acclamator

The Signs as Obscure Punctuation

aries: Tilde

taurus: Guillemets

gemini: Acclamation Point

cancer: Asterism

leo: Pilcrow

virgo: Doubt Point

libra: Hedera or Fleuron

scorpio: Snark or Percontation Point

sagittarius: Reference Mark

capricorn: Interrobang

aquarius: Dagger

pisces: Octothorpe

“Theodore Finch, in search of the Great Manifesto.”
She gives me a sharp look, and I can see she’s present and accounted for again. “I don’t know what that means.”
“It means ‘the urge to be, to count for something, and, if death must come, to die valiantly, with acclamation—in short, to remain a memory.’ ”

Jennifer Niven. “All the Bright Places.”

14 juillet 1918, sur les hauteurs du Mont-sans-nom. Un jeune homme de vingt et un ans réussit l’impensable : forcer en plein jour les lignes allemandes et capturer vingt-trois prisonniers qui révéleront les plans de l’ultime offensive ennemie. La France fait plier l’Allemagne. Joseph Darnand est acclamé. On le nomme « artisan de la victoire », distinction suprême qu’il partagera seul avec Clemenceau et Foch.
Quelques années plus tard, tout recommence. 1940, Forbach. Le lieutenant Darnand manifeste de nouveau sa bravoure en menant à bien une mission de renseignements hautement périlleuse. Il devient Officier de la Légion d’honneur et reçoit le titre de « Premier soldat de France ». Mais la guerre s’enlise. Pétain, son modèle absolu, finit par abdiquer et se prononce pour la collaboration.
La spirale est enclenchée. Fascisme, antisémitisme, antibolchevisme, crimes et ignominies en tout genre : Darnand devient en 1943 le Secrétaire général de la Milice. Il négociera avec Himmler, enverra ses hommes dans la Waffen-SS, usera de la torture et ira jusqu’à prêter allégeance au Führer. C’est la naissance d’un monstre, mais un monstre à la française, trouble, insaisissable – moyen.

Fruit d’un important travail de documentation et d’une enquête de terrain, voici un livre qui mêle avec brio sources historiques et ressorts romanesques.

The Art In Us


When the light of a white moon
dances upon pale faces of
clay and dust, it is outwardly
we marvel, and the heart,
a knowing thing, weeps for it knows
the efflux of the mind, the eye
and thus the light is lost
on ephemeral joys and
half-loves

In the heat of this corporeal
thirst for the inanimate
we forget
beneath the goddess, Cynthia
and the dance of dust in her’ white ribbons
the lascivious gift of self
that sows the seeds of giving
of warmth, of love and art
for a magnum opus is not
that without the
inexplicable, disturbed
diorama of conscious things
married into one

We have forgotten this;
our place upon the earth-canvas,
a myriad mess of
intricate dancing entwined,
a ritual
of destruction
the breaking of peace to create
passion
the breaking of space to incite
iridescence, a merging
of colors
the breaking of skin to instill
lust
in us born, a spark, immutable

So set your heart upon yourself
a vulturine gluttony
of acclamation, and the sun
your votary, shall rise as you
wake, for your existence is a
masterpiece upon which the moon
weeps with zealous tears
as one who witnesses the birth
of what makes a world of art.

4 PARTS OF THE MASS

Do you know how many parts of the Mass there are? With so many acclamations to be sung, and responses to be replied, not to mention the standing, sitting and kneeling, it wouldn’t be surprising if the Mass had at least 20-30 parts.

In actual fact, the Mass consist of 2 main parts which are so interconnected, they form a single act of worship. In addition, there are 2 more rites that open and conclude the celebration.[1]

1) Introductory Rites
The Mass commences with the procession of the altar boys, lectors, communion ministers, and the priest. The Introductory Rites prepares the receptivity of our hearts for worship. We come penitent  (‘I Confess’ and Kyrie) and yet rejoice over God’s salvific work through His Son Jesus Christ (Gloria).[2]

2) Liturgy of the Word
The Liturgy of the Word is the proclamation, exhortation and teaching of Christ. The homily preached by the priest provides better understanding, right interpretation, and practical application of the Word of God.[3]

The Liturgy of the Word ends with Prayers of the Faithful and the Liturgy of the Eucharist begins with Offertory.

