*hour

She always surprises you this way, by knowing more than you think she does. She seems, at times, to have read your thoughts. She disarms you by saying, essentially, I know what you’re thinking and I agree, I’m ridiculous, I’m far less than I could have been and I’d like it to be otherwise but I can’t seem to help myself. You find that you move, almost against your will, from being irritated with her to consoling her, helping her back into her performance so that she can be comfortable again and you can resume feeling irritated.
—  Michael Cunningham, from The Hours
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“This boy has shining golden eyes, like crystal glass filled brimful with crisp white wine and held up to catch the light of a blazing sun. If his skin was luminous, his eyes were radiant. Magnus could not imagine these eyes as tender. The boy was very, very lovely, but his was a beauty like that of Helen of Troy might have had once, disaster written in every line. The light of his beauty made Magnus think of cities burning.” 

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okay yeah so we had to do a bilingual newspaper last semester, and i wanted to do something a little different. i made the english section entirely good news, and the arabic section bad news. this was partly to make the project more fun for me, but also because it was an interesting reversal of the general reality of reporting on egypt (foreign media quick to pounce on our failings, local media determinedly in denial.) 

but also it was a great excuse to use this fantastic image by Mosaab el Shamy for a double-spread ad where the two sections meet in the middle, because i’ve never seen something that encapsulates egypt’s class divide quite so accurately.

waferspiegabramovic

Ma chi è questa pazza che gira con gli scorpioni in faccia e i serpenti in testa, che si incide la pelle per farsi delle stelline sanguinolente, che sta tutta nuda e zuppa d’acqua davanti ad un ventilatore? Una pazza? Un’ubriacona? Non che io sappia. È Superm…Marina Abramovic ( siccome la amo, siccome ne leggo spesso qui su tumbler, e su richiesta di fra-parentesi e animoleggero [ sperando di soddisfarle ] ecco il waferspiegacose servito per voi - un percorso sintetico/ripasso per l’esame di martedì ). 
 Marina è una body artist - e lo dice la parola stessa - che ve lo devo spiegare io? Il soggetto dell’arte, l’artista - impiega in questa pratica il proprio corpo, se stesso, come oggetto dell’arte. È un nuovo modo di analizzare le possibilità del proprio corpo, spingerle al limite - ed è spingersi fino al confine delle nostre capacità che dà una carica incredibile, intensa, al suo lavoro; un’energia che scambia direttamente con il pubblico, sempre presente nelle sue esibizioni, essenziale. 
 Comincia come solista ed esegua una serie di azioni note come Ritmi. Sono attività volutamente pericolose: assume degli psicofarmaci con effetti diversi e li subisce tutti insieme, si passa un coltello tra le dita, colpendo a terra finché non si ferisce ( quindi cambia coltello, e il gioco continua ), salta in una stella infuocata in carenza di ossigeno, e altre simpatiche attività che potreste tentare una sera che vi annoiate e non sapete che fare, con gli amici ( facendo a gara a chi sviene prima ). Azioni estreme, come ho detto, al limite delle possibilità umane - ed è attraverso queste che si sprigiona l’adrenalina, la carica energetica che manco un barilotto di Red Bull. 
L’ultima di queste azioni avvenne niente popò di meno che a Napoli, ed è uno dei pezzi della storia della performance. In Ritmo Zero l’attenzione non è più su di lei, ma su di noi, sul pubblico - quasi una autentica indagine sociologica. Dispone su un tavolo vari oggetti: una rosa, uno specchio, una frusta, .. l’ultimo oggetto è lei, Marina stessa. Invita il pubblico a usarla alla stregua di uno strumento qualsiasi e loro si divertono un sacco: la fanno sedere, la baciano, le scrivono in fronte, la spogliano, la rivestono, la toccano, .. in un climax ascendente di violenza che si concentra tutta sul corpo dell’artista. Quindi cominciano ad usare oggetti per legarla, la incatenano, le infilano le spine della rosa nella pelle, la graffiano. Il climax raggiunge il suo apice quando, leggenda vuole, qualcuno le punti la pistola - altro strumento presente sul tavolo. 

Poi s’innamora di un altro tizio, di Ulay - e comincia a fare lavori di coppia con lui basati sull’equivalenza tra il polo maschile ed il polo femminile - e l’indice di questa equivalenza è la resistenza fisica. Una sorta di sfida al limite, proprio quelle attività tipiche tra due innamorati, tipo darsi dei ceffoni finché uno dei due non ne può più, o stare appiccicati come in una eterna respirazione bocca a bocca sottraendo all’altro l’ossigeno finché uno dei due non sviene, intrecciandosi i capelli che si sciolgono quando uno dei due non si stanca, piega la testa, e l’intreccio viene meno ( loro hanno resistito diciassette ore, voi? ). Tra le mie esibizioni preferite c’è quella in cui Ulay ha arco e freccia in mano e Marina è il suo bersaglio e tira l’arco in una sintesi perfetta del concetto di affidarsi totalmente all’altro nonostante il pericolo che questo comporta, o quella - eseguita qui a Bologna tra l’altro - in cui sono entrambi nudi all’ingresso di un corridoio strettissimo della GAM. Le persone che entravano dovevano per forza venire a contatto con i loro corpi nudi. Era una autentica ricerca sociologica in atto - anche le pareti erano tappezzate di frasi che trattavano l’argomento, volutamente provocatoria ( non a caso finì con l’intervento della polizia, ops ): il pubblico doveva scegliere a chi dare le spalle, a chi invece il volto - e c’era chi, più timido, si chiudeva in sé stesso nel passare e chi invece, più spavaldo, toccava in maniera più esplicita il corpo di uno dei due. 

