!eros

Salve, doc. Le mando questi messaggi perché, pur avendoci provato, non trovo il coraggio di scriverle senza anonimo (no, non le ho mai scritto prima). Mi chiami N. Le sto scrivendo non per chiederle qualcosa come dottore, ma come padre. Vede, ho un brutto rapporto col cibo da anni. Da piccola ero seriamente sovrappeso, poi a quindici anni il dottore mi ‘costrinse’ a mettermi a dieta, e persi un totale di una ventina di chili. Poi, però, intorno ai diciassette anni decisi che non andavo bene – e mi misi in testa che dovevo dimagrire ancora. A poco a poco, smisi di mangiare, e pur non arrivando ad essere sottopeso mia madre capì che qualcosa non andava bene quando, un giorno che mangiai qualcosa di solido (una fettina di melanzana arrostita) la vomitai perché il mio stomaco non la accettava. Dopo le analisi, il mio dottore mi disse che dovevo mangiare carboidrati, perché c'era una sostanza nelle urine che non avrebbe dovuto esserci (chetina? Corpi chetonici?) e i reni a pezzi. Mia madre piangeva e basta, nel frattempo. Il dottore mi chiedeva, “devi mangiare. Che stai facendo?” Non lo so che stavo facendo, doc. Provenivo da un lungo passato di bullismo in cui mi avevano insultata perché ero grassa, e per una volta sola nella mia vita volevo essere bella in qualche modo. Chiaramente mia madre cominciò a controllarmi i pasti, a farmi mangiare contro la mia volontà, e così via. Quanto la odiavo. Quindi pensai che se dovevo mangiare, allora potevo andare a smaltire tutto in palestra. Passai dal non mangiare, all'abbuffarmi per una settimana, e passare la successiva con 500 calorie al giorno massimo, di solito 300, per poi bruciarne almeno 300 in palestra. Certe volte prendevo lassativi, una volta fino a sanguinare. Mi pesavo prima e dopo ogni pasto, eppure mia madre non si è mai accorta di nulla, mi vedeva mangiare, e quindi andava bene. Comunque. Sono ingrassata di nuovo intorno ai diciotto anni, perché ho continuato a mangiare, però senza palestra. Mi sembra di essere diventata sempre più triste mano a mano che i chili aumentavano. Le devo dire che i rapporti con mia madre si erano deteriorati già da anni. Anni prima, in seguito agli episodi di bullismo delle medie e a problemi familiari che sconvolsero la mia famiglia e praticamente mandarono mio padre in depressione, ero stata male anche io. Lo aveva notato anche una mia professoressa delle medie, e aveva consigliato a mia madre da portarmi da uno psicologo. Lei non lo fece. Col senno di poi, adesso, capisco che era preoccupata per mio padre. Avevo dodici, tredici anni, però, doc, e ai miei occhi c'era solo mia madre a cui non importava che si vedessi che stavo male. Ricordo perfettamente che l'unica cosa che mi disse fu, 'Perché sei strana?’ e non intendeva strana nel senso di 'ti comporti in modo strano’, ma nel senso che non stavo bene mentalmente. Mi spezzò il cuore. Anni dopo, quando cominciai a ingrassare dopo il periodo di magrezza, i nostri rapporti si deteriorarono ulteriormente perché io stavo di nuovo più male. Tra i sedici e i diciotto anni non ero esattamente felice, visto che contavo anche le calorie dei pomodori, ma non avevo voglia di morire. Lei mi domandava perché non mi aprissi con lei, perché fossi sempre così fredda, e concluse con 'Un cane mi avrebbe dato più affetto di te’. Ricominciai a farmi del male, cosa avevo smesso, più o meno, di fare da quando ero dimagrita. Finalmente, un anno fa, ho avuto il coraggio di dire ai miei genitori che stavo male (ho vent'anni adesso.) Non è stato facile. Più cercavo di spiegare perché avevo rancore contro di lei - ci sono tanti altri episodi che non sto qui a raccontarle - più finivamo col litigare e lei che mi rinfacciava che stavo male di proposito per darle fastidio. Non sapevo come dirglielo che a quel punto si trattava di dirglielo o continuare a peggiorare e fare qualcosa di drastico. Un giorno eravamo in macchina per il mare  e lei si stava lamentando perché mio fratello le stava rovinando la vacanza, e mentre scazzava che voleva avere un giorno di tranquillità, aggiunge, “tu che litighi, lei [riferendosi a me] che è depressa…” e il tono in cui lo disse, giuro, non mi sono mai sentita più tradita di così. Avevo cominciato a stare male sette anni prima, era la prima volta che glielo dicevo, e lei mi rispondeva così. Non le ho mai neanche mai detto dei problemi col cibo, o del fatto che mi facevo, faccio, del male. Ha saputo, sa, solo che 'soffro d'ansia, non mi sento bene’. Così le ho detto. Adesso sono una studentessa fuorisede, e ogni volta che chiama mi chiede come sto. Io so che lei mi vuole bene, so che non lo fa di proposito, ma poi mi chiede, 'e la dieta come va?’ perché a casa mia si è tutti un po’ in carne e quindi si è sempre a dieta. E certe volte mi sembra di nuovo di morire dentro, perche, 'io ho perso tre chili, tu quanti? Come stavi bene quando avevi diciassette anni’. Le volte che l'ho fatta piangere. Che abbiamo litigato perché io sono fredda, scostante, non mostro il mio affetto. Non faccio che ripensare a 'sei strana’, 'un cane mi avrebbe dato più affetto di te’, ed è irrazionale che una parte di me pensi 'avrebbe dovuto accorgersene’. Non si nasce con un manuale per essere genitori, ma nemmeno per essere figli. Sono sicura di stare facendo la figura della solita patetica ragazzina che non riesce a crescere e non sa che autocommiserarsi, e mi vergogno tantissimo per questo. Ho 20 anni e non riesco a stare bene. Certe volte mi chiedo se non stia ingigantendo tutto per chissà che motivo. Ma sono stanca, doc, stanca, e le chiedo, come padre: come faccio a dire tutto ai miei genitori? Non voglio litigare con loro come l'estate scorsa, quando litigavamo ogni volta che aprivo il discorso, e non voglio deluderli di nuovo (mi sento un fallimento come figlia.) Scusi i millemila messaggi. Può non rispondere nemmeno. Ho pensato di chiedere a lei perché la seguo da un po’ e mi piacciono le sue risposte. Non so a chi chiedere senza vergognarmi come una ladra. Le auguro una buona giornata. Spero che da lei vada tutto bene.
N.


