmente vidi Marianne, che sventolava le braccia per farsi vedere.
La raggiunsi da lei con il sorriso in faccia.
Avevo finalmente qualcuno con cui stare il primo giorno di scuola, non ero sola.
Corse verso di me e mi abbracciò forte.
Mi piacevano quei tipi di abbracci che ti facevano sentire la persona più importante del mondo.
“Mi sei mancata!” Disse in un sorriso.
“Anche tu, Mari.” Risposi ricambiando il sorriso.
“Ti devo raccontare un sacco di cose.
Sai che la strega è andata a dire a mio padre che sono una figlia degenere e che l’ho insultata?!
Okay, è vero che l’ho insultata ma per il resto sono una figlia modello.”
Risi.

La campanella suonò e tutti cominciarono ad entrare.
Era strano ritornare in quel posto dopo quasi 3 mesi di vacanza.
I corridoi sapevano ancora di alcol e i armadietti erano perfettamente puliti.
“Abby, mi aspetti qui? Devo andare un attimo in bagno.” Chiese Marianne, che già correva via ancora prima che le rispondessi.
“Okay!” Urlai.
“Ciao stupida ragazza stronza e povera che non mi ha più scritto.” Disse qualcuno dietro di me.
Mi voltai.
Eccoli, quegli occhi color mare che non vedevo un pezzo, erano di nuovo lì, davanti a me.
Lo guardai male.
“È il primo giorno di suola, già mi insulti?”
“Almeno ti ho detto ciao.”
Lo guardai meglio, era diventato ancora più alto.
“Dio ma sembri un gigante.”
“Oppure sei te che sei nana.”
“Almeno non ho una faccia come la tua.”
“Almeno non sono grasso come te.”
Lo fulminai con lo sguardo.
“Almeno io ho un cervello.”
Scosse la testa e sorrise.
“Non sei cambiata di una virgola.”
“Avrei dovuto?”
“Comunque sì, sono cresciuto di quattro centimetri.
Ora sono alto 1.82m.”
“Non starmi vicino, mi fai sembrare ancora più bassa di quanto non lo sia già.”
Sorrise.
“E non sorridere!”
“Che c’è? Ti metto ancora a ‘disagio’?” Chiese, con quel sorrisetto di chi la sa lunga.
Mi voltai e me ne andai.
Mandai un messaggio a Mari dicendole che l’avrei aspettata nell’aula magno, dove il preside avrebbe tenuto il suo discorso di inizio anno.
“E dai, stavo solo scherzando!” Disse James, raggiungendomi.
“Sei arrabbiata?”
Annuii.
Entrai nell’aula e mi sedetti in seconda fila.
Era davvero gigantesca quell’aula.
James si sedette vicino ai suoi amici e Marianne accanto a me.
Fu lungo, il discorso che fece il preside, sembrava non finire più.
Alla fine, proprio quando pensai che stessi per addormentarmi, qualcosa attirò la mia attenzione.
“Quest’anno abbiamo anche un nuovo studente, George Faith, figlio del presidente Faith.”
Spero lo accoglierete senza problemi.” Concluse.
Entrò dunque il ragazzo.
George.
Era lo stesso ragazzo che mi aveva investito quel giorno in estate.
Rimasi attonita da quella comparsa.
Restai a fissarlo, immobilizzata.
“Hey Abby, sta guardando da questa parte!” Bisbigliò Mari. “Devo ammettere che non è niente male.”
Scossi la testa.
“Cosa?” Chiesi, ritornando alla realtà.
“Quel George, sta guardando da questa parte.”
Mi girai verso di lui e vidi che stava sorridendo.
Fece un cenno. “Abby, ma lo conosci?” Chiese Marianne, eccitata.
Non l’avevo mai vista così entusiasta per un ragazzo.
“No, mai visto prima.” Risposi, distratta.

Uscimmo tutti da quell’aula, io prima degli altri.
Volevo evitare sia James sia George, ammesso che mi stessero cercando.
Mi diressi direttamente nella classe nella quale avrei tenuto il mio primo corso di lingue straniere.
Francese.
Prima che potessi entrare però qualcuno mi tirò il braccio.
“Ehilà, ci si rivede.” Disse una voce maschile dietro di me.
Mi girai.
George.
Sforzai un sorriso. “Già, quant’è piccolo questo mondo.”
“Anche tu frequenti questo corso?”
“Sì.” Risposi scocciata.
Guardai la mano che stava ancora stringendo il mio braccio.
Lo ritirò subito.
Vi voltai senza dirgli più nulla ed entrai in classe e mi sedetti in prima fila.