3) Liturgy of the Eucharist
The Liturgy of the Eucharist is the celebration of Christ’ great love and sacrifice for us on the cross. To enter into the Paschal mystery, we offer ourselves to God to use as He pleases; the priest consecrates (making holy) our gifts; and we receive the Eucharist which unites us to the Body of Christ.[4]

4) Concluding Rites
In the Concluding Rites, the congregation is dismissed and sent on their mission to “make disciples of all nations.”[5]

[1] General Instruction of the Roman Missal (“GIRM”) 28 [2] GIRM 46 [3] GIRM 29 [4] GIRM 72 [5] GIRM 90

Mindful

Every day
    I see or hear
         something
              that more or less

kills me
    with delight,
         that leaves me
              like a needle

in the haystack
    of light.
         It was what I was born for -
              to look, to listen,

to lose myself
    inside this soft world -
         to instruct myself
              over and over

in joy,
    and acclamation.
         Nor am I talking
              about the exceptional,

the fearful, the dreadful,
    the very extravagant -
         but of the ordinary,
              the common, the very drab,

the daily presentations.
    Oh, good scholar,
         I say to myself,
              how can you help

but grow wise
    with such teachings
         as these -
              the untrimmable light

of the world,
    the ocean’s shine,
         the prayers that are made
              out of grass?

- Mary Oliver

Edward mani di forbice (Edward Scissorhands) è un film di Tim Burton del 1990, con Johnny Depp. Il film segna l'inizio di una sempre più stretta collaborazione tra lui e il regista, nonché l'instaurarsi definitivo della collaborazione tra il regista e il compositore Danny Elfman.

Il film è una fiaba drammatica situata in una visione esagerata e altamente stereotipata del sobborgo americano e della tipica famiglia americana che vi abita. Combina intenzionalmente i cliché e gli stili cinematografici degli anni cinquanta, sessanta e ottanta. Il concetto, e molti dei temi di Edward mani di forbice possono essere comparati al romanzo gotico inglese Frankenstein di Mary Shelley e alla leggenda francese de La bella e la bestia.

La critica acclamò il film come un racconto senza tempo sull'amicizia; è spesso citato come il miglior film di Burton, anche se il successo fu modesto al botteghino, guadagnando 56 milioni di dollari in tutto il mondo. Il regista considera Edward mani di forbice come il film che più incarna il suo lavoro personale.

Da sottolineare la presenza tra gli attori di Vincent Price, di cui il regista è sempre stato un gran estimatore (vedi il cortometraggio Vincent del 1982). Il film sarà il penultimo dell'artista.

Una notte, un'anziana signora racconta alla nipotina la storia che spiega l'origine della neve come fiaba della buonanotte. Racconta così le vicende di un ragazzo chiamato “Edward”, che possedeva delle forbici al posto delle mani, perché egli era in realtà un essere umano artificiale creato da un inventore, che morì per un infarto prima che potesse “completarlo”.

Molti anni dopo la creazione di Edward, la rappresentante dei cosmetici Avon Peggy Boggs visita la villa gotica localizzata in cima alla collina della città, dove trova Edward tutto solo e isolato. Realizzando che l'essere dalle dita taglienti è innocuo, Peggy decide di portarlo a casa sua nella radiosa cittadina dove vive. Nonostante il contrasto dell'oscuro ed intimidatorio aspetto di Edward con le colorate persone del quartiere, egli stringe una sincera amicizia con il figlio minore di Peggy, Kevin, e col marito Bill. Fra l'altro, Edward si innamora perdutamente della bellissima Kim, la figlia adolescente di Peggy, nonostante l'iniziale terrore che Kim prova per lui.

Gli altri abitanti del quartiere di Peggy sono impressionati seppur incuriositi da Edward, che si rivela abilissimo nel creare sculture vegetali con i cespugli utilizzando le lunghe lame che possiede al posto delle mani; in seguito Edward applicherà questo suo talento anche per creare degli strabilianti tagli di capelli alle vicine di casa. Così nell'intero vicinato nasce un sentimento di fiducia e simpatia nei confronti di Edward, tranne che per due individui: la fanatica religiosa Esmeralda (convinta che Edward sia il diavolo) e Jim, il fidanzato di Kim. La signora Joyce Monroe, la impicciata e snob vicina di casa di Peggy, desidera fare soldi sfruttando il talento di Edward, proponendogli di aprire insieme un salone di bellezza dove egli applicherà le sue abilità, arrivando addirittura a cercare di sedurre sessualmente Edward, che scappa da lei in stato di shock.

Intanto Jim, desideroso di comprarsi un furgone nuovo, si approfitta di Edward facendogli aprire le serrature delle porte della villa dei suoi genitori con le sue lame, e una volta preso i soldi e suonato l'allarme, fugge via abbandonando Edward in casa, che viene ingiustamente accusato di furto e arrestato. Kim è l'unica che si oppone volendo aiutare Edward ma viene portata via a forza da Jim. Peggy riesce a farlo uscire di galera dopo che un esame psicologico abbia rivelato che Edward, per via del lungo isolamento dalla società che ha vissuto, viva senza un vero e proprio senso di realtà e pensiero logico, e senza l'aiuto di qualcuno non abbia saputo distinguere chiaramente la differenza tra bene e male. Nel frattempo, infuriata dal rifiuto di Edward, Joyce lo accusa ingiustamente di tentato stupro nei suoi confronti. Questa forte accusa, unita all'arresto per furto e alle continue calunnie di Esmeralda, rovina la reputazione di Edward presso il vicinato.