Dopo un lungo idillio amoroso i due decidono di mollarsi. E una coppia del genere ve pare che si possa lasciare con un “vabè ci si becca in giro, eh?” consegnandosi gli scatoloni di felpe lasciate l’uno a casa dell’altra? Eh no. Era da anni che stavano progettando di fare un’azione sulla Muraglia Cinese: ci misero otto anni. Nel frattempo avevano deciso di lasciarsi. Inizialmente volevano partire uno da una parte, una dall’altra della muraglia - camminare, fino ad incontrarsi al centro di questa e celebrare lì un matrimonio cinese, condensando la tradizione orientale nella loro relazione, con tutta la sua affascinante simbologia. Quando si lasciarono allora decisero di non annullare i progetti, ma di cambiarli: avrebbero percorso la muraglia, ognuno nella parte di questa attribuita al sesso opposto nella tradizione cinese - sempre per il discorso dell’uguaglianza dei sessi, si sarebbero incontrati al centro e lì si sarebbero salutati per l’ultima volta, dandosi poi le spalle e continuando a camminare ( questo è il link del film per chi fosse interessato - annata 1988 ). Si piantano, insomma, fine, caput. E Marina continua a lavorare da sola. Ci mette se stessa nella sua arte, il suo corpo, la sua energia. Ecco, è questo che conta nel suo lavoro. Il suo non è un corpo come quello di qualsiasi altra persona. È un performance body, un corpo che si spinge ai limiti possibili dell’uomo e per farlo è necessario un intenso esercizio psicologico e fisico, e una incredibile energia che scambia con il pubblico. Ecco perché all’inizio le sue azioni non erano riproducibili, e perché non si tratta di oggetti, ma di corpi: perché è tutto basato su questa energia che con un’arte tradizionale di tipo oggettuale non ci sarebbe, e con una riproduzione si sarebbe persa la stessa carica della prima volta. Energia, scambio, contatto col pubblico. Questi sono gli ingredienti di uno dei più recenti lavori della Abramovic. The Artist is Present, al Moma di New York. Era tutta una mostra sulla vita della Abramovic, unita a questa lunghissima azione di tre mesi ( ATTENZIONE: SE SEI DONNA IN SINDROME PREMESTRUALE TI SCONSIGLIO DI LEGGERE; LA LACRIMA FACILE È GARANTITA ). Non c’è più dolore, non c’è più un limite - c’è la volontà di stabilire un nuovo contatto più genuino con l’altro, e l’altro in questo caso è il pubblico. Non servono le parole, non servono le mani: ci si avvicina all’artista attraverso lo sguardo. È uno scambio di energie silenzioso, in cui Marina - l’Artista con la A maiuscola è lì e guarda una sola persona, tu, che sei seduto sulla sedia di fronte a lei, e mantieni lo sguardo, creando un contatto empatico, vivendo un’esperienza incredibile fatta di pochi ma intensi battiti di ciglia. Quando mai ti ricapita di guardare dritto negli occhi qualcuno che in quel momento guarda solo te, non ha niente da dirti a parole, ti guarda soltanto, ti regala la sua energia. Non succede neanche con gli amici e il vicino di casa, figurati con MARINA ABRAMOVIC. E che succede di tanto commovente in questa esibizione. Succede che dal 1988 che non si erano più visti, al MoMa nel 2010 ricompare Ulay ( ecco il video di pochi minuti: guarda e piangi ) e si fissano, e l’atmosfera è così pregna di sentimento che commuoversi è spontaneo, immediato. Sembra che parlino, con gli occhi. Che sia una trovata commerciale o meno per attirare l’attenzione io non lo so, e tutto sommato neanche mi interessa. Quante lagne sento su Marina Abramovic, che uuuh ma a The Artist is Present è andato pure James Franco, che uuh e perché ha lavorato con Lady Gaga? Come se l’arte fosse qualcosa di estraneo alla società in cui viviamo, alla musica che sentiamo, ai film che vediamo. Perché? E poi perché impedire ai fan di Lady Gaga di conoscere Marina Abramovic? Che, non si lavano? Attaccano le caccole sotto le sedie? L’arte è di tutti, estendere i confini di questa entro un target più pop non la rende meno raffinata, non rende la Abramovic meno geniale, anzi forse di più nel suo capire i suoi tempi e calarvisi, restando sempre uguale a se stessa - non ha certo ceduto la sua integrità mettendosi a fare una cover di Paparazzi solo perché conosce Lady Gaga, ecco. 
Poi vabé, io starei a parlarvi altre tremila ore della Abramovic - della fase del Public Body a cui ora si è convertita, creando per il pubblico delle esperienze legate alla meditazione indiana per vedere le cose come sono nel profondo - diventando quasi una sciamana dei nostri tempi, e il pubblico firma un contratto in cui cede alcune ore della sua giornata a Marina e vive queste esperienze e rilascia un feedback su dei foglietti ( quelli dell’ultima esperienza londinese sono raccolti in questo blog di tumblr, e sono davvero bellissimi ), .. ma magari non siete arrivati neanche fino alla fine di questo eterno post, e non potrei che darvi ragione ( complimenti simpatici temerari che avete letto fino in fondo, come premio avete diritto ad un caffé offerto da me alle macchinette della Sapienza - vi interrogo sulla Abramovic sul posto e potrete usufruire del buono! ) (( speriamo che la prof mi chieda la Abramovic! )) (( no perché il resto non lo so così bene )) ((( se non vi piace marina non possiamo essere amici )))