Fu un lungo, lunghissimo giorno.
George si dimostrò molto bravo in francese, sembrava un madrelingua.

Finalmente arrivò la pausa pranzo.
Andai in mensa e mi sedetti al solito tavolo, da sola.
Mari quel giorno avrebbe fatto solo metà giornata perché al pomeriggio avrebbe avuto un appuntamento dal dottore.
“Vedo che continui a mangiare tanto.” Disse James sedendosi accanto a me.
“Brucio molte calorie studiando.” Borbottai, allontanandomi da lui.
“Posso?” Chiese una voce alle mie spalle.
Pregai immensamente che non fosse George, purtroppo le mie preghiere non furono ascoltate.
“No.” Risposi.
Si sedette lo stesso.
“Perché non posso semplicemente mangiare il mio maledetto piatto di maccheroni al formaggio in santa pace?” Borbottai chinando la testa verso il piatto.
“Piacere James.” Disse, porgendogli la mano.
George la strinse e si presentò anche lui.
“Che maleducata, non ti presenti?” Mi stuzzicò James.
Sbuffai.
“Tranquillo, ci conosciamo già.” Rispose George.
Alzai immediatamente lo sguardo verso di lui per fulminarlo.
“Lo conosci, Abby?” Chiese James.
“Una specie.” Dissi vaga.
“In che senso?”
“L’ho investita per sbaglio mentre andavo in bici.”
“Già.” Borbottai.
James rise.
“Già, strano modo per conoscersi.” Disse George.
“Non ci conosciamo davvero.”
“Tu sai chi sono, io so chi sei, direi che ci conosciamo.”
“Tu non sai chi sono.”
“E chi sei?” Domandò.
“Io so chi sei.” Disse James.
Risi. “Nessuno di voi due mi conosce davvero.”
“Scommettiamo?” Mi sfidò James.
“Dai, sentiamo.”
Nel frattempo George se la rideva.
“Sei una ragazza stronza, arrogante, povera.
Leggi spesso, vai bene a scuola, non hai praticamente nessun’amica eccetto quella Marianne e sei pazza di me.”
Mi alzai e mi avvicinai a lui. “Non mi innamorerei mai di un ragazzo presuntuoso, arrogante, stronzo, ed egocentrico come te, manco fossi l’unico ragazzo rimasto sulla faccia della terra!” Dissi semplicemente.
Presi il mio vassoio e me ne andai.

Ero così arrabbiata con James che nei giorni a seguire non gli rivolsi la parola.
Gli esami di inizio anno erano appena finiti, e i risultati erano stato messi sulla locandina quella mattina.
Andai insieme a Marianne per vedere i risultati.
Fu un brutto colpo per me, quando vidi che quella volta non ero arrivata prima, ma seconda.
La notizia fu ancora più dura da digerire, quando vidi che al primo posto c’era George Faith.
Presi il mio zaino e andai da lui.
“Come hai fatto?” Chiesi.
“Cosa?” Rispose lui confuso.
“Come hai fatto a superarmi?”
“Forse non sei così intelligente come tutti pensano.” Disse semplicemente.
Ero così incazzata che non risposi e me ne andai.

Era ormai autunno.
Le foglie degli alberi ingiallirono e caddero tutte a terra.
Le strade ne erano piene.
Ritornai al solito posto per stare un po per conto mio.
Troppe cose erano successe, ed io non ero pronta ad affrontarle.
Non ero più la prima della scuola e James ed io non ci rivolgevamo ancora la parola.

Ieri ho preso - in biblioteca, perché i pdf non riesco proprio a leggerli - i libri assegnati per le vacanze, tra cui “i dolori del giovane Werther”.
Era un’edizione mezza distrutta, tutta sottolineata: qualcuno ha vissuto e amato quel libro prima di me.
Allora vorrei dire a te, estraneo dal tratto leggero, che anche io mi ritrovo in “Il mio cuore le disse mille volte addio, ed essa non mi vide” e che sono stata accanto a te nel discorrere di suicidio con Alberto, dell’amore impossibile per Carlotta, che abbiamo riflettuto insieme a pagina 7 e a pagina 97.
Caro estraneo, volevo solo dirti grazie. Grazie per l’avventura.

"Pensò a quel silenzio perfetto. Anche adesso, come allora, nessuno sapeva dove lei si trovasse. Anche questa volta non sarebbe arrivato nessuno. Ma lei non stava più aspettando. Sorrise verso il cielo terso. Con un po’ di fatica, sapeva alzarsi da sola."