Durante il periodo natalizio Edward è rifiutato ed evitato da tutti, tranne che dalla famiglia Boggs, che di conseguenza diventa malvista dal vicinato come l'ospite. Kim ringrazia Edward per non avere detto niente riguardo a loro alla polizia e gli chiede scusa per l'accaduto. Con sorpresa Edward ammette che sapeva che quella era la casa di Jim, e che non aveva detto niente perché a chiedere di aiutarlo era stata lei. Mentre preparano gli addobbi, Edward si mette a scolpire la statua di ghiaccio di un angelo e ad ogni rapido colpo di lama, produce un getto di fiocchi di neve, sotto i quali Kim si mette a danzare affascinata. Improvvisamente Jim la richiama ad alta voce e Kim, girandosi di scatto, si graffia la mano con le lame di Edward. Jim se la prende poi ingiustamente con Edward, affermando che lui abbia volontariamente ferito la ragazza. Offeso, Edward corre via strappandosi i vestiti che gli avevano regalato e girovagando per il quartiere furioso distruggendo le sue opere. Questo attira l'attenzione dei vicini che impauriti chiamano la polizia. Kim, arrabbiata per il modo in cui Jim tratta Edward, rompe il fidanzamento con lui. Mentre Kim si fa curare dalla madre, Peggy ammette di essersi pentita nell'avere portato Edward fra la gente, non considerando le conseguenze che lo avrebbero potuto far soffrire, e pensa che la cosa migliore per Edward sia che torni a casa sua al castello, unico posto dove può stare al sicuro.

Mentre Peggy e Bill escono a cercarlo, Edward ritorna a casa da Kim, e questa lo abbraccia felice che stia bene. Jim, infuriato per il fidanzamento rotto da Kim, non sopporta l'idea che lo abbia lasciato e decide di tornare indietro. Improvvisamente Edward, per impedire che Jim investa Kevin, che sta tornando dalla casa di un amico, con il furgone, salta addosso al ragazzino per spingerlo al sicuro e senza volerlo lo ferisce lievemente al volto. I vicini però, che hanno assistito alla scena, sono convinti che Edward avesse attaccato il bambino. A peggiorare la situazione è Jim che si avventa su Edward sbattendolo per terra e lui per liberarsi lo ferisce alla spalla. La polizia arriva e Edward scappa rifugiandosi nel suo castello. Il poliziotto che lo ha assistito in prigione, comprendendo il suo stato e intuendo che non è stata colpa di Edward, decide di lasciarlo andare, sparando dei colpi per simulare la sua uccisione e intimando alla gente di andarsene. Il vicinato tuttavia non gli presta ascolto, ed irrompe nei giardini del castello.

Edward si rifugia nella sua villa e scopre che Kim lo ha seguito. Anche Jim raggiunge l'abitazione di Edward e lo attacca con l'intenzione di ucciderlo. Dopo aver spintonato Kim, Jim viene infilzato da Edward e precipita dalla finestra della villa sotto gli occhi del vicinato, che nel frattempo li aveva raggiunti. Kim confessa ad Edward l'amore che nutre nei suoi confronti e se ne va via dopo aver scambiato un bacio d'addio. Dopo aver preso un pezzo di ricambio di Edward, Kim lo mostra ai vicini, dicendo loro che Edward è morto per il crollo del tetto e che i due ragazzi si sono uccisi a vicenda. I vicini, abbagliati e anche rattristati dalla notizia, si allontanano dalla villa e tornano a casa.

La vecchia signora che raccontava la storia alla nipotina si rivela essere Kim, e finisce il racconto dicendo che da allora non ha mai più rivisto Edward. Afferma anche di aver deciso di non visitarlo ritornando alla villa (siccome Edward sembra essere immortale per via della propria natura artificiale) preferisce che Edward la ricordi con il suo aspetto da giovane. Aggiunge però che, dalla sua scomparsa, ogni Natale cadeva la neve nel vicinato, cosa che non avveniva mai prima. Infatti è Edward, identico ad allora nell'aspetto, che fa nevicare scolpendo ogni inverno delle statue di ghiaccio, e viene mostrato scolpire appassionatamente vedendoci danzare la giovane Kim, nell'ultima, toccante, scena del film.