Spesso gli adulti non sono altro che bambini traditi nelle loro aspettative che ancora più spesso si ritrovano ad essere genitori senza avere mai avuto un esempio di vero amore dal loro padre e dalla loro madre; si ritrovano così ad avere un’idea dei figli come di un surrogato dell’affetto non avuto e riversano in loro le proprie aspettative e le proprie paure.
Si dimenticano (o non immaginano) che un figlio è un individuo diverso da sé e non può essere un’estensione della propria volontà, uno specchio in cui lodarsi, un erede di sogni o un bastone della propria vecchiaia.
Cosa posso dirti?
Quello che ho detto a tante altre persone che vivevano la tua stessa tragedia: il vero amore di un genitore (e nei confronti di un genitore) si misura dalla capacità di accettare da entrambe le parti che un figlio se ne possa andare per sempre.
È evidente come lei non sia capace di poterti dare l’affetto di cui hai bisogno (questo non significa che non ti voglia bene…te ne vuole nella sua maniera egoista e limitata) quindi il tuo rimanere legata a lei tramite questo rapporto vizioso e infruttuoso (’Devo fare di più perché così mi vorrà bene’) non farà altro che distruggerti nel corpo e nei sentimenti.
Allontanati definitivamente, trova conforto nelle persone che ti sono amiche, affidati a dietologi e psicologi seri e costruisciti una tua vita tenendo conto di questo: non è un tradimento nei confronti di tua madre.
Ogni padre e ogni madre che si prendono la responsabilità di gettare un figlio nel marasma del mondo devono sempre mettere la sua felicità sopra ogni altra cosa, sennò non sono degni di essere chiamati con quel nome.
Ti auguro che tu possa trovare un ragazzo (o una ragazza) con cui dividere questa nuova vita e quando sarai molto felice, sappi che quella gioia renderà serena anche tua madre.

Un abbraccio.