Sad mood.

Sono triste, sto piangendo perché ho la febbre, la tosse, mi brucia la gola e mi sento in colpa perché quasi sicuramente domani dovrò annullare l’addio al nubilato.
Io neanche lo volevo questo addio al nubilato perché credo sia una cosa piuttosto stupida però ho scoperto che mi hanno preparato anche una torta e allora a me viene molto da piangere perché mi sento tanto in colpa.
Non riesco a smettere di piangere e tossire.

  • Papà:Ale, visto che leggi tanto e sei sempre con un libro in mano, te l'hai capito il senso della vita?
  • Io:non c'è un senso.
  • Papà:allora perché si nasce, si cresce e si muore? Quello che facciamo durante la nostra vita, perché lo facciamo?
  • Io:perché siamo egoisti. Essere famosi in vita non ci basta e allora facciamo di tutto per essere ricordati anche da morti.
  • Papà:è la risposta più sensata che abbia mai ricevuto. Anche meglio di quelle del Priore all'altare.
  • Io:che t'ha risposto lui?
  • Papà:'mistero della fede'.

anonymous said:

Sì ma vuoi mettere come crescerá il bambino? Tutti lo eviteranno. O almeno lo faranno i genitori dei suoi futuri compagni. Andiamo, non è una vita normale. Secondo me non bisognava metterci anche i bambini di mezzo...

Evito anche di risponderti.
Anonimi, non scrivetemi messaggi in cui controbattete a questa risposta perché non li pubblico. Non vale neanche la pena di cominciarla, questa discussione.

in questa giornata uggiosa, l’unica cosa bella e positiva è stata la sua voce stamattina, quando mi chiamò e io mi ero svegliata da due minuti, avevo una voce orribile, essendo anche raffreddata. mi bastò il suo ‘buongiorno amore’ per strapparmi un sorriso., per sentirla più vicina a me. 

lei è sempre la mia ‘cosa’ positiva e bella di tutti i giorni,

e, ovviamente, non sono io a farglielo presente perché non è da me, preferisco vivere in questo silenzio. non fa più parte di me espormi troppo, ma lei non merita questo.

lei merita tutte le cose belle, i sorrisi più belli, la vera vita.

mi ama così come sono, e io sono la donna più fortunata al mondo ad averla al mio fianco.

e io la amo, nonostante me.

’..Cerco di convincermi che le distanze sono una cosa bellissima. e lo sono, di sicuro, ma vaffanculo. mi manchi che mi mancano praticamente tutti i pavimenti.’

Cose a caso #5

Ho notato che su Tumblr molti ragazzi postano foto e gif in cui mostrano i loro muscoli. Che gusto c’è a veder crescere il numero dei lettori attirati solo da quello? Anche io vado in palestra (per sfogare lo stress) e ho la famosa “tartaruga”, ma non la farò mai vedere qui. Preferisco pochi lettori che mi seguono perchè interessati a quello che rebloggo, a quello che scrivo e che apprezzano il mio modo di pensare, piuttosto che molti lettori attirati solo da un bel fisico.

Just sayin’

A volte si può rischiare di annegare anche in una goccia d’acqua.
Quando ci sei dentro, ti sembra impossibile riuscire a tornare a galla e, anche se continui a combattere, vai solo più giù.
Ma nessuna battaglia è impossibile.
E quando ne uscirai ti accorgerai di quanto era insignificante quel “mare” d’acqua.
Combatti sempre.
Non puoi mai sapere se sei in una goccia d’acqua o in un oceano. Finché sei sotto, vedi solo acqua.
Se perdi è solo perchè ti arrendi.
—  Uraganosilenzioso
E dentro la mia camera,
tutto sembra più tranquillo, più calmo.
Lascio il casino fuori dalla stanza, sapendo che quando uscirò, tutto quel casino mi investirà.
E resto dentro, anche se sono sola. Resto.

Ho mangiato e sono anche piuttosto felice, non so perché, sarà l’alcol. Comunque mia madre è ubriaca e sta ridendo da due ore. Io rido perché lei ride e domani penso che ci pentiremo entrambe e stenderemo un velo pietoso su questa serata. Però sto bene, e devo ancora aprire la vodka. Wow

e quando mi dicono che pewdiepie è tutto costruito penso ai momenti come questo in cui lui piange asciugandosi le guance con le mani davanti al finale di The Walking Dead.

P.S.: ho pianto anche io perchè ho il cuor di panna.

Text
Photo
Quote
Link
Chat
Audio
Video