Forse non sono una buona fidanzata, non sono una con cui è facile intraprendere una relazione. Detesto le smancerie fatte forzatamente. Forse ho esagerato in alcune occasioni, ho fatto tutte quelle cose che a pensarci ora reputerei da “Fuori di testa”. Ho chiuso porte sbattendole ad un'affermazione che non mi piaceva. Gridavo quando mi dicevano di non essere infantile, ho lanciato parole pesanti come macigni. Ho mandato messaggi d'addio dal nulla, solo per ricomporre il mio orgoglio, ho scritto lettere. Ho detto cose dolcissime di notte, solo alla notte. Ho detto cose terribili, di giorno, per essere quella di sempre. Ho gridato “Basta, non ne posso più” però ero sempre lì, senza muovermi d'un passo. Ho abbracciato chi mi ha detto “Non ti voglio più” e solo chi l'ha fatto sa quanta forza e amore richieda un gesto del genere. No, non sono forse quella che un uomo vorrebbe al suo fianco. Io non rincorro nessuno, è vero, però so restare.
—  Susanna Casciani.
Io non so come è nata questa domanda, so solo che stavo pensando al mare, e ai limiti che gli sono stati imposti dalla terra. Così, ho pensato, ho guardato l'orizzonte e mi son chiesta:“ Esiste qualcosa di più grande dell'oceano?(fatto di acqua, sia chiaro).”
Ho passato giorni a cercare una risposta, ma mi fermavo sempre lì, a quell'ultima lettera della parola “oceano”. Sembra incredibile, ma quella parola è come se avesse messo un limite ai miei pensieri, alle mie risposte. 
Sono andata a scuola ed ho fatto questa domanda al mio professore di italiano che schietto mi ha risposto “no”. Gli ho chiesto il perché ma ad essere sincera non ho ascoltato la risposta che mi ha dato per il semplice fatto che ero troppo impegnata a trovare una risposta a quella dannata domanda che mi invadeva la testa. Poi mi ha detto “Un giorno però, mi dovrai dire perché mi hai fatto questa domanda. Non ora, quando sentirai di sapere il perché ti sei fatta questa domanda.” Sono stata ore e giorni a chiedermi perché mi ero fatta quella domanda. Ho passato così tanto tempo a riflettere che poi la risposta è arrivata: per me, c'è, esiste qualcosa di più grande dell'oceano. 
Sapete perché? Perché molto spesso noi restiamo a guardare la superficie di una cosa, una persona, un oggetto, la superficialità. Non ci pensiamo nemmeno a scavare più a fondo, a cercare, a chiederci, a darci delle risposte, a riflettere, a pensare. Ebbene, l'oceano è misurato per la sua superficie, e se invece prendessimo tutta l'acqua che c'è sotto quel manto azzurro e lo estendessimo? Verrebbe fuori qualcosa di incredibilmente infinito. Spesso le persone si limitano a guardare le cose così come gli arrivano, senza dare peso al fondo, alla profondità. E’ come se fosse un limite, quella superficialità, ma so bene che dietro ad ogni persone c'è qualcosa di infinito, qualcosa di molto più profondo, anche nelle persone che si mostrano agli altri superficiali. 
E poi, ho risposto anche all'altra domanda, il perché io mi fossi fatta questa domanda che mai nessuno si sarebbe fatto; la verità è che non sono fatta per i limiti. Io vado oltre ogni confine perché la sola idea di arrivare ad un punto e poi tornare indietro o restare lì o qualcos altro, mi sta stretta ed io non sono una tipa da indossare cose strette. Io una barriera non la voglio, nessuno deve dirmi dove arrivare e marcare il punto di ritorno, non voglio tornare indietro, non voglio restare ferma, oltre quei confini c'è molto di più, molto di più di tutto quello che sappiamo ed io, io voglio scoprirlo. Quindi per me, la risposta è sì. Per gli altri potrebbe essere un “forse”, un “no”, un “probabile”. Ma non per me, per me esiste qualcosa di più grande dell'oceano. Fanculo i limiti che ci vengono imposti ogni giorno, al di là di quella linea, di quella persona, di quegli occhi chiari o scuri che siano, c'è molto, molto di più.
—  Non fatevi fermare da uno stupido limite, piuttosto che fermarvi a esso, corretegli incontro e rompetelo con tutte le forze che avete. Guardate più a fondo, guardate più in là. 
Hai mai immaginato di trascorrere
con me
un solo pomeriggio
d'estate
col sole che riflette nei tuoi occhiali
ed i miei occhi che si specchiano nei tuoi
diamanti verdi?
Io sì,
ero felice
e cercavo l'amore
nei gesti veloci delle tue mani.
—  Sfuggirsi.

anonymous asked:

Dopo tante suppliche ho convinto i miei a farmi il motorino, oggi ho fatto la prima guida e sono caduta. Sono incapace. Poi venerdì primo allenamento di calcetto e ero la peggiore, mi odio.:)

Se c'è una cosa che la vita mi ha insegnato, è che il primo tentativo importa relativamente.
A dieci anni feci la mia prima partita di pallavolo: non mi passò una sola palla dall'altra parte del campo, e l'allenatore mi fece entrare subito. Piansi tantissimo, ma continuai ad allenarmi. La seconda partita lo stesso risultato, ma iniziavo a capire le dinamiche, alla terza, ancora impacciata, ma riuscii a far passare la palla dall'altra parte. Dopo quattro anni di pratica, ero il capitano della mia squadra, e titolare alle regionali.
La prima volta che salii sul motorino, due anni fa, caddi. Alla prima guida, mi portai dietro tutti i birilli; ora lo porto tranquillamente tutti i giorni.
Continua a portarlo, e continua ad allenarti, è questione di pratica. E poi, volere è potere.

#51

20 curiosità su di me:

Uno. L'estate tra la prima e la seconda superiore penso sia la mia preferita perché avevo ancora un po’ di autostima ed ero innamorata.

Due. Non sono una che piange facilmente a meno che non si tratti di film e canzoni (mi rendono particolarmente emotiva).

Tre. “Ha le capacità, ma non si applica” è la mia descrizione scolastica, se avessi la stessa voglia di recuperare una materia come di recuperare una serie tv forse sarei brava (forse).

Quattro. Ho un debole per il (buon) vino rosso, conquistatemi.

Cinque. Sono fredda ed acida, la verità è che sono una inguaribile romantica.

Sei. Ho più amori immaginari che amici.

Sette. Nella mia fantastica immaginazione suono tre strumenti musicali e sono una famosissima cantante, produttrice, ballerina, fashion blogger, e tante altre cose.

Otto. Aspetto l'illuminazione divina sul mio futuro.

Nove. Non ho voglia di pensare ad altre cose su di me perché mi auto irrito.

(Grazie similitudine per avermi proposto questo gioco?)

greekgeekwriter asked:

eros, helios, pan

Eros: describe your crush

a nerd… asian-canadian.. can turn into animals… son of mars… the love of my life 

Helios: opinion on tanning

i don’t think i have an opinion on it? I never do it lol but yeah whatever if it makes you feel better about yourself go for it (but remember to always use sunblock pls)

Pan: opinion on gay rights

in my opinion this shouldn’t even be debated, everyone deserves the right to marry who they want, love is love, the end

anonymous asked:

Il mio primo bacio l'ho dato a 13 anni ad un ragazzo 3 anni più grande e che qualche tempo dopo si prese molto più di ciò che ero disposta a dargli (con la forza). Ora ho 17 e mi vergogno ancora di ciò che lui mi fece, soprattutto perché avrei voluto avere la mia prima volta col ragazzo che amo ma con cui mi sono lasciata da un anno e mezzo. Lui è stato il mio primo vero bacio e la mia prima vera volta. Mi manca tantissimo.

Eh

youtube

Momento nostalgiaaaaa

Calma, sono un ribelle mamma, sono ribelle e basta così ci morirò. Perché quand'ero in pancia girava Vallanzasca e tu scendevi in pizaza a vedere Dario Fo, sono un ribelle mamma, sono ribelle e basta, non dev stare in ansia, sto bene come sto, sono un ribelle mamma, Italia non stare sveglia a letto nella stanza, cucimi le borchie sullo Schott.

Ti ho amato in una maniera soltanto da me comprensibile, è vero.
Ero gelosa matta di te, litigavamo sempre per questo, non volevo ti vedesse nessuno per paura che ti rubassero a me.
Eri la cosa più bella che avevo.
Rendevi tutto meraviglioso e vero allo stesso momento, e quando sei andato via e ti sei separato da me, il vento gelido ghiacció il mio cuore impedendomi di non amare più.
Ti ho aspettato ogni sera per due mesi, fin quando non mi hai scritto.
Mi sei mancato da morire, e mi manchi tuttora.. Perché parlare al passato?
Ci amiamo ancora, ci vogliamo ancora, siamo solo distanti per stupidi chilometri.
Non era finita, e non è finita neanche ora!
Decisi che da quel momento in poi nessuno, e dico nessuno, mi avrebbe più trattato come uno zerbino. Così fu. Non mi feci più trattare in quel modo, ma una cosa cambiò, cambiò qualcosa in me. Sentivo Freddo, sentivo il vuoto dentro, sentivo il ghiaccio dentro me. Non sapevo nemmeno io cosa fosse precisamente, ma mi accorsi che io non ero più io. Non credevo più a niente e a nessuno, non avevo voglia di sperare, di crederci, di fantasticare e iniziai ad avere quel tono arrogante, iniziai a rispondere male a tutti, anche alle persone a cui volevo veramente bene, volevo far capire a tutti che nessuno avrebbe più potuto prendersi gioco di me, nessuno avrebbe più potuto farmi soffrire, perché ero io quello che faceva soffrire.

un enorme vaffanculo alla tipa che ha messo tubaiste come url ecco vaffanculo tubaiste ero e rimarrò sempre io 

anonymous asked:

Sei capace a rimanere in solitudine senza impazzire?

Sì, sono stata sola, ma nel vero senso della parola..
Ero in terza media, all'inizio è stato difficile poi sono stata bene..
Alla fine ti abitui e diventa quasi difficile star con gli altri.. poi le cose cambiano, cresci, capisci tante cose, incontri tante altre persone e..ti rendo conto che sono fasi che fanno parte della crescita..

Oggi, a distanza di quattro anni, ho molta consapevolezza di me e di quella che sono per cui..non mi spaventa più, anzi..delle volte necessito di un po’ di solitudine..

Ti abbraccio 💝

anonymous asked:

Scrivere di voi, te ne prego.

Intanto ti ringrazio perché sono davvero felice di averti portata a ricominciare a mangiare, ma so che il motivo per cui tu ti sei rimessa il senso non sono le mie parole, ma te stessa. Perché per prima hai trovato il motivo, e ti sei data la forza per cercare di andare avanti. È così che succede quando cadi.

Mi hai fatto molte domande, e devo dire che sul momento ho quasi pianto. L'amore non ha giustificazioni. Quando una persona ama, non guarda al dolore, ai chilometri, alle volte in cui ci si è baciati o stretti, alle volte in cui ci è stato concesso di piangere, o peggio, quando io piangevo e lui mi lasciava piangere, anche se devo dire che è successo poco. Lui non mi ha mai realmente lasciata sola come adesso. Spesso tardava ad andare a letto se ero triste, capitava che ci chiamassimo a notte fonda, e che subito dopo scrivesse uno stato nel quale ringraziava di avermi accanto. Adesso non è più così. Non sono più io. Probabilmente tocca un altro corpo, e sicuramente bacia altre labbra. Neppure una volta ho pensato che se fosse tornato, in qualsiasi condizione fossi, sopra qualsiasi di baratro, non avrei afferrato la sua mano. Quando cominci a pensare che faresti l'amore con una persona ovunque, quando vorresti accarezzarlo piano la sera tardi, quando vorresti baciarlo, o peggio, piombargli gli sotto casa a notte fonda, quando piangi perché è giusto piangere, quando ti batte il cuore, capisci che certe cose non puoi attribuirle a nessuno. Se non lui. Ed è lì che quando la felicità si trasforma in un burrone e devi decidere se saltare giù o tornare indietro decidi di fermarti, sederti sull'orlo e aspettare. Non so per quanto. Non so quanto altro male dovrò guardare, perché ci sono tante cose che vedo e per cui sto zitta, ma che mi stanno divorando. Mi divorano dall'interno, il cuore, mi stanno lacerando. Ma lo lascio fare. L'amore non è solo il bello. L'amore è soffrire.
Shakespeare scrisse: “Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro si allontana.” Il mio amore non muta, perché quello che avevamo era vero, era puro, e innocente. Fin dal primo giorno, per questo ho sempre cercato di difenderlo dal male. Non volevo parlarne con nessuno all'inizio. Poi si sa come vanno queste cose, l'amore cresce, vuoi urlarlo e non puoi. E hai maledettamente ragione, mi sono sentita persa, usata, sostituita. Mi sento sostituita, come se l'amore che abbiamo avuto fosse così poco importante per amare un'altra. Io ho provato ad aprire il cuore a qualcuno, ma è rimasto chiuso. Il mio cuore io l'ho lasciato a lui il giorno in cui mi ha baciato la fronte in metropolitana, mentre mi teneva le mani e sapevamo entrambi che stavamo per lasciarci. Noi siamo rimasti li. In una parte di Milano in cui abbiamo camminato. Le nostre voci, le nostre bocche, le nostre braccia. Sono ancora li ferme. Ad aspettare le nostre anime che si sono — momentaneamente — allontanate. L'amore non muta, non cessa. Rimane lì, negli angoli di Milano, nello stesso punto in cui mi ha baciata davvero per la prima volta e avrei voluto che non si staccasse mai. Mi sembra di sentire ancora il suo odore mentre cammino, come se l'avessi accanto in ogni momento. Anche se ripeto, il suo odore vive su un altro corpo adesso.
Io non l'ho perdonato, ci sono giorni in cui se l'avessi davanti non so cosa gli farei, a volte vorrei sparisse dalla mia vita, per le cose che da qui vedo e per cui non mi do pace. Perché era mio e qualcosa l'ha sottratto a me come niente. Ma io sono crollata una volta, e non posso permettermi di farlo ancora. La scrittura mi aiuta, parlarne a me stessa, raccontare, è la cura.
Non smetterò presto di raccontare di noi, nonostante stia cercando di passare oltre, stai tranquilla.

La giornata di ieri é stata come un sogno, ero lì, però non mi sembrava reale, è stato bello ero felice grazie alle mie amiche vere e alla mia famiglia.
La festa è andata abbastanza bene, durante queste occasioni ti rendi conto delle persone che ti vogliono bene davvero bene, bhe per quanto riguarda me sono poche, ma non ci rimango male, ormai ci sono abituata.
A volte penso che sia andata bene, altre ho paura che gli altri pensino che sia stato un fiasco, ma non posso farci nulla…
Per fortuna il mal di stomaco è passato, credo proprio che sia stato il nervoso per la festa e tutto, ora va meglio, sono stanchissima e stasera ho un’ altra festa.
Non posso crederci ho 18 anni, una parte di me pensa cose brutte di questa cosa come sapete, l’ altra vuole migliorare da qui, ho dubbi sul fatto che possa succedere ma ci spero, davvero.

anonymous asked:

DO ALL OF THE GREEK GOD THINGS!!! they seem really cool tbh

Apollo: favourite piece of music - Listen to this

Ares: opinion on war - ok y is it necessary its not stop fighting u asstits

Athena: share a piece of wisdom - dont FUCK w boys who r mean to their moms and animals ok

Dionysus: red, white, or rosé? - I’m assuming this is about wine and i don’t fuck w wine i prefer margaritas (yeah i know im underage but i only steal sips from my dad i promise I’m not like illegally smuggling margarita mix into my house)

 Demeter: favourite season and why - spring bc winter fucks the fuck off

Eros: describe your crush - i don’t actually have one rn (god bless that shit gets messy especially if they like me back bc then i have to explain lith stuf and its all not fun and ppl get hurt)

Hades: do you believe in life after death? - all the fire in hell is gonna be coming from my mixtape so yes there must be

Helios: opinion on tanning - weAR FUCKING SUNSCREEN YOU FUCKWADs IVE NEARLY HAD TO GO TO THE HOSPITAL BC OF SUNBURNS WHILE TANNING WEAR UR FUCKING SUNSCREEN

Hephaestus: do you think disability can ruin a relationship? - I guess it could? not all the time but it’s possible

Hestia: describe your ideal house - big with a pool and trampoline

Persephone: is climate change really a thing or is everyone just overreacting? - yes its a thing

Zeus: three places you want to travel to - greece (maybe next year), italy (my dad’s taking me for my sweet 16 fuck yeah) and australia 

‘Ma la Mia di stasera è la stessa Mia di cui ero innamorato ieri e di cui sarò innamorato domani. Mi piace che tu sia fragile e dura,timida e aggressiva allo stesso tempo.Dio,sei una delle persone più fantastiche che conosco.’

- Resta anche